giovedì 29 aprile 2010

Come scrivere un ebook interessante



Attenzione: non un ebook di successo, bensì interessante.

Credo sia una cosa ben differente, anche se possono combaciare alla perfezione: lo so bene.
Immagina però di partire lancia in resta avendo l'idea di scrivere un libro sull'iPad.

Credo che parecchi ci stiano lavorando, tra l'altro: non senti anche tu un pestar frenetico di dita sulle tastiere?

Sarà un successo? Probabile: ma il suo pregio non può esaurirsi nell'arrivare nel momento giusto, e affrontando l'argomento più popolare.

Piuttosto, dovrebbe fornire al lettore una serie di informazioni, tali da rendere divertente e curiosa l'idea di possederne uno.

E' questo l'ingrediente capace di rendere qualunque testo, interessante, e davvero di successo.
Perché l'autore è stato abbastanza intelligente da mettersi nei panni del lettore, e ha costruito per lui diverse opportunità.

Toccherà poi a quest'ultimo sfruttarle, o lasciarle cadere; ma è più probabile che scelga la prima, certo. E sarà poi il lettore, grato, a parlare bene dell'opera.
Non perché affronta il tema che tutti hanno sulle labbra: piuttosto, perché gli ha insegnato qualcosa.
Lo ha reso più curioso e attento.

Insomma: non lo ha lasciato indifferente e lo ha migliorato, ricordandogli che possiede dei talenti che un dispositivo può esprimere al meglio.

mercoledì 28 aprile 2010

Come un ebook può essere un fiasco



Scrivere è semplice, scrivere un ebook ancora di più. Ma la semplicità con cui si pubblica nasconde troppo spesso dei rischi.
Rigorosamente sottovalutati.

Il fiasco è dietro l'angolo. I fattori che portano all'insuccesso possono essere diversi, ma si possono riassumere all'incirca in questo elenco.

1) Nessuna/scarsa considerazione per il lettore

E' la lezione che tutti indistintamente cercano di farci capire. Che si tratti di romanzieri o di divulgatori, costoro dicono sempre e solo una cosa.
Presta attenzione al lettore.

Egli ha una testa, una lingua, un ruolo.
Vero è che molti non lo accettano, non amano ascoltare questo genere di discorsi.
Come ho già scritto in passato: è il lettore che ti rende uno scrittore, e la sua assenza invece, un imbratta-carte qualunque.

2) Errore nella scelta del tema/argomento

Altro discorso poco amato. In genere dopo i primi fiaschi si tende ad avere una certa attenzione per questo.
Chi produce contenuti, o scrive, è certo di essere libero di affrontare qualunque argomento. Se possiedo una buona capacità di scrittura, di cosa devo preoccuparmi ancora?

Esatto: di scovare il giusto tema, l'argomento adatto. Anche questo poi non garantisce molto: è solo il primo passo. Non badargli affatto è un suicidio, o giù di lì.

3) Credere troppo al potere di Internet

Magari sbaglio io: ma non sono pochi quelli che ancora adesso pubblicano qualunque cosa, e dopo una settimana si meravigliano che nessuno li abbia minimamente presi in considerazione.

Vale la solita regola della vita lontana dal digitale: se nessuno ti conosce, nessuno vorrà fare affari con te.
Comprare contenuti è concludere affari.
Se sei un magnifico sconosciuto, perché qualcuno dovrebbe spendere tempo, e poi pure soldi, con te?

4) Il prezzo eccessivo

Questo è di solito l'errore definitivo, quello che decreta il fiasco "certificato".
Dopo avere ignorato il lettore, prodotto un contenuto di scarso interesse, applica un prezzo fuori da ogni logica.

Si parte dall'idea che l'editore brutto, sporco e cattivo non c'è più (finalmente), e che quindi i soldi possono trovare la strada più giusta. Vale a dire le proprie tasche.

5) Il prezzo troppo basso

Anche questo è qualcosa che spesso viene percepito dal possibile acquirente (o lettore), come indice di scarsa qualità.

Assieme ai primi due, può essere davvero fatale. Ma non di rado, anche da solo produce danni notevoli.

Se l'ebook viene divulgato senza prezzo, tutti sono felici e lo scaricano. Se gli viene applicato un costo simbolico, il lettore ci legge una scarsa fiducia nell'autore stesso per il proprio prodotto; e ne starà alla larga.

6) Troppa fiducia nel blog

Possedere un blog (e chi non ce l'ha?), magari conosciuto e con un certo seguito, non assicura un bel niente.
Dopo qualche riga, dopo poche pagine ci si rende conto che occorre qualcosa che unisca, e offra una direzione ben precisa.

Col blog è possibile cavarsela: un post e via, si scrive quello che passa per la mente.
Se invece si passa all'ebook, tutto si complica maledettamente.
Occorre un piano, una strategia, un metodo. Altrimenti, è meglio continuare ad aggiornare il blog.

martedì 27 aprile 2010

Il vulcano senza nome



Ogni cosa ha un nome ovviamente, e anche il vulcano islandese che ha bloccato buona parte dell'Europa ne ha uno.
Per noi difficile da pronunciare.

Diventa interessante riflettere (brevemente) sul ruolo della lingua nella definizione di popoli, e di persone.

In questo credo di poter sposare in pieno quanto afferma lo scrittore Bjorn Larsson, quando scrive che letteratura svedese, francese, o italiana, siano tutto sommato etichette prive di senso.

E che parlare di nazionalità, non abbia un futuro migliore.

Negli aeroporti, appiedati, si sono viste razze le più diverse, e spesso la cittadinanza non coincideva con il colore della pelle.

Quello che identifica è appunto la lingua che si parla ogni giorno: coi figli, a casa, o sul lavoro.

Se appartenenza deve essere, che sia appunto alla lingua. Lì dentro c'è tutto: la nostra storia, il passato con gli errori e le sconfitte. Ecco perché bisogna amarla, studiarla, conoscerla bene.

I confini sono cambiati tante volte nel corso dei secoli; e per chi viveva proprio nei pressi, sono sempre apparsi per quello che erano. Restrizioni, formalità, divieti.

Anche la lingua ovviamente muta, e chissà che non sia lei a renderci comunità, cammino, futuro. Inviando concetti come "terra", "nero", "cinese", nella discarica della Storia.

lunedì 26 aprile 2010

Il valore del beta book



Domanda sciocca: dove risiede il valore di un beta book?

Risposta: non è tutto nelle pagine, anche se è qui che ovviamente risiede "la polpa".

Ma la mia esperienza mi sussurra due cose.
La prima: le persone desiderano conoscere meglio come funzionano i loro computer (Mac nel mio caso).

La seconda: scrivere in maniera chiara, convincente e magari pure simpatica è una sfida che tutti o quasi lasciano volentieri cadere.

Non sono pochi i testi che paiono scritti o per addetti ai lavori; oppure per uccidere crudelmente il legittimo desiderio del lettore di sapere.

Ecco allora dove sonnecchia il valore di un beta book: nei lettori volontari che (senza dover pagare nulla), avranno accesso al materiale prodotto. E messo online a scadenze più o meno regolari.

Costoro potranno indicare cosa tralasciare, cosa approfondire, come affrontare meglio un capitolo, un paragrafo.
Saranno voci competenti, e soprattutto "occhi" ben diversi dai miei, che scorgono solo pregi in quanto scrivo.

Chi poi vorrà acquistare in seguito l'opera completa (in PDF, e spero anche su carta), potrà contare su un nutrito numero (beh, lo spero!), di commenti, critiche, suggerimenti, che hanno accompagnato la stesura del libro.
Rafforzandone la qualità.

giovedì 22 aprile 2010

Cogliere le opportunità di un beta book



Dopo avere scritto a proposito dell'argomento del mio beta book (Time Machine, e il backup sui sistemi Apple), non sono certo mancati i dubbi, o le perplessità.

Tutta roba auto-prodotta dal sottoscritto: modestamente.

Ha senso chiamare a raccolta i lettori, e poi imporre già il campo da gioco (quindi il gioco)?

Mi sono domandato se avesse senso una simile condotta: per me sì, ma il mio giudizio conta sino ad un certo punto.

E' evidente che conoscendo la piattaforma Mac, devo prediligere questo argomento.
Ma all'interno di questa, non mancano temi da affrontare; e la domanda di sapere è elevata.

D'altra parte, il backup è una procedura che in tanti ancora evitano con cura, benché sia di una facilità sconcertante.

In pochi istanti il proprio computer diventa inaccessibile, e i nostri dati anche.
Oppure ci può essere rubato.

Come si può vedere, riesco a cantarmela e a suonarmela abbastanza bene.

La conclusione?
Semplice: credo che la Rete sia salutare perché costringe chi produce i contenuti, a interrogarsi comunque, e a non dare per scontato nulla, o quasi.

La possibilità (per me) e l'opportunità (per te), di partecipare alla stesura di un ebook significano il congedo (definitivo), da questo modo di agire:

(IO): "Ciao! Questo è il mio nuovo ebook! E' fantastico! Bla bla bla... 200 pagine... Bla bla bla... Costa pure poco... Bla bla bla... Fantastica opportunità... Bla bla bla".

(TU): "Bello".

Questo col beta book (e la Rete), non accadrà più. Spero.
E se anche arrivo a imporre il campo da gioco, mi auguro che qualcuno voglia giocare con me.

mercoledì 21 aprile 2010

Tecniche Nuove e gli ebook



Da ieri è online LibriDigitali.com, il sito dei libri digitali della casa editrice Tecniche Nuove.

Al momento sono disponibili circa 300 titoli, suddivisi in 20 aree tematiche. I libri sono proposti in formato PDF, ed è presente una protezione digitale.

Il problema però mi pare un altro: i prezzi. Quelli applicati sui libri elettronici sono identici all'edizione cartacea.

Mi sembra che in questo caso la fretta sia stata eccessiva...

Quale argomento per il mio beta book?



Viene poi il momento di fissare alcuni paletti, e tentare di lavorare su ciò che resta dentro, e abbandonare quanto invece rimane fuori.

L'argomento che tratterò nel mio beta book sarà, come ho già ripetuto un paio di volte, l'informatica.
Un affare vasto, che vuol dire tutto e nulla.

In realtà da un pezzo ho desiderio di scrivere sul backup, puntando la mia attenzione sulla piattaforma Mac. Per essere ancora più esplicito: Time Machine e dintorni.

Il motivo è evidente: ne scrivo da un bel po', ma non so se è effettivamente apprezzato dagli utenti. (A proposito: ecco l'elenco degli ebook da me prodotti).

I commenti che sono stati aggiunti in calce ai libri (quando ci sono), dicono tutto o niente.
L'aspetto positivo del beta book al contrario, è quello di permettere al lettore di leggere in anteprima, e di partecipare alla stesura.

Più o meno funzionerà così: metterò online (gratis, in formato PDF), dei capitoli del libro. Chiunque, senza alcuna restrizione potrà scaricarli, anche stamparli certo.

Ho perciò bisogno di persone che non solo leggano, ma esprimano la loro opinione su quanto produrrò.

I punti su cui sarai chiamato a esprimerti (se lo vorrai, si capisce), a grandi linee saranno:

- comprensibilità del testo;

- chiarezza nell'enunciazione di concetti/frasi;

- livello di interesse dell'argomento (piace? Può interessare davvero l'utente?);

- refusi (sempre possibili).

Mi auguro che i miei quattro gatti abbiano anche voglia di divulgare questo esperimento sui Sette Mari e sulle Terre Emerse di questo mondo ;-)

martedì 20 aprile 2010

Il momento giusto



A margine della segnalazione di ieri.

In maniera secca, stringata: questa massa indistinta che sta arrivando, e che etichettiamo con il termine di "nuovo", ripropone l'urgenza di badare a tre caratteristiche.

La qualità dei contenuti.

L'attenzione per il lettore.

La cura per i dettagli.

Niente di travolgente, in verità. Ma quando i contenuti scivolano al livello di semplice proposizione di parole, tutto salta in aria. Uno dei tanti aspetti positivi del nuovo, è che costringe a tornare all'essenza delle cose.
Poi, è ovvio che ci saranno presto le degenerazioni, ahimè.

Se però il tuo chiodo fisso è distinguerti, è proporre la qualità, fossi in te mi darei da fare.

Ebook, cosa accade in Italia?



Merita una segnalazione quello che sta organizzando il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, con il torneo letterario Io Scrittore.

I romanzi dei 30 finalisti del torneo saranno pubblicati (nel 2011), dal Gruppo Editoriale nel formato ebook, e potranno essere acquistati tramite il sito IBS.IT.

Credo che nel nostro Paese sia la più grande operazione di questo genere, che prova a promuovere nuovi autori, anche utilizzando le nuove tecnologie.

Nessun cenno a proposito della presenza o meno di DRM; o di quali formati saranno effettivamente supportati (ePub?).
Niente neppure a proposito dei dispositivi (iPhone? iPad? Android? Kindle?).

Immagino che nei mesi a venire se ne saprà di più, ma per adesso non si può fare altro che parlarne, e salutare con ottimismo questo tipo di esperimento.

Considerando che i partecipanti sono oltre 3.000; che costoro sono chiamati anche a esprimere un giudizio sulle opere degli altri partecipanti, mi pare uno sforzo coraggioso, e notevole.

lunedì 19 aprile 2010

Verso un futuro senza carta?


Video dell'incontro che si è svolto a Torino.

Via Simplicissimus.

Beta book, l'esperienza O'Reilly



In campo informatico, sono molti a conoscere la casa editrice O'Reilly.
Nel nostro Paese è Tecniche Nuove a curare la traduzioni dei suoi titoli.

Il sito statunitense è molto interessante per la sezione di libri elettronici che sfoggia.

Per prima cosa le opere sono, sino ad oggi, prive di DRM (niente protezioni digitali anti-copia: finiscono col punire chi acquista regolarmente le opere).

Non importa quale dispositivo si possieda (iPhone, Android, iPad, Kindle): gli ebook girano su tutte le periferiche presenti sul mercato.

I formati degli ebook sono quelli più popolari e usati: PDF, ePub, e via discorrendo.

Esiste (non sempre però), la possibilità di dare un'occhiata ai contenuti dei libri, prima di procedere all'acquisto, tramite il servizio Google Preview.

Ma merita una menzione quello chiamato "Rought Cuts".

E' un'appendice di Safari Books Online, che da sempre o quasi, permette all'utente di iscriversi al sito, leggere l'intero contenuto di determinati libri, il tutto ad una cifra mensile che parte da 20,00 Dollari.

Non solo libri però, ma anche video tutorial. La quantità di materiale disponibile, è notevole, anche se tutta in inglese, naturalmente.

E' possibile testare il servizio per un limitato periodo di tempo, senza sborsare alcunché.

Quello che mi interessa è appunto il Rought Cuts.

L'utente ha accesso al libro prima che sia pubblicato: può quindi leggerlo, stamparlo, scaricarlo come PDF. Attenzione, è un servizio a pagamento, che permette poi di inviare commenti, suggerimenti all'autore o all'editore.

In realtà, sono tre le opzioni di acquisto. Comprare sia il libro stampato quando sarà finito, sia il "Rought Cuts" (quindi l'anteprima); oppure il libro quando sarà infine disponibile nella versione cartacea; o ancora, solo la versione Rought Cuts.

Al di là degli aspetti tecnici (condivisibili, criticabili), e del costo proposto, quello che mi sembra interessante da sottolineare è questo.

I titoli proposti all'inizio, erano solo quattro; adesso siamo a tredici. Poca cosa, forse, per un editore che ha un catalogo piuttosto nutrito.
Il punto è un altro.

Si fa una certa fatica a partecipare davvero: non parlo dei giochi che riscuotono sempre grande successo: piuttosto di realizzare qualcosa a beneficio degli altri. Manca un certo tipo di cultura che spinga a mettersi in gioco e ad aiutare, condividere e quindi partecipare.

Credo che lo scopo del beta book sia di rendere il lettore un soggetto almeno un poco attivo.
Forse è un errore quello che fa O'Reilly: proporre un prezzo. Basterebbe uno sconto per chi decide di acquistare la copia cartacea, ma sin da ora sceglie di inviare suggerimenti o commenti.
Oppure prezzo pieno, e contenuti extra per chi partecipa al beta book.

Non so: su questo punto c'è molto da discutere, da ragionare. E poi, occorre anche tenere conto del mercato cui ci si rivolge, della sua specificità.

Beta book: sembra una faccenda da niente ma...

domenica 18 aprile 2010

Recensione: Lapsus




Strano libro.

Ricorre all'espediente della favola per raccontare una realtà (italiana), dove tutto sembra fantastico, da favola appunto.

Mentre oltre la superficie, appare un Paese che ha perso la capacità di sognare e rendere migliori le cose. E perciò insegue sogni, ammaliatori televisivi e potenti sorridenti, il cui solo scopo è distrarre, stordire, allontanare gli uni dagli altri.

E' un romanzo colmo di invenzioni, semplice e geniale, che gioca con lo spazio, le parole e i personaggi grazie ad uno stile frizzante e mai banale.

Per recuperare il piacere di una lettura davvero sorprendente, e osservare quello che ci circonda con meno rassegnazione, e magari un sorriso in più. Ma genuino, non di circostanza.

Un accenno alla copertina: nel suo piccolo è un capolavoro.
In un'editoria che anche in questo ambito non inventa più niente, ma stancamente propone strane minestre (non so se riscaldate o meno), quella di Lapsus è bella, geniale.

Casa dei Sognatori.

sabato 17 aprile 2010

Recensione: La vera storia del pirata Long John Silver




Non è facile misurarsi con il personaggio di uno dei romanzi più celebri: L'isola Del Tesoro. E poi, se costui è pure il pirata John Silver, il rischio è ancora più alto.

Bjorn Larsson ci restituisce la figura di un uomo che ha avuto per tutta la vita un'idea sola: la libertà. E ha abbracciato la pirateria perché quella era la sola opportunità concessa a chi non voleva essere numero, carne da cannone; bensì persona.

John Silver si conferma feroce, spregiudicato, astuto: una perfetta canaglia, insomma.

Eppure nonostante i suoi misfatti, gli si deve riconoscere una dirittura morale, un'onestà che a quei tempi era probabilmente considerata più pericolosa di tutta la pirateria.

Perché qualità di un uomo che voleva essere libero, e alla fine ci è riuscito, in un mondo dove si chinava la testa, e si era trattati come animali.

Forse è questo che rende il personaggio memorabile, e Larsson un ottimo scrittore. Restituire l'immagine di un uomo che non si è piegato, ha perseguito la libertà e che ancora adesso ha qualcosa da insegnare.

Non è facile, non è cosa da tutti.
Credo che Bjorn Larsson ci sia riuscito alla perfezione.


Iperborea

giovedì 15 aprile 2010

Cosa userò per scrivere?



In realtà devo ancora scegliere con cura l'argomento (informatico, nel caso non lo sapessi ancora), per il progetto di beta book.
Quindi si potrebbe immaginare che mi stia muovendo con scarsa cognizione di causa.

Forse.

In realtà credo che la scelta degli strumenti di scrittura (assieme al loro corollario), sia una parte non secondaria.

La mia scelta per quanto riguarda il programma di videoscrittura cadrà ancora una volta su Pages. Tende ancora a diventare lento quando l'opera supera ad esempio le 100 pagine. Per il resto non ha grossi limiti e mi trovo benone.

Ho scritto del "corollario" a quest'opera: mi riferisco alla procedura del backup.
E' sempre bene effettuare con regolarità il backup dei dati, e di ciò su cui si sta lavorando: sempre. Mac OS X offre Time Machine, ma ovviamente non mi basta.

Backup (che fa parte dell'offerta a pagamento MobileMe), è il secondo strumento che uso e userò per la salvaguardia dei miei documenti. Tutto viene salvato sui server Apple, in modo che possa essere raggiunto e recuperato in caso di eventi davvero catastrofici.
In questo modo dovrei essere al sicuro da ogni inconveniente.

Infine un controllo (da effettuare periodicamente), su entrambe le macchine: il portatile e il computer da scrivania. Utility Disco (da lanciare dal DVD di installazione però), è lo strumento ideale per capire se esiste qualche problema che sonnecchia, e potrebbe darmi dei grattacapi.

Tutto ciò, non prima di avere scaricato e installato gli aggiornamenti software che possono risolvere o mettere al sicuro entrambe le macchine da inconvenienti o malfunzionamenti.

mercoledì 14 aprile 2010

La sfida del beta book




Da qualche giorno sto riflettendo su quale sarà l'argomento del mio prossimo libro elettronico. In questi giorni intanto, ne sto confezionando uno per BuyDifferent.

Sarà distribuito gratuitamente, anche se al momento confesso che ignoro esattamente tempi e modi.

L'obiettivo (folle, o solo sciocco?), è quello di arrivare a offrire agli utenti un libro (anche elettronico, ma non solo) su cui essi possano dire la loro. Ed io ascoltarli, è ovvio.

L'argomento è quello informatico, certo. C'è una grande fame di sapere in questo ambito, e posso garantire che sono ben pochi coloro che riescono a confezionare qualcosa di leggibile.

Dal momento che è sempre bene imparare a scrivere meglio, a essere il più possibile divulgativi, credo che il beta book offra a tutti dei vantaggi non da poco.

Al lettore, di gettare un'occhiata a quello che viene fissato su carta (ma digitale), e seguirne da vicino i progressi. Consigliando, proponendo, criticando (in maniera costruttiva).

A chi scrive, fa un enorme piacere avere occhi diversi dai suoi, capaci di segnalare errori, ridondanze, oppure in grado di fornire suggerimenti su come sviluppare meglio l'argomento.

Ho una scarsa esperienza in questo: nonostante abbia pubblicato diversi libri elettronici (mi pare siano cinque sino ad oggi), devo reputarmi un dilettante. Non per falsa modestia.

L'informatica sarà sempre di più qualcosa in cui cimentarsi per forza. Occorrono sempre più buoni divulgatori, in grado di ascoltare e spiegare in maniera efficace l'uso delle tecnologie.
Queste sono troppo importanti, e potenti, per usarle solo allo scopo di ammazzare il tempo a Farmville.

Confesso che per me (umanista mancato, e per di più autodidatta), è una bella sfida. Forse per la prima volta da molto tempo mi toccherà imparare sul serio.

martedì 13 aprile 2010

Come cambia il romanzo nell'era dell'App Store



Come saprai, la settimana scorsa avevo accennato all'idea di un beta book.

Intanto ho scoperto qualcosa di interessante in Francia. Un paio di autori (Laurent laTorre e William Réjault), hanno realizzato un'applicazione per iPhone, che è liberamente scaricabile dall'App Store.

La novità è che questa applicazione è in realtà un romanzo ("Le chemin qui menait vers nous", esiste il sito ovviamente).

Ambientato nel 2017, è un classico feuilleton, ma al tempo di Internet. Il che significa che i lettori sono chiamati a esprimere la loro opinione su quanto pubblicato: critiche, suggerimenti, stroncature o lode sperticate possono essere inviate agli autori nella maniera che si preferisce.

Esiste una pagina su Facebook dedicata; poi il sito; ancora via email è possibile esprimere la propria idea sul romanzo.
Ma anche indicare agli autori possibili sviluppi della storia, o dei personaggi. E in almeno un caso, il suggerimento dei lettori è stato apprezzato, e la figura di un personaggio di secondo piano ha invece guadagnato in importanza e profondità.

Parliamo di numeri? I due autori si attendevano circa 10.000 download in un mese: nel giro di 6 giorni sono stati 13.000. Non male. Oltre che per iPhone, l'applicazione sarà portata su iPad, Blackberry e Android.

Qualcuno a questo punto potrebbe inorridire: la letteratura in pasto ai bifolchi di Internet.

Per prima cosa, sarebbe necessario leggere il libro; se avrò tempo ci butterò un'occhiata.

Inoltre, è bene ricordare che qualcosa del genere si è già fatto in passato.
Un tale come Charles Dickens per esempio, scriveva a puntate le sue storie, tenendo in grande considerazione il giudizio del suo pubblico.

Quello che io ho in mente, sarà invece un libro di argomento informatico; ho un paio di argomenti che sto mettendo a fuoco.
Ne riparlerò...

lunedì 12 aprile 2010

Impara da chi conosce



Il grande errore che si compie è spostare l'attenzione da ciò che tu puoi fare, a quello che gli strumenti possono realizzare.

La realtà è piuttosto semplice: tutto dipende sempre e solo da te. La tecnologia non colma le tue lacune, non compie miracoli. E' l'individuo che deve dotarsi di idee, visioni, e poi compiere le scelte giuste.

Spesso i pigri dicono che per rendere le cose migliori siano necessari grandi mezzi e risorse imponenti. E' falso.

Hai solo bisogno di te stesso. Di ritrovare la curiosità, la passione per le cose fatte bene.
Invece di invecchiare su Facebook a combinare niente di particolare, immagina di rendere migliore il mondo.

Non ammazzare il tempo, ma impiegalo al meglio.

Non sbavare dietro le ultime novità tecnologiche; piuttosto cerca di sfruttare bene quello che già possiedi.

Cerca di imparare da chi conosce, e ha cambiato il proprio mondo, piccolo o grande non importa. Che tu ci creda o no, c'è bisogno di azione, idee e visioni. Più saremo, meglio sarà per tutti.

giovedì 8 aprile 2010

mercoledì 7 aprile 2010

Perché scegliere bene è importante?



Tornando (ancora), alle applicazioni per scrivere. Qualcuno potrebbe osservare: "Ma in fondo, che cosa fa di male Word?"
Non lo so.

Di sicuro quando osservo che la maggior parte delle persone lo adotta a occhi chiusi, percepisco in questo atteggiamento la tentazione (quasi spasmodica), di uniformarsi.
Il celeberrimo "Così fan tutti", esatto.

A me questo non piace molto, e credo che si sia capito a sufficienza, ormai.
Viviamo in un periodo dove l'offerta di alternative è enorme. Sono tutte di ottima qualità, e non di rado gratuite.

D'altra parte non sono affatto un fautore del "gratis ad ogni costo". Se ne vale la pena, e la spesa, acquisto. Ma prima di questo passo, valuto, confronto, cerco di documentarmi.
I pro e i contro, esatto.

E non solo per le applicazioni di videoscrittura: per tutto.
Internet è lì, ad un clic di distanza.
Invece di invecchiare a Farmville, e poi correre a comprare Word, gioca di meno, e usa meglio quello che entra a casa tua.
Grazie alla Rete.

venerdì 2 aprile 2010

Che ne dici di un beta book?



Hai ragione: è Pasqua, e la testa è già altrove. Anzi, spesso pure il corpo l'ha seguita a zonzo per l'Europa.

Ma tutto nasce dalla lettura di questo post, seguito da questo e infine da questo.

Questi giorni di festività saranno anche l'occasione per rifletterci sopra. L'argomento lo avrei già in testa (roba informatica, per capirci).
Devo capire se l'argomento può interessare, e se soprattutto avrò voglia di cimentarmi con qualcosa del genere.
Richiede tempo ovviamente, e capacità.

Se non sei già sulla scaletta dell'aereo che ti porterà in Egitto e hai qualche consiglio, proposta, idea; oppure hai desiderio di complimentarmi con me, di criticarmi (prima ancora di iniziare?), puoi scrivere nei commenti il tuo pensiero.
O scrivermi: marcofreccero@gmail.com (Oggetto: beta book, così capirò chi sei e di cosa vuoi parlare).

Buona Pasqua.

giovedì 1 aprile 2010

Non c'è solo Word per scrivere



Sono tanti, e di ottima qualità le applicazioni per scrivere sulla piattaforma Mac. Molti pretendono Word: ma nella maggior parte dei casi anche ricorrere a soluzioni alternative, che esistono e sono tutte di ottima qualità.

Anche in questo caso: non seguire il gruppo, la massa. Chiediti piuttosto cosa ti serve effettivamente.
Certo: questo pretende da parte tua una certa capacità di riflettere, di arrestare la corsa a "fare quello che fanno gli altri".

Tutti hanno Word, perché non dovrei averlo pure io?

Lo riscrivo: punta la tua attenzione su quello che ti serve davvero.
Poni a te stesso le giuste domande.

Cosa devo scrivere? Lettere? Sceneggiature? Libri? Romanzi?
Una qualsiasi di queste cose è un passatempo, oppure un lavoro?

Ancora: i libri sono di argomento tecnico (per esempio informatica), oppure oltre a quell'etichetta generica si nasconde solo la passione per mettere su carta (digitale), i propri pensieri?

Come vedi, anche pestare le dita su una tastiera richiede un minimo di attenzione.
Nella maggior parte dei casi le persone liquidano la faccenda con un:
"Troppe domande! Voglio Word!".

Di solito, quello che poi producono, è identico a tanta altra roba che si legge in giro. E non spicca, non interessa, annoia.

Però hanno Word: contenti loro...