Alla fine, essere conformisti sarà sempre più inutile e dannoso.
Secondo me è sempre stato così, sia chiaro.
Ma con le opportunità che hai a portata di mano, te ne stai lì, mogio, in fila, ad aspettare che qualcuno ti dica: "Vediamo cosa sai fare"?
Suvvia, un po' di coraggio...
giovedì 28 gennaio 2010
Un po' di coraggio
mercoledì 27 gennaio 2010
I sommersi e i salvati
La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.
Primo Levi.
martedì 26 gennaio 2010
I tuoi contenuti nascono da uno sguardo
Tutti lo ripetono talmente tante volte che alla fine uno sbadiglia: non perché sia sbagliato, ci mancherebbe altro. Ma piuttosto perché affermare questo a parte al sua nobiltà, non aiuta a capire molto.
I contenuti sono importanti, d'accordo. E cosa sono? Come nascono?
Dove li trovo?
E' inutile che li cerchi nella tua fornitissima biblioteca, o nel tuo Kindle nuovo di zecca.
E' superfluo togliere la polvere dalla cornice che racchiude la tua laurea (ma si incornicia ancora una laurea?).
Ho sempre immaginato che il contenuto di valore nasce quando impari a usare il tuo sguardo non per trovare conferme. Bensì nuove angolazioni, differenti punti di vista.
Non è semplice forse, ma di certo non è impossibile. Se prendiamo ad esempio quello che combinano gli scrittori, noteremo che essi agiscono proprio così.
Dal momento che si dice che dopo Omero non esiste niente di nuovo da raccontare; essi allora, raccontano sempre la medesima storia.
Ma con uno sguardo differente.
Qui purtroppo occorre riconoscere che i titoli di studio, le frequentazioni ottime e abbondanti di solito non sono un buon viatico. Sono importanti, questo è ovvio: purtroppo non bastano. Ti consegnano l'idea che è tutto lì dentro.
Per fortuna è tutto là fuori.
lunedì 25 gennaio 2010
Come il blog può aiutarti
Tutte le volte che si parla o si scrive di blog, spesso non ci si rende conto che il loro valore non risiede solo in quello che racchiudono. Bensì in ciò che sono capaci di generare.
E' dai frutti che si può capire il loro valore.
Il blog riflette la tua cultura
Se non sai nulla, il blog promuove il nulla. Mica crederai che video, o notizie trite e ritrite riescano a farti diventare una persona interessante, vero?
Ecco una delle tante ragioni per cui dovresti cercare di costruirti non tanto una reputazione (quella verrà dopo), quanto una conoscenza. Si potrebbe dire: una cultura. Un blog non è scrivere: è condividere. Chiacchiere o rumore sono al momento le cose meno ricercate e amate: perché continui a proporre solo quello?
Il blog insegna la lealtà
Premessa: riesce in questo compito (insegnare la lealtà), solo se tu sei già incline ad essa. Altrimenti per te sarà un ottimo mezzo per nascondersi, simulare.
Eppure se giochi con le parole presto ti rendi conto che se i tuoi lettori sono solo 12, ti senti portato a essere trasparente e sincero con essi.
No, non dico che devi comunicare il codice del tuo Bancomat. Però quando quei 12 sconosciuti leggono quanto scrivi, magari commentano pure (ogni tanto); si stabilisce qualcosa che non è solo uno scambio di punti di vista. Si tratta piuttosto di un credito che ti viene aperto, e allora inizi a capire che la posta in gioco anche se di modeste dimensioni, è importante.
Il blog è anche scuola di vita
Per qualcuno esagero: sono altre le cose che insegnano, e il blog non fa parte di queste. Credo in realtà che il Web in generale, il blog in particolare, abbiano qualcosa da dire.
Se usi le parole non puoi non vedere la disciplina che esse pretendono ogni giorno.
Scopri la lealtà; e questa impone a te stesso di confezionare contenuti interessanti. Non puoi farlo di fretta e furia. Quindi cerchi il posto ideale, gli argomenti giusti, le migliori parole. Passi del tempo a leggere, oppure a rileggere quello che hai scritto. Il tempo che dedichi alla stesura di un post richiede attenzioni e cure speciali.
Certo, tutto questo accade solo quando scegli di uscire dalla massa: e molti non vedono alcuna convenienza a farlo. Peccato che costoro non comprendano come il divertimento sia proprio agire contro la convenienza immediata...
giovedì 21 gennaio 2010
La trappola delle dimensioni
La convinzione che solo se si è grandi, allora si ha qualcosa da dire, è pericolosa quanto quella che recita: quando sei grande, vieni ascoltato.
Non sempre è così, in realtà: e sventolare numeri, cifre o dati non è un modo per dimostrare il contrario.
Dire addio alla massa, non significa avere conquistato delle ragguardevoli dimensioni, in modo da staccarsi da essa, e quindi dominarla.
Bensì avere il giusto spirito che spinge a volgere lo sguardo a cose intangibili.
Sono queste che conducono al consenso, ma questo non giunge mai grazie alle dimensioni. E l'ingrediente vincente che crea il consenso è considerare le persone più preziose di quanto esse stesse si credano.
In fondo viviamo all'interno di una struttura molto rigida, dove buona parte degli individui ha una sorta di compito: comportarsi bene. Cioè essere massa: ordinata, obbediente, e via discorrendo. Sopra, a guidare, le eccellenze.
Se viceversa tu cambi le regole del gioco, e provi a pensare a persone, e non a massa; se quindi scommetti sulla capacità del singolo di sorprendersi e sorprendere, allora fai spazio a cose intangibili.
E al di là delle chiacchiere, sono in pochi ad agire in questo modo. Esatto, c'è dello spazio per te: ricorda solo che "spazio" non vuol dire che non devi lavorarci, o che è tutto molto semplice.
So bene che esistono un mucchio davvero alto di esempi che mi smentiscono. Li puoi trovare in qualunque settore: industria, letteratura, blog.
Questo però dimostra almeno una cosa.
Si può diventare grandi solo se si conserva una formidabile dose di visione. Forse è preferibile usare il termine "speranza", invece di visione. Sì, forse è meglio.
mercoledì 20 gennaio 2010
L'ossessione di scrivere 50 post al giorno
Questa ossessione è figlia dell'idea secondo cui gli utenti sono sempre lì pronti ad andare da quello bravo: che sarebbe uno dei primi 100 blog in una delle tante classifiche esistenti in Italia.
Una grande illusione, certo.
Agendo così in realtà ammetti che non sei in grado di differenziarti in base alla qualità, all'originalità, all'interesse dei tuoi post.
Ma puoi contare solo sulla quantità.
I tuoi lettori non sono pochi perché non fai abbastanza: bensì perché quello che produci non piace. Semplice, vero?
Invece di imboccare la strada in discesa della quantità, imbocca quella della qualità: che naturalmente è in salita.
Alla fine di quella discesa tra l'altro, troverai un gigantesco ingorgo dove tanti altri esattamente come te, hanno scelto la via più facile. Per scoprire che non se ne esce, se non a prezzo di ulteriore, durissimo lavoro, trucchi, e strategie strampalate.
Il tempo, ricordatelo, è prezioso non solo per te, ma soprattutto per chi legge. Quindi se desideri che te ne regali un poco del suo, impara alla svelta a fornire dei validi motivi perché ciò accada. E stai pur certo che sarà la qualità ad attirarli, e nient'altro.
martedì 19 gennaio 2010
Perché dovresti essere sul Web
Ogni qualvolta uomini, o civiltà si sono unite (connesse, appunto), hanno dialogato e si sono confrontate, si è verificato un passo in avanti prodigioso.
I problemi non sono mancati, purtroppo: ma i vantaggi per tutti alla fine sono stati incommensurabili. Sia materiali, ma non solo.
Tutte le dittature viceversa, hanno come obiettivo troncare i legami, presenti, o che potrebbero crearsi, con i pretesti più diversi.
Il governo cinese per esempio, afferma che l'opinione deve essere guidata. Ci deve essere cioè un apparato che di volta in volta, decide con chi dialogare, con quali entità connettersi.
Anche se può apparire un giudizio piuttosto superficiale: il limite di tanti media che abbiamo usato con profitto (e continuiamo a farlo), è che fornivano un tipo di connessione estremamente debole.
Il Web è una sorta di arena dove puoi comportarti esattamente come se fosse una sorta di televisione con molto più canali.
Eppure quando comprendi che connettendoti impari, cresci e migliori, allora ti rendi conto dei limiti dei vecchi media.
E dei pregi del Web. D'accordo, per molti non sono affatto tali perché esiste una massa di informazioni che non riusciamo a filtrare. A scegliere. Siamo assediati, e spesso travolti.
Il problema tuttavia è nostro; non perché siamo invecchiati tra radio, televisione e cinema. Che pure hanno svolto un'ottima azione di formazione e connessione, anche se di recente la qualità stenta ad affermarsi.
Immagino che tutto nasca perché siamo sempre stati abituati a immaginare cose, idee e persone, dietro a confini e fili spinati. Per me è ancora così, a volte: penso a "Europa" e mi devo ricordare che Romania e Ucraina ne fanno parte. Non sono più dall'altra parte.
Lo so, è un esempio leggermente idiota. Eppure dimostra come barriere, muri e quant'altro abbiano strangolato progresso e conoscenza.
Ora il Web permette a tante persone di connettersi e cambiare informazioni, sapere, esperienze per costruire qualcosa di meglio.
E' per questa ragione che non dovresti dare retta a quanti liquidano la Rete con giudizi superficiali. Costoro sono ancora prigionieri di filo spinato e confini, ma dopotutto ci guadagnano qualcosa: potere, rispetto, denaro, eccetera eccetera.
Ma tu, sei certo di guadagnarci qualcosa?
lunedì 18 gennaio 2010
Il decalogo del buon blog
2) La lingua ha le sue regole, imparale e non scambiare i tuoi lettori per cavie. Vogliono capire, non "leggere tra le righe", o fare i conti con errori, periodi contorti o lunghi o peggio ancora, poco comprensibili;
3) Prendi del tempo per te stesso. L'essere umano è un animale sociale: non puoi limitare questo aspetto o te ne pentirai;
4) Non badare a concetti come PageRank e via discorrendo. Il Web è già pieno di persone che se ne occupano;
5) Cita le fonti;
6) Rispondi ai commenti dei tuoi lettori, e bada a replicare non perché "si deve fare, lo scrivono tutti", bensì perché è un mezzo per crescere. Assieme;
7) Non temere di tacere. Se non hai niente da dire, non è un dramma. Lo diventa quando dici, mentre il silenzio sarebbe stato accolto con maggiore gratitudine;
8) Vai a caccia di argomenti davvero interessanti: di iPhone, Google e compagnia ormai siamo all'inflazione. Se non sai dove trovarli, fatti un giro in una biblioteca, o guardati attorno. A costo di spendere nell'impresa dei mesi, ti prego: diventa davvero interessante;
9) Non desiderare di essere un altro. Sii te stesso anche se questo non ti farà scalare le classifiche. Probabilmente agli occhi dei tuoi (pochi), lettori, sarai genuino, trasparente. Tutte qualità che i motori di ricerca non sono in grado di conteggiare: e questo è un bene;
10) Il decimo non lo metto. Anche perché già scriverne 9 mi sembrava una faticaccia. Se vuoi, potrai farlo tu.
giovedì 14 gennaio 2010
A proposito di creatività
Quello che ti sfugge, sino a renderti del tutto simile agli altri, così massa e per niente persona, è non comprendere che la creatività è colmare un vuoto.
mercoledì 13 gennaio 2010
Il lessico del blog
Dal momento che nessuno in questo Paese riesce ovviamente a campare con un blog, la domanda sorge spontanea. A che pro tenerlo aperto? E perché aggiornarlo, magari creando pure dei contenuti originali?
Se hai un blog da più di, diciamo, 30 giorni, e solo adesso ti poni queste domande, probabilmente hai commesso qualche piccolo errore di valutazione. Nulla che non si possa rimediare, si capisce.
Hai peccato di superficialità: pazienza. Cerca adesso di spostare la tua attenzione su una serie di qualità che potrebbero esserti di aiuto. Sono tutti bene intangibili, perché non ti porteranno a casa dei soldi: purtroppo, si capisce.
Ne ho già parlato in passato, mi pare. Parlo di reputazione.
Molti ancora immaginano che sia un affare per chi finisce sui giornali, o finisce in televisione. Oppure se abita un piccolo paese (e l'Italia è fatta essenzialmente di piccole realtà locali, vero?).
Per fortuna la faccenda adesso è ben differente da qualche tempo fa: una volta che sei "dentro" al Web, non puoi più far finta che certi argomenti siano di pertinenza altrui.
Bada a questo dettaglio: reputazione non significa solo quello che gli altri pensano di te. Che resta comunque importante.
Bensì quello che tu pensi degli altri. Come li tratti. E dal momento che un blog è soprattutto parole, esse trasmettono di te un'immagine ben precisa. Ben oltre quello che si creda. E credimi quando dico che in giro, a giudicare da quello che si legge, il panorama non è dei migliori.
Non parliamo però di quello che combinano gli altri, del paesaggio che creano: meglio riflettere su di te, su quello che combini.
Si capisce al volo di che pasta sei fatto; d'accordo, non proprio al volo. Ma ci si può fare una buona idea della persona che batte sui tasti. O cattiva, si capisce.
E' vero, è possibile nascondersi. Ma non scrivo nulla di nuovo se affermo che alla lunga ti costerà moltissimo.
Per esempio: Ken Follett o Garcia Marquez campano di parole. Ma non se ne stanno chiusi nelle loro dimore.
Ecco allora che accanto a "reputazione" metterei quindi visibilità, no: quella la garantisce la televisione. Meglio parlare di "partecipazione".
Credo che si intenda meglio il senso: giochi, scommetti sulla tua capacità di confrontarti con gli altri, di imparare da essi e dalle loro critiche (o qualità).
Parliamo di dettagli forse: reputazione, e partecipazione. Di concetti un poco strani, a prima vista poco vicini a un blog. In fondo si pensa: "Diavolo, ma davvero mi devo preoccupare di queste cose?".
La mia riposta è: sì. Puoi sempre continuare a giocarci col blog. Ma se sei arrivato a leggere sin qui, probabilmente è perché il tempo del gioco è finito. E tu lo sai.
martedì 12 gennaio 2010
Un problema di parole
No, non è il problema che nasce quando non sai cosa scrivere. E' quello che scorgi se per esempio ti trovi su un autobus, in giro insomma. L'aspetto che più sconcerta (almeno che sconcerta il sottoscritto), è la scarsa capacità delle persone di ricorrere alle parole.
D'accordo, i problemi sono altri.
Ma questi si risolvono con idee chiare e con le parole. Altrimenti si lascia spazio ai chiacchieroni: che naturalmente non sono in grado di immaginare scenari nuovi.
Neppure di prepararli.
Come dici? Che non hai il tempo per occuparti delle parole? Peccato: probabilmente sarà la sola cosa capace di distinguerti. La loro conoscenza, e il buon uso di esse, sarà capace di fare la differenza.
Ah già: sino ad ora non è andata tanto male? Ci si è divertiti, si sono fatti affari e via discorrendo? Certo: goditi questi momenti perché saranno sempre più ardui da acchiappare.
Ci sono un mucchio di nuove parole in giro: Web, condivisione, globalizzazione, delocalizzazione, e così via. Lo so che ne senti parlare anche e soprattutto a sproposito.
Per prima cosa metti fuori dalla porta i "sentito dire" e i giudizi altrui. Trova il tempo per capire il loro senso e la loro portata. O fuori dalla porta ci finirai tu. O la tua azienda; con un po' di fortuna, entrambi.
lunedì 11 gennaio 2010
Le parole d'ordine del 2010
Più studio
Fai qualcosa di rivoluzionario: invece di stare sulla notizia a tutti i costi, prova a spegnere il rumore di fondo, e a concentrarti su qualcosa per te solo. Studiando, certo, ma qualcosa che ti piace.
In fondo per anni sei stato agli ordini di chi decideva per te. Forse è ora di scegliere qualcosa che ci appassiona, ci piace, e che poi possiamo condividere con gli altri.
Oltre il blog
Attento: non credere che il blog sia tutto. E' solo un elemento, anche importante si capisce. Ma il Web è un luogo e tu devi esserci. Bada solo che la tua presenza sia sempre all'insegna della qualità. Rivaluta il silenzio, e non pretendere di avere sempre qualcosa da dire.
Soprattutto pensa alle persone. Se non hai dimestichezza con esse, facci (e fatti), un favore: inizia a frequentarle. Metti via arroganza, bla bla bla, e cerca piuttosto di imparare. Fare il maestrino è da tutti: riconoscere che abbiamo ancora un bel pezzo di strada per arrivare, no.
Difendi il tuo spazio
Ovviamente non mi riferisco al sito o blog che forse possiedi, forse aprirai.
Sto pensando a quelle persone del Web non sanno niente, ma giurano che è tutta spazzatura.
Ragionano in questo modo perché faticano a pensare alle "persone", mentre sono a più agio quando viceversa pensano ai "numeri". Che fanno così gregge.
Difendere il proprio spazio significa prepararsi a controbattere, argomentare, proporre e confrontarsi. Non per convincere "Lorsignori"; è inutile. Piuttosto per arrivare a quelle persone che vogliono capirci qualcosa, e fanno fatica perché naturalmente, i vecchi media tendono a dipingere nel modo peggiore il Web.
Scegli la strada
Prima o poi, devi decidere; e scegliere appunto la strada. Che sia la tua, magari anche poco frequentata, ma (lo riscrivo), la tua.
Sì, lo so che tutti (o quasi), ti dicono che queste sono emerite sciocchezze. In fondo, cosa puoi fare con uno stupido blog, e quella colossale idiozia che è il Web?
Quello che vuoi, ecco cosa puoi fare. Ma devi studiare, conoscere, difendere e muoverti. Il premio non è alla fine; sta invece nel fare. Qualcosa di diverso magari.
giovedì 7 gennaio 2010
Pensare in grande
Questo modo di pensare produce i tuoi contenuti mediocri, attinti senza alcuno spirito critico dalle "Notizie del giorno", e alla massa restituiti senza alcun guizzo creativo, o un punto di vista un poco differente.
Pensare in grande richiede una mente agile, non un portafogli fornito. Cultura quindi, non soldi. E quando scrivo "cultura", non mi riferisco solo a lauree o diplomi. Bensì alla capacità di condividere, trasformare, mette a disposizione le proprie competenze.
La cultura non vive bene sotto chiave, rinchiusa dietro cancelli, o cattedre. Si sviluppa e migliora solo quando accettiamo di uscire, di metterci in gioco.
Pensare in grande ha poi i suoi vantaggi.
1) Impara a osservare da nuove prospettive.
Esatto, non le solite, ma inedite, differenti, su cui esercitare spirito critico, fantasia, e voglia di provarci. Pensare in piccolo, accontentarsi, addormenta la testa e rende l'appartenenza alla massa qualcosa di invidiabile.
2) Getta luce negli angoli.
Ho scritto "angoli", ma potevo scrivere: quei problemi o sfide che gli altri sono troppo pigri, distratti e goffi per affrontare. La crisi forse è passata, di sicuro sembra passata anche la voglia di "cambiare le cose". Tutto o quasi, sembra tornare a come era prima dei grandi crack. E tu vuoi restare lì con le mani in mano a lamentarti?
3) Il denaro? Dopo, forse
Lo so, non vorresti vedere quel "forse". Diciamo allora che l'ho messo perché pensare in grande significa lavorare duro, e poi ancora lavorare duro. Quindi è bene non illudersi e allenarsi parecchio alle vacche magre. Quelle grasse, dopo appunto.
Alcune delle cose più innovative nascono e si sviluppano non per fare i soldi a palate, ma per rendere la vita delle persone, migliore.
La Grameen Bank aveva il sogno di cambiare le regole del mondo bancario; e a piccoli passi lo fa.
L'Open Source è fatto di milioni di persone che prima di pensare ad inaugurare il conto bancario alle isole Bermuda, desidera realizzare software efficiente e semplice da usare.
Accontentarsi, coi mezzi semplici e a basso costo che possediamo, è il più colossale errore che puoi fare. Perciò, abituati a pensare solo al meglio.
martedì 5 gennaio 2010
Prima di iniziare a scrivere
Meno male che l'anno nuovo capita solo una volta: perché altrimenti saremmo costretti a ripetere continuamente buoni propositi. Che poi in genere non manteniamo affatto.
In parte per colpa nostra, in parte, per le circostanze avverse che ci piombano addosso.
Quello che mi ha spinto a spegnere il motore, prima delle festività, è stato anche la volontà di evitare la lettura di post (in genere stranieri), che ne approfittano per ricordare come rendere il tuo blog una macchina schiacciasassi, e macina soldi.
Immancabilmente, li ho letti; non tutti, si capisce. Il fatto è che al di là dell'ottimismo che sprigionano, del fascino che emanano, mostrano un approccio che merita di essere adottato.
Parlo del lavoro che le parole richiedono. In fondo creare un post, mantenere un blog, richiedono qualità che spesso le persone faticano a mantenere nel tempo. Non sono così presuntuoso da credere che se per esempio lo chiudi, allora sei un buono a nulla.
Ci mancherebbe altro.
Il problema sorge quando si affrontano le parole in maniera del tutto superficiale. E' un argomento vecchio quanto il mondo, eppure l'errore si ripete con una puntualità svizzera.
Si fatica a pensare alla persona; e quando ci si riesce, siamo sempre noi stessi l'oggetto di tanta attenzione.
Certi blogger stranieri invece, affrontano in maniera quasi scientifica proprio il rapporto con il lettore. D'accordo, occorre anche un po' di fortuna.
Di sicuro credo che prima di imparare a scrivere (e lo si deve fare ogni giorno), dovresti imparare a posare lo sguardo sulle persone.
Osservarle.
Dopo, senza fretta, prendi in mano la penna (o il mouse).
lunedì 4 gennaio 2010
La novità è nel piacere di condividere
Come sai, in occasione delle festività natalizie e di fine anno, ho staccato la spina. E' indispensabile allontanarsi dalle proprie creature (digitali, certo), per osservarle in maniera differente.
Ho tirato il freno a mano anche su Friendfeed, di cui in realtà non sono un grande produttore di contenuti, ma che utilizzo se ho qualcosa da dire, o da segnalare. Per non parlare poi di Meemi, che mi ha dato per disperso, credo.
Quando si riprende il cammino, molti immaginano che si abbiano grandi e clamorose novità da svelare; l'unica novità è ritrovare sempre intatto il piacere di condividere idee.
Deluso? Posso anche comprenderti: ma in fondo questo accade perché la nostra idea di "nuovo" è legata a qualcosa di "più". Più grande, più bello, più nuovo appunto, di quello precedente.
Invece credo che si dovrebbe ripensare alla categoria del "nuovo" in maniera differente. Riprendere in mano ogni giorno il mouse, o qualunque altro strumento, e scoprire che c'è sempre il desiderio di capire, condividere e andare oltre il solito.
Nonostante tutto, malgrado lorsignori.
Ritrovare il piacere di queste cose, e scoprire ogni volta che non ci si è stancati, ma si conserva lo stesso entusiasmo di sempre.
Buon 2010 (in ritardo).
sabato 2 gennaio 2010
Un uomo solo al comando
Ancora e sempre Fausto Coppi.