martedì 30 marzo 2010

Non disperare



Se esiste qualcosa di superfluo, inutile, che a prima vista (e spesso anche ad uno sguardo attento e approfondito), suscita stanchezza, voglia di mollare, credo sia perseguire la qualità della parola.

In fondo siamo assediati da esempi convincenti e vincenti che provano come la superficialità, paghi. Sono la maggior parte, esatto.

Non ho mai badato a questo genere di cose: non perdo il sonno attendendo e sperando che attorno a me il mondo, o meglio il panorama, risponda ai miei impulsi, o sollecitazioni.
Se mi segue, mi appoggia, bene.

Quando va in direzione contraria, io proseguo comunque sul mio piccolo cammino. Di qualità: modesta, ma di questi tempi è meglio di niente.

Per me stesso, per dimostrare che tra me, e la scimmia scesa dall'albero nella notte dei tempi, c'è in effetti una bella differenza.

giovedì 25 marzo 2010

Essere o fare



Una volta il dilemma era tra essere, e non essere: ti ricordi? Adesso che abbiamo sposato il pragmatismo, la scelta sembra tra essere o fare.

Ci abbiamo guadagnato?
Provo a rispondere.

Essere vuol dire assumersi le responsabilità: non importa che ruolo occupi, cosa gestisci, o il tuo incarico. Prima di fare qualunque cosa, devi ricordare questo: sei responsabile di quello che offri.
Poco o tanto, è la tua faccia che ci metti: non sfuggire, non tirarti indietro.

Essere significa ammettere gli errori. Errare è umano. Fa parte della vita; a volte succede per incompetenza, fretta, o chissà cos'altro.

Qualunque sia la causa che produce l'errore, lo si deve riconoscere: fine della storia.

Fare non può essere l'alibi per non badare agli errori, ignorarli, nasconderli o addirittura negarli: solo perché "fai".

Chi agisce così, non desidera migliorare, ma celebra la mediocrità.

Essere è scegliere anche quelli migliori di te: che per esempio possono dirti che sbagli. O produrre qualcosa di meglio rispetto a quanto tu hai sempre fatto.

Faresi preoccupa solo di avere attorno persone che non lo mettano mai in ombra. Non importa il loro valore: basta che siano obbedienti.

mercoledì 24 marzo 2010

Gli Innovatori a Roma



Gigi Cogo mi fa sapere che il BarCamp "Innovatori PA" è giunto alla seconda edizione, e si svolgerà a Roma il 19 maggio 2010.

Perché è importante?
La ragione è che si tratta di uomini, donne, che lavorano nella Pubblica Amministrazione, e sognano di riuscirci meglio: grazie alla Rete. Quindi si tratta di imparare a scegliere, studiare e impiegare i mezzi del Web per avvicinare loro a noi (e viceversa).

Mica facile, dirà qualcuno.
Però è un BarCamp: in soldoni, non si tratta di sedersi su una scomoda poltroncina, e fingere interesse per quello che si dice sul palco.
Bensì di sedersi su una scomoda poltroncina e portare un'idea, un progetto, anche un punto di vista: per arricchirlo grazie all'esperienza altrui.

La Pubblica Amministrazione si muove, si interroga: perché lasciarla sola?

lunedì 22 marzo 2010

Il valore del tuo lavoro



Quanto valgono i tuoi contenuti lo dimostra un piccolo dettaglio, che non ha nulla a che vedere con la scrittura: parlo del backup.

Dal momento che di solito si scribacchia su un computer, e questo si guasta (non importa se Mac o PC), occorre approntare una strategia che metta al sicuro il tuo lavoro.
In modo che tu possa tornare a lavorare il prima possibile.

Io salvo tutto con Time Machine (per Mac) su un disco rigido esterno, e poi su un server. In questo modo se il Mac muore, e per solidarietà il disco rigido esterno decide di seguirlo nei Pascoli di Silicio dei Cieli, con il portatile riuscirei a recuperare quanto mi serve.

Come dici? Se anche il portatile tracolla?
Mi viene trafugato?

Tutto nel giro di poche ore?
A quel punto potrei seriamente pensare che qualcuno non apprezzi il mio raffinatissimo umorismo nero.
Ma esistono gli Internet Cafè, e da lì potrei raggiungere i miei dati sul server.

D'accordo esagero, e forse sono davvero un poco ossessivo: di sicuro è meglio esserlo che dover passare la mattinata anche a scusarsi con questo o quello, perché non si è mai pensato a un piano di backup.
Il valore del tuo lavoro si misura anche da come sai organizzarti, in caso di disastri...

sabato 20 marzo 2010

Fratelli pirati



Dopo queste imbarazzanti mail, perché il destino di YouTube dovrebbe essere diverso da (per esempio), quello di Napster, o The Pirate Bay?

(Non ti affannare a fornirmi la risposta: la conosco benissimo. Però vorrei che TU comprendessi che il concetto di libertà, non può essere evocato solo quando fa comodo: a Google).

giovedì 18 marzo 2010

Recensione: Bisogno di libertà





In realtà l'unica recensione che posso fare di questo libro (autore Bjorn Larsson, ho già scritto una recensione su un suo romanzo), è: dagli un'occhiata.

Non dico di comprarlo (e tanto non ci guadagno nulla). Solo di andare in una libreria, cercarlo, sfogliarlo.

Editore Iperborea

mercoledì 17 marzo 2010

Provaci, ma nel modo giusto



Vecchio argomento, abusato anche su questo povero blog. La facilità della pubblicazione dei contenuti induce un po' tutti non solo a provarci (non c'è niente di male in questo).
Ma a provarci male.

Quando hai pochi secondi a tua disposizione per dimostrare il tuo valore, come preferisci sfruttarli? Male o bene?
Bene, si capisce. Ecco perché devi curare le parole. Esse indicano non solo quello che pensi, ma molto di più.

Per esempio, parlano della tua idea degli altri.
Se usi espressioni retoriche, vuoi solo impressionare il tuo lettore: vale a dire annoiarlo a morte.

Viceversa, quando ricorri invece a frasi fatte, è perché non hai mai capito davvero la forza delle parole.

Se infarcisci i tuoi contenuti di errori, perché vai di fretta, sappi che stai dicendo: "Guarda, non ho tempo per te". E il lettore dovrebbe averne per te?
Sei un inguaribile ottimista allora.

Cerca insomma di affrontare la parola come se fosse una questione di vita o di morte. Lo so, è eccessivo: eppure se ci pensi bene, è davvero così. Se conquisti l'interesse del lettore, è la vita; se lo allontani, è la noia. La morte.
Una questione di vita o di morte: appunto.

martedì 16 marzo 2010

Alla fine...



Si chiama passione quando, probabilmente, accetti di sottoporti ad una disciplina. Paghi il prezzo insomma, senza sapere ancora cosa riceverai in cambio; se riceverai mai qualcosa in cambio.
Molti applicano il concetto di passione ad altri campi.

Vederlo declinato in un blog, su una faccenda tanto inflazionata quanto le parole, potrebbe essere considerato originale.
O sciocco.
Non lo escludo.

Succede spesso quando si verifica quel fenomeno che chiamo "abbassare l'asticella"; e lo si fa a fin di bene, certo.

E' a fin di bene che si punta al foglio di carta, invece che a rendere le cose migliori: tanto non cambia nulla.

E' a fin di bene che ci si rassegna a seguire la corrente: mica sei un genio, toglitelo dalla testa una buona volta.

E' a fin di bene che si chiedono favori: avessi saputo, conosciuto più parole forse, avresti reclamato semplicemente i tuoi diritti. E lottato almeno un po' per vederli riconosciuti.

E' a fin di bene che spieghiamo ai ragazzi sui banchi di scuola che buona parte del mondo non li riguarda. Pensino a trovarsi un lavoro, che di questi tempi è già dura così.

E' alla fine che scopri di avere sbagliato tutto: e di solito non hai più tempo per rimediare.

lunedì 15 marzo 2010

800, e oltre



Sono oltre 800 i post di questo sgangherato blog. Non me l'aspettavo.
Sono io stesso sorpreso di riuscire più o meno puntualmente, ad aggiornare questa strana creatura che blatera di parole.
Della loro forza.

Del dovere che ciascuno ha (o dovrebbe sentire di avere), quando inizia a scribacchiare qualcosa. Non ho la più pallida idea di quale sia l'effettivo risultato.
Le conseguenze.
I pregi del continuare.

Alla fine mi chiedo spesso se il procedere testardamente, non sia solo paura di troncare, di spegnere la fiammella che riscalda il mio ego.
O se invece è il rispetto che ho per i quattro gatti che mi seguono a spingermi a scrivere sempre qualcosa.

A tutti quelli che mi seguono, grazie.

martedì 9 marzo 2010

Essere leali, ha senso?



La risposta è sì, ovviamente: ha senso essere leali coi lettori, pochi o tanti che siano, non importa.
Se si arriva a porre questo genere di domande forse è perché è necessario.

Prima di tutto, è necessario per se stessi. L'impegno (piccolo, grande), nell'aggiornare un blog conduce anche a riflettere con sguardo diverso sulle parole che si pubblicano.
Sull'effetto che hanno, possono avere.

Se conosci la parola, la sua forza, devi badare a usarle con cura e rispetto.
Per me essere leali è tutto qui. Non forzare la mano, non alzare i toni, accostare il proprio sguardo a quello del lettore.
Non è molto, certo.

Sono tempi difficili, e anche gli aspetti ovvi, si perdono. Ma la verità è che per le parole, sono sempre tempi difficili...

lunedì 8 marzo 2010

Le tue parole bruciano?



Creare dei contenuti significa soprattutto riuscire a rendere palpabile un'atmosfera, un'esperienza. In una frase, una parola.

Non è affatto semplice; molti risolvono il problema, negandolo. Tanto, è solo Web, e questo è solo un blog: perché preoccuparsi di questo genere di cose?

Probabilmente questo modo di pensare parte dalla vecchia idea secondo cui la parola è un elemento secondario dell'arredo.
E l'arredo è la grafica, la piattaforma da scegliere, e il solito corollario di strategie da attuare per ottenere il massimo.

Alla fine nessuno si occupa di concentrare la propria attenzione sulla parola, la sua funzione di aggregare e unire.

Dal momento che non è importante, e che le priorità sono altre, sono ben pochi coloro che spendono il tempo a rileggere quello che scrivono, per esempio.
Ammesso che sia corretto dal punto di vista della grammatica, e della sintassi, pare non esista nessun altro criterio da seguire.

Sia chiaro: alcuni potrebbero obiettare che è diritto di tutti scrivere, quello che si vuole. Vero.
Ma credo che il problema sorga quando si percepisce una lampante mancanza di rispetto nei confronti della parola.

Provo perciò ad affermare questo.
Se è un diritto di tutti scrivere (e nell'epoca dei blog anche pubblicare diventa un diritto), allora scatta anche un dovere. Cioè non limitarsi a mettere assieme delle parole, ma generare interesse, trasmettere passione, suscitare speranza.

Proprio perché tutti possono accedere alla pubblicazione, è necessario "alzare l'asticella": imporsi una disciplina e scrivere solo parole capaci di bruciare.

giovedì 4 marzo 2010

Il successo più grande



Ci sono oltre 120 milioni di blog nel mondo: e come credi di riuscire a emergere? Magari aspettando che la metà chiudano?
La mia idea: non puntare affatto a emergere.
Bada solo a produrre qualcosa di qualità, e interessante. No, non credo affatto che agendo così, avverrà il miracolo: non finirai su alcun quotidiano a grande tiratura, o televisione.

Al contrario, non succederà un bel niente. Sarai circondato dal silenzio.
Allora, prima di gettare la spugna, osserva come in quel silenzio, spoglio di numeri, percentuali, trucchi e strategie, si stia aggirando una persona. Forse non sola, ma con pochi altri suoi simili.

Non mi dire che non capisci che è quello, e nient'altro, il successo più grande.

mercoledì 3 marzo 2010

E' la paura il tuo nemico



Credo che uno dei motivi per cui le persone preferiscano restare nel recinto (non molte, ma un buon numero sì), sia legato alla paura.

Di non avere niente di originale da dire; o quella di essere contestati, per esempio. Eccetera, eccetera.

La paura ha sempre una valida ragione per esistere. Come quella del buio, quando si è bambini: non si vede nulla, quindi c'è sicuramente qualcosa (qualcuno?), pronto a ghermirci.

Anche coi contenuti sul Web in fondo si agisce in questa maniera. Non c'è un buon motivo per uscire dalla massa; perché là fuori ci sono delle insidie. Meglio perpetuare il bla bla bla.

L'unico motivo che dovrebbe tenerti legato alla massa, è il desiderio di piacere a chi dirige il coro.
Se viceversa non te ne importa un fico secco, ma sei lì, stai sbagliando.
Se credi di emergere blaterando, sei fuori strada.
Se tutto sommato pensi che sia più facile frequentare argomenti popolari, e riuscire, sei in errore.

Soprattutto, sei fuori strada quando non riesci a osservare te stesso, i tuoi talenti, come a un patrimonio che non tradisce mai, che non si prosciuga per nessuna ragione.

Devi capire questo: vivendo di argomenti non tuoi, che usi solo per acquistare un po' di luce, alla lunga non saprai più quali contenuti produrre.

Solo se punti su te stesso, credendoci e appassionandoti, avrai comunque l'opportunità di divertirti. Di essere differente e interessante.

lunedì 1 marzo 2010

Trova il lettore



Trova il lettore, prima che lui si rivolga ad altri.
Scrivere non è mettere assieme delle parole; questo è un errore che molti commettono. Immaginano che la parola sia in grado di risvegliare la curiosità e l'attenzione del lettore. Non funziona proprio così.

Prima, ci deve essere una differente considerazione per chi legge; ma spesso si è troppo impegnati con se stessi per prendersi cura degli altri.
Il risultato è una serie di contenuti che provocano solo lo sbadiglio.

Può essere una buona palestra quella di imparare dagli autori: Stephen King per esempio.
Qualunque sia l'idea che hai in testa, devi osservarla dal solo punto di vista che conti: e non è il tuo. E anche se farai fatica a accettarlo: è una grande fortuna.

La differenza che esiste tra un dilettante (cronico), e un dilettante (intelligente), è che il primo non accetterà mai che i suoi contenuti possano scendere a patti con le attese altrui.
Giudicherà anzi questa tendenza come un inammissibile cedimento ai gusti popolari: cioè plebei.

Il dilettante intelligente comprende che i suoi contenuti devono affrontare la sfida più difficile: conquistare l'interesse altrui. E questo non significa affatto accettare un mostruoso gioco al ribasso. Bensì accogliere la sfida di rendere interessante anche ad altri ciò che gli sta a cuore.

In fondo, devi chiederti quanto vale quello che hai da dire. Se vale poco, rifiuterai questo discorso; se vale molto, o moltissimo, farai le mosse giuste per trovare il tuo lettore.