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E' la lezione che gli scrittori lasciano a chi ha voglia di imparare qualcosa: il valore della parole non viene dal loro numero. Dici che non è una novità?
Eppure l'idea balzana che si possa lasciare qualcosa di importante agli altri, semplicemente abbondando, è difficile da abbattere.
Infatti gode di buona salute.
D'altra parte, l'affetto per quello che si getta sulla pagina è una brutta bestia. Porta a credere che tutto sia bello: purtroppo se ragioni in questa maniera non leggi con gli occhi del lettore.
Ma coi tuoi.
Cambia i tuoi obiettivi, cerca di darti uno scopo superiore. So bene che non è semplice, e per giunta poco remunerativo.
Eppure quando tagli, sopprimi, è allora che comprendi il valore delle parole. In questa maniera abbandoni anche argomenti, punti di vista che ti danno l'impressione di "stare sul pezzo".
In realtà sei in mezzo al niente, combinando un bel niente.
Non devi dominare grazie al numero dei post, o parole, ma grazie alle tue capacità. Lascia perdere gli slogan del tipo "Il Web è un'opportunità per tutti".
Sono reali solo se investi nei tuoi talenti: altrimenti si tratta di chiacchiere.
Un'altra piaga: scrivere di tutto, provare a trattare di ogni aspetto dello scibile umano. Lo so che "molti" ci sono riusciti; a parte il fatto che bisognerebbe fare la conta di questi "molti".
Ma stai ragionando non con la tua testa, ma con quella di un altro. Benché sia delizioso, cullarsi nell'idea che tu sia in grado di scrivere di tutto, è errata.
Non devi competere con nessuno, almeno agli inizi. Il bello del Web è che puoi iniziare per puro piacere, senza rincorrere numeri e quantità.
Sembra che se non raccogli 10.000 visite al giorno tu abbia un problema.
Cambia prospettiva: il fatto di NON avere 10.000 visite al giorno ti garantisce una libertà di azione inaudita. Usala per costruire qualcosa di nuovo, di migliore.
lunedì 30 novembre 2009
giovedì 26 novembre 2009
Dimmi perché lo fai
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Può apparire fuori luogo e persino eccessivo, e infatti mica devi rispondere. Non sei obbligato a spiegarci per quale ragione scrivi.
Però il fatto che il Web renda tutto dannatamente semplice, complica molto le cose. E se bazzichi la Rete da un po' di tempo, te ne sarai accorto.
Lo riscrivo: puoi ignorare questo tipo di discorsi, e procedere per la tua strada. Credo però che se tu cercassi di spiegare perché produci contenuti, cosa ti spinge ad aggiornare il tuo blog sia di aiuto.
A te, esatto, ma non solo.
Mi rendo conto che alle tue orecchie può apparire un'eresia: se per esempio iniziassi a pensare al blog come ad un prodotto, sarebbe divertente.
Conosco l'obiezione: non è un prodotto, e non vuoi nemmeno che lo sia. Io ti credo, e posso anche lasciare cadere nel vuoto l'osservazione:
"Ma allora perché diavolo sei qui? Se ci sei avrai qualcosa da dire, di valore. E perché sia utile devi dargli un'identità precisa e riconoscibile. Come un prodotto, appunto".
Ecco, forse stiamo arrivando al punto, nonostante la tua obiezione.
C'è la massa, vociante, indistinta, che parla sempre delle stesse cose. E tu non ne sei soddisfatto, cerchi di emergere.
Per conseguire un tale risultato, devi dirci perché dovremmo preferire te, agli altri.
Per quale ragione tu sei differente da quello che si incontra ogni giorno.
Il peccato non è pensarsi un prodotto. E' avere qualcosa da dire, e non cercare di renderlo definito, e in grado di interessare gli altri.
Quindi:
Perché lo fai?
Perché le persone dovrebbero sceglierti?
Può apparire fuori luogo e persino eccessivo, e infatti mica devi rispondere. Non sei obbligato a spiegarci per quale ragione scrivi.
Però il fatto che il Web renda tutto dannatamente semplice, complica molto le cose. E se bazzichi la Rete da un po' di tempo, te ne sarai accorto.
Lo riscrivo: puoi ignorare questo tipo di discorsi, e procedere per la tua strada. Credo però che se tu cercassi di spiegare perché produci contenuti, cosa ti spinge ad aggiornare il tuo blog sia di aiuto.
A te, esatto, ma non solo.
Mi rendo conto che alle tue orecchie può apparire un'eresia: se per esempio iniziassi a pensare al blog come ad un prodotto, sarebbe divertente.
Conosco l'obiezione: non è un prodotto, e non vuoi nemmeno che lo sia. Io ti credo, e posso anche lasciare cadere nel vuoto l'osservazione:
"Ma allora perché diavolo sei qui? Se ci sei avrai qualcosa da dire, di valore. E perché sia utile devi dargli un'identità precisa e riconoscibile. Come un prodotto, appunto".
Ecco, forse stiamo arrivando al punto, nonostante la tua obiezione.
C'è la massa, vociante, indistinta, che parla sempre delle stesse cose. E tu non ne sei soddisfatto, cerchi di emergere.
Per conseguire un tale risultato, devi dirci perché dovremmo preferire te, agli altri.
Per quale ragione tu sei differente da quello che si incontra ogni giorno.
Il peccato non è pensarsi un prodotto. E' avere qualcosa da dire, e non cercare di renderlo definito, e in grado di interessare gli altri.
Quindi:
Perché lo fai?
Perché le persone dovrebbero sceglierti?
mercoledì 25 novembre 2009
martedì 24 novembre 2009
Riscrivi, sempre
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Lo so, sei un grande. Produci dei contenuti che lasciano ammirati tutti quelli che hanno l'opportunità di leggerli. Ora però ascoltami bene: non è vero.
Di solito chi gioca con le parole è certo di farlo sempre al meglio; e siccome l'imperativo di questi tempi sembra essere "stai sul pezzo", o in alternativa "pubblica otto post al giorno (almeno)", l'attesa è vista come fumo negli occhi.
Tu non devi assemblare pezzi, e non c'è nessuna gara per arrivare al traguardo per primi. Se scrivi davvero, lo fai per coltivare un po' di speranza.
Non riesco a vedere alcun buona ragione per trasformare un blog in una specie di catena di montaggio: tanto non aiuta a schiodarti dalla tua nicchia.
Siamo in troppi a scribacchiare, ecco la verità che nessuno ti rivela. Buona parte di costoro urlano, e questo ti induce a desistere, oppure ad urlare ancora più forte.
Esiste un'alternativa: riscrivere, appunto.
Abbandona il tuo contenuto e poi torna a visitarlo. Fai scivolare lo sguardo sulle parole, ma che sia duro e severo come quello di un estraneo non solo diffidente, ma pure cinico.
E' esattamente quello che ti capiterà: il lettore è così, e probabilmente è giusto che si comporti in questa maniera.
Le tue passioni, i tuoi desideri sono la benzina indispensabile per iniziare, e per procedere, anche spedito.
Questo non significa affatto che tu debba accogliere ogni parola allo stesso modo, o pretendere dagli altri chissà quali reazione. Non ci serve un altro egocentrico, siamo già in troppi, grazie.
Se osservassi da vicino il viticoltore, per fare un esempio stupido, sapresti che il frutto del suo duro lavoro non arriva tanto dalla passione (che pure è importante, certo), ma dalla potatura.
La riscrittura ha a che fare proprio con la potatura. Nell'immediato pare una follia, poi ci si rende conto che la testa, persino la mano, imparano un nuovo tipo di forza; che non arriva affatto dal numero.
Bensì dallo spazio che creano per le persone. Hai letto bene: non si tratta di affogare gli altri con concetti, ma di creare spazi di riflessioni e scambio.
Di condividere.
Lo so, sei un grande. Produci dei contenuti che lasciano ammirati tutti quelli che hanno l'opportunità di leggerli. Ora però ascoltami bene: non è vero.
Di solito chi gioca con le parole è certo di farlo sempre al meglio; e siccome l'imperativo di questi tempi sembra essere "stai sul pezzo", o in alternativa "pubblica otto post al giorno (almeno)", l'attesa è vista come fumo negli occhi.
Tu non devi assemblare pezzi, e non c'è nessuna gara per arrivare al traguardo per primi. Se scrivi davvero, lo fai per coltivare un po' di speranza.
Non riesco a vedere alcun buona ragione per trasformare un blog in una specie di catena di montaggio: tanto non aiuta a schiodarti dalla tua nicchia.
Siamo in troppi a scribacchiare, ecco la verità che nessuno ti rivela. Buona parte di costoro urlano, e questo ti induce a desistere, oppure ad urlare ancora più forte.
Esiste un'alternativa: riscrivere, appunto.
Abbandona il tuo contenuto e poi torna a visitarlo. Fai scivolare lo sguardo sulle parole, ma che sia duro e severo come quello di un estraneo non solo diffidente, ma pure cinico.
E' esattamente quello che ti capiterà: il lettore è così, e probabilmente è giusto che si comporti in questa maniera.
Le tue passioni, i tuoi desideri sono la benzina indispensabile per iniziare, e per procedere, anche spedito.
Questo non significa affatto che tu debba accogliere ogni parola allo stesso modo, o pretendere dagli altri chissà quali reazione. Non ci serve un altro egocentrico, siamo già in troppi, grazie.
Se osservassi da vicino il viticoltore, per fare un esempio stupido, sapresti che il frutto del suo duro lavoro non arriva tanto dalla passione (che pure è importante, certo), ma dalla potatura.
La riscrittura ha a che fare proprio con la potatura. Nell'immediato pare una follia, poi ci si rende conto che la testa, persino la mano, imparano un nuovo tipo di forza; che non arriva affatto dal numero.
Bensì dallo spazio che creano per le persone. Hai letto bene: non si tratta di affogare gli altri con concetti, ma di creare spazi di riflessioni e scambio.
Di condividere.
lunedì 23 novembre 2009
Lavora sui contenuti
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Se hai la sfortuna di leggere questo blog, saprai che spesso ho definito la fretta, come il nemico perfetto dei contenuti.
La scrittura è un processo che richiede preparazione e pazienza. Non importa che tu abbia un piccolo blog con pochissimi lettori.
Quando non sei fedele e preciso con i pochi, non lo sarai di certo coi tanti.
Puoi illudere te stesso e affermare il contrario, certo: ma avere ragione da solo, non serve. Anche in questo caso, immagino sia indispensabile essere almeno in due, perché la tua ragione possa risaltare.
Evitare l'improvvisazione vuol dire sfoderare una cura per le parole, che puoi possedere solo se consideri il tempo un tuo amico. Qualcuno in grado di vagliare meglio di te quello che getti su un foglio di carta (o nel programma di videoscrittura).
Quando tutti scrivono, quei quattro gatti che leggono hanno imparato a sviluppare una capacità di discernimento eccezionale. Capiscono alla prima occhiata se tu ami le parole, oppure le usi.
Ancora una volta sorge prepotente una domanda: vuoi persone, o numeri?
Sei libero di fare la scelta che preferisci, ci mancherebbe altro. Rifletti però su questo: i grandi numeri si producono con poco, per esempio con:
"Vuoi diventare ricco?"
"Desideri scalare le classifiche della blogosfera?".
E via discorrendo.
Le persone le trovi solo col tempo, e l'impegno.
Dietro un clic che pubblica i tuoi contenuti ci può anche essere uno scimpanzé. A leggerli, credo che troverai spesso primati più evoluti.
Se hai la sfortuna di leggere questo blog, saprai che spesso ho definito la fretta, come il nemico perfetto dei contenuti.
La scrittura è un processo che richiede preparazione e pazienza. Non importa che tu abbia un piccolo blog con pochissimi lettori.
Quando non sei fedele e preciso con i pochi, non lo sarai di certo coi tanti.
Puoi illudere te stesso e affermare il contrario, certo: ma avere ragione da solo, non serve. Anche in questo caso, immagino sia indispensabile essere almeno in due, perché la tua ragione possa risaltare.
Evitare l'improvvisazione vuol dire sfoderare una cura per le parole, che puoi possedere solo se consideri il tempo un tuo amico. Qualcuno in grado di vagliare meglio di te quello che getti su un foglio di carta (o nel programma di videoscrittura).
Quando tutti scrivono, quei quattro gatti che leggono hanno imparato a sviluppare una capacità di discernimento eccezionale. Capiscono alla prima occhiata se tu ami le parole, oppure le usi.
Ancora una volta sorge prepotente una domanda: vuoi persone, o numeri?
Sei libero di fare la scelta che preferisci, ci mancherebbe altro. Rifletti però su questo: i grandi numeri si producono con poco, per esempio con:
"Vuoi diventare ricco?"
"Desideri scalare le classifiche della blogosfera?".
E via discorrendo.
Le persone le trovi solo col tempo, e l'impegno.
Dietro un clic che pubblica i tuoi contenuti ci può anche essere uno scimpanzé. A leggerli, credo che troverai spesso primati più evoluti.
giovedì 19 novembre 2009
Faq sui blog
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Da leggere con animo leggero, il sorriso sulle labbra. Non è niente di particolare.
Domanda: Non c'è il rischio, visto il grande numero di blog presenti, che il mio sia uguale a quelli già online?
Risposta. Sotto certi aspetti dovrebbe avere alcune caratteristiche comuni a tutti gli altri. Titoli capaci di attirare l'attenzione, paragrafi brevi, uno stile assolutamente tuo, il ricorso ad immagini appropriate, un tono di scrittura popolare senza mai scivolare nella sciatteria. E poi, il citare le fonti (sempre), il rispondere ai commenti...
Domanda. Ehi, ho una grande idea per un blog nuovo di zecca. Temo di non avere le competenze necessarie però.
Risposta. Allora non hai in mano niente. Se il tuo italiano zoppica, lascia perdere. Se controllare le fonti, informarti, chiedere per favore, ringraziare e verificare, per te è un attacco inaudito al tuo ego, lascia perdere. C'è una certa differenza tra l'essere ambiziosi (è un tuo diritto), ed essere sbruffoni.
Domanda. E' perciò meglio mantenere un profilo basso?
Risposta. Sempre. Prima di tutto, perché se le bugie hanno le gambe corte, sul Web le hanno anche più corte. Certo, magari scali le classifiche, entri nell'Olimpo delle Blogstar. Ma se non sei Steve Jobs, è inutile agire come lui. Inutile. Se sei te stesso, e hai qualche capacità, emergerai (un poco).
Domanda. Come faccio a rendere il mio blog interessante?
Risposta. Il problema di tanti blog è che parlano sempre delle stesse cose. Già questo è pessimo, adesso arriva il bello: le persone non hanno tempo, né voglia di ascoltare argomenti triti e ritriti. Lascia perdere per favore gli accessi: è alle persone che devi parlare, non collezionare numeri.
L'unico modo che hai di emergere (forse), è prendere atto di questa situazione, e ricorrere ad argomenti differenti e affrontarli con intelligenza e acume. Il che richiede lavoro e studio, si capisce.
Domanda: In quale maniera posso agire per far emergere rapidamente il mio blog?
Risposta. Rapidamente hai detto?
Credo che ci siano tre maniere per conseguire un obiettivo del genere. Il primo è essere amico di Guy Kawasaki o Robert Scoble, e farsi presentare da essi attraverso un post sui loro blog, con un chiaro invito a visitare il tuo.
La seconda è avere alle spalle esperienze e competenze che nessuno possiede, oppure sei uno dei pochi ad averle, e puoi giocarti la partita con un numero minimo di antagonisti.
La terza non esiste o meglio c'è, ma purtroppo richiede lavoro e tempo, e tu vuoi emergere rapidamente, ricordi?
Domanda. Modestamente sono una persona molto impegnata. C'è qualche controindicazione se affido il mio blog a terzi?
Risposta. Dipende da quello che vuoi ottenere. Solo visibilità, far sapere che tu sei alla moda, segui l'evoluzione, non vuoi farti sorprendere dal progresso? Almeno paga questi "terzi" il giusto, e poi assicurati che siano dei buoni interpreti del tuo pensiero.
Tuttavia, io credo si debba giocare senza rete, senza filtri: tu, e i lettori. Fine della storia.
Domanda. Come capisco che il blog non fa per me, e devo chiuderlo?
Risposta. Lo capirai prestissimo, non temere. Quando diventa duro aggiornarlo, quando il solo pensiero di doverlo fare ti farà venire il mal di testa, allora è il momento di mollare.
Il blog è un piacere, una passione: se lo fai per un altro motivo, magari per i soldi, il consiglio è: non iniziare nemmeno.
Da leggere con animo leggero, il sorriso sulle labbra. Non è niente di particolare.
Domanda: Non c'è il rischio, visto il grande numero di blog presenti, che il mio sia uguale a quelli già online?
Risposta. Sotto certi aspetti dovrebbe avere alcune caratteristiche comuni a tutti gli altri. Titoli capaci di attirare l'attenzione, paragrafi brevi, uno stile assolutamente tuo, il ricorso ad immagini appropriate, un tono di scrittura popolare senza mai scivolare nella sciatteria. E poi, il citare le fonti (sempre), il rispondere ai commenti...
Domanda. Ehi, ho una grande idea per un blog nuovo di zecca. Temo di non avere le competenze necessarie però.
Risposta. Allora non hai in mano niente. Se il tuo italiano zoppica, lascia perdere. Se controllare le fonti, informarti, chiedere per favore, ringraziare e verificare, per te è un attacco inaudito al tuo ego, lascia perdere. C'è una certa differenza tra l'essere ambiziosi (è un tuo diritto), ed essere sbruffoni.
Domanda. E' perciò meglio mantenere un profilo basso?
Risposta. Sempre. Prima di tutto, perché se le bugie hanno le gambe corte, sul Web le hanno anche più corte. Certo, magari scali le classifiche, entri nell'Olimpo delle Blogstar. Ma se non sei Steve Jobs, è inutile agire come lui. Inutile. Se sei te stesso, e hai qualche capacità, emergerai (un poco).
Domanda. Come faccio a rendere il mio blog interessante?
Risposta. Il problema di tanti blog è che parlano sempre delle stesse cose. Già questo è pessimo, adesso arriva il bello: le persone non hanno tempo, né voglia di ascoltare argomenti triti e ritriti. Lascia perdere per favore gli accessi: è alle persone che devi parlare, non collezionare numeri.
L'unico modo che hai di emergere (forse), è prendere atto di questa situazione, e ricorrere ad argomenti differenti e affrontarli con intelligenza e acume. Il che richiede lavoro e studio, si capisce.
Domanda: In quale maniera posso agire per far emergere rapidamente il mio blog?
Risposta. Rapidamente hai detto?
Credo che ci siano tre maniere per conseguire un obiettivo del genere. Il primo è essere amico di Guy Kawasaki o Robert Scoble, e farsi presentare da essi attraverso un post sui loro blog, con un chiaro invito a visitare il tuo.
La seconda è avere alle spalle esperienze e competenze che nessuno possiede, oppure sei uno dei pochi ad averle, e puoi giocarti la partita con un numero minimo di antagonisti.
La terza non esiste o meglio c'è, ma purtroppo richiede lavoro e tempo, e tu vuoi emergere rapidamente, ricordi?
Domanda. Modestamente sono una persona molto impegnata. C'è qualche controindicazione se affido il mio blog a terzi?
Risposta. Dipende da quello che vuoi ottenere. Solo visibilità, far sapere che tu sei alla moda, segui l'evoluzione, non vuoi farti sorprendere dal progresso? Almeno paga questi "terzi" il giusto, e poi assicurati che siano dei buoni interpreti del tuo pensiero.
Tuttavia, io credo si debba giocare senza rete, senza filtri: tu, e i lettori. Fine della storia.
Domanda. Come capisco che il blog non fa per me, e devo chiuderlo?
Risposta. Lo capirai prestissimo, non temere. Quando diventa duro aggiornarlo, quando il solo pensiero di doverlo fare ti farà venire il mal di testa, allora è il momento di mollare.
Il blog è un piacere, una passione: se lo fai per un altro motivo, magari per i soldi, il consiglio è: non iniziare nemmeno.
mercoledì 18 novembre 2009
Rispondi all'amico scomodo
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La produzione di contenuti è viziata, almeno secondo me, da una scarsa attenzione nei confronti del lettore.
Se quando prendi in mano la penna, o ti metti a premere i tasti sulla tastiera, immaginassi di avere a che fare con un amico scomodo, forse i lettori riuscirebbero a capire cosa dici.
Dal momento che tu decidi di scrivere, e nessuno te lo richiede, prova a raffigurarti qualcuno, l'amico scomodo appunto, che legge il frutto del tuo lavoro, e poi sorridendo ti dice:
"Quindi?".
E' un ottimo sistema per cercare di ottenere chiarezza, e regalare al lettore un'esperienza di lettura almeno interessante.
Lavorare sui contenuti non significa affatto aggiungere parole a quelle già presenti. Probabilmente ce ne sono già troppe, davvero.
Bensì, nel rappresentare con la dovuta nitidezza il tuo pensiero. Vale per un post su uno stupido blog; ma non solo.
Devi arrenderti ad un fatto: possedere una buona capacità di comunicazione, scritta ma non solo, ti sarà utile. Sempre di più.
Titoli di studio, master e quant'altro sono certamente utili e salutari per il tuo ego. Per fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), non bastano.
Lo studio è indispensabile, soprattutto perché offre (o dovrebbe farlo), disciplina e la possibilità di confronto. Con gli altri, professori o amici che siano, e coi libri.
Poi, tocca a te. E comunicare non è ammassare idee e pensieri, per darli in pasto al popolo affamato, e certamente grato della tua generosità. Sotto sotto, in tanti la pensano esattamente così: peccato.
Quello che ai tuoi occhi appare efficace, persino lampante, può in realtà essere criptico e scialbo. Fatti perciò un amico scomodo, capace di sorriderti e chiederti:
"Quindi?".
La produzione di contenuti è viziata, almeno secondo me, da una scarsa attenzione nei confronti del lettore.
Se quando prendi in mano la penna, o ti metti a premere i tasti sulla tastiera, immaginassi di avere a che fare con un amico scomodo, forse i lettori riuscirebbero a capire cosa dici.
Dal momento che tu decidi di scrivere, e nessuno te lo richiede, prova a raffigurarti qualcuno, l'amico scomodo appunto, che legge il frutto del tuo lavoro, e poi sorridendo ti dice:
"Quindi?".
E' un ottimo sistema per cercare di ottenere chiarezza, e regalare al lettore un'esperienza di lettura almeno interessante.
Lavorare sui contenuti non significa affatto aggiungere parole a quelle già presenti. Probabilmente ce ne sono già troppe, davvero.
Bensì, nel rappresentare con la dovuta nitidezza il tuo pensiero. Vale per un post su uno stupido blog; ma non solo.
Devi arrenderti ad un fatto: possedere una buona capacità di comunicazione, scritta ma non solo, ti sarà utile. Sempre di più.
Titoli di studio, master e quant'altro sono certamente utili e salutari per il tuo ego. Per fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), non bastano.
Lo studio è indispensabile, soprattutto perché offre (o dovrebbe farlo), disciplina e la possibilità di confronto. Con gli altri, professori o amici che siano, e coi libri.
Poi, tocca a te. E comunicare non è ammassare idee e pensieri, per darli in pasto al popolo affamato, e certamente grato della tua generosità. Sotto sotto, in tanti la pensano esattamente così: peccato.
Quello che ai tuoi occhi appare efficace, persino lampante, può in realtà essere criptico e scialbo. Fatti perciò un amico scomodo, capace di sorriderti e chiederti:
"Quindi?".
martedì 17 novembre 2009
Partire col piede giusto
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Il motto per chi gioca con le parole dovrebbe essere: "Interesso, quindi sono".
Catalizzare l'attenzione, indurre le persone a investire la loro risorsa più importante (non i soldi, bensì il tempo), dovrebbero essere i tuoi scopi.
Di tutto il resto nessuno serberà mai il ricordo.
Andare al sodo, usare parole appropriate, con uno stile personale e un tono adeguato, sono le poche carte che si hanno a disposizione. Soprattutto "andare al sodo" è ciò che il lettore vuole al primo colpo.
Dopo, potrai anche raccontare la storia del mondo. Ma prima, presenta il cuore del tuo discorso in maniera chiara e concisa.
Molti sono persuasi che gli altri non abbiano niente di meglio da fare che leggere o ascoltare le loro incredibili avventure. Quindi costruiscono un'impenetrabile foresta di chiacchiere, certi che la sua lussureggiante vitalità, sarà capace di sbalordire l'individuo.
No. In realtà funziona in maniera differente.
Nessuno, a meno che non sia matto da legare, si infila in una foresta in compagnia di uno sconosciuto (saresti tu lo sconosciuto).
Ecco la ragione per cui devi essere conciso: dichiara il tuo pensiero. I tuoi obiettivi. E' il minimo sindacale.
E' pericoloso evitare di essere cristallini all'inizio, perché se esiste una cosa che le persone odiano è chiedersi: "Questo tizio dove vuole andare a parare?".
Nessuno ti conosce: perché rischiare di perdere quei pochi lettori che magari ti incontrano per puro caso?
Perciò qualunque sia lo scopo del tuo blog, chiarisci immediatamente cosa fai. Idem per il post.
Immagina che le persone si chiedano: "Per quale stramaledetto motivo costui ha pubblicato questa roba?".
Lo so, non è quello che ti aspetti, e forse non è nemmeno quello che pensa davvero un lettore, almeno ufficialmente.
Perché ufficiosamente tutti noi reagiamo in questa maniera. Non parti in posizione di superiorità, o parità: ma di inferiorità. Perché devi vincere la ritrosia altrui a scoprire una nuova voce.
Spiegati subito, poi ascolteremo quello che hai da dire...
Il motto per chi gioca con le parole dovrebbe essere: "Interesso, quindi sono".
Catalizzare l'attenzione, indurre le persone a investire la loro risorsa più importante (non i soldi, bensì il tempo), dovrebbero essere i tuoi scopi.
Di tutto il resto nessuno serberà mai il ricordo.
Andare al sodo, usare parole appropriate, con uno stile personale e un tono adeguato, sono le poche carte che si hanno a disposizione. Soprattutto "andare al sodo" è ciò che il lettore vuole al primo colpo.
Dopo, potrai anche raccontare la storia del mondo. Ma prima, presenta il cuore del tuo discorso in maniera chiara e concisa.
Molti sono persuasi che gli altri non abbiano niente di meglio da fare che leggere o ascoltare le loro incredibili avventure. Quindi costruiscono un'impenetrabile foresta di chiacchiere, certi che la sua lussureggiante vitalità, sarà capace di sbalordire l'individuo.
No. In realtà funziona in maniera differente.
Nessuno, a meno che non sia matto da legare, si infila in una foresta in compagnia di uno sconosciuto (saresti tu lo sconosciuto).
Ecco la ragione per cui devi essere conciso: dichiara il tuo pensiero. I tuoi obiettivi. E' il minimo sindacale.
E' pericoloso evitare di essere cristallini all'inizio, perché se esiste una cosa che le persone odiano è chiedersi: "Questo tizio dove vuole andare a parare?".
Nessuno ti conosce: perché rischiare di perdere quei pochi lettori che magari ti incontrano per puro caso?
Perciò qualunque sia lo scopo del tuo blog, chiarisci immediatamente cosa fai. Idem per il post.
Immagina che le persone si chiedano: "Per quale stramaledetto motivo costui ha pubblicato questa roba?".
Lo so, non è quello che ti aspetti, e forse non è nemmeno quello che pensa davvero un lettore, almeno ufficialmente.
Perché ufficiosamente tutti noi reagiamo in questa maniera. Non parti in posizione di superiorità, o parità: ma di inferiorità. Perché devi vincere la ritrosia altrui a scoprire una nuova voce.
Spiegati subito, poi ascolteremo quello che hai da dire...
lunedì 16 novembre 2009
Non essere perfetto
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Quando si ha a che fare coi contenuti, molti commettono l'errore, antico quanto il mondo, di cercare la perfezione. Come se le persone l'amassero.
Sono spinti all'errore anche da molte risorse o guide che dir si voglia, che sul Web soprattutto spiegano come produrre il contenuto definitivo. Capace di mettere k.o. i concorrenti, e impressionare tutti; proprio tutti.
Liberati di questa sciocca idea. Le persone, non sanno cosa farsene della perfezione. Prima di tutto, perché nessuno lo è. Poi, perché se tu ci provassi, non saresti per niente simpatico. Forse utile. Ehi, ho scritto forse.
Il tuo obiettivo non è lavorare duro per raggiungere il top, ma per essere sincero e reale. Visto che sul Web è facile indossare maschere, vantare conoscenze e incredibili competenze, devi importi un cammino diverso.
Facciamo un esempio banale.
Le storie dei grandi Autori (Dickens, ma anche DeLillo), non sono perfette, anzi. Non parlo di errori ovviamente; ma di parti della storia deboli, incerte. Davvero credi che lo scrittore prima o poi non se ne sia reso conto? Non sia stato consapevole che quella scena, forse, poteva essere scritta in maniera differente?
D'altra parte, non posso fare l'elogio totale ed esclusivo della sincerità, del cuore e della passione; pure importanti, certo.
Perché correrei il rischio di far intendere che siano sufficienti queste qualità per produrre contenuti meritevoli di attenzione. Così non è.
Ricorda questo: l'interesse prima di ogni altra cosa. Devi essere capace di presentare qualcosa che attiri, scateni l'interesse del lettore. Sei al suo servizio, in fondo. E lui non ti desidera perfetto.
Probabilmente per raggiungere questo traguardo, la pratica è un'ottima disciplina. Ma senza un'adeguata passione per l'umanità, per se stessi, per l'insieme di pregi e difetti che si possiedono (per l'imperfezione, esatto), stai solo perdendo del tempo. Oltre che annoiarci...
Quando si ha a che fare coi contenuti, molti commettono l'errore, antico quanto il mondo, di cercare la perfezione. Come se le persone l'amassero.
Sono spinti all'errore anche da molte risorse o guide che dir si voglia, che sul Web soprattutto spiegano come produrre il contenuto definitivo. Capace di mettere k.o. i concorrenti, e impressionare tutti; proprio tutti.
Liberati di questa sciocca idea. Le persone, non sanno cosa farsene della perfezione. Prima di tutto, perché nessuno lo è. Poi, perché se tu ci provassi, non saresti per niente simpatico. Forse utile. Ehi, ho scritto forse.
Il tuo obiettivo non è lavorare duro per raggiungere il top, ma per essere sincero e reale. Visto che sul Web è facile indossare maschere, vantare conoscenze e incredibili competenze, devi importi un cammino diverso.
Facciamo un esempio banale.
Le storie dei grandi Autori (Dickens, ma anche DeLillo), non sono perfette, anzi. Non parlo di errori ovviamente; ma di parti della storia deboli, incerte. Davvero credi che lo scrittore prima o poi non se ne sia reso conto? Non sia stato consapevole che quella scena, forse, poteva essere scritta in maniera differente?
D'altra parte, non posso fare l'elogio totale ed esclusivo della sincerità, del cuore e della passione; pure importanti, certo.
Perché correrei il rischio di far intendere che siano sufficienti queste qualità per produrre contenuti meritevoli di attenzione. Così non è.
Ricorda questo: l'interesse prima di ogni altra cosa. Devi essere capace di presentare qualcosa che attiri, scateni l'interesse del lettore. Sei al suo servizio, in fondo. E lui non ti desidera perfetto.
Probabilmente per raggiungere questo traguardo, la pratica è un'ottima disciplina. Ma senza un'adeguata passione per l'umanità, per se stessi, per l'insieme di pregi e difetti che si possiedono (per l'imperfezione, esatto), stai solo perdendo del tempo. Oltre che annoiarci...
giovedì 12 novembre 2009
Aspettando Google Caffeine
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Sta montando una certa attenzione per quello che Google proporrà a breve.
Si mormora (ma non sono solo voci di corridoio), che il motore di ricerca stia preparando delle novità succulente a proposito di PageRank e compagnia. Una sorta di rivoluzione, insomma.
Nell'attesa di assistere a questo evento epocale, in grado di modificare per sempre il corso della storia (ho esagerato, d'accordo), ti ricordo alcune semplici regole per sopravvivere.
1. Costruisci le tue relazioni
Se lo hai fatto in questi anni, non è che all'improvviso perderai tutto. I tuoi lettori, saranno sempre lì: se sono lettori.
Quello che sei riuscito a costruire non lo devi certo agli algoritmi di Mountain View, bensì alla tua determinazione, e fiducia nell'intelligenza altrui. Poi, è arrivato un motore di ricerca che ci ha messo sopra un fiocco rosso. Ma al di là di questo, è il tuo lavoro che ha permesso tutto ciò.
Niente miracoli
Stai tranquillo: se ti occupi di argomenti di nicchia, badando alla qualità, il tuo tran-tran procederà senza alcuna scossa.
Sì, lo so che si mormora che Google Caffeine baderà "sul serio" alla qualità; quindi sino ad ora lo ha fatto alla carlona, giusto?
La mia idea è che alla lunga le modifiche per te saranno insignificanti. Al di là dei proclami, un motore di ricerca fa i soldi sulla quantità. Punto.
3. Contenuti di qualità
In apparenza mi contraddico: se viene premiata la quantità, cosa c'entrano i contenuti di qualità? Presto detto: se la tua stella polare è la passione, probabilmente procederai per il tuo cammino senza tentennare.
Vecchie o nuove regole che siano, hai troppo rispetto per quei 4 gatti che ti leggono, che quando aggiorni ti regalano il loro tempo. In fondo è un privilegio e persino un onore (che paroloni su un blog, vero?), e di Google, beh, chi diavolo se ne importa?
4. Nessun cataclisma in vista
Dubito fortemente che le novità introdotte siano di portata copernicana, capaci di capovolgere quello che per anni quasi tutti, a sproposito, hanno insegnato e ripetuto.
Google sa che pestare i piedi potrebbe essere una pessima pubblicità per l'azienda. Potrebbero farlo, certo: ma buonsenso e realismo consiglieranno di procedere coi piedi di piombo.
Sta montando una certa attenzione per quello che Google proporrà a breve.
Si mormora (ma non sono solo voci di corridoio), che il motore di ricerca stia preparando delle novità succulente a proposito di PageRank e compagnia. Una sorta di rivoluzione, insomma.
Nell'attesa di assistere a questo evento epocale, in grado di modificare per sempre il corso della storia (ho esagerato, d'accordo), ti ricordo alcune semplici regole per sopravvivere.
1. Costruisci le tue relazioni
Se lo hai fatto in questi anni, non è che all'improvviso perderai tutto. I tuoi lettori, saranno sempre lì: se sono lettori.
Quello che sei riuscito a costruire non lo devi certo agli algoritmi di Mountain View, bensì alla tua determinazione, e fiducia nell'intelligenza altrui. Poi, è arrivato un motore di ricerca che ci ha messo sopra un fiocco rosso. Ma al di là di questo, è il tuo lavoro che ha permesso tutto ciò.
Niente miracoli
Stai tranquillo: se ti occupi di argomenti di nicchia, badando alla qualità, il tuo tran-tran procederà senza alcuna scossa.
Sì, lo so che si mormora che Google Caffeine baderà "sul serio" alla qualità; quindi sino ad ora lo ha fatto alla carlona, giusto?
La mia idea è che alla lunga le modifiche per te saranno insignificanti. Al di là dei proclami, un motore di ricerca fa i soldi sulla quantità. Punto.
3. Contenuti di qualità
In apparenza mi contraddico: se viene premiata la quantità, cosa c'entrano i contenuti di qualità? Presto detto: se la tua stella polare è la passione, probabilmente procederai per il tuo cammino senza tentennare.
Vecchie o nuove regole che siano, hai troppo rispetto per quei 4 gatti che ti leggono, che quando aggiorni ti regalano il loro tempo. In fondo è un privilegio e persino un onore (che paroloni su un blog, vero?), e di Google, beh, chi diavolo se ne importa?
4. Nessun cataclisma in vista
Dubito fortemente che le novità introdotte siano di portata copernicana, capaci di capovolgere quello che per anni quasi tutti, a sproposito, hanno insegnato e ripetuto.
Google sa che pestare i piedi potrebbe essere una pessima pubblicità per l'azienda. Potrebbero farlo, certo: ma buonsenso e realismo consiglieranno di procedere coi piedi di piombo.
mercoledì 11 novembre 2009
La cultura tutti la vogliono
Permalink
nessuno se la piglia.
Parafrasando un vecchio adagio, certo.
Se solo fosse come i Lavori Pubblici, la cultura godrebbe almeno di finanziamenti ingenti. Ma poi, siamo sicuri che servirebbero?
Lo studio è ancora visto come un mezzo per arrivare al diploma, o alla laurea. Se qualcuno si alza in piedi e dice: "Ma è anche bello!", tutti lo guardano strano.
Serve all'integrazione, alla conoscenza, a gettare le basi per un mondo migliore? Lo sguardo altrui diventa decisamente diffidente.
E poi: che cos'ha questo mondo da essere migliorato ancora?
In un'economia di mercato come la nostra, malaticcia, dove spesso i prodotti peggiori esistono e sono aiutati non a migliorarsi, ma a sopravvivere, la persona è solo un'entità da soddisfare, e studiare.
Non è percepita come un individuo cui dare credito e fiducia. Perché si è consapevoli che agendo così, si sfilerebbe da sotto i piedi il tappeto di accordi, convenienze, convivenze che aiutano tanti a proliferare indisturbati.
In fondo, la cultura, quella non dei titoli e delle cattedre, ma dell'ascolto e della condivisione del sapere, è davvero pericolosa. E' la ragione per cui si inaugurano di tanto in tanto musei, in pompa magna: perché tanto dopo il rinfresco, gli ambienti si svuoteranno.
Gli esperti affermano allora che "Non c'è mercato"; vero, purtroppo abbiamo solo consumatori. E una volta spazzolato il buffet, mica si può pretendere da parte loro che comprendano il senso, e il fine, di qualcosa che sfugge alle categorie con cui sono stati allevati.
E' sempre stato così, ci si difende: nel Rinascimento la maggioranza delle persone era nei campi ad ammazzarsi di lavoro, poi a ubriacarsi, e infine a patire la fame. Adesso però, si ammazza di idiozie; quando potrebbe cambiare in meglio il proprio destino.
Con un semplice clic, a volte.
nessuno se la piglia.
Parafrasando un vecchio adagio, certo.
Se solo fosse come i Lavori Pubblici, la cultura godrebbe almeno di finanziamenti ingenti. Ma poi, siamo sicuri che servirebbero?
Lo studio è ancora visto come un mezzo per arrivare al diploma, o alla laurea. Se qualcuno si alza in piedi e dice: "Ma è anche bello!", tutti lo guardano strano.
Serve all'integrazione, alla conoscenza, a gettare le basi per un mondo migliore? Lo sguardo altrui diventa decisamente diffidente.
E poi: che cos'ha questo mondo da essere migliorato ancora?
In un'economia di mercato come la nostra, malaticcia, dove spesso i prodotti peggiori esistono e sono aiutati non a migliorarsi, ma a sopravvivere, la persona è solo un'entità da soddisfare, e studiare.
Non è percepita come un individuo cui dare credito e fiducia. Perché si è consapevoli che agendo così, si sfilerebbe da sotto i piedi il tappeto di accordi, convenienze, convivenze che aiutano tanti a proliferare indisturbati.
In fondo, la cultura, quella non dei titoli e delle cattedre, ma dell'ascolto e della condivisione del sapere, è davvero pericolosa. E' la ragione per cui si inaugurano di tanto in tanto musei, in pompa magna: perché tanto dopo il rinfresco, gli ambienti si svuoteranno.
Gli esperti affermano allora che "Non c'è mercato"; vero, purtroppo abbiamo solo consumatori. E una volta spazzolato il buffet, mica si può pretendere da parte loro che comprendano il senso, e il fine, di qualcosa che sfugge alle categorie con cui sono stati allevati.
E' sempre stato così, ci si difende: nel Rinascimento la maggioranza delle persone era nei campi ad ammazzarsi di lavoro, poi a ubriacarsi, e infine a patire la fame. Adesso però, si ammazza di idiozie; quando potrebbe cambiare in meglio il proprio destino.
Con un semplice clic, a volte.
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martedì 10 novembre 2009
Ti sei mai sentito inutile?
Permalink
Trascorri molto del tuo tempo per confezionare con cura i tuoi contenuti, e poi quando ti sembra di aver fatto un buon lavoro ti rendi conto che attorno a te è un "Bla, bla, bla".
E' un brutto affare non è vero?
E' allora che ti rendi conto che forse, la scrittura è così inutile. Ammesso che poi i tuoi contenuti siano meritevoli di attenzione, certo!
Ancora una volta sei di fronte alla forza della chiacchiera, e alla difficoltà delle idee di farsi largo.
Ricorda questo: le idee (quelle buone), non si fanno largo, ma aiutano piuttosto le persone a scoprire qualcosa di sé.
Sono esse che devono salire sulla scena, non le parole. Non le idee.
Quando accade il contrario, vale a dire le idee occupano il palco, spiegano e illustrano anche le virgole e i dettagli, sono guai. Perché schiacciano l'individuo. Lo usano per celebrarsi e renderlo un simpatico burattino.
Se scrivi qualcosa di interessante, non celebri né te stesso, e nemmeno le parole: ma la persona. Questa, spesso è difficile da scovare, da riportare al proprio ruolo di individuo: non smettere, provaci sempre.
Trascorri molto del tuo tempo per confezionare con cura i tuoi contenuti, e poi quando ti sembra di aver fatto un buon lavoro ti rendi conto che attorno a te è un "Bla, bla, bla".
E' un brutto affare non è vero?
E' allora che ti rendi conto che forse, la scrittura è così inutile. Ammesso che poi i tuoi contenuti siano meritevoli di attenzione, certo!
Ancora una volta sei di fronte alla forza della chiacchiera, e alla difficoltà delle idee di farsi largo.
Ricorda questo: le idee (quelle buone), non si fanno largo, ma aiutano piuttosto le persone a scoprire qualcosa di sé.
Sono esse che devono salire sulla scena, non le parole. Non le idee.
Quando accade il contrario, vale a dire le idee occupano il palco, spiegano e illustrano anche le virgole e i dettagli, sono guai. Perché schiacciano l'individuo. Lo usano per celebrarsi e renderlo un simpatico burattino.
Se scrivi qualcosa di interessante, non celebri né te stesso, e nemmeno le parole: ma la persona. Questa, spesso è difficile da scovare, da riportare al proprio ruolo di individuo: non smettere, provaci sempre.
lunedì 9 novembre 2009
Le parole sotto le macerie
Permalink
Come tanti, ero di fronte alla televisione, e pensavo: "Grandioso". Cadeva il muro a Berlino, restava da costruire l'Europa.
Dopo 20 anni molto è stato fatto, moltissimo resta da fare. Facciamo ancora fatica a pensare ad un'unica Europa; per tanti di noi, "di là" resta un territorio diverso, da esplorare e capire.
O da isolare?
Sembra quasi che le parole dopo quel crollo, non siano riuscite a tessere una trama comune, un racconto almeno un poco più unitario, rispetto a prima.
Quando il muro di Berlino era ancora alto, le parole fioccavano da ambo le parti, forti e sicure. Ma la sua dissoluzione ha mostrato che esse scivolavano su un tessuto di convenzioni, idee, e convinzioni, proclamate. Ma assai poco praticate.
Forse bisognerebbe scavare tra quelle macerie con un piglio diverso: non solo per ricordare il senso di quel muro, ma per capire cosa lo ha sgretolato. Cosa lo ha eretto.
E così scoprire, alla fine, che le vittorie una volta conseguite, occorre lavorare duro per preservarle, e renderle motore di progresso.
Spesso invece si celebrano: per timore che cambino davvero le cose, le chiudiamo nei musei. O nella scatola del televisore.
Come tanti, ero di fronte alla televisione, e pensavo: "Grandioso". Cadeva il muro a Berlino, restava da costruire l'Europa.
Dopo 20 anni molto è stato fatto, moltissimo resta da fare. Facciamo ancora fatica a pensare ad un'unica Europa; per tanti di noi, "di là" resta un territorio diverso, da esplorare e capire.
O da isolare?
Sembra quasi che le parole dopo quel crollo, non siano riuscite a tessere una trama comune, un racconto almeno un poco più unitario, rispetto a prima.
Quando il muro di Berlino era ancora alto, le parole fioccavano da ambo le parti, forti e sicure. Ma la sua dissoluzione ha mostrato che esse scivolavano su un tessuto di convenzioni, idee, e convinzioni, proclamate. Ma assai poco praticate.
Forse bisognerebbe scavare tra quelle macerie con un piglio diverso: non solo per ricordare il senso di quel muro, ma per capire cosa lo ha sgretolato. Cosa lo ha eretto.
E così scoprire, alla fine, che le vittorie una volta conseguite, occorre lavorare duro per preservarle, e renderle motore di progresso.
Spesso invece si celebrano: per timore che cambino davvero le cose, le chiudiamo nei musei. O nella scatola del televisore.
giovedì 5 novembre 2009
Il Web e la persona
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Tutto parte quando per i motivi più diversi, decidi di averne abbastanza. Sai da tempo che così non va; eppure hai continuato per anni quel cammino. Ma ogni giorno, al risveglio, decidevi di proseguire ancora, e comunque.
Poi un giorno hai scelto di cambiare: perché bene o male ciascuno di noi, ogni volta che apre gli occhi al mattino, compie una scelta ben precisa. E quando decidi di svoltare, almeno all'inizio non accade niente di rimarchevole. E neppure dopo, sul serio.
Probabilmente è per questo che molte persone restano nel gregge: ne sono uscite almeno una volta, eppure al di là dell'entusiasmo iniziale, non era come si attendevano. Chissà poi cosa si attendevano...
Già, è un problema di determinazione, e fede in quello che abbiamo, ma abbiamo dimenticato. Non c'è nessun alloro a incoronarci, nessun premio a immortalare la nostra condotta.
Se scegli di usare la testa, la tua, non di un altro, fai solo il tuo lavoro di essere umano. Ti sei ricordato che ciascuno di noi è unico e irripetibile, e hai scommesso sui tuoi talenti. Quelle cose che a scuola gli insegnanti magari dicevano che tu non avevi; non erano granché come insegnanti, vero?
Lo dicevano osservando da dove venivi: un certo quartiere, o un determinato ceto sociale.
Poi arriva il Web, e le cose potrebbero davvero cambiare, se tu solo lo volessi.
Lo so: per certa gente la vita è matematica: 1+1=2, fine della storia. Non importa cosa accada.
Per altri, è invece imprevedibile, e vale la pena lavorare sodo per costruire qualcosa di buono, e migliore. E il progresso accade per offrire a più persone maggiori possibilità di riscatto.
Ma per te?
Tutto parte quando per i motivi più diversi, decidi di averne abbastanza. Sai da tempo che così non va; eppure hai continuato per anni quel cammino. Ma ogni giorno, al risveglio, decidevi di proseguire ancora, e comunque.
Poi un giorno hai scelto di cambiare: perché bene o male ciascuno di noi, ogni volta che apre gli occhi al mattino, compie una scelta ben precisa. E quando decidi di svoltare, almeno all'inizio non accade niente di rimarchevole. E neppure dopo, sul serio.
Probabilmente è per questo che molte persone restano nel gregge: ne sono uscite almeno una volta, eppure al di là dell'entusiasmo iniziale, non era come si attendevano. Chissà poi cosa si attendevano...
Già, è un problema di determinazione, e fede in quello che abbiamo, ma abbiamo dimenticato. Non c'è nessun alloro a incoronarci, nessun premio a immortalare la nostra condotta.
Se scegli di usare la testa, la tua, non di un altro, fai solo il tuo lavoro di essere umano. Ti sei ricordato che ciascuno di noi è unico e irripetibile, e hai scommesso sui tuoi talenti. Quelle cose che a scuola gli insegnanti magari dicevano che tu non avevi; non erano granché come insegnanti, vero?
Lo dicevano osservando da dove venivi: un certo quartiere, o un determinato ceto sociale.
Poi arriva il Web, e le cose potrebbero davvero cambiare, se tu solo lo volessi.
Lo so: per certa gente la vita è matematica: 1+1=2, fine della storia. Non importa cosa accada.
Per altri, è invece imprevedibile, e vale la pena lavorare sodo per costruire qualcosa di buono, e migliore. E il progresso accade per offrire a più persone maggiori possibilità di riscatto.
Ma per te?
mercoledì 4 novembre 2009
La tua storia
Permalink
La tua storia non è formata da eventi incredibili e avventure straordinarie; almeno non sono questi i requisiti.
Spesso le persone si rassegnano a perseguire solo la mediocrità, invece dell'eccellenza, perché immaginano sé stesse poco interessanti, e troppo banali.
In parte la colpa è di un mucchio alto così di altre varianti: anche la scuola in generale (le eccezioni non mancano), riesce a instillare in ciascuno l'idea che alcuni sono eccezionali.
Gli altri devono accontentarsi.
Non intendo affermare che siamo tutti dei fantasmagorici geni in erba; so bene che così non è. Di Paganini o Balzac ce ne sono pochi. Di certo troppi preferiscono rinunciare a immaginare qualcosa di meglio per sé stessi.
La storia delle persone, la tua, è un insieme di qualità su cui decidi di investire quando comprendi da una parte, le potenzialità del Web.
Dall'altra, quando ti rendi conto che i tuoi talenti (che ci sono, eccome), meritano di meglio.
Quello che hai combinato (oppure, le occasioni sprecate), possono essere una prigione; molti accettano il ruolo di ergastolano.
Pochi salutano il gregge, e escono alla ricerca di un orizzonte diverso. Adesso come non mai puoi costruire la tua storia: perdere questa occasione potrebbe essere davvero fatale.
La tua storia non è formata da eventi incredibili e avventure straordinarie; almeno non sono questi i requisiti.
Spesso le persone si rassegnano a perseguire solo la mediocrità, invece dell'eccellenza, perché immaginano sé stesse poco interessanti, e troppo banali.
In parte la colpa è di un mucchio alto così di altre varianti: anche la scuola in generale (le eccezioni non mancano), riesce a instillare in ciascuno l'idea che alcuni sono eccezionali.
Gli altri devono accontentarsi.
Non intendo affermare che siamo tutti dei fantasmagorici geni in erba; so bene che così non è. Di Paganini o Balzac ce ne sono pochi. Di certo troppi preferiscono rinunciare a immaginare qualcosa di meglio per sé stessi.
La storia delle persone, la tua, è un insieme di qualità su cui decidi di investire quando comprendi da una parte, le potenzialità del Web.
Dall'altra, quando ti rendi conto che i tuoi talenti (che ci sono, eccome), meritano di meglio.
Quello che hai combinato (oppure, le occasioni sprecate), possono essere una prigione; molti accettano il ruolo di ergastolano.
Pochi salutano il gregge, e escono alla ricerca di un orizzonte diverso. Adesso come non mai puoi costruire la tua storia: perdere questa occasione potrebbe essere davvero fatale.
martedì 3 novembre 2009
Ricordati della tua storia
Permalink
Se scribacchi su una piattaforma blog, oltre alle solite raccomandazioni che trovi in giro, rammenta sempre che devi anche raccontare la tua storia.
Per molti questo è considerato il viatico per annoiare gli altri: ecco la ragione di tanti contenuti insipidi.
Lo so, lo so, rivendichi il diritto di scrivere quello che vuoi: fai bene.
Bada però che esiste anche quello di NON leggere, soprattutto ciò che annoia: ecco perché mediti di trasferirti su Facebook, e abbandonare il tuo blog, giusto?
Perché hai imparato (diciamo che hai quasi imparato), come la scrittura sia spesso un esercizio forse bello, di sicuro frustrante.
A te piace un sacco; mentre gli altri sbadigliano, leggendo quello che scrivi.
Se non hai una storia da raccontare, nessuno ti troverà interessante, degno di una qualche forma di attenzione. Quando ne hai una, gli altri percepiscono con chiarezza di essere alle prese con una persona. Non un chiacchierone o uno che copia&incolla. Arresteranno il loro cammino, per concentrarsi su di te.
E non è detto che debba essere straordinaria: può anche essere del tutto ordinaria, comune, persino banale. Ma il tuo sguardo, il tuo tocco, ha la capacità di trasformarla.
Quando raggiungi questa padronanza, questa capacità, inizi il tuo percorso differente, distante dalla massa.
Come puoi immaginare, i numeri non sono importanti. E' la tua storia che conta, giusto?
Se scribacchi su una piattaforma blog, oltre alle solite raccomandazioni che trovi in giro, rammenta sempre che devi anche raccontare la tua storia.
Per molti questo è considerato il viatico per annoiare gli altri: ecco la ragione di tanti contenuti insipidi.
Lo so, lo so, rivendichi il diritto di scrivere quello che vuoi: fai bene.
Bada però che esiste anche quello di NON leggere, soprattutto ciò che annoia: ecco perché mediti di trasferirti su Facebook, e abbandonare il tuo blog, giusto?
Perché hai imparato (diciamo che hai quasi imparato), come la scrittura sia spesso un esercizio forse bello, di sicuro frustrante.
A te piace un sacco; mentre gli altri sbadigliano, leggendo quello che scrivi.
Se non hai una storia da raccontare, nessuno ti troverà interessante, degno di una qualche forma di attenzione. Quando ne hai una, gli altri percepiscono con chiarezza di essere alle prese con una persona. Non un chiacchierone o uno che copia&incolla. Arresteranno il loro cammino, per concentrarsi su di te.
E non è detto che debba essere straordinaria: può anche essere del tutto ordinaria, comune, persino banale. Ma il tuo sguardo, il tuo tocco, ha la capacità di trasformarla.
Quando raggiungi questa padronanza, questa capacità, inizi il tuo percorso differente, distante dalla massa.
Come puoi immaginare, i numeri non sono importanti. E' la tua storia che conta, giusto?
lunedì 2 novembre 2009
I dettagli aiutano a scrivere
Permalink.
Faccio un esempio.
Ho usato Pages '08 di Apple per scrivere il mio libro elettronico su Snow Leopard. Chiudo il documento; alla riapertura il cursore si troverà esattamente nella pagina dove ho scritto l'ultima parola. Getto un'occhiata all'ultima frase, ricordo come volevo procedere, e ricomincio a digitare.
Forse sono all'ultima pagina del libro, forse sto rivedendo l'opera, e mi trovo a pagina 78: non importa. Pages mi riconduce nel punto preciso del documento che ho modificato l'ultima volta.
Word 2008 per Mac questo non lo fa: chiudi il documento (magari di 80 pagine), e alla riapertura il cursore ti aspetterà paziente e tranquillo sulla prima pagina.
Se rammenti l'ultima frase scritta, puoi usare la funzione di Ricerca di Word per risalire a dove eri giunto; oppure ti ricordi la pagina su cui lavoravi, e anche in questo caso potrai raggiungere rapidamente il punto esatto dove eri arrivato a scrivere.
Ma in fondo non è più semplice far sì che il programma "ricordi" l'ultima digitazione?
L'approccio di Apple è più naturale.
Se scrivi a mano (ammesso che ci sia ancora qualcuno che lo faccia), e ti devi assentare dalla scrivania, al tuo ritorno avrai penna, e carta, esattamente dove li hai lasciati. In questa maniera una rapida scorsa alle ultime frasi di permetterà di recuperare le fila di quanto stavi scrivendo.
Immagina se invece, tornando al tuo posto, trovassi tutti i tuoi fogli impilati, in ordine si capisce, ma senza alcun segno che ti aiuti a capire dove eri poco prima.
Forse ti trovavi all'ultima pagina; ma se invece stavi rivedendo qualcosa, dovrai ricordarti la pagina, o almeno il capitolo in cui ti trovavi prima dell'interruzione. E sfogliare, sfogliare, sfogliare.
Dettagli; ma che aiutano a scrivere meglio. Ad avvicinarsi all'applicazione con un sentimento differente.
Faccio un esempio.
Ho usato Pages '08 di Apple per scrivere il mio libro elettronico su Snow Leopard. Chiudo il documento; alla riapertura il cursore si troverà esattamente nella pagina dove ho scritto l'ultima parola. Getto un'occhiata all'ultima frase, ricordo come volevo procedere, e ricomincio a digitare.
Forse sono all'ultima pagina del libro, forse sto rivedendo l'opera, e mi trovo a pagina 78: non importa. Pages mi riconduce nel punto preciso del documento che ho modificato l'ultima volta.
Word 2008 per Mac questo non lo fa: chiudi il documento (magari di 80 pagine), e alla riapertura il cursore ti aspetterà paziente e tranquillo sulla prima pagina.
Se rammenti l'ultima frase scritta, puoi usare la funzione di Ricerca di Word per risalire a dove eri giunto; oppure ti ricordi la pagina su cui lavoravi, e anche in questo caso potrai raggiungere rapidamente il punto esatto dove eri arrivato a scrivere.
Ma in fondo non è più semplice far sì che il programma "ricordi" l'ultima digitazione?
L'approccio di Apple è più naturale.
Se scrivi a mano (ammesso che ci sia ancora qualcuno che lo faccia), e ti devi assentare dalla scrivania, al tuo ritorno avrai penna, e carta, esattamente dove li hai lasciati. In questa maniera una rapida scorsa alle ultime frasi di permetterà di recuperare le fila di quanto stavi scrivendo.
Immagina se invece, tornando al tuo posto, trovassi tutti i tuoi fogli impilati, in ordine si capisce, ma senza alcun segno che ti aiuti a capire dove eri poco prima.
Forse ti trovavi all'ultima pagina; ma se invece stavi rivedendo qualcosa, dovrai ricordarti la pagina, o almeno il capitolo in cui ti trovavi prima dell'interruzione. E sfogliare, sfogliare, sfogliare.
Dettagli; ma che aiutano a scrivere meglio. Ad avvicinarsi all'applicazione con un sentimento differente.
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