Io parto dall'idea che la funzione delle parole non sia quella di riempire il silenzio, ma di spingere le persone a riflettere.
Quello che tu devi fare è badare prima di tutto a possedere un paio di qualità.
Vale a dire umiltà, e fiducia in te stesso. E' tutto qui? ti starai chiedendo. Se questa è la tua sola reazione sei messo male, davvero.
Fiducia in te stesso significa avere compreso (non importa se ieri, stamane o un mese fa), che possiedi da qualche parte dei talenti che meritano considerazione. Di sicuro non meritano di ammuffire nel gregge.
Ricordati sempre che se ti mescoli e confondi non sei nient'altro che un numero. Solo le persone emergono, e questo accade quando lo sguardo, dal rimirare gli altri, o l'altro che guida la mandria, percepisce che c'è qualcosa di importante anche in sé.
Solo a quel punto si verifica una specie di frattura, che molti negano e nascondono perché temono di essere esclusi.
Eppure il Web è interessante solo quando il singolo si distacca dalla massa, e mette in azione la sua testa, invece che replicare i pensieri altrui.
L'umiltà infine è ricordare sempre a se stessi che c'è sempre, in questa Rete vasta e sempre un po' sconosciuta, qualcuno (qualcuna), migliore di noi. Il rischio di dimenticarlo esiste eccome; e se questo accade il primo a rimetterci sarai tu.
Anche se magari non te ne renderai conto...
mercoledì 24 febbraio 2010
Un paio di qualità
lunedì 22 febbraio 2010
Non preoccuparti
Non preoccuparti troppo se non sai come aggiornare, e manchi l'appuntamento con i tuoi lettori.
Se li hai educati alla qualità, capiranno.
Se li hai addestrati alla quantità, saranno sorpresi.
giovedì 18 febbraio 2010
Scrivere per il meglio
Non è semplice scrivere per il meglio; per questa ragione si preferisce scrivere male, di fretta, senza un'autentica passione per le parole, e le persone.
L'ho già scritto un mucchio di volte probabilmente: ma la mancanza di precisione, la fretta, la volontà di non riconoscere il lavoro altrui e quindi le fonti, denotano una soglia di cura per gli altri molto, molto bassa.
Agire con calma, scegliendo per esempio i termini più appropriati, controllando le fonti, tradisce un desiderio di comunicare a chi incrociamo, una sana passione per le cose migliori.
Viviamo all'interno di una realtà che pare incapace di promuovere l'eccellenza per tutti.
Se la desideri devi sborsare soldi: nella scuola, e in genere in tutti gli ambiti dove capita di bazzicare, soltanto pagando avrai diritto a qualcosa di meglio.
Solo l'uniformità, il gregge è a portata di tutti, e per tutti. La mediocrità è diventata democratica, e guai a affermare che sia un male.
Quanto si discosta da essa, è sbagliato, oppure originale.
Accade così anche con le parole. Non se ne riconosce la forza capace di spingere le persone a prendere certe posizioni, per esempio. Ma soprattutto: non si deve spiegare che il possesso delle parole, è possesso di sé, della propria vita. Contro i condottieri di turno.
Pochi si impegnano ad abbandonare piattezza e uniformità, per imparare a esporre in modo interessante e lineare il loro pensiero.
Ma hanno un pensiero "loro"?
mercoledì 17 febbraio 2010
Piccole regole di scrittura
Silenzio
Per me, la più importante. In questi giorni infatti, un martello pneumatico mi fa spesso compagnia. Ma arrabbiarsi con chi lavora non serve affatto; semmai aiuta a comprendere l'importanza che ricopre proprio il silenzio.
Può darsi che molti riescano a scrivere contenuti formidabili in mezzo al bailamme: non lo escludo.
La mia semplice idea è che per raggiungere gli altri, i lettori (qualunque sia il loro numero), tu debba trovarti faccia a faccia con te stesso.
O quello che produrrai non sarà capace di raggiungere lo scopo: comunicare.
Non solo leggere
So bene che la lettura aiuta eccome, soprattutto considerando che in questo Paese, nessuno lo fa.
Però esistono non poche persone che pur leggendo pochissimo, conservano una capacità di ascolto, di condivisione, che molti lettori non hanno.
Una persona intelligente non è affatto quella che legge molto, o scrive ancora di più.
Bensì colui che fa spazio all'altro.
Osserva cosa c'è attorno a te
Produrre contenuti può essere pericoloso. Perché pretende, assorbe, e spesso non vedi altro.
Invece i tuoi occhi devono spendersi in giro, imparare a osservare appunto.
Dettagli, piccole cose, persone, colori e sfumature. E' anche un sistema veloce per trovare qualche idea per il prossimo post. E per ricordare che la scrittura vive del mondo e nel mondo.
Leggere
Lo so: ti aspettavi qualcosa di diverso per chiudere (magari col botto). Un guizzo geniale, e pure originale. Purtroppo non sono un genio, e l'originalità non è mai stato il mio forte; resta il fatto che dedicare il proprio tempo alla lettura aiuta ad aumentare la propria capacità di sintesi.
Oltre che ad accrescere le conoscenze, e non solo grammaticali.
martedì 16 febbraio 2010
Buzz e il mio tempo
Il fatto è che io sono una persona banale, con interessi banali e obiettivi banali. Buzz è arrivato, ci ho dato un'occhiata e mi sono solo posto una domanda: aiuta a gestire meglio le mie giornate?
A fare qualcosa in maniera più semplice?
La risposta non me la sono data, ovviamente. Il fatto è che se qualcosa richiede del tempo (il mio, quindi la cosa più prezioso che io, e tu, abbiamo), devo assolutamente percepirne l'utilità il prima possibile.
Altrimenti, saluto e ringrazio.
Poi magari tra un mese, se me ne ricordo, ci torno, e scopro che non posso più vivere senza. Magari...
Sicuramente Buzz ha lo stesso impatto sull'umanità dell'invenzione della ruota, del fuoco e della gomma del ponte Perfetti.
Io sono vecchio, miope e incanutito.
Quello che mi sconcerta è la condizione del nostro tempo, strattonato da novità, tecnologie, servizi il cui scopo è renderci vicini, rintracciabili. Ma non mi appaiono trasparenti o semplici da adottare.
Certo, dipende molto da quello che si combina nella vita. Quindi queste riflessioni che mi sembrano lineari e condivisibili, ad altri suoneranno strambe e ridicole.
Credo che le persone debbano avvicinarsi ad ogni aggeggio o servizio nuovo di zecca tenendo ben presente il loro tempo: un aspetto che invece viene ignorato. Non credo che Google voglia rubarcelo; fa solo il suo lavoro.
Siamo noi che dobbiamo scegliere cosa fare, dove andare, cosa combinare. Spesso consideriamo il Web una parentesi, un dettaglio della nostra vita: quindi abbracciamo tutto. Tanto non è importante.
Prova invece a considerare il tuo ruolo, la tua voce importante: e vedrai che anche il Web assumerà un aspetto differente...
lunedì 15 febbraio 2010
Usa la tua testa
Tutti sempre e ancora a caccia del modo giusto di essere sul Web: ma le ricette sono defunte e non servono a molto.
L'unica mossa vincente è smettere di stare alla finestra, e provarci. Abbandonare il gregge e lavorare duro. Soprattutto, bada a creare per te stesso, una capacità di pensare che sia indipendente.
Non è un processo semplice e nemmeno veloce. Ecco perché nessuno o quasi te lo ha mai proposto.
Se l'obiettivo non è rendere le cose migliori, ma solo essere tra i primi 10, o 100 blog del Paese, non c'è alcuna voglia di imboccare una strada che forse (forse), arriverà a premiarti comunque. Ma chissà quando...
Osservare oltre le apparenze, verificare le fonti, andare oltre la superficie delle cose, richiede sempre tempo.
Leggere, per migliorare i rapporti con la propria lingua, anche.
Usare la propria testa significa prima di ogni altra cosa scommettere sul valore del singolo: sul proprio valore. Tutta roba che spesso viene liquidata come sciocchezze.
In fondo, esiste sempre l'idea che le persone eccezionali siano poche, mentre la maggior parte di esse sono appunto, pecore.
Ti sta bene che di te si pensi questo? Nessuno qui vuole venderti l'idea che sei il prossimo Leonardo: bensì che tu sei meglio di quello che gli altri immaginano.
A scuola probabilmente ti hanno detto di non sognare troppo; che certe cose accadono, ma solo agli spiriti eccezionali. Che tu sei ordinario.
Sul Web, stai facendo di tutto per confermare queste idee vecchie. E le idee vecchie cercano di sussurrare che il Web è una televisione con molti più canali.
L'essenziale è che il singolo non alzi mai la testa; non deve nemmeno immaginare che le opportunità non riguardano solamente i grandi gruppi. Ma anche lui, certo.
La più grande rivoluzione è quando una persona, riscopre la propria individualità. Il resto, sono solo chiacchiere per nascondere la verità.
giovedì 11 febbraio 2010
La tentazione del recinto
Tutti coloro che redigono contenuti, sono presi spesso dalla smania di scrivere qualcosa di perfetto. Io non ho mai avuto questa ambizione; credo però che si debba tenere bene in vista un aspetto.
Al di là delle critiche che la facilità del Web raccoglie, occorre riconoscere che è una buona palestra. Questo vuol dire innanzitutto che se decidi di farne parte, devi lavorare duro.
E' una palestra, ricordi?
Non sei qui per farti vedere; o perché te lo hanno consigliato.
La tua presenza dovrebbe (il condizionale è d'obbligo), scaturire dal desiderio di crescere, e migliorare.
Si abbandona, o si modifica un certo percorso, per qualcosa di meglio; non sei qui per perpetrare le solite abitudini.
Eppure sovente sono proprio queste ultime ad essere replicate.
Si pensa: tanto sono solo parole.
Il che è anche vero (non sono affatto d'accordo): ma questo non è un alibi per raccontare fandonie. E vale sia per il singolo che per l'azienda.
Se la crescita non fa parte del tuo percorso, credi davvero che alla lunga tu possa reggere?
Ma mica sono tutte vere le cose che si leggono sul Web.
Può darsi: e allora? Se sono fasulle (conoscenze e competenze inesistenti, spettacolari incarichi mai ricoperti), ci sono buone possibilità che prima o poi vengano scoperte.
Se però parlo troppo, c'è il rischio di essere danneggiato.
Vero, soprattutto se sei poco trasparente, oppure se sveli cose davvero troppo personali.
E comunque la legge esiste eccome sul Web: qualora accada qualcosa di sgradevole, o peggio, puoi sempre intervenire.
Non devi parlare troppo. Impara a dire le cose giuste, e in maniera appropriata.
Accogli le critiche.
Ascolta, taci, e non credere che il tuo blog sia un giardino recintato, da cui è bandito il resto del mondo. Se la pensi così, era meglio restare senza giardino.
mercoledì 10 febbraio 2010
Un obiettivo nobile aiuta a scrivere meglio
Se vuoi davvero distinguerti dalla massa, emergere, non basta affatto scrivere bene, con proprietà di linguaggio.
Non è sufficiente nemmeno ricorrere ai soliti trucchi o strategie che trovi in giro sul Web.
La scrittura migliora, è più curata se i tuoi obiettivi sono alti: nobili esatto.
So bene che starai leggendo quanto scrivo con uno sguardo perplesso.
Da una parte c'è chi dice che non ci vuole niente ad aprire un blog e pubblicare; dall'altra quelli che conoscono dei metodi incredibili per renderti ricchissimo, e molto popolare.
Lascia sullo sfondo tutto questo.
Se il tuo obiettivo è nobile non vorrai le solite parole; ma qualcosa di speciale.
Anche se vuoi creare una nuova impresa Web 2.0 (o siamo arrivati già al 3.0?), non potrai accontentarti dei soliti concetti.
Ne cercherai di originali.
Se pensi a qualcosa di nobile, ti separi dalla massa, che non sa cosa sia il meglio. E' abituata ad accontentarsi, ricordi?
Nel momento stesso in cui decidi di eccellere, tutto viene visto sotto una luce diversa. Quello che sino a ieri ti sembrava adatto e sufficiente, diventa vecchio e inadatto.
Comprendi al volo che accontentarsi, è un inganno. Chinare la testa e dire: "Va bene", rappresenta il peggior servizio che puoi fare a te stesso.
Credere che non ti riguarda, che certe cose capitano solo in California o da qualunque altra parte, ma non qui, non a te, è un errore che pagherai caro.
Sia chiaro: dovrai lavorare duro...
martedì 9 febbraio 2010
Parole sprecate
Leggendo l'edizione cartacea del quotidiano "Le Monde" di venerdì scorso (ebbene sì, lo acquisto regolarmente una volta alla settimana, per darmi un tono), scopro che Tolstoj, di cui quest'anno ricorre il centenario dalla morte, aveva curato un'edizione ridotta di "Guerra e Pace".
Sul serio. In principio le critiche si erano indirizzate sul troppo francese presente, e sulle riflessioni storico-filosofico-religiose che appesantivano il testo.
Allora lo scrittore russo rimise mano al suo lavoro, e lavorando di pialla lo ridusse di un terzo.
Non credo che in Italia sia mai giunto (mentre in Francia la versione ridotta sarà ripubblicata). Ma questo episodio, mi induce ancora una volta a tornare sui contenuti, e sulla forza del lettore.
D'accordo: quel romanzo poi è diventato un classico restando lussureggiante, non perché il suo autore lo sottopose ad una cura dimagrante.
Però la lezione mi sembra abbastanza nitida nella sua semplicità.
Un testo vive solo negli occhi, nella testa di chi legge, e questi non può essere il suo autore, o gli amici. Bensì dei perfetti sconosciuti. Essendo tali, possono lasciarsi andare a critiche feroci ma costruttive, o solo feroci.
E' il gioco, bellezza; davvero credi che sia semplice?
Purtroppo il blog ha permesso a tanti di scrivere senza mai indurli al vero salto di qualità: arrestare il cammino, riflettendo poi su come diventare più efficaci.
Qualunque sia il tuo rapporto con le parole, devi capire che la loro conoscenza più o meno approfondita non ti rende migliore, o particolare. Servono a comunicare: quindi devi accettare che vadano incontro agli altri, attrezzate nel modo migliore.
Sii interessante.
Dimostra passione per quello che dici, e per ciò che vuoi conseguire. E ricorda che se una sola parola è pensata per te, non per il lettore, probabilmente è sprecata.
lunedì 8 febbraio 2010
Il blog oltre la soglia di casa
Sempre a proposito dell'uniformità di tanti blog. Se sei a secco di idee, per prima cosa impara a considerarla una fortuna. Non è mai una buona cosa arrovellarsi, sbattere la testa contro il muro, affidarsi a certe tecniche o strumenti naturalmente "infallibili".
Se non sai cosa scrivere è perché forse sei un po' troppo lontano dalla vita vera; e purtroppo sprechi il tuo prezioso tempo a rincorrere argomenti e temi che hanno un senso se riesci a dire qualcosa di originale o interessante.
Altrimenti, ciccia. Ti riduci a riciclare: è uno strano e triste destino, vero? Hai un mare di opportunità e biascichi cose noiose tanto per non lasciare la pagina bianca.
Sia chiaro: riuscirai sempre a trovare qualcuno che ti dirà: "Bravo! Anche io ho scritto un commento a proposito di ...". Con un link ad un altro blog.
Arrenditi a un fatto tanto evidente quanto sottovalutato. Scrivere qualcosa di interessante sui soliti argomenti di richiamo non è cosa da tutti. E tu ci provi solo per cavalcare l'onda.
Molti scrivono che agendo in un certo modo, comprando determinati libri, utilizzando tecniche particolari e trucchi, diventerai famoso, pure ricco. Basta un clic, giusto?
Certo, non sei obbligato a ascoltare nemmeno il sottoscritto: possibile però che tu sia così povero da non avere un'idea, un progetto, una scintilla? Qualcosa di tuo?
Stai pur certo che non la troverai dietro processori o silicio. Come ho già avuto modo di dire anche in passato: oltre la soglia di casa tua c'è una faccenda intricata, complessa, terribile e non di rado persino meravigliosa.
Si chiama vita: ecco, prova a cercare la tua ispirazione lì. Di solito non tradisce mai.
domenica 7 febbraio 2010
Recensione: Doppler, vita con l'alce
Cadere da una bicicletta, e iniziare a osservare la propria vita con occhi differenti.
Arrivare a concludere che c'è qualcosa che non va, e che l'unico modo di risolvere il problema è piantare tutto (famiglia, lavoro), e andare a vivere nel bosco.
Con un cucciolo di alce come amico.
Doppler (il protagonista), elabora la sua personale rivolta contro la perfetta (?) società norvegese, dove tutto fila liscio, e il conformismo, il comportarsi in maniera intelligente, e produttiva, sono i dogmi cui tutti si attengono.
Tranne appunto Doppler che decide di combinare un bel niente.
La letteratura rigurgita di individui che si ribellano all'ordine che la società moderna impone. Nel romanzo, l'ironia, lo sguardo disincantato e distaccato di Doppler colora di gioiosa follia una scelta radicale: ma che non può che suscitare simpatia nel lettore.
Iperborea.
sabato 6 febbraio 2010
Recensione: Il segreto di Inga

Di tanto in tanto butterò giù delle brevi recensioni sui libri che leggo: spero siano utili. Dal momento che la scrittura col blog torna in auge, la lettura dovrebbe (il condizionale è d'obbligo), seguirne le medesime sorti. E allora, ecco le mie letture, le mie considerazioni.
Che cosa diavolo spinge Inga Andersson a indagare su Scientology, sette religiose, gruppi neo-nazisti, Echelon e NSA?
Perché una giovane donna non si accontenta del suo lavoro presso l'università, e decide di rischiare la vita, e di viverla di nascosto per sfuggire a minacce e attentati?
Quello che può apparire un thriller in piena regola, è in realtà una riflessione sul passato recente, e minaccioso che ritorna (i gruppi neo-nazisti per esempio); e su un presente in cui le tecnologie in mano ai "Buoni" (Echelon, NSA), mostrano il loro potenziale pericoloso.
Inga, spinta ad agire da un episodio atroce, sceglie una battaglia che non è solo svelare le menzogne; ma indagare sulle ragioni che spingono l'uomo a celare e a raggirare. E se il mondo trasparente è un'utopia irrealizzabile, così come forse l'indagine della protagonista non arriverà alla conclusione, il messaggio è chiaro. Vigilare, controllare, verificare.
Non tutto è perfetto nel romanzo di Larsson: il modo in cui Inga viene abbindolata da un "collega" statunitense che non si rivelerà affatto tale, è troppo schematico.
Eppure scivola via, avvince, piace.
E l'episodio della sepoltura in alto mare del vecchio pescatore Morten, uno dei due amici di Inga, benché breve e in fondo secondario, svela una bellezza, una potenza che riesce a scolpirsi nella memoria. Perché la letteratura è anche dettagli, sfumature, piccoli episodi.
Probabilmente non è un capolavoro: di certo è un libro che in una libreria non dovrebbe mancare.
Iperborea
giovedì 4 febbraio 2010
La forza della curiosità
Nel gregge, la curiosità non è richiesta. E' un sinonimo di qualcosa che se accolto, conduce i numeri alla morte, per fare spazio alle persone.
Ecco il motivo per cui non è molto amata.
E' un affare che spinge la persona a andare a vedere come stanno davvero le cose; il gregge no, non si muove perché non si sa mai cosa c'è laggiù.
E' una cosa che induce la persona a porsi delle domande; il gregge non sa cosa farsene delle domande.
Ha il suo capo, che già conosce le risposte, e le domande certo. In quest'ordine: non è magnifico?
E' una condizione che non di rado isola, porta lontano; per quale ragione?
E' così bello stare tutti assieme, sventolare, battere le mani. Percorrere il solito sentiero, sempre dietro il solito capo. Perché anche se cambiano, sono sempre così uguali.
La curiosità ricorda e fa l'inventario di errori e sbagli.
Il gregge non ama ricordare; è così triste, brutto. Fa venire malinconia, vero? Meno male che il capo sa sempre trovare qualcosa di divertente. Quel sagomaccia!
La curiosità non esenta dal pagare i conti, spesso salati, e senza possibilità di delegare.
Il gregge detesta pagare i conti, e se proprio deve, li presenta agli ultimi della fila, ai soliti. I fessi, insomma.
Eppure, immagino (credo), che valga la pena essere curiosi...
mercoledì 3 febbraio 2010
Il cuore delle tue parole
Che tu ci creda o no, le parole rivelano la tua personalità. Se non emergi (ed emergere non significa solo essere nella solita, trita classifica dei 100 più letti), non è perché ci sono troppi blog.
Più semplicemente: il lettore percepisce che tu non sei nulla. Non possiedi personalità. E tutto questo lo si percepisce solo leggendo?
Esatto. Dal momento che non hai alcuna fiducia nella forza delle parole, anche se inquini la Rete con i tuoi contenuti dalla dubbia utilità, pubblichi e aggiorni a tamburo battente.
Una personalità esiste quando ci si prende del tempo per fermare la corsa, riflettere, condividere. Imparare, si capisce. Altrimenti sei un megafono.
E' vero: i megafoni riscuotono un lusinghiero successo: basta dare un'occhiata agli argomenti più in voga sui blog. Sono sempre gli stessi.
Soprattutto, mancano di originalità, perché è possibile "cavalcare l'onda": ma occorre farlo in maniera originale. Interessante.
Spesso gli individui giungono alla conclusione che comunque convenga. Che uno spicchio di celebrità arriverà anche ad essi. Illusi. Se non hai passione: se le parole che lanci non sgorgano da qualcosa di tuo (perché allora parlare di "personalità"?), non hai scampo.
La massa è per chi non ha testa, cuore, speranza, e si affida agli altri. Per convenienza e pigrizia. Lo so bene che visto come va il mondo, non sembra essere una condotta troppo sbagliata.
Ma è quella adatta a te?
martedì 2 febbraio 2010
Dove prendere l'ispirazione per il tuo blog?
E' un esercizio sciocco, lo so. Ci sono in fondo un mucchio di tecniche per riuscire a trarre ispirazione per confezionare dei contenuti per il proprio blog. Il più efficace? Farsi un giro.
C'è qualcosa d'altro?
Anche se gestisci un sciocco blog in fondo alla classifica, imponiti come obiettivo quello di scrivere qualcosa di cui essere fiero.
Mi rendo conto che tu a questo punto sei perplesso assai: non è facile, starai pensando. Giusto: è più semplice adeguarsi. Ed è quello che la maggior parte dei blog purtroppo fanno.
Qualcosa di cui essere fiero: significa che hai deciso di lavorare seriamente con le parole.
Che tacere non è un male, ma una buona occasione per far spazio alle parole degli altri.
Potrei raccattare più visite se parlassi dell'ultimo dispositivo di Apple, invece che inanellare questi pensieri.
E poi?
Vero è che si può sempre essere originali, offrire uno spunto, una riflessione interessante: anche su un argomento inflazionato.
Questo non succede quasi mai all'improvviso: ma dopo che hai deciso di essere fiero di qualcosa.
Non cadere in quella prodigiosa trappola che sussurra: Lascia perdere, è solo uno stupido blog.
Oppure: Non sei in grado di dire nulla di interessante.
Sei tu che decidi, non gli altri. Se tu scegli di essere gregge, gregge sarai. Ma per favore, evita di essere tu a voler belare a tutti i costi.
Cercando di chiudere questo post: oltre alla vita, alla lettura, l'ispirazione scaturisce quando credi nei tuoi talenti, e smetti di scimmiottare quelli altrui.
lunedì 1 febbraio 2010
Un blog appena accettabile
Esistono poche semplici regole per rendere il blog accettabile, e applicarle non ti costerà nulla. Spesso sono disattese per pigrizia, o disattenzione. Peccato
Non sei il centro del mondo
Lo so che il blog è tuo e ci vuoi scrivere quello che desideri. Però se limiti i tuoi argomenti a te stesso, alle tue piccole cose, non solo annoi: perdi un'occasione.
Il Web è lo strumento che permette a tutti di crescere e condividere: però devi essere interessante. Oppure, cerca di diventarlo.
Non esiste niente di peggio di chi si intestardisce nella mediocrità, sino addirittura a difenderla.
Il blog è scrittura
Già, è una scoperta rivoluzionaria, vero? Il che però significa che devi per forza imparare a usare bene i ferri del mestiere. No, non devi diventare scrittore: ma comunicare, quello sì. E non ci si riesce aumentando i punti esclamativi, mettendo le k o un mucchio di parole tutte maiuscole. Sarai "cool", alla moda: ma terribilmente noioso e prevedibile.
Quelle sono le prove che non hai interesse o rispetto alcuno per gli altri, che per fortuna ti ripagheranno della stessa moneta.
Ti piace imparare?
Qualcuno potrebbe pensare: che razza di domanda!
Eppure tutto questo gigantesco affare che risponde al nome di Web altro non è che il mezzo più semplice per imparare.
Il rispetto, l'attenzione per il punto di vista altrui, tanto per cominciare. Alcuni viceversa usano la Rete per sciocchezze o cose peggiori.
Ma c'è un mucchio di altra roba che è alla tua portata: basta avere determinazione e passione.
Dopotutto, la vita è altrove
La disciplina non è cercare di diventare entro sei mesi uno dei primi 100 blog del Paese. Ma mantenere sempre fisso lo sguardo su quello che scorre là fuori. La vita, insomma. Occorre anche forza di volontà per non farsi ammaliare da reti sociali, strumenti e tecnologie il cui abuso finisce col separarci dagli altri.
Nessun contenuto sul Web è più formidabile di una cena con gli amici.