E' descritto qui.
No, non è necessario possedere un iPad, un iPod touch, o un iPhone.
Però bisogna conoscere l'inglese.
Via Smashwords.
sabato 31 luglio 2010
Trovare i libri su iBookstore senza iPad/iPhone/iPod touch
venerdì 30 luglio 2010
Un altro (possibile) sviluppo del libro
Disponibile anche in formato cartaceo, ogni capitolo conterrà un codice a barre bidimensionale da scansionare con la camera del proprio dispositivo mobile. Questo per approdare sulla corrispondente pagina Web, contenente video, la possibilità di lasciare commenti e altro ancora.
Via TechCrunch.
giovedì 29 luglio 2010
Amazon presenta due nuovi Kindle
Da 139 Dollari (solo Wi-Fi) e 189 Dollari (Wi-Fi + 3G).
In vendita dal 27 agosto.
Via Amazon.
Contenuti, non piattaforme
Sono tutti molto interessati a quanto accade al libro, nella sua declinazione elettronica, però.
Ma soprattutto, l'attenzione è tutta per la piattaforma vincente.
Vale a dire il Kindle.
No, contrordine, è l'iPad di Apple.
Macché, è il Kindle.
Questione di lana caprina. Quello che forse (forse), bisognerebbe chiedersi non è chi vincerà la guerra del libro elettronico.
Piuttosto, quale sarà (ma già adesso qual è), il ruolo di questo strano "prodotto", nel periodo storico che viviamo.
In fondo si parla di vendite strepitose, col compianto Stig Larsson che vende oltre un milione di copie della sua trilogia "Millennium".
Ma per cosa?
A quale scopo?
Adesso che potremo portarci in giro 1500 ebook, in un dispositivo quasi tascabile, che storie dobbiamo/possiamo attenderci?
Intrattenimento, e basta?
Ci vuole, si capisce. Personalmente mi annoiano quegli autori (e lettori), che pretendono storie sempre e solo "impegnate". Che se non contengono una vibrante denuncia, allora non ci siamo.
Ma la domanda, sommersa dal rumore dei numeri a proposito di vendite, dispositivi e via discorrendo, rimane.
Quali contenuti?
Quali storie?
Quale letteratura?
Per fare cosa, e andare dove?
mercoledì 28 luglio 2010
Amazon ha finito i Kindle
Quasi per punirmi dei miei dubbi a proposito delle vendite realizzate, arriva Macworld USA a spiegare la ragione per cui il Kindle da stamane, non è più disponibile.
Il dispositivo è in rottura di stock, e l'azienda al momento non sa indicare quando tornerà a metterlo in vendita.
Avviseranno con un'email.
Amazon e i numeri che non ci sono
Provo a tornare ancora sui numeri di Amazon, anche se immagino sia noioso per i quattro gatti che leggono questo blog, ormai destinati a diventare due...
Come si sa, il sito di vendita di libri, Kindle, e quant'altro, ha reso pubblici i propri conti, ma ancora una volta sembra non volere chiarirne l'entità.
Per esempio: si afferma che le vendite del dispositivo sono triplicate in seguito al taglio imposto, circa un mese fa.
Bene. In concreto, quanti sono i Kindle venduti? Un milione, due, tre?
Non si sa. La loquacità di Amazon si dissolve improvvisamente.
Questo fa tornare in mente quanto affermato da quel satanasso di Steve Jobs. Se qualcosa rappresenta un successo, e va via come il pane, c'è tutto l'interesse a mostrare i numeri, a pavoneggiarsi insomma.
E poi, i libri elettronici.
Amazon dichiara che le vendite degli ebook hanno superato quelle dei libri "tradizionali". Non c'è ragione di ritenere che sia falso, o inesatto: però...
A parte il fatto che era già successo, quindi non si capisce perché ribadire qualcosa che mesi fa era già stato annunciato.
Per quanto sia grande Amazon, le cifre complessive (ebook e libri cartacei), coinvolgono il sito statunitense, e gli Stati Uniti.
Ma non le librerie cittadine, e nemmeno gli altri siti che vendono libri elettronici, accanto a quelli cartacei.
E quando si parla di ebook che superano i libri tradizionali, bisogna ricordare che questi, possono essere scaricati ovunque, in tutto il mondo.
Quelli di carta sono venduti sul territorio statunitense.
Io non acquisterò un libro cartaceo su Amazon, per ovvie ragioni: sarà in inglese (a meno che non voglia migliorare la conoscenza di quella lingua, ma questo è un altro discorso).
Non scordiamo poi che gli editori, e solo loro, su Amazon possono vendere libri elettronici a 0 (zero) dollari (gli autori indipendenti, no).
Quanti di questi sono stati scaricati?
Anche qui, nebbia fitta, eppure nel conto complessivo scommetto che ci sono finiti pure loro. Ha senso? No: perché i libri si devono vendere, non regalare.
Insomma, sono cifre che sembrano dire molte cose, ma di fatto non svelano davvero che cosa succeda. Si tratta di comunicati emessi anche per rinsaldare il morale delle truppe. Qualcosa del tipo: "La nostra piattaforma, cioè il Kindle, gode di ottima salute. Avete fatto bene a darci la vostra fiducia".
Nella guerra che si gioca con gli avversari (l'iPad di Apple, Barnes and Nobles e il suo Nook, per ora in vendita solo negli USA), è essenziale indicare come la piattaforma Kindle goda di buona salute.
Quale sia quella del libro è un altro discorso, che un post non può certo affrontare...
martedì 27 luglio 2010
Numeri che non significano molto
L'immagine qui sotto è stata scattata sabato 23 luglio, sul sito Amazon. Riguarda i libri più venduti in italiano sul popolare sito statunitense.
Ebbene sì, al tredicesimo posto, ci sono io.
Oh, cielo.
Oh, sommo gaudio e tripudio.
Sono davanti a "Harry Potter e la Pietra Filosofale" (mica cotica), e alla Sacra Bibbia (doppio "mica cotica").
Ho surclassato persino "Seta" di Alessandro Baricco, e "I Promessi Sposi" (che non ho mai letto).
Peccato che si tratti di numeri del tutto privi di spessore.
La realtà è un poco differente; certo, se volessi, potrei pavoneggiarmi, e spedire comunicati stampa a quotidiani online locali vantandomi di aver "sfondato" su Amazon. Molti lo farebbero: credo che in gergo (rubato da Gigi Cogo), si chiami "fuffa". Però è una fuffa che tanti amano spargere in giro.
Quanto ebook ho venduto, davvero?
Una decina, niente di più. Ah, un paio di acquirenti hanno chiesto e ottenuto il rimborso (sì, Amazon permette a chi non è soddisfatto dell'acquisto, di riavere indietro il denaro).
I compratori, tutti residenti negli Stati Uniti (italiani che là abitano, o italo-americani che vogliono recuperare il rapporto con la lingua dei nonni), nessuno dall'Italia.
Solo per dimostrare che i numeri, spesso, non indicano un bel nulla. Come dicono gli americani: "Torturati a dovere, possono dire qualunque cosa".
lunedì 26 luglio 2010
Tutta una questione di soldi, ovviamente
A proposito della notizia di qualche giorno fa.
Come fa notare il quotidiano The Australian, si tratta al momento di una questione di denaro.
La battaglia, almeno negli Stati Uniti, si combatte tra editori, e potenti agenti che rappresentano grandi autori.
E se al momento riguarda solo libri già pubblicati (non nuovi titoli, come avevo erroneamente scritto nel mio post precedente), non è difficile prevedere che presto coinvolgerà anche gli inediti.
Saltando a piè pari, e in modo completo, la casa editrice.
Per i piccoli editori, quelli a caccia di talenti insomma, non credo cambierà molto.
I grossi editori avranno invece qualche problema.
Soprattutto quando gli editor più temuti e affermati, con i loro prestigiosi autori, decideranno di fare a meno della casa editrice, e tratteranno direttamente col distributore.
Per gli autori di grido, un'opportunità di guadagnare di più, poiché vedrebbero la fetta di torta aumentare di dimensioni.
Lo stesso per l'editor, certo.
E il lettore?
Potrebbe contare su libri più economici, anche se prima dovrebbe scegliere con cura il dispositivo (Kindle? iPad? O un altro ancora?), col rischio che magari il proprio autore preferito chiuda un contratto in esclusiva con una piattaforma diversa da quella che si è acquistato.
Ehi, non è strano parlare di "piattaforme" a proposito di libri?
domenica 25 luglio 2010
Recensione: Il Cerchio Celtico
A volte accadono piccole cose, che spingono le persone a compiere gesti inspiegabili: come prendere il giornale di bordo dalle mani di un finlandese, giunto d'inverno in un porto danese, a bordo di un catamarano.
La sua lettura spinge a fare un viaggio a ritroso, verso la Scozia, in compagnia di un amico, alla ricerca di quello che è rimasto della cultura celtica.
Ma quello che è rimasto non è per niente piacevole.
Bjorn Larsson con "Il Cerchio Celtico" costruisce un thriller atipico, con due protagonisti che paiono procedere solo grazie alla fortuna, e a una discreta dose di incoscienza.
E in questo occorre riconoscergli una buona capacità nel tratteggiare situazioni e personaggi "normali", che si ritrovano in un gioco più grande di loro.
Mentre il viaggio si snoda tra tempeste, un attentato, corpi decapitati, strane imbarcazioni che ricompaiono più o meno all'improvviso, e personaggi per cui il passato, è un presente che reclama giustizia, e vendetta - riemerge un'organizzazione disposta a tutto pur di riportare in vita il sogno di una nazione celtica.
Accanto agli esseri umani, alla loro follia, o desiderio di rivalsa nei confronti della Storia, c'è il mare. E' lui il vero protagonista della storia: imprevedibile, meraviglioso, violento, eppur capace di squarci di bellezza che lacerano la paura e la tensione.
E' tra le onde che gli uomini tornano a contare solo su se stessi, sulle proprie capacità, e anche i dialoghi diventano essenziali, o più spesso spariscono perché inutili.
Mentre la terraferma è popolata di intrighi, misteri, persone che paiono sempre qualcun altro, e la parola viene usata per nascondere, piuttosto che per svelare, e unire.
"Ci vorrebbe una vita a trovarci", dice alla fine il protagonista, che narra la storia in prima persona. E' un epilogo amaro, perché gli amici si separano, scelgono di vivere non solo lontano uno dall'altro, ma anche dal mare che hanno imparato a conoscere. Per sempre in fuga forse, ma dopotutto tenacemente fedeli all'idea che la vita è libera quando è tenuta distante da fanatismi, e follie.
Iperborea
venerdì 23 luglio 2010
Amazon fa arrabbiare gli editori
Un certo malumore (se vogliamo chiamarlo così), serpeggia tra le case editrici statunitensi, nei confronti di Amazon.
Il sito infatti ha annunciato un accordo con Andrew Wylie, un importante agente letterario (tra gli autori che rappresenta, ci sono scrittori del calibro di Philip Roth, o John Updike).
In sostanza sarà Amazon, e non le case editrici, a distribuire i prossimi libri degli autori rappresentati da Wylie. Solo ebook, niente carta, e disponibili o su Kindle, o sulle applicazioni per Mac o PC disponibili.
Random House come era ovvio non apprezza, e fa notare come alcuni degli scrittori nella scuderia di Wylie, siano legati a essa da accordi ben precisi.
Qualunque sia l'esito di questa disputa, un'era sta paurosamente scricchiolando.
Via Electronista.
giovedì 22 luglio 2010
ePub a tutta birra
Sia Apple che Google sono ora parte del consorzio IDPF, creato per lo sviluppo del formato aperto ePub.
Via IDPF
Quando il cattivo è Google, e tutti tacciono
Al di là delle dichiarazioni, delle mosse a effetto, tutto resta uguale a prima.
Non saranno le aziende a migliorare le cose: ma le persone. Probabilmente.
Via ZDNet.fr.
mercoledì 21 luglio 2010
Come volevasi dimostrare (a proposito di iPad e Kindle)
L'arrivo dell'iPad non ha rappresentato una catastrofe per il Kindle.
D'accordo, c'è stato un taglio del prezzo che ha aiutato il dispositivo a mantenere le posizioni.
E ribadisco un'opinione ovvia, che alcuni ignorano: i problemi dei quotidiani, delle riviste, degli editori di libri NON saranno risolti da nessun computer o lettore specifico. Il Times per esempio ha qualche problema a proposito.
Magari investendo sull'informazione di qualità, chissà...
Via Macworld U.S.A.
martedì 20 luglio 2010
Il romanzo diventa "sociale"?
Non si tratta però dell'iBookstore: tecnicamente infatti, abbiamo a che fare con una vera e propria applicazione: che però contiene un romanzo, invece che un programma di fotoritocco, o uno di videoscrittura.
La sua realizzazione è curata: viene per esempio indicato il "livello" di lettura di un capitolo.
Come sempre, quando si termina la lettura, alla ripresa si sarà di nuovo portati nel punto dove l'avevamo interrotta.
Senza farla troppo lunga. Il Web, e la soluzione di Apple, sono stati il viatico per permettere ai due autori di approdare sulla carta. Il libro infatti, sarà pubblicato nel secondo semestre dell'anno da un editore francese.
Qui sarebbe interessare capire come l'editing interverrà sulla loro opera (e di certo interverrà): quanto sarà "salvato" di ciò che gli utenti hanno suggerito, e quanto verrà sacrificato.
La particolarità della storia (ambientata nel 2017, in una Francia precipitata nel caos, priva di combustibile ed elettricità), era di offrire ai lettori i primi capitoli della storia (gratuitamente), invitandoli a reagire.
Cosa funzionava?
Cosa invece risultava troppo macchinoso?
La risposta del popolo del Web non si è fatta attendere, e questo esperimento letterario in breve ha riscosso un successo lusinghiero.
Al di là della qualità letteraria, della storia, ci troviamo di fronte a un uso ormai non sorprendente del Web. Gli utenti chiamati a intervenire, consigliare, criticare, e poi l'editore che decide di saltare sul carro del vincitore, per proporre al pubblico qualcosa che è già un successo.
Al di là di questo, quasi ovvio e tutt'altro che disprezzabile, anche una delle attività più solitarie (scrivere, appunto), modifica la sua natura.
Per quanti decideranno di mettersi in gioco, il parere del lettore, lo sguardo del nuovo "attore sociale", creato dal Web, sarà destinato a esercitare un peso. Al momento non si può dire quanto importante (anche perché tutto dipenderà da cosa l'autore vorrà fare).
venerdì 16 luglio 2010
Le polistorie e Omero
Ora che ho concluso la lettura della polistoria "Chi ha ucciso David Crane?", cercherò di condividere le mie riflessioni di lettore.
Naturalmente abbastanza banali.
Qualcosa avevo scritto qualche settimana fa, e a quei tempi sottolineavo come il numero delle pagine fosse qualcosa da ignorare bellamente.
Tuttavia ricordo che il romanzo è di 1382 pagine, nel caso qualche lettore bramasse sapere la sua lunghezza.
Ma si tratta di un dettaglio insignificante: non ci si presta attenzione, si bada invece a leggere, e basta.
La storia (no, la polistoria), ha tutti gli ingredienti che si richiedono a un romanzo. E' interessante, (a qualcuno potrebbero urtare certi passaggi, ma c'è di peggio nella vita reale. A me non hanno urtato affatto, e comunque l'autore avvisa che è destinato a un pubblico maggiorenne).
Una volta che si inizia a leggerlo, si viene trascinati nell'avventura del protagonista: come sempre accade se l'autore conosce il mestiere, e sa raccontare.
Gli ingredienti sono in fondo gli stessi di sempre.
La novità che a prima vista appare irrisoria, sono i link. I collegamenti ipertestuali che aprono "finestre narrative" inedite. Una porta, un cassetto che sino a prima restavano chiusi, adesso si aprono. Un evento, prima, produceva una reazione nel protagonista. Adesso, ce ne possono essere due, e di conseguenza saranno due anche le reazioni.
E' come se la storia assumesse una profondità, una complessità nuova. Non si spezza affatto la narrazione: una conseguenza che invece capita all'utente che sul Web, inizia la sua navigazione su Wikipedia, e poi finisce sull'home page di World Of Warcraft.
La mano, lo stile dell'autore sorveglia e dirige sempre personaggi, dialoghi e ambienti. Niente si frantuma, si spezza, bensì si rafforza, cresce, si dilata, offrendo al lettore prospettive, che sino a prima venivano lasciate abbandonate.
Non so quanto possa apparire sensato: ma questo modo di narrare mi ha richiamato alla mente il lavoro che probabilmente svolgeva Omero (mai esistito come si sa, ma lasciamo perdere), per il suo inclito pubblico di re guerrieri.
Al di là del canovaccio che possedeva, oltre all'accompagnamento musicale (l'Iliade era recitata con tanto di musica), Omero probabilmente apriva anch'esso delle "finestre narrative" per compiacere l'irascibile re di cui era ospite. Finestra che restava chiusa quando era a corte di un altro signorotto locale.
Non affermo che il futuro sarà di storie su misura: piuttosto credo che già allora si fosse alla ricerca di una forma di narrazione più flessibile. E ci si arrangiava con quello che c'era.
Le polistorie, permettono una libertà che prima non esisteva. Pretendono più impegno da parte dell'autore, questo mi pare evidente. Al lettore, nient'altro che lasciarsi trasportare in un ambiente più aperto, forse persino più "narrativo" che mai.
Questo il mio pensiero...
mercoledì 14 luglio 2010
Ancora su Scrivener
Quello che mi piace è racchiuso in una serie di semplici funzioni, o qualità.
Il lancio è rapidissimo. Una volta che si ha a che fare con Scrivener, il primo pensiero non è: "Da dove si inizia?".
Benché un'occhiata alla guida allegata (in inglese, come l'interfaccia), sia obbligatoria, ben presto si comprende il suo funzionamento.
Essenzialmente: massima libertà.
Lo "scratch pad" è una piccola finestra per prendere al volo delle note, mentre il "Project Targets", aiuta a non eccedere con il numero delle parole, se è necessario confezionare qualcosa di una lunghezza predefinita.
La possibilità di creare dei layout della finestra di Scrivener è geniale.
All'inizio, è necessario avere oltre alla finestra principale, anche quelle ai lati, poiché stiamo pianificando il lavoro.
Poi, quando si tratta di passare all'esecuzione, si desidera concentrarsi solo sul testo, eliminando il resto.
Questa funzione permette di creare e salvare diversi layout in base alle fasi di lavoro che si affrontano via via che si procede.
E' presente la funzione Schermo pieno, ma questo ormai è patrimonio comune di quasi tutte le applicazioni per scrivere. A parte Word, credo...
Snapshot permette di "scattare" un'istantanea del documento prima che si decida di effettuarne una riscrittura radicale; nel caso sia troppo profonda, è possibile tornare a come era prima.
Basando il proprio vocabolario su quello di Mac OS X (quindi: quello che abbiamo amorevolmente creato usando per esempio TextEdit), non sarà necessario insegnare di nuovo all'applicazione determinate parole o espressioni: come invece accade con Word.
Come si vede, nei piccoli software poco costosi si racchiudono spesso soluzioni che quelli costosi non offrono affatto. Scrivener ne racchiude parecchi altri, ma sinceramente sono curioso di vedere se a settembre la buona impressione che mi ha fatto sarà mantenuta, o meno.
martedì 13 luglio 2010
Scrivener, prime impressioni
In un certo senso lo percepivo troppo primitivo, inadatto quindi.
No: sono state le testimonianze presenti sul sito che mi hanno spinto a dargli un'altra possibilità.
Ho pensato che se non erano prezzolati (e non lo sono affatto), evidentemente mi sfuggiva qualcosa che lo rendeva molto apprezzato.
Lo so: di solito la prima sensazione è quella che vale. Ma è anche vero che molto spesso, usiamo applicazioni colme di funzioni, col risultato di non apprezzare più la semplicità.
Come se fossimo stati traviati da un diluvio di pulsanti, menu, funzioni, e non fossimo più in grado di usare quello che ci serve davvero.
Piccola parentesi.
Una delle ragioni che mi hanno allontanato da Word, pur avendolo usato per anni, è che alla fine devi per forza spendere del tempo a capire, studiare, impararne l'uso.
Parliamoci chiaro: già i computer non sono quegli amiconi che vogliono essere (anche se Apple è sempre riuscita a produrre hardware e software di una "banalità" sconcertante. Penso per esempio a Time Machine).
Doverne dedicare a un programma di videoscrittura, invece che avviarlo, e usarlo, a un certo punto mi è parso folle. Troppo folle.
L'interfaccia di Scrivener è spoglia, lontana anni luci da quella barocca di Word.
Prima di capire il suo funzionamento: Scrivener usa un suo formato per salvare i file. Tuttavia, in caso di emergenza, un comune programma come TextEdit riesce ad aprire il documento prodotto. Anche se l'applicazione che lo ha generato è fuori combattimento. E non è un aspetto da poco...
Dopo che si sarà registrato per la prima volta il file sul disco rigido del proprio Mac, ci penserà l'applicazione a salvarlo, senza dover richiedere alcun intervento all'utente.
La colonna di sinistra è incaricata di accogliere i documenti di testo (tuttavia Scrivener importa immagini, PDF, filmati QuickTime). I capitoli, o forse sarebbe meglio dire le scene, possono trovare il loro posto qui.
La finestra centrale è quella che accoglie il testo, mentre ne esiste un'altra, a destra, ma per attivarla è necessario cliccare sul pulsante "Inspector". E' utile per inserire note, tenere d'occhio grazie a etichette e stato, l'evoluzione del capitolo, ma anche per la sinossi dello stesso.
Una volta terminato il lavoro, Scrivener presenta la funzione "Compile Draft".
In pratica, l'applicazione recupera i vari file, permettendo all'utente di escludere ciò che vuole, e li prepara per servirli a chi di dovere. Per esempio l'editore, quindi salvandoli in .doc, .docx, .ODT eccetera, eccetera.
Continua
lunedì 12 luglio 2010
Mica male l'idea del Jukebooks
Non male...
Scrivere su Mac: quale applicazione scegliere?
Con BuyDifferent ho sempre risolto il problema ricorrendo a Pages: semplice, intuitivo, con la sua interfaccia pulita. I due brevi ebook che produrrò per loro saranno ancora redatti usando l'applicazione di Apple.
Non l'ho mai considerata l'ideale per scrivere seriamente; per produrre storie insomma.
Da un po' di settimane sto sviscerando le funzioni e le caratteristiche di un paio di applicazioni, tra le tante che ci sono per la piattaforma Mac.
Si tratta di Scrivener e di StoryMill.
Per una serie di ragioni che non sto qui a spiegare troppo, sto puntando queste due, dopo averne scartato altre.
Non è una questione di soldi: piuttosto di sensazioni, impressioni magari anche superficiali. Sono queste che mi hanno condotto a rinunciare a Ulysses e a Storyist.
Non che siano mediocri, anzi, e sono persuaso che qualche lettore userà una delle due con estremo profitto.
Ma se esiste qualcosa di molto personale, ebbene: ho scoperto che sono i programmi di videoscrittura.
Forse più di altre applicazioni, per funzionare bene (vale a dire: mettere a proprio agio l'utente), devono ricreare un ambiente di lavoro quasi intimo, e su misura. Capita quindi che si debba rinunciare a un certo software perché lo si percepisce "a pelle" estraneo a sé. Gli si riconoscono grandi pregi, eppure non scatta la scintilla: permane un gelo tra noi, e l'insieme di codice che compone il programma.
Per questa ragione ci sono persone che trovano ottimo NeoOffice. Altre, che non trovano concepibile ricorrere a qualcosa che pesa oltre 400 MB.
Un aspetto che invece osservo con una certa cura e curiosità, quando si tratta di scrivere, è il peso delle applicazioni: sia Scrivener che StoryMill si aggirano sui 30 MB.
Non sono più molti i software con una dimensione così contenuta, e capaci tuttavia di fornire strumenti completi, e abbastanza sofisticati.
C'è chi probabilmente li troverà elefantiaci: basti ricordare che TextEdit pesa meno di 5 MB ed è presente all'interno del sistema operativo Mac OS X. Ma come ho già scritto: un buon programma di videoscrittura "costruisce" attorno all'utente, un ecosistema di funzioni così intuitive, da rendere il processo creativo, fluente e pregevole.
Almeno nella sua parte "pratica"; quello teorica non lo è quasi mai.
Continua.
giovedì 8 luglio 2010
Pubblicare un ebook su Amazon: pro e contro e una dritta
Come si è visto, negli ultimi tempi questo blog si è dedicato a come pubblicare ebook su Amazon.
I fattori a favore di questa soluzione sono evidenti: è gratuita, semplice (ancora più semplice da quando l'interfaccia della piattaforma digitale è stata rivista), alla portata di chiunque.
Anche se non conosce la lingua? Direi di sì.
La guida presente sul sito offre agli utenti le informazioni necessarie su ogni aspetto. Diritti sull'opera, royalties, mentre mano a mano che si procede nel caricare il file, sono fornite ulteriori dritte su formato dell'immagine, e altro.
Prima del grande passo, ricordati di curare in maniera maniacale i contenuti; la copertina; la sinossi. E applica un prezzo basso.
Quanto basso? 0,99 Dollari, su cui poi sono applicati altri costi che condurranno l'opera oltre i 2,00 Euro.
Il servizio di supporto all'utente esiste, e risponde. Superfluo scrivere che è solo in inglese.
Bisogna tenere conto del diverso fuso orario, ma nel giro di uno/due giorni si ottiene la risposta.
Non dimentichiamoci poi della community cui rivolgersi (spesso gli argomenti che ci stanno a cuore sono già stati trattati).
Quelli contro?
Per iniziare, è indispensabile applicare un prezzo al libro. Solo le case editrici possono vendere a 0 Euro (o Dollari) le opere dei loro scrittori.
Dal momento che un autore esordiente potrebbe privilegiare la strada del gratis per farsi conoscere, su Amazon questo non è possibile.
Come tutte le soluzioni "gratis", Amazon non garantisce un bel nulla (ma nessuno, se è onesto, garantisce nulla).
Le sue community sono stracolme di "Leggi il mio libro/Recensisci il mio libro/Il mio libro a 0,99 Dollari".
Ma non funziona. E' al di fuori di Amazon che ti devi giocare la partita. Quindi blog, Facebook, e reti sociali. Altrimenti, usando una bella immagine poetica: cotica.
A ben vedere, una soluzione da considerare, è di una semplicità sconcertante: tradurre in inglese l'opera, e ripubblicarla.
I vantaggi non sono pochi, gli svantaggi? Lascia perdere le soluzioni degli amici. A meno che non siano madrelingua, devi rassegnarti a rivolgerti a un professionista, e pagare.
No, il traduttore di Google non è la soluzione.
No, il traduttore (umano), non si limita affatto a cambiare le parole dall'italiano, all'inglese. Per questo ho scritto poco fa: "professionista".
Allora potrai inserirti in modo intelligente nelle varie community, e pubblicizzare la tua opera.
Il mercato statunitense non solo è il più grande, ma anche quello che, grazie alla sua vastità, racchiude probabilmente un numero maggiore di persone curiose...
mercoledì 7 luglio 2010
Che cosa significa utile (secondo me)
Qualunque sia il contenuto che produci, agisci affinché sia utile.
Se scrivi delle guide, per esempio dedicate alla piattaforma Mac (come faccio io), bada di tenere la tua conoscenza al guinzaglio: scrivi per il lettore, non per metterti in mostra.
Parla un linguaggio corretto, mai insipido: il fatto che tu debba essere compreso anche dai non addetti ai lavori, non vuol dire affatto ricorrere a un italiano povero, e ripetitivo.
Ricorda che il termine "utile" non significa solo qualcosa che aiuta a risolvere un problema, o a comprendere certe dinamiche.
Utile è tutto quello che rende la persona desiderosa di saperne di più: che non la appaga, quindi. E non solo dell'argomento che tratti in quel momento: magari anche di altro che affronti appena, quasi accarezzandolo.
Se riesci nell'impresa, di fatto stai gettando le basi per una persona (il lettore), un poco diversa. Speriamo anche migliore...
Se il tuo argomento viceversa riguarda storie, la faccenda si complica. Visto che però l'argomento è vasto, credo che lo svilupperò meglio in futuro.
La notte dei senza dimora
Se qualcuno fosse interessato.
Qui altre informazioni.
martedì 6 luglio 2010
Sony taglia il prezzo degli ereader
Ormai tutti tagliano i prezzi dei lettori di libri elettronici.
Nessuno (degli editori), che si sogni di togliere il DRM.
Tornando alla notiza: Sony abbassa i prezzi dei suoi ereader (in previsione di qualche novità ormai dietro l'angolo).
Il resto lo puoi leggere qui.
Per ora vince ancora la carta
Mentre tutti, no meglio, molti, celebrano l'ebook e i dispositivi di lettura per i libri elettronici, Jakob Nielsen ragiona in termini di usabilità, comparando iPad, Kindle e... libro cartaceo.
Leggi il resto.
lunedì 5 luglio 2010
Libri del futuro, e non solo
Segnalo al volo alcune cose.
Mi ero chiesto (o meglio, lo avevo fatto sul forum di Quintadicopertina), in quale modo venisse "costruita" una polistoria.
Fabrizio Venerandi (scrittore, ed editore), pubblica un post in cui spiega di che cosa si tratti.
Sempre sul suo blog, qualche giorno prima rifletteva sul libro del futuro.
Sul versante più "tradizionale" (si può dire così?), un intervento su ebook e editoria digitale da parte di Antonio Tombolini.
Di solito quello che si legge in giro (sono abbonato al servizio Google Alert News), è roba del tipo: "Come fare i soldi con l'ebook". Ora, ciascuno è libero di combinare quello che desidera, e se riesce pure a guadagnare, chi sono io per oppormi?
Di certo il panorama mi pare sconfortante.
Tra editori che annunciano, produttori che presentano il nuovo dispositivo di lettura, e autori (dilettanti), che pensano a come diventare ricchissimi, la rivoluzione dell'ebook si presenta agli occhi del pubblico, come robetta. O meglio: una specie di "zona" dedicata all'editoria di terza scelta.
Incentrata solo su libri che svelano segreti, trucchi o tecniche.
venerdì 2 luglio 2010
Dimenticanze: la Fiera dell'ebook
Ne avevo letto la notizia, ma solo dopo averla ritrovata mi sono ricordato dell'Ebook Lab Italia.
In programma a Rimini dal 3 al 5 marzo 2011, la prima manifestazione dedicata all'editoria digitale.
La lettura del venerdì
Questo di seguito è invece il finale del racconto "Insieme nel buio", in vendita su Smashwords e su Amazon.
Buona lettura.
Marco Strassera oltrepassò l’ingresso della Camera dei Deputati, superò i tornelli e percorse il corridoio sulla guida rossa, a passo spedito. Scuro in volto, rispose con pochi e rapidi gesti del capo a quanti lo riconobbero, e salutarono.
Si diresse verso il Transatlantico, e diede allora un’occhiata all’orologio da polso. Era forse in ritardo di qualche minuto, e questa era una di quelle situazioni che lo mettevano a disagio.
Era come permettere al proprio interlocutore, di iniziare da una posizione di leggero, fastidioso vantaggio. Imprecò contro Roma, il suo traffico, e si rese conto in quell’istante di camminare troppo velocemente. Rallentò il passo.
Seduto su una delle poltrone di pelle scura, vide l’onorevole alzare la mano in segno di saluto. Si diresse verso di lui, e si lasciò cadere accanto. Allora si accorse di avere il fiatone.
- Calmati, per giove, non è il caso di correre in questa maniera -. Disse l’onorevole, con un piccolo sorriso; distese la gamba destra, poi la piegò.
- Temevo di arrivare troppo in ritardo -. Disse Marco; posò a terra la borsa in pelle, e si asciugò la fronte con una fazzoletto di carta. Quindi lo ripose, si schiarì la gola, e sorrise svogliatamente all’onorevole.
- Non scappa niente, stai tranquillo -. Disse questi; gli diede una pacca sul ginocchio. Un uomo alto, sui cinquant’anni, un paio di occhiali scuri, vestito di un ottimo completo grigio. Sistemò la spilla d’oro sulla cravatta di seta blu e rossa, si schiarì la voce e osservò con attenzione quanti passavano lì accanto. Poi disse:
- Ho saputo che abbiamo risolto il problema -. Si girò, e prese il quotidiano ligure che teneva lì vicino; nella pagina dedicata alla città di Savona, riportava la notizia di due coniugi, scomparsi.
Essendo l’uomo impiegato presso un istituto di credito, le ipotesi si indirizzavano verso un furto di denaro con conseguente fuga all’estero. La casa era stata accuratamente perquisita dalle forze dell’ordine (i Carabinieri), e c’erano tutti gli indizi di chi aveva lasciato l’abitazione in fretta e furia. Mancavano infatti i documenti, le valigie, buona parte dei vestiti.
- Era mio amico -. Mormorò Marco, dopo aver dato un’occhiata al titolo del giornale. L’onorevole fece un respiro profondo:
- L’amicizia è bella sino ai diciotto anni. Dopo bisogna pensare alle cose serie. Agli affari.
- Sono morti?
Si tolse gli occhiali scuri, e fissò Marco:
- Ti abbiamo lasciato fare, questo non puoi rimproverarcelo. Ti abbiamo permesso di rientrare per risolvere in qualche modo senza calcare la mano. Ma abbiamo solo perso del tempo prezioso, esponendoci a rischi inutili. Alla fine era evidente che non agire, significava permettere a qualcuno di alzare il coperchio e svelare ogni cosa.
- Non avevano nulla in mano. Non avrebbero mai parlato -. Affermò Marco, avvicinando a lui il capo.
- Ma tu stai scherzando! -. Esclamò; e abbassando di nuovo la voce dopo aver dato un’altra occhiata attorno, spiegò:
- Se non si fosse recato alla caserma, allora tutto sarebbe filato liscio. Invece ci è andato, e davvero credi che poi se ne sarebbe rimasto tranquillo, senza porre domande? Senza andare in giro a chiedere: perché nessuno parla di quello che ho visto? Del Suv? Dei due uomini che si allontanavano? E i Carabinieri che stanno facendo, giocano a briscola? E con una donna che lavorava in una televisione poi... Era come lasciar giocare qualcuno con un fiammifero acceso vicino alla dinamite.
- Mi avete messo di fronte al fatto compiuto -. Disse ancora sottovoce Marco. - Hanno prelevato la moglie prima che io riuscissi a parlare al marito, per minimizzare il tutto. Ce l’avrei fatta.
- Un cazzo avresti fatto! -. Ringhiò allora l’uomo. Si sistemò il nodo della cravatta, poi disse:
- Dimentichi che l’hanno prelevata mentre stava andando nello studio televisivo a vuotare il sacco. E’ stato un miracolo se non ha telefonato, ai colleghi o a qualcun altro. Un autentico miracolo.
- Quelli del Suv...
- Sono degli idioti -. Lo interruppe l’onorevole, frenando la rabbia. - Si sono comportati con una leggerezza inqualificabile, col vecchio. Credono di poterlo fare solo perché hanno una divisa. Se non ricoprissero il ruolo che hanno, gli farei cacare sangue. Per il momento ce li dobbiamo sorbire così come sono.
- Le prossime mosse?
- Non ci saranno prossime mosse. Anzi, ce ne sono state fin troppe. Dobbiamo solo stare calmi e quieti.
- Tu credi che si possa continuare a nascondere tutto?
- Sì, francamente sì -. Dichiarò l’uomo. Dalla tasca interna della giacca prese una caramella, la scartò con gesti lenti, quasi infantili. La ingoiò e la frantumò, gettando la carta per terra.
- Basta mantenere uno stretto controllo sul territorio. L’unico modo di scoprire qualcosa è scavare. Dal momento che nessuno ci costruirà mai qualcosa, siamo a posto.
- E se qualcuno ricomincerà a bucare il terreno? Come quel vecchio? -. Chiese Marco.
- Un problema alla volta -. Stese la mani grandi davanti a sé, quindi incrociò le braccia sul petto. - Per ora tutto è tornato alla normalità. Non immaginiamoci scenari che non esistono.
- Sta bene -. Disse Marco; allentò la cravatta, sbottonandosi anche il colletto.
- Ti capisco, sul serio -. Riprese l’onorevole. - Ma ripeto, non potevamo che comportarci così.
- Ne sei sicuro? -. Chiese Marco con un filo di voce.
- Come? -. Aveva capito perfettamente. Fece una smorfia, diede un’occhiata attorno, alle persone che passavano, e sorrise al Ministro delle Pari Opportunità. Senza riconoscerlo, costei ricambiò il sorriso. La osservò sparire in una delle sale poco oltre, sospirò a fondo:
- Tutto in fondo nasce da un solo problema; piccolo, e banale. La gente deve imparare a farsi i cazzi suoi, pensare alla bella vita. Se hai un lavoro, una bella moglie, anche una casa, la salute, che cazzo te ne frega di quello che combinano in un bosco? E invece no -. Rimise gli occhiali scuri, e si appoggiò mollemente allo schienale del divano. Quindi posò lo sguardo su Marco, e disse:
- Meno male che la Grecia va a puttane. Questo aiuterà a non prestare attenzione a determinati fatti. Tra un po’ devo andare, - annunciò dopo una pausa, - perché arriverà una scolaresca, e terrò un discorso di presentazione. Spiegare come funziona il baraccone -. Fece un gesto ampio delle mani, quindi aggiunse: - Spero solo che i ragazzi non crescano rompicoglioni: vorrei farmi in santa pace la quarta villa. Magari in Grecia -. E scoppiò a ridere. Poi, diede una manata sulla spalla a Marco:
- Vai, vai, c’è del lavoro da sbrigare in commissione.
Marco annuì, si alzò in piedi e si allontanò lentamente.
L’onorevole restò invece seduto, si tolse di nuovo gli occhiali e li posò sul sedile accanto. Quindi prese il cellulare, premette un pulsante e disse:
- Sono io -. Dall’altra parte nessuno replicò; chiunque fosse, era in attesa.
- Sarebbe bene tenere d’occhio Strassera. Ho paura che ci darà dei problemi, potrebbe iniziare a cedere -. Chiuse la comunicazione, si alzò da sedere, recuperò gli occhiali e si diresse verso l’ingresso della Camera dei Deputati, dove avrebbe accolto una scolaresca di Ostia.
Sul divano, il giornale dava anche notizia di un suicidio. Un ex funzionario del comune di Savona, settore edilizio, scapolo, era stato trovato da due agenti della Polizia, stranamente impiccato alla maniglia della finestra di casa sua.
giovedì 1 luglio 2010
L'editoria indipendente a Finale Ligure
Dal 16 al 18 luglio in quel di Finale Ligure, si terrà la fiera dell'editoria indipendente.
Si tratta della prima edizione di una manifestazione che avrà come scenario bar e caffè per presentare autori nuovi, libri sconosciuti, editori matti che credono nella parola.
Da segnalare che le case editrici partecipanti NON richiedono alcun contributo agli esordienti.
Finale Ligure, merita, e non lo dico solo io; è uno dei Comuni più belli d'Italia.
Credo che possa essere interessante dare un'occhiata a come l'editoria cartacea (o tradizionale?), cerca di arrivare alle persone.
Senza dispositivi marchiati Apple, o Amazon; alla vecchia maniera, se si può dire così.
Potrei/dovrei essere in zona il 16, venerdì quindi, ma di pomeriggio. Oppure di sabato, sempre di pomeriggio. Eventualmente di domenica, ancora di pomeriggio. Insomma, sarà quasi impossibile per me sbagliare il bersaglio...
Amazon presenta il nuovo Kindle DX
Disponibile dal 7 luglio, a 379,00 Dollari.
Via Amazon.






