mercoledì 27 aprile 2011

Un'applicazione per spegnere il PlayBook

RIM ha rilasciato un'applicazione per il suo tablet PlayBook; uno di quei dispositivi che faranno concorrenza all'iPad 2.
Il quale, come tutti sanno, non ha porte USB.

Se invece acquisti il PlayBook, per spegnerlo ti conviene usare l'applicazione "Power Off", visto che il tasto per questo compito è piccolo, e se non hai accanto un bambino, premerlo diventa difficile.

Se Apple avesse fatto qualcosa del genere, tutti a ridere e sghignazzare.
Lo fa un altro produttore: silenzio, parliamo d'altro. Magari canticchiando un allegro motivetto.

Via Business Insider.

martedì 26 aprile 2011

La città fantasma di Pine Point

Pine Point è stata una città del Canada, costruita da una compagnia mineraria per sfruttare i giacimenti di zinco lì vicino.
Cosa succede quando le miniere (negli anni '80), chiudono? La città non viene riconvertita, bensì abbandonata.

Gli edifici pubblici sono rasi al suolo, quel che ne resta dato alle fiamme. Le case, di legno, sono sganciate dalle fondamenta, caricate su veicoli speciali e trasferite altrove.
Per un po' di tempo, resta un cartello all'uscita del paese. "Se sei l'ultima persona a lasciare Pine Point, per cortesia, spegni le luci".

Qualche anno dopo, un ex residente, Richard Cloutier, crea un sito Web dove raccoglie foto, ricordi, e molto altro ancora.
Non finisce certo così.

Nasce Welcome to Pine Point, un documentario dove oltre al materiale del sito, ci sono le voci di alcuni abitanti di quella città fantasma.

Una comunità disgregata (erano circa 1000 abitanti), dispersa a migliaia di chilometri di distanza, si ritrova grazie al Web, recupera i brandelli della propria identità.

Un paio di considerazioni credo siano d'obbligo.
La prima. Non è più necessario essere Pompei per bucare il tempo, e diventare quasi eterni. Basta uno spazio Web e qualcuno che paghi l'affitto del dominio; tra duecento anni nessuno degli abitanti di quella cittadina sarà lì a ricordare. Le loro foto, un po' sfuocate, ci osserveranno da un punto imprecisato degli anni '80, da un luogo che le carte geografiche non menzioneranno mai più.

La seconda. Le storie. Il Web permette alle piccole storie di avere più considerazione. Non ci sono Napoleone o Giorgio Washington, ma John, Kate e Richard. E sono queste persone, e i luoghi, i riti della comunità, le gioie e i guai, che definiscono parte della nostra identità.

Il Web, mentre con un clic ci spedisce in Nuova Zelanda, ci costringe a osservare con uno sguardo diverso che cosa siamo, quale storia ha prodotto quel bizzarro ammasso di cellule, nervi e muscoli che risponde più o meno al termine di "Io".

Perché anche se un pugno di dirigenti minerari nello spazio di un mattino decide di cancellare la mia comunità infischiandosene delle ripercussioni, "Io" sono qualcosa di importante. Ho una storia che merita un po' rispetto, e considerazione.

Dimenticavo. Il curatore del sito Web, Richard Cloutier, è affetto da sclerosi multipla. Ha costruito il sito con l'aiuto della sua voce, e un programma di riconoscimento vocale.
Ho scoperto tutto grazie a questo sito.

sabato 23 aprile 2011

Poche chiacchiere

These aren’t “beta” tablets. They’re bad tablets. It’s that simple.

A proposito dei concorrenti dell'iPad 2.

E buona Pasqua.

Via Daring Fireball.

venerdì 22 aprile 2011

Pubblicare un ebook su Amazon Germania

Come saprete già, Amazon.de (la versione tedesca del sito di vendita libri, e molto alto ancora), permette di acquistare ebook. Ha aperto i battenti il Kindle Store, e per quelli che vogliono far da sé, esiste la possibilità di pubblicare il proprio libro elettronico oltre che in Germania, anche in Austria e Lussemburgo.

Non solo: sia il Kindle Wi-Fi, che il modello 3G, sono in vendita, ma attenzione.

Non è possibile acquistarlo dall'Italia; si viene ancora rimandati a quello statunitense.

Immaginiamo di avere un libercolo in formato digitale: adesso sarà in vendita anche sullo store tedesco.
Occorre già avere un account, oppure aprirlo (la procedura l'ho spiegata in una serie di post, e non sto a ripetermi). Basta spostarsi all'interno del proprio Bookshelf, premere a destra la voce "Actions" per avere un menu con diverse voci.



Scegliendo poi quella che recita "See book in DE Kindle Store" si plana sulla pagina del nostro libercolo, pronto, finito, e con il suo prezzo in Euro.


Ci sono un paio di novità. La prima: anche per la Germania le royalties possono essere portate al 70% invece che il solito 35%. Questo comporta però l'aumento del prezzo finale del libro: se prima col 35% vendevo l'ebook a 0,99 dollari, o Euro, dovrò portarlo ad almeno 2,99 Dollari.

La seconda. Semmai si riuscirà a incassare qualcosa, il pagamento per i libri avverrà attraverso il sistema EFT. In pratica, occorre spostarsi nel proprio account, e fornire le informazioni bancarie (IBAN, e codice BIC), per vedersi accreditate le somme.


Questo avverrà solo se si riuscirà a raggiungere l'importo di almeno 10 Euro. Per le somme eventualmente racimolate negli USA o nel Regno Unito, occorre arrivare alla somma di 100 Dollari (o Sterline), e detratte le imposte sarà spedito a casa un assegno. Ignoro se poi la banca sarà disposta a incassarlo senza imporre qualche ulteriore spesa.

Ne vale la pena? Sul mercato statunitense io vendo più o meno 1 ebook al giorno: a parte un'email di una ragazza italiana, che si complimentava con me, il silenzio totale.
Più passa il tempo e più sono persuaso che senza un editor serio, non si va da nessuna parte.

Ah, su Lulu i miei tre racconti sono disponibili gratis. Basta cliccare sull'orribile copertina gialla a sinistra, e procedere col download.

mercoledì 20 aprile 2011

Svitare i bulloni della macchina

Luciano di Samosata era uno scrittore greco vissuto tra il 120 e il 190 dopo Cristo, autore di un'opera intitolata "Storia vera". Tra l'altro, vi si narra di un viaggio sulla Luna, e poi di un equipaggio ingoiato da una balena: suona familiare?

All'inizio, il buon Luciano avverte i suoi lettori: l'unica cosa vera del libro è che nulla di quanto riportato è vero.

Non so perché, ma mi è venuto in mente lui, quando ho ripensato alla faccenda dei blogger che scioperano, che sono in agitazione, a proposito dell'Huffington Post.

Come i protagonisti di quell'opera fantastica, in tanti hanno raccontato di essere partiti per un viaggio incredibile; dimenticando di avvisare che di tutto quello che riportavano, c'era ben poco di vero.
Probabilmente, c'è stato un malinteso; adesso "essi" si sono svegliati.

Da una parte c'era l'idea (buona e giusta), che chi ha qualcosa da dire, la può finalmente dire. O aprendo un blog, oppure entrando a far parte di una scuderia famosa.
Dall'altra che era pure possibile (e qui secondo me, scatta l'errore), ritagliarsi qualcosa.

Per come la vedo io: la signora che dirige l'Huffington Post non capisce un accidente quando dichiara che il Web è pieno di gente pronta a sostituire quei bloggers che se ne andranno sbattendo la porta. Vero: ma anche un modesto tricheco capirebbe che NON tutti gli autori sono ugualmente capaci.

Scrivere è facile; argomentare, citare fonti, ragionare, richiede uno spessore che pochi sono disposti a coltivare.

Post lungo eh?

Veniamo adesso al nocciolo del problema. Condivisione. Conversazione. La Rete questo offre, prendere o lasciare. Non ci si pagano le bollette? Osservazione sensata.

Quello che sorprende è che per anni si sono cantate le lodi della condivisione, della conversazione, dellaloro utilità, e bontà e dell'avvenire luminoso che attende tutti; e poi non basta più.

La Storia Vera, era falsa: la G.G. (Grande Greppia) che avrebbe dato da mangiare a tanti, era (è) P.G. (Piccola Greppia). E visto che i ruminanti protestano, avanti i prossimi, grazie.

Il Web resta una formidabile macchina per creare individui meno passivi, più informati e attenti. Tutto questo ha un costo? Sì. Può essere ripagato in qualche modo?

Qui mi fermo. Rispondere sì o no mi appare azzardato e ingiusto, perché presuppone una conoscenza dell'economia della Rete, degli scenari futuri soprattutto, che non ho.

Eppure. Senza rendersene conto forse Tim Berners - Lee ha messo in circolo un anticorpo che ci intestardiamo a non vedere. La gratuità. Lo so che esiste già. Sul Web ci sono valanghe di informazioni molto curate, e accessibili senza spendere nulla.

Dall'altra, esiste un sistema che deve monetizzare tutto, ottimizzare ogni cosa, massimizzare il profitto. Niente lo ferma: la guerra, la pace, la crisi, la fuga radioattiva oppure un maremoto, c'è sempre un'occasione per guadagnare.

Si sta mangiando ogni cosa. Come fermarlo?
Forse non è possibile, forse lo si può indebolire non urlando di aver diritto anche noi a qualche briciola.

Bensì tratteggiando grazie al Web, un modo di agire (un mondo?) che sceglie consapevolmente di campare in modo differente. Non gratis, attenzione: meno avido. Da qualche parte bisogna iniziare a svitare i bulloni della macchina.

martedì 19 aprile 2011

Veloce considerazione sulla morte dei blog

Trapassano quelli che non sono in grado di conversare. Lo si era capito dal primo post; però erano così carini.

lunedì 18 aprile 2011

Uomini e donne gne gne

Non seguo molto la televisione. Ma a quanto pare Striscia la notizia manderà in pensione le veline se la Rai smetterà di produrre Miss Italia.

Domanda: parliamo della dignità della donna?
Perché se è così allora quella che io chiamerei la fase “Asilo Nido” bisogna lasciarcela alle spalle. Una cosa o si fa, oppure no, e l’unico criterio (o uno dei tanti), da applicare non può essere: “Io faccio così, se tu fai così”. La fase “Asilo Nido”, appunto, tipica dei bambini capricciosi, cui si impone una cosa, e loro ribattono rilanciando con qualcos’altro, l’ho abbandonata qualche decennio fa.

Chi affonda il muso nella mangiatoia riempita copiosamente dal capo, può solo replicare “Gne gne” quando si arriva ai cardini del vivere (modestamente) civile, e bisogna mostrare cosa importa, e cosa può essere lasciato alle spalle.

Il settimanale Espresso fa schifo perché sbatte in prima pagina donnine svestite? La Rai idem? Bene, la risposta a questo andazzo dovrebbe essere: “Io cambio, e faccio così perché credo sia giusto (o bello, o lecito). Gli altri possono seguirmi, o no, affari loro”.

Tutto il resto sono chiacchiere. Oppure: gne gne.

martedì 12 aprile 2011

L'ennesimo sorpasso

Il Mali ha un premier donna.
Rubando la battuta a Peppino De Filippo nel film "Totò, Peppino e la malafemmina": e ho detto tutto.

Via VPS.

lunedì 11 aprile 2011

La salute del disco rigido

Breve estratto dell'ebook Da PC a Mac OS X Snow Leopard - Primi passi.
Il resto è in vendita a 0,99 Euro sullo store UltimaBooks.


Si tratta dell'elemento più importante del computer, e come tutte le cose, può guastarsi. 
Per questa ragione è bene controllare il suo stato di salute. Vero è che di solito i guasti sono improvvisi, e capaci di colpire con una violenza e rapidità inusitate. Tuttavia un po' di sana prevenzione non può che essere utile.

Esistono due modi per verificare che il disco rigido del proprio Mac funzioni a dovere.
Il primo è osservare il suo stato S.M.A.R.T.

È la sigla di Self Monitoring, Analysis and Reporting Technology. Il suo scopo è di verificare lo stato di salute del disco, segnalando all'utente possibili guasti che possono portare il dispositivo alla morte. Apple la supporta; lancia Apple System Profiler (clicca sulla mela in alto a sinistra, quindi "Informazioni su questo Mac>Più informazioni>Hardware>ATA Seriale"). Nell'elenco delle voci che vedrai ci sarà anche questa.
Se leggi la scritta "Verificato", nessun problema. Se viceversa trovi un altro tipo di scritta, il tuo disco rigido sta per abbandonarti.

Quanto è affidabile questa tecnologia?

I guasti che colpiscono un disco rigido possono essere improvvisi, oppure si presentano con una serie di indizi utili a comprendere come stia per accadere il peggio. Una rapida occhiata a S.M.A.R.T. aiuta a comprendere cosa non funziona.
Questa tecnologia controlla sia il funzionamento meccanico del disco (quindi il rotore, le testine magnetiche, e così via), che gli errori di lettura del disco.

Segnalo un'applicazione gratuita che si chiama SMARTReport; è in italiano. Invece di lanciare Apple System Profiler, puoi delegare a lei il controllo periodico del disco, oltre a scegliere come essere avvisato in caso di problemi.

sabato 9 aprile 2011

Un sorpasso di cui nessuno parla

L'Africa supera l'Europa per il numero delle connessioni mobili.

Via AfricaNews.

martedì 5 aprile 2011

Da dove arriva l'interfaccia del Macintosh

Sono in molti a credere (e a ripetere), che l'interfaccia del primo Macintosh sia stata copiata da Apple dopo la visita di Steve Jobs ai laboratori della Xerox, a Palo Alto.

Non è andata affatto così, in realtà. Basta leggere Folklore.org, e soprattutto la testimonianza di chi c'era.

lunedì 4 aprile 2011

Creare buone password in Mac OS X


Uno degli aspetti più sottovalutati dagli utenti (da tutti gli utenti), è la creazione delle password.

Il Web è pieno zeppo di servizi che per essere sfruttati hanno bisogno di password, e nome utente (o user ID). 


Vuoi comprare libri su IBS.it? Password.

Non puoi fare a meno di iscriverti a Facebook o Meemi? Password.

Desideri creare un blog su piattaforma Blogger o Wordpress? Password.
Apri un account su GMail o Flickr? Password.

Di solito le persone risolvono il problema della password in due modi, orripilanti:

1) O ne usano una per tutti i servizi;


2)Oppure ricorrono a qualcosa di semplice, sciocco, come può essere la data di nascita, il proprio nome.

Questo per non dover ricordare troppe password, e per non doversi spremere le meningi a caccia ogni volta di una frase originale per ogni nuovo servizio cui ci si iscrive.

Mac OS X permette di creare con facilità tutte le password che vogliamo. Il sistema operativo infatti, racchiude l'applicazione "Accesso portachiavi", racchiusa dentro la cartella "Utility", a sua volta parte di quella chiamata "Applicazioni".

Il resto lo trovi sull'ebook "Da pc a Mac OS X Snow Leopard - Primi passi", in vendita a 0,99 Euro.