giovedì 17 dicembre 2009

Un po' di riposo

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Già: le festività natalizie e di fine anno sono lì, dietro l'angolo.
Per questo motivo il blog arresta le macchine per riprendere a marciare con il suo timido incedere, dal prossimo anno.
Il 4 gennaio 2010, se proprio ci tieni a saperlo.

In fondo lo scopo delle festività è quello di indurci a rallentare, guardarci attorno, magari compiere nuove scelte, o rimettere mano a vecchi propositi.

L'essenziale è ricordarsi che dobbiamo ritrovare tempo e spazio anche per noi stessi, e chi ci sta attorno.
Tempo per ritirarci, riflettere, e rivalutare quella medicina sottovalutata, e derisa, che è la solitudine.
Non sto qui a spiegare cosa voglia dire: chi segue questo sgangherato blog sa già.

Ti auguro un buon Natale, e un 2010 pieno di speranza: non intesa come vuota parola per indorare la pillola amara del giorno storto, dei conti sballati, del lavoro che scricchiola.
Bensì come realtà che cambia, si fa più umana.
Più rispettosa per chi cade, o per chi vuole rendere le cose migliori.

mercoledì 16 dicembre 2009

Il vero insegnamento

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Una banale considerazione.
Se esistono circa 500.000 lemmi della lingua italiana, prova a pensare che conoscerli tutti, o buona parte, non è affatto un vanto.

Lo è se ti inducono a riflettere sulla complessità del mondo, sulle tante (per alcuni sono persino troppe), sfumature che la vita offre.

Non devi sentirti sicuro solo perché su qualche muro della tua casa c'è una parata di lauree.
Ed evita di considerarti una piccola cosa solo perché NON hai diplomi o riconoscimenti da mostrare.

Il vero insegnamento da assimilare, e questo vale per tutti, è che le parole provano a illustrare la complessità del mondo. Ci suggeriscono che capirlo, richiede uno sforzo e uno studio costante.
E in caso questo non ci sia possibile, per i motivi più diversi, ci dicono di usare almeno il rispetto e la cura che si deve a qualcosa di prezioso.

Prendi ad esempio la parola: casa. Osserva poi quanti sinonimi sono utilizzati per indicare il luogo dove ci si ritira la sera. Proprio perché sono tanti i generi di abitazione che accolgono le persone: dal tugurio, al castello, e in mezzo un numeroso insieme di altre definizioni.

Adesso ripeti l'esercizio con la parola: essere umano. Ridurla a certe categorie come straniero, o negro, o arabo, non ti sembra leggermente sciocco?

martedì 15 dicembre 2009

Un po' di distacco

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Nella Firenze del Rinascimento, tranne clamorosi colpi di fortuna, si nasceva bifolchi, e si moriva tali. La fortuna, essendo per sua natura ballerina, non elargiva i suoi favori con molta facilità.

Adesso ti domanderai cosa voglio dire con questo esempio?

Qualcosa di molto semplice: allora era "naturale" che alcuni non avessero opportunità di migliorare, e crescere. Che poi fossero la maggioranza non turbava affatto l'ordine delle cose.

Adesso c'è un pericolo differente: credere che solo la Rete sia il grimaldello per cambiare le cose.

Dovresti ogni tanto allontanarti da Web, computer, diavolerie varie, e osservare.

A furia di dare del tu a reti sociali, iPhone, Google e compagnia bella, forse non stai affatto partecipando alla costruzione di un mondo migliore.

Hai bisogno piuttosto di una visione d'insieme, di considerare cioè il Web non un'entità a parte, bensì come leva per elevare i tuoi talenti a un livello superiore.

Bada: non sto dicendo che devi guardare con diffidenza alla Rete. Ma che non deve essere il tuo paradigma; proprio perché potente, imprevedibile, in grado di cambiare le carte in tavola.

Ma non è affatto detto che questa forza si dispiegherà per esempio su Facebook facendo di te, un marchio vincente.

Ci sono persone che abitavano al trentesimo piano del Walford Astoria, e poi hanno svoltato. Per loro la Rete era la Borsa di Wall Street, o qualcosa del genere.

Se ne sono allontanati, per un imprevisto o una vacanza, e hanno cambiato la loro esistenza. E usano l'esperienza accumulata per altre cose.

Ecco perché scrivo dell'importanza di osservare con distacco il Web. Esiste il rischio che ci si lasci ipnotizzare da questo strumento, senza cogliere le opportunità abbandonate lungo la strada, a due passi da noi.

E che proprio la Rete può rendere possibili, vive, portatrici di novità e cambiamento.

lunedì 14 dicembre 2009

Dai numeri alle persone

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Parecchie volte, forse persino troppe, ho scritto su queste pagine come scrivere non sia solo mettere in fila parole; ma ben altro.

Se ci metti la faccia, e decidi di uscire allo scoperto, almeno cerca di farlo per un ottimo motivo. Qualcosa di superiore, per esempio.

Non è una faccenda marginale come si potrebbe pensare in un primo momento.
Si pianifica, si sceglie, si mette in pratica; ma gli insuccessi più clamorosi si registrano soprattutto quando passione e voglia di rendere migliori le cose sono messe da parte.

"Strategia" può suonare come un parolone inutile e altisonante: eppure nel momento stesso che metti al centro le persone, e attorno a questo concetto cardine costruisci il resto, cosa pensi di fare?

Strategia, appunto.

A questo punto sei sulla buona strada; non su quella che ti porterà al successo, ma che probabilmente ti condurrà verso destinazioni impreviste.
Succede, quando scegli di mettere in primo piano non i numeri, bensì le persone.

Questo non esclude il consenso anche di grandi dimensioni, sia chiaro. Però rappresenta qualcosa di diverso poiché ci si muove su un altro piano.

So che molti stravedono per obiettivi del tipo: 200.000 accessi giornalieri.
Oppure per: "Presente nella lista dei 100 blog o siti più popolari".

Quando prima ho scritto a proposito di qualcosa di superiore, mi riferivo alla possibilità di tirar fuori dai numeri le persone, e far loro intendere che le cose possono essere migliori.
Sul serio.

giovedì 10 dicembre 2009

Le piccole lezioni

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Potrà apparire incredibile; ma anche un piccolo blog alla lunga insegna piccole cose che almeno agli inizi, nemmeno prendi in considerazione. Perché non ci badi, poi d'un tratto (beh, più o meno), comprendi che la creatura è cresciuta. Ci sono sempre delle lezioni da imparare, già.
Per esempio le seguenti.

Se vuoi il tempo degli altri, hai bisogno di tempo

Mica crederai davvero di cavartela a buon mercato, vero?
Se vuoi entrare in contatto con delle persone, è necessario curare i contenuti. Il lettore ha una risorsa preziosa, che spesso si tende a sottovalutare: si chiama tempo. Se vuoi che te ne regali un poco, tu devi spenderne almeno altrettanto per presentargli qualcosa di interessante.

Ho scritto: "almeno altrettanto", ma è un bluff. Rassegnati a consumarne tanto, e a ottenere dei risultati appena accettabili. Non ti va? Allora lascia perdere.

Inutile seguire tutto

La verità è semplice: chi segue un po' tutto o è un professionista (quindi difficilmente sarà qui a leggere 'ste cose), oppure ci prova, e non riesce a conseguire risultati accettabili. E' facile da capire: devi concentrarti su quello che ti piace, che ti appassiona, e accantonare tutto il resto.

Da una parte riuscirai probabilmente a scrivere meglio, con maggiore facilità, e il lettore percepirà che non sei lì a provarci, ma perché ti sta a cuore condividere.
Dall'altra, il valore delle tue parole inizierà ad essere scoperto e tenuto nel debito conto dalle persone.

Sei nella Rete, bellezza

Cosa significa? Trasparenza e onestà, prima di ogni altra cosa. Prima anche dei contenuti di qualità? Ma certo, che domande!

Il fatto che a volte non ci si veda mai, non vuol dire che puoi ad esempio infischiartene degli altri. Le relazioni tra esseri umani devono sempre essere improntate al rispetto.
In più, il Web amplifica nel bene o nel male, i tuoi contenuti, e disegna un profilo di te che ben presto finisce in pasto agli altri.

Bada a questo: quel profilo sarà qualcosa che si ripercuoterà anche nella tua vita sconnessa dalla Rete. Perciò curalo. Prima di premere il fatidico pulsante "Pubblica", che si tratti di Facebook o blog, pensaci bene.
Pentirsene dopo è sempre facile; rimediare è praticamente impossibile.

mercoledì 9 dicembre 2009

La virtù della pazienza

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Esiste una qualità che il Web potrebbe aiutare a riscoprire: la pazienza, appunto.
Ottimizzare non è alla portata di tutti, anche se una conoscenza anche minima delle dinamiche della Rete, è e sarà sempre la benvenuta.

Ma è un errore colossale immaginare di ottenere dei risultati in un breve lasso di tempo. Molti affermano che ormai ci sono così tanti contenuti, che non è più possibile emergere, oppure scovare qualcosa di buono.

Non prestare troppa fede a questo tipo di discorsi. Impara piuttosto a rivedere il cammino percorso sin qui. Usa il tempo che hai non per mettere in pratica strategie geniali, in grado di attirare 200.000 visitatori in 8-ore-8.

Per molti è tutto lì, nei numeri: non crederci. Per "loro" è tutto lì: per te?
Non cercare di rispondere. Dire: "Ehi, hai ragione" non costa nulla. Anche: "No, hai torto", non porta molto lontano.

Forse dovresti fare l'inventario dei tuoi talenti. Quando rivolgi la tua attenzione a trucchi e strategie, è perché in fondo sei persuaso di non valere nulla. Agendo così, continuerai a dimorare nel gregge, però con la convinzione che stai costruendo qualcosa: che però non sarà mai davvero tuo.

I tuoi talenti: da qualche parte ce li hai ancora, anche se molti ti hanno sempre detto che ne sei sprovvisto. Devi lavorarci; non con l'obiettivo di diventare il numero uno.

Ma di essere uno che apre bocca per dire qualcosa di interessante. E' qui che entra in gioco la virtù della pazienza.

Essere pazienti non significa avere del tempo da buttare, bensì essere consapevoli che il proprio valore prima di dispiegarsi completamente, necessita appunto di tempo.

Vuol dire mettere mano a regole e modi di essere (e di pensare), confezionati da altri, e che celebrano solo gli altri, a nostre spese.

Se vuoi cambiare, è tempo di provarci: un passo alla volta, senza fretta.

lunedì 7 dicembre 2009

Lo sguardo sulle persone

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Il paradosso che si riscontra sul Web è che al di là delle chiacchiere, si continua a percepire, a trattare gli altri come "massa".

Eppure se c'è qualcosa che appare evidente anche ai sassi, è che le persone stanno emergendo sempre più, e vogliono avere voce in capitolo.

L'individuo non sa cosa farsene di questa massa di contenuti che piove su di lui, sommergendolo di noia. Il valore non è nel fatto che tutti hanno da dire qualcosa; ma che si possono condividere idee ed esperienze.

Un'infinità di possibilità non rende le persone protagoniste, ma solo frustrate.

Guarda cosa accade nei reparti informatici degli ipermercati.
Avere la possibilità di scelta tra 32 modelli di computer, o 15 differenti schermi televisivi, non entusiasma affatto le persone che si aggirano davanti al cartellino del prezzo.

Se produci contenuti, non importa quale sia la nicchia che hai scelto: può anche essere di vastissime proporzioni, e pertanto non meritare affatto il termine di nicchia.
Bada alle persone: fissa la cosa più importante che possiedi, cioè lo sguardo, su di loro. Se tu non lo farai, nessun problema: si stanno organizzando per tagliarti fuori dal loro raggio azione.

Quello che emerge, almeno secondo il parere del sottoscritto, è un insieme di bisogni che non vengono soddisfatti, né tanto meno compresi.

Aziende o individui sbarcano sul Web con occhi solo per se stessi; per gli altri hanno piani molto ambiziosi, si capisce. Purtroppo li vedono come massa, da guidare o dirigere a piacimento.

Tanti fallimenti, numerose esperienze disastrose sul Web si sono consumate perché il mezzo non è stato percepito come un valore per migliorare.
Bensì come palcoscenico per celebrarsi. A queste condizioni, ti seguiranno solo per avere un po' di compagnia.

giovedì 3 dicembre 2009

Adattarsi non è un male

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Creare contenuti, pubblicarli sul Web, può generare inattesi risultati e riscontri: anche se pochi poi ci prestano attenzione.
O se invece lo si fa, si resta sorpresi perché ci si attendeva un comportamento ben diverso da parte degli utenti.

Le persone (già, dietro utenti, pubblico, utilizzatori, e via discorrendo, ci sono proprio le persone, cerchiamo di non dimenticarcelo), reagiscono in maniera strana e del tutto imprevedibile.

In genere si ritiene che questo sia un male più o meno assoluto: abbiamo sbagliato qualcosa nella nostra comunicazione.
Oppure: il Web non è adatto a me, a noi.

Invece di mettersi a gridare, o a battere in ritirata perché il marchio, o il nostro prestigio personale è a rischio, è bene mantenere la calma.
So bene che è un consiglio molto generale, e ogni caso fa storia a sé.
Nemmeno pretendo di essere colui che modestamente ha tutte le risposte alle domande.

Però, le persone usano la testa: magari non sempre, d'accordo. Di certo se sono alle prese con un media come la Rete, dopo un po' capiscono il suo utilizzo, la sua forza. E la impiegano.

Non pensare che sia contro di te. Riguarda te, certo, però il fatto che ti attendessi una certa reazione, per poi ritrovarti alle prese con qualcosa di completamente differente, può essere un vantaggio.

Occorre fermarsi, e riflettere. E' possibile seguire la corrente senza esserne travolti (cioè, senza diventare un burattino in mano ad eventi, mode e gregge); oppure è meglio resistere, opporsi a quanto ci viene di fatto comunicato?

Non esiste una risposta univoca, esatto. Il che dimostra che entrare in contatto con gli altri, che tu sia un marchio o un singolo, grazie al Web, non dovrebbe mai essere frutto della moda del momento.

Avrai a che fare con delle persone, poche o tante probabilmente non è essenziale; e con esse stabilirai una relazione.
Cerca di avere almeno l'umiltà di ascoltare cosa ti viene detto, e non permettere alla fretta, di essere la tua unica consigliera.

mercoledì 2 dicembre 2009

La sorpresa delle persone

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Certi malintesi a proposito della presenza di persone o marchi, sul Web, nascono dal fatto che sia sufficiente esserci.
Tutto il resto (i contenuti per esempio), possono attendere. E non si tratta solo di bislacchi approcci in via di estinzione.

I contenuti (la parola), non possono venire dopo, con comodo, se e quando ne avremo la possibilità, la voglia. Se decidi di acquistare un paio di scarpe, non puoi dire che della suola te ne occuperai in un secondo tempo.

La parola è la mano tesa agli altri: non sai chi sarà il tuo interlocutore, eppure scommetti sulla sua, e tua, capacità di dialogo. Rammenta perciò questi due aspetti.

Il primo: devi possedere idee sufficientemente chiare su come funziona la Rete. Per esempio: non è detto che un pianificato sbarco sul Web si concluda secondo le previsioni.

Può essere un fiasco clamoroso, un'esperienza sorprendente, un inatteso incontro con punti di vista differenti. Non ci sono regole precise, e se questo per molti è intollerabile, per altri si spalancano interessanti opportunità di crescita.

La seconda: scoprirai le persone, quelle che i vecchi media avevano relegato al ruolo di pubblico ordinato e parlante solo a comando. Non tutte sono interessanti, è vero: alcune sveleranno una parentela ancora troppo stretta con alcune delle grandi scimmie presenti nelle foreste tropicali, o giù di lì.
Eppure altre, ti coglieranno di sorpresa.

Lo so: dicono che la Rete sia piena zeppa di pericoli. Al di là della giusta prudenza (da usare in ogni contesto), il vero pericolo che si corre è andarci solo per avere conferme del proprio, innegabile fascino e potere.

Se agirai in questo modo correrai dei seri rischi: essere in balia della tua stupidità per molti, lunghi anni.

martedì 1 dicembre 2009

Le domande sbagliate

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Nella ricerca spasmodica di accessi che contraddistingue buona parte del Web, ci sono due domande tra le tante, che sembrano catturare l'interesse di quanti producono contenuti.

La prima: "Quanto devono essere lunghi i post?".
La seconda: "Quanti ne devo pubblicare ogni giorno?"

Una modesta proposta (che di fatto rappresenta anche la risposta): perché non provi ad ignorarle, e a pensare a qualcosa di meglio?

La realtà è molto più intricata delle formulette magiche che trovi nelle guide (spesso a pagamento, è ovvio), pubblicate a tamburo battente sul Web. Non è possibile catturare l'interesse delle persone con il metro, o la quantità.

O meglio, ci puoi anche riuscire, a patto che tu abbia un mucchio di denaro, e le spalle abbastanza grosse per gettarne un buon mucchio senza dover rimpiangere la sua dipartita.
Ma se sei qui a leggere queste frasi non hai le spalle grandi, e neppure molto denaro.

Non ci sono regole che ti permettano di conseguire i tuoi obiettivi, ma piuttosto un insieme di tentativi, correzioni, altre prove, che alla lunga possono anche portare al consenso i tuoi contenuti.
Il che è un'ottima cosa, anche se tu probabilmente, non te ne rendi conto.

Ci sono blog con post brevissimi, eppure insignificanti; altri che ne pubblicano di lunghissimi, ma capaci di trasmettere informazioni e impegno. E poi il contrario, si capisce!

Quantità, e numero non sono il metro di giudizio ideale per confezionare dei buoni contenuti: non lo sono mai stati né sul Web, né altrove.

Se dici qualcosa di interessante, troverai chi ti ascolta: senza badare a chi sei, da dove vieni, quanto è lungo il tuo intervento.
Banale vero?