lunedì 31 maggio 2010

Come cambia il romanzo: un esempio italiano



Dopo l'esempio statunitense con "The Mongoliad"; quello russo con "Metro 2033"; e infine i cugini d'Oltralpe con Le chemin qui menait vers nous. Uno italiano finalmente, anzi ligure.

Spesso non si nota quello che si ha sotto il naso; forse perché ce l'ho a fianco (nella città di Genova), deve essere stato questo a distogliermi...

Questa volta non si tratta di un libro, un esperimento, ma di qualcosa di diverso: una casa editrice che si chiama Quintadicopertina (tutto attaccato, esatto).

In fondo, l'idea di questo manipolo di coraggiosi (con esperienza sia di scrittura, che di case editrici), è semplice. Visto che iPad, iPhone, e i vari e-reader stanno ritagliandosi all'interno della nostra vita sempre più spazio, per quale ragione non creare ex-novo una casa editrice?

L'aspetto che balza subito agli occhi è l'addio alla carta di Quintadicopertina; mentre gli altri editori accostano a questa, il formato digitale, la casa editrice genovese vende solo libri elettronici. Senza DRM o protezione digitale che dir si voglia.

Tra un paio d'anni anche i grossi editori diranno addio a questo inutile chiavistello: chi più intelligentemente lo ha già fatto, scommettendo sull'intelligenza e trasparenza, credo meriti almeno una segnalazione.

La casa editrice è una creatura di Fabrizio Venerandi, che oltre a essere uno scrittore, è una vecchia conoscenza di chi ha bazzicato la rivista Macworld, e più di recente il sito Tevac. Attorno a sé, un manipolo di persone con le più diverse esperienze non solo nel campo della scrittura.

Visto che Quintadicopertina non è solo una realtà che produce ebook (ancora in numero limitato, sono agli inizi), tornerò a parlarne meglio prossimamente.

Come pubblicare un ebook su Amazon (I parte)




Come si fa a pubblicare un libro (elettronico) su Amazon?
Quali i passi necessari?
Proverò a spiegarlo...

Come forse sanno un po' tutti, da un pezzo esiste il Kindle: il dispositivo prodotto e venduto da Amazon per la lettura di libri, quotidiani e riviste.

In realtà il sito statunitense permette anche di pubblicare libri che saranno ovviamente venduti tramite lo stesso Amazon.
Qualcuno potrebbe chiedersi: ma ne vale la pena?

In Italia Amazon non è mai sbarcato, anche se in Europa è presente in Francia, Regno Unito e Germania.
Già, il Kindle: forse sta perdendo il suo fascino discreto con l'arrivo anche in Italia dell'iPad.

Ma occorre guardare anche il bicchiere mezzo pieno: chi in Italia possiede il dispositivo per la lettura dei libri elettronici di Amazon, può accedere allo store, e acquistare tutti i libri che vuole.

Di più: non è necessario possedere il Kindle: è sufficiente scaricare l'applicazione più adatta, possedere una carta di credito (per gli acquisti), e un account presso Amazon.

Il Kindle incorpora il modulo 3G, e la connessione alla libreria online del gigante statunitense è gratuita in tutto il mondo; ma al di fuori del sito Amazon non è possibile navigare.

Prima ho scritto: acquistare tutti i libri che si vogliono. In italiano c'è ben poco, ma questo può essere un vantaggio. Scarsa concorrenza, e un mercato forse interessante, forse no.

Diciamo così: se qualcuno è convinto di avere capacità, ma gli editori lo snobbano.
Oppure se ha scritto qualcosa di molto particolare, destinato quindi a una nicchia, e poco interessante per gli editori, forse Amazon può essere utile a smuovere le acque. E attirare le giuste attenzioni.
Forse...

Seconda parte: L'interfaccia

giovedì 27 maggio 2010

Come cambia il romanzo: un esempio statunitense



Dopo l'esempio di Francia e Russia, potevano mancare gli Stati Uniti d'America?

Neal Stephenson è uno scrittore di fantascienza che assieme ad altri autori, produrrà per i dispositivi iPad, iPhone e iPod touch una serie di racconti sotto il titolo di "The Mongoliad".
E' garantita la compatibilità anche con Android e Kindle.

Non ci sono molte altre informazioni: una pagina su Facebook (poteva mancare?), e sempre su Facebook un'altra pagina.

Ah, c'è anche questa.

Le notizie non sono moltissime, ma sembra che anche in questo caso ai lettori non sarà richiesto solo di leggere, ma di esprimere la loro opinione a proposito della storia, del suo svolgimento, e sui personaggi.

Curioso come sino ad ora gli esempi di questi romanzi di frontiera (spiacente, non mi viene niente di meglio), le storie siano ambientate nel futuro, oppure come nel caso di "The Mongoliad", nel passato.

Forse il fantastico permette più libertà? I suoi lettori sono più pronti ad accettare le nuove sfide?
Oppure lo scrittore di fantascienza è meno geloso delle sue storie, dei suoi personaggi? E' più incline a condividere con gli altri, di chi scrive racconti ambientati nel 2010 a Roma o Genova?

mercoledì 26 maggio 2010

Beta book, ecco l'indice



Non me ne sono certo dimenticato. Intanto ho cercato di buttare giù l'indice dei capitoli del beta book sul backup con Mac OS X.

Mi serviva per iniziare un poco ad avere una traccia, e pertanto, è suscettibile di essere stravolta completamente, integrata, cambiata e via discorrendo.

Introduzione

Il backup? Hai detto il backup?

L’archiviazione

La duplicazione

Ecco perché devi scegliere entrambe!

Time Machine

Time Machine non è per tutti

Il backup si fa sul disco esterno

Time Machine all’opera

Qualcosa da escludere

Time Machine e gli antivirus

Recuperare file con Time Machine

La duplicazione

Controlla che funzioni!

Verificare il disco rigido del Mac

Usa Utility Disco

Altre applicazioni per la verifica del disco

Backup online

A tu per tu con l’Armageddon!

Recupera un disco

Usa il disco duplicato

Troppa roba? Poca roba? Bella domanda.
Il mio obiettivo sarebbe quello di produrre un libro sulle 100 pagine. I capitoli veloci, rapidi, per non annoiare o spaventare il lettore. Le immagini solo quando necessarie (non come "riempitivo" quindi).

Alcuni capitoli inoltre, è probabile che verranno declassati, per esempio a semplici paragrafi...

Alla prossima!

martedì 25 maggio 2010

Per il libro ha fatto più l'estintore...



Il migliore amico del libro, non è l'iPad: ma l'estintore. Sono diventato più matto del solito? Può darsi; intanto riflettevo su questo.

Adesso che sbarcano, o sbarcheranno tra di noi i nuovi dispositivi per la lettura, tutti, o quasi, immaginano che questi salveranno la Patria.

Già si è visto che così non è: l'iPad non aumenta le vendite dei giornali statunitensi che sono andati all'abbordaggio della nuova creatura di Apple.
In Italia, c'è da scommettere che già ora, qualcuno, sta sudando freddo.

Il libro (sì, adesso parlo del libro), negli ultimi decenni ha visto passare accanto a sé molte nuove tecnologie; tutte promettevano di aiutarlo a diffondersi, ad avere maggiore importanza nella vita delle persone.

Negli anni '60 la Rai produceva gli sceneggiati tratti da capolavori quali "I fratelli Karamazov", "Il mulino del Po", "Il circolo Pickwick", e tanti altri ancora. Si immaginava che questo avrebbe generato una generazione di lettori, che avrebbe poi trasmesso il sacro fuoco della lettura a quella successiva, e poi questa a quella dopo ancora.

Qualcosa è andato storto se siamo il Paese dove meno si legge, anche se forse qualche segno di miglioramento appare.
Che cosa è mancato?

Difficile rispondere.
Di certo credo che l'iPad, il Kindle o tutto il resto possibile, avranno sul libro lo stesso effetto che ha avuto la televisione (ma anche la radio), sull'espansione del libro nelle famiglie italiane. Del tutto marginale.

Ah già, devo spiegare perché l'estintore è così importante per il libro. Beh, in caso di incendio, con cosa domi le fiamme?
Con l'iPad?

lunedì 24 maggio 2010

Chi legge...



"Chi legge poi, che è il vero autore della poesia"

Edoardo Sanguineti (al minuto 7:42).

mercoledì 19 maggio 2010

Come il Web aiuta (forse) il piccolo editore



Non mi riferisco però al grosso editore, bensì a quelli piccoli.
Nel mio progetto leggermente folle di beta book, sto anche cercando di capire se e come la Rete può essere di aiuto a chi desidera vendere libri: di informatica, ma non solo.

Qualche tempo fa avevo segnalato l'iniziativa di Tecniche Nuove, le perplessità al riguardo.

Poi anche l'annuncio di edigita. Ma tutti gli altri? Cosa combinano? Come sfruttano la Rete (se ci riescono)?

Iniziamo da una considerazione semplice semplice. Il problema forse più spinoso per un piccolo editore, senza santi in paradiso, e che NON vuole chiedere contributi a chi scrive, è arrivare in libreria.
Ed è una sfida mica da ridere.

Anche se ci si riesce, non basta.
Il libraio spesso e volentieri respinge i piccoli, o se li accetta, li relega in un angolo; non ne parla; nemmeno li sfoglia. Col risultato che è come non esserci mai entrati.
Ma le spese intanto si sono sostenute, eccome.

Le grandi catene di distribuzione come Feltrinelli o Mondadori per prima cosa spingono i loro titoli. Può capitare (per fortuna che accade), che sbuchino sigle poco conosciute: ma è raro e credo che si tratti di editori in qualche modo legati al grosso editore. Per tutti gli altri, non c'è molto spazio.

Soprattutto, e lo riscrivo, perché non basta arrivare alla Feltrinelli di Milano per vendere qualcosa. Devi avere qualcuno che crede nel tuo lavoro: legge i tuoi libri, li consiglia, li posiziona in modo che i lettori possano notarli, sfogliarli, annusarli. Altrimenti, come si dice dalle mie parti, non c'è trippa per gatti.

Quindi la Rete, riesce a essere l'ancora di salvezza per la piccola editoria? Via i costi, via il porta a porta presso le librerie, supplicando che i libri degli esordienti vengano almeno piazzati distanti dallo sgabuzzino che conduce al bagno?

Per cercare di rispondere credo che si debba tenere conto di questo dettaglio (che dettaglio non è). Da inesperto, credo che la libreria sia ancora e resterà a lungo, il luogo cardine per promuovere i libri, presentare l'autore, conoscere novità e tendenze.
A dispetto di reti sociali, iPad, eccetera, eccetera...

Continua

martedì 18 maggio 2010

Come cambia il romanzo: un esempio russo




Il romanzo (non recentissimo però), si intitola "Metro 2033", e il suo autore è Dmitry Glukhovsky. Costui è un giornalista che ha iniziato a pubblicare sul proprio sito Web questa storia ambientata nella metropolitana di Mosca, dopo l'immancabile guerra nucleare.

I primi capitoli del romanzo (messi online nel 2002), erano proposti gratis ai commenti dei lettori, che consigliavano sviluppi, muovevano critiche, indicavano errori e/o refusi (esatto, un po' come con l'esempio francese Le chemin qui menait vers nous).

La storia è stata poi pubblicata da un editore solo nel 2005.

Secondo il quotidiano "Le Monde", il libro ha venduto solo in Russia 500.000 copie, ed è un best seller in Germania e Inghilterra.

La trama ha dato vita anche a un videogioco, mentre il seguito ("Metro 2034"), ha invece venduto 200.000 copie in 6 mesi.

Sarebbe interessante capire se il Web attira nuovi lettori, oppure se si limita (ancora), a coinvolgere quelli "forti".
Spesso si afferma che il calciatore, il comico, hanno il pregio di portare in libreria (grazie alle loro opere), chi non ne varca mai la soglia.

Probabilmente è vero: ma nella maggior parte dei casi, ne resta fuori sino al prossimo libro del comico o del calciatore. Non diventano cioè lettori "forti", ma solo di passaggio.

La Rete sarà capace di coinvolgere chi sino a ieri, sbadigliava di fronte all'idea di leggere? Riuscirà nella titanica impresa di trasformare in lettori attenti quanti si schermivano affermando di non avere tempo per queste "cose"?

giovedì 13 maggio 2010

Beta book, ancora domande & risposte



Continua, e si conclude la sessione di domande & risposte sul Beta book. La prima l'avevo pubblicata qualche giorno fa.

Ricapitolando: c'è uno che scrive, mentre i lettori scaricano e leggono quanto prodotto, giusto?

Esatto. Il tutto senza alcun obbligo, iscrizione o pagamento di alcunché.

Dal punto di vista pratico, come avverrà questo processo?

A intervalli di tempo che spero regolari, renderò disponibili a chiunque ne abbia voglia e desiderio, i capitoli appena sfornati dalla mia tastiera.

Quale formato userai per i capitoli?

La decisione è di ricorrere al PDF, sufficientemente popolare per essere conosciuto da tutti.
Ma il servizio che userò (Issuu.com), permette anche di non scaricare nulla, bensì di sfogliare le pagine online. Una bella comodità, non c'è che dire!

D'accordo, tutto meraviglioso. Ma cosa pensi di ricavarci?

Per prima cosa, avvicinare i lettori alla lettura di testi informatici. Riuscire a produrre un libro che prima ancora di essere pubblicato, abbia già una schiera di estimatori che ne parleranno bene, lo consiglieranno...

Ehm... Quando ho chiesto dei ricavi pensavo anche ad altro

Anche io. Il mio obiettivo è arrivare a pubblicare sia come libro elettronico che come libro di carta. Quindi vendere, certo. In questo modo chi non ama molto l'ebook potrà mettere le mani su qualcosa di "fisico". Chi viceversa preferisce il formato digitale, potrà avere il libro in un formato più "moderno".

Quale sarà l'argomento del tuo beta book?

Informatica. Ho deciso che verterà sul backup in Mac OS X.

Ah, ah, ah! Pagare un libro! Io scarico tutto gratis, e pure crackato!

Perché tu lavori gratis, o se ancora non lavori, lo farai senza compenso. Un vero benefattore, farai felice chi ti assumerà (in nero).

Facciamo qualche nome? Chi sarà la casa editrice abbastanza matta da affiancarsi a un perfetto sconosciuto?

Al momento dietro di me (o sopra), non c'è proprio nessuno. Ma non è un buon motivo per non provarci, mi pare.
D'altra parte è ovvio anche alle pietre che finché non ci sarà la polpa, nessuno avrà voglia di esporsi, giusto?

mercoledì 12 maggio 2010

Nasce Edigita



Il comunicato stampa.

L'iniziativa raggruppa alcune delle più importanti case editrice italiane (Feltrinelli, Adelphi, Garzanti, il gruppo Rizzoli e molte altre ancora), e ha come l'obiettivo la conquista del mercato italiano degli ebook.
Entro le prossime festività natalizie saranno in vendita oltre 2000 titoli tra saggistica, novità e narrativa, in grado di essere letti su qualunque dispositivo.

I formati proposti (si legge nel comunicato stampa), sono PDF e ePUB. E' previsto il DRM; e questo non mi entusiasma molto, in realtà.

Edigita sarà aperta inoltre a tutte le case editrici che vorranno sviluppare il digitale per la loro produzione libraria.

In bocca al lupo...

martedì 11 maggio 2010

Alla scoperta di Issuu.com



Per condividere i capitoli del mio beta book, ho scelto di servirmi del servizio online Issuu.com. E' gratuito, semplice da usare sia per il sottoscritto, che per gli utenti.

Esiste anche un video (in inglese), che ne spiega il funzionamento.



Tutto è molto semplice.
Tu potrai decidere se scaricare oppure sfogliare il beta book; inserire commenti (qui è richiesta l'iscrizione però), condividerlo, stamparlo, oppure scaricarlo sul disco rigido del tuo computer.

Nella parte superiore della finestra infatti, troverai tutto quello che serve per portare a termine queste operazioni.

Se non hai voglia di iscriverti ad un ennesimo servizio online (quindi creare una password e via discorrendo), posso comprenderti benissimo.

Allora potrai scrivermi a questo indirizzo:

marcofreccero@gmail.com

per dire cosa pensi del contenuto del mio beta book.

lunedì 10 maggio 2010

Mac OS X: le Basi



Mentre sto lavorando all'idea di beta book, annuncio con piacere un altro libro elettronico.

Si tratta de "Mac OS X: Le Basi", in vendita nella collana "I Pillolibri" curata da Davide Vasta, sviluppatore Web coi fiocchi, nonché membro del team ufficiale Adobe Guru.

Il prezzo è di 3,99 Euro, ma per gli amanti della carta è possibile acquistare la versione cartacea a un prezzo di 13,99 Euro.

giovedì 6 maggio 2010

Essere matti conviene



Più le opportunità per il singolo aumentano, maggiore è la pressione per restare nel gruppo.

Il bello è che buona parte della "pressione" la esercita lo stesso singolo su se stesso.

Perché ha paura.
Teme di essere considerato troppo originale.
E' insomma terrorizzato dall'idea di essere davvero unico, e perciò differente.

Ci si è abituati alla normalità, e questa vuol dire limitare il proprio orizzonte allo stretto indispensabile. Tutto quello che è al di fuori dell'ordinario è tipico dei geni, mentre per noi stessi non c'è nulla da fare che accontentarsi.

Tra il genio e l'accontentarsi, c'è il mondo che aspetta il contributo di ciascuno: per migliorarsi. Per renderlo un posto degno di essere vissuto.

Impara a osservare non gli altri e le loro imprese: ma te stesso.
Spendi un poco del tuo tempo non per ammazzarlo, piuttosto per ricordare a te stesso cosa volevi portare a termine.

Probabilmente si trattava di qualcosa di leggermente folle: cerca allora di riportarlo in vita.
La rassegnazione conviene solo a chi non desidera cambiare le cose, e le preferisce così come sono. Mediocri.

Essere matti non è mai un buon affare per chi ama etichette, pregiudizi, superficialità, ed esercitare il potere per eliminare modi di pensare inediti.

Viceversa, essere matti conviene a te, solo a te (almeno agli inizi), per rammentare anche agli altri quanto sei unico e interessante.
Perché sprecare una simile occasione?

mercoledì 5 maggio 2010

Non avere fretta




Lo so, sto diventando monotono con la faccenda del beta book.

Eppure in questi giorni mi sto sforzando di non avere fretta alcuna; e ti posso assicurare che non è semplice.

Un po' di libri elettronici li ho già scritti. Questo che ancora deve vedere la luce, mi sta inducendo a procedere con estrema cautela.

Non avere fretta per me non vuol dire lasciarsi cullare dalla pigrizia; ma preparare le cose affinché chi deciderà di partecipare lo faccia nella maniera migliore.

Una simile attenzione in fondo, è già indice di un cambiamento notevole. Di solito produrre contenuti vuol dire unire una serie più o meno lunga di periodi, in buon italiano.

Poi un clic e si pubblica (oppure si invia a chi provvederà a impaginare, e mettere online).

Fine della storia, dei pensieri. Piacerà, non piacerà: nel primo caso, cosa piace?
Nel secondo, cosa invece irrita?

In questi giorni sono le domande che mi fanno compagnia.
E' arrivato il lettore, insomma: nel piccolo orizzonte di chi produce contenuti è una sorta di rivoluzione copernicana. E occorre calma per gestirla al meglio.

martedì 4 maggio 2010

Beta book, domande e risposte



Breve sessione con domande e risposte (altrimenti dette: FAQ), sul tema che in questi ultimi tempi mi sta prendendo tempo.
Il beta book, esatto.

Che cos'è il beta book?

La risposta a questa domanda va ricercata in quanto scritto su Apogeo. Sempre su quel blog potrai scovare altri due post. Il primo Ebook, beta book e libri, mentre il secondo è invece beta book in pratica.

Mmmm. Costruire comunità attorno a un libro. Una roba da addetti ai lavori insomma

Sbagliato! In realtà l'idea parte da una semplice constatazione. Se Internet cambia tutto (o molto), anche il libro, la sua nascita e sviluppo (prima di arrivare alla pubblicazione), si modifica. Il beta book ne è l'esempio più eclatante

Non capisco per quale motivo IO dovrei essere interessato e coinvolto

Te lo spiego subito, o almeno ci provo.
Immagina di poter avere in anteprima e senza alcun costo, dei capitoli di un libro che ti interessa.

Sì, continua. Questo sarebbe il beta book? Un libro che nasce, nella sua fase embrionale?

Lo vedi che già sei meno scettico?
Dicevo dunque: potrai avere in anteprima dei contenuti che potrai scaricare, stampare, leggere. Ma non solo, ovviamente.

C'è pure dell'altro?

Ma si capisce. Il lettore potrà commentare, criticare, elogiare, segnalare errori, contraddizioni. Invitare l'autore a approfondire certi temi, o a modificare l'approccio all'argomento.

Non capisco. Dovrei sobbarcarmi questo lavoro per quale motivo?

Nessun dovere. Sei libero di fare quello che vuoi; ho scritto infatti che il libro ti deve interessare, ricordi?
Vediamo adesso il motivo.
In questa maniera aiuterai l'autore a creare contenuti più utili e accessibili ai lettori. Troppo spesso si pubblicano libri "per tutti" ma che sono in realtà per gli addetti ai lavori.

Periodi contorti, linguaggio troppo ermetico, errori, disattenzioni. Inoltre, potrai mettere mano su argomenti che potrebbero interessarti molto da vicino. Per esempio l'informatica, il funzionamento della procedura di backup sui sistemi Apple.

Ah ecco, si tratta di un esperimento che si limita all'informatica dunque.

Non proprio. Anche la letteratura prova a esplorare questo nuovo territorio. In Francia due autori hanno messo a disposizione il loro romanzo. Gli utenti scaricano i capitoli via via che sono resi disponibili, e esprimono il loro giudizio su trama, personaggi, e via discorrendo.

Andiamo bene. Scrivo un romanzo, e poi lo devo dare in pasto a dei burini invidiosi che me lo stroncano?

I "burini invidiosi" ci saranno comunque. Anche se pubblichi con Mondadori, troverai sempre qualcuno che su un forum scriverà di te: "Non lo sopporto. E' una capra, scrive come una capra e lo trattano come un re".

Ma accanto a costoro, potrai trovare persone che avranno probabilmente un interesse genuino per te. Che leggeranno, e ti offriranno consigli e critiche anche dure, ma utili.
E alla fine, potrebbero parlare bene di te ad amici, conoscenti, o sui forum. Farti pubblicità gratis insomma, e acquistare la tua fatica se e quando sarà in vendita.

Continua

lunedì 3 maggio 2010

Beta book, aspetti pratici



Sto pensando a dei dettagli; effettuo delle prove.

Per esempio, quale font usare per il beta book. I miei quattro gatti staranno pensando che stia perdendo tempo, e menando troppo il can per l'aia.

In verità, cerco solo di affrontare la faccenda nel modo migliore, permettendo a chi vorrà partecipare di avere sin da ora le giuste informazioni e indicazioni su cosa troverà.

Per il beta book userò l'Helvetica, sia per il testo che per i titoli. La sua dimensione sarà 14 (il testo), con un interlinea 1,3.
I titoli sempre Helvetica (grassetto), dimensione 28.
Le didascalie ancora helvetica (corsivo) dimensione 11.

Di solito il Verdana è quello più adatto per il Web in genere, e per chi deve leggere su uno schermo.
Ma in questo caso mi pare che l'Helvetica sia una scelta senza alcuna controindicazione.

Mi piace molto, lo confesso, e questo mi induce a scegliere proprio questo font.
D'altra parte, credo che l'attenzione debba concentrarsi sui contenuti, e che questo sia del tutto marginale.

Eppure non di rado capita (mi è capitato), di avere sotto mano (o meglio: davanti ai miei poveri occhi da miope), testi con font Garamond, dimensione 12, interlinea singola.
D'accordo: è elegante, ed esiste di peggio al mondo, lo so molto bene.

Però ci tenevo a farti sapere quello che sto preparando.