Ogni cosa ha un nome ovviamente, e anche il vulcano islandese che ha bloccato buona parte dell'Europa ne ha uno.
Per noi difficile da pronunciare.
Diventa interessante riflettere (brevemente) sul ruolo della lingua nella definizione di popoli, e di persone.
In questo credo di poter sposare in pieno quanto afferma lo scrittore Bjorn Larsson, quando scrive che letteratura svedese, francese, o italiana, siano tutto sommato etichette prive di senso.
E che parlare di nazionalità, non abbia un futuro migliore.
Negli aeroporti, appiedati, si sono viste razze le più diverse, e spesso la cittadinanza non coincideva con il colore della pelle.
Quello che identifica è appunto la lingua che si parla ogni giorno: coi figli, a casa, o sul lavoro.
Se appartenenza deve essere, che sia appunto alla lingua. Lì dentro c'è tutto: la nostra storia, il passato con gli errori e le sconfitte. Ecco perché bisogna amarla, studiarla, conoscerla bene.
I confini sono cambiati tante volte nel corso dei secoli; e per chi viveva proprio nei pressi, sono sempre apparsi per quello che erano. Restrizioni, formalità, divieti.
Anche la lingua ovviamente muta, e chissà che non sia lei a renderci comunità, cammino, futuro. Inviando concetti come "terra", "nero", "cinese", nella discarica della Storia.
martedì 27 aprile 2010
Il vulcano senza nome
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4 commenti:
Bellissimo post. Complimenti!!! ;)
@ Maury:
Grazie!
La superficialità ai nostri tempi è grande.
In islandese Eyjafjallajökull significa Ghiacciaio dei Monti delle Isole: la parola è formata da eyja (isole), fjalla (montagne) e jökull (ghiacciaio). Il nome era quindi del ghiacciano e non del vulcano, ma questo è solo un inciso per ricordare che conosciamo molto poco di ciò che entra a far parte della nostra vita: vengono utilizzate semplici "etichette" che non possono rendere la complessità di ciò che rappresentano.
Un argomento veramente interessante quello che hai proposto
@ Pheqof:
Interessante argomento, ma poco frequentato. Così come non si ama molto andare oltre la superficie. Ma non fa nulla, non importa: nel nostro piccolo dobbiamo essere testardi e provare lo stesso a capire la complessità del mondo.
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