giovedì 29 ottobre 2009

De Mauro online non è più

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Scommetto che lo sanno già tutti, e arrivo in ritardo con la segnalazione. Anche perché se ho questo tipo di dubbi, mi rivolgo alle risorse cartacee. Però è un peccato.

demauroonline

Probabilmente sono mancate le risorse; mentre di sicuro le alternative di qualità, e gratuite, ci sono e prosperano da qualche parte.
E poi, come ho detto, ci sono i dizionari cartacei.

Però riflettevo su questo.
E se pensassimo una buona volta che non si può trovare naturale pagare il pane, e poi chiedere che queste iniziative (con costi anche sostenuti), siano gratuite?
Per quale ragione il metano presenta la sua bolletta, e si paga, mentre se un sito come il De Mauro avesse proposto un obolo, ci sarebbe stata un'insurrezione?

Non scopro l'acqua calda se scrivo che per molti la cultura debba essere gratis perché viene considerata, in fondo, priva di valore. Il pane o l'acqua si devono pagare perché produrli, o portarli in ogni abitazione, ha i suoi costi.

Qualcuno potrebbe obiettare: deve essere così, in modo da garantire a tutti la possibilità di fruirne. Però non succede, e questo è sotto l'occhio di tutti.

Senza troppo generalizzare: una sana educazione ai costi che la cultura ha, e sostiene, aiuterebbe le persone a osservarla da una prospettiva differente. Farebbero le loro scelte, e chissà, deciderebbero di sostenerla, invece di lamentarsi perché certe risorse chiudono, o ribellarsi perché chiedono un aiuto economico.

Il Web ha accelerato la riflessione su questo genere di argomenti: in tanti pensano che in Rete tutto debba essere gratis, e di ottima qualità. Quando poi è un dizionario online, ancora di più.

Ebbene: sbagliano.

mercoledì 28 ottobre 2009

Essere sociali è una faticaccia

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In teoria bisognerebbe per prima cosa definire cosa significhi nell'era del Web essere sociali. Ma non credo che ci possa essere molta differenza con l'essere sociali nel mondo analogico.

Ascoltare: ecco cosa vuol dire per me essere sociali. Ovviamente un motore di ricerca è quanto di più asociale possa esistere sul pianeta Terra: ecco perché devi badare alle persone, parlare la loro lingua. Confezionare contenuti di qualità: poi arriverà Google, ma non deve essere un'ossessione.

Assieme a questa capacità, possedere anche quella di discernere il buono, dal mediocre o pessimo. Che in Rete non mancano di certo: basta farsi un giretto, vero?

Semplificando, i media stanno perdendo consenso perché non sono più capaci di prestare attenzione a quanto accade. Hanno occhi e orecchie solo per sponsor e poteri forti. Il che probabilmente non è nemmeno un male; se occorre far quadrare i conti, diventa inevitabile stringere accordi con chi paga le bollette.

Il problema nasce, e si sviluppa prepotente, quando spedisci in soffitta la tua capacità di distinguere: perché i conti diventano la tua bussola. Quindi ascolti, ascolti, ascolti: alla fine, dai retta solo ai forti. A chi si presenta con argomenti "convincenti", e li assumi senza più discernere alcunché.

La moria di blog (almeno: sembra che sia in corso), si sviluppa perché spesso le persone mettono se stesse al centro, e poi attendono gli onori. Che non arriveranno mai, esatto.

In parte perché occorre tempo: riuscire a conseguire risultati appena decenti è tutt'altro che immediato.

Poi, è necessaria la passione: quella che ti spinge a produrre, ad agire, anche quando vorresti piantare tutto. Però tu credi in quello che combini, poco importa se non ottieni alcun successo, e i riscontri sono minimi.

Bisogna convincersi che essere sociali è qualcosa che si impara, e sul Web è forse meglio impararlo in fretta, o si soccombe.

Non è però una socialità magari alienante o alienata, come si legge in giro. Perché ci sono uomini e donne, separati spesso da distanze geografiche notevoli, che volentieri si incontrano, e provano ad immaginare percorsi differenti. Là dove si vede solo stanchezza e rassegnazione.

martedì 27 ottobre 2009

I vantaggi della qualità

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Per quale ragione ci si dovrebbe preoccupare della qualità, quando in fondo ovunque è un invito a produrre, produrre, produrre (senza andare troppo per il sottile)?
Buona domanda, cui cercherò di rispondere.

Basta poco per distinguersi


Proprio perché tutti producono a getto continuo, quasi fossimo alla catena di montaggio, puntando invece sulla qualità potresti solo per questo distinguerti.

Se è vero che le parole hanno il potere di cambiare, misurale con cura prima di pubblicare i tuoi contenuti. Non credere che se una persona ti apprezza, è robetta. No: è il mondo. Se la pensi in maniera differente probabilmente piagnucoli di fronte a 100.000 morti, sbadigli davanti a 10.

Conosci il tuo avversario

Vale a dire il motore di ricerca. Lo so che Google afferma: "Mi raccomando, qualità", ma è scientificamente dimostrato (beh, quasi!), che così non è. Allora cerca di capire il suo modo di lavorare.

Non devi spendere tempo o soldi. Basta girare per il Web e trovi un mucchio di risorse che spiegano nel dettaglio come sia facile creare titoli capaci di rendere il tuo contenuto più visibile.

Come dici? Che la qualità fa a pugni con i grandi numeri? Stai tranquillo: se scegli la qualità non vedrai MAI grandi numeri. La tua cerchia di estimatori si allargherà appena; immagino che ne valga la pena.

Pochi, ma dannatamente buoni

Ci sono un discreto numero di persone che amano i contenuti di qualità. I post ben scritti, l'italiano corretto; quelli che se incrociano un congiuntivo si commuovono, e lo abbracciano.

Che rimanga tra noi: i grandi media si sono accorti (tardi), di aver perso proprio costoro. All'inizio pensavano: pazienza, i numeri sono con noi.

Lentamente hanno capito che anche i grandi numeri sono deboli. Hanno una qualche utilità per affermare nel corso di importanti convegni: "Siamo forti, siamo i primi".

Al di fuori di quei consessi molto intelligenti, agiscono variabili diverse rispetto al passato, contro cui le cifre sembrano una stanca celebrazione di ciò che si è fatto nel passato. Mentre probabilmente, c'è da immaginare un futuro diverso: con meno numeri, più persone.

Vantaggi o svantaggi?

Come dici? Che a ben vedere questi vantaggi possono essere considerati svantaggi? Non posso darti torto, ma in fondo dipende molto da come guardi il lettore: persona o numero?

lunedì 26 ottobre 2009

Lento ma non solo

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Leggo un articolo dedicato allo scrittore irlandese William Trevor, scrittore irlandese di cui non ho mai letto nulla. Si tratta di un'intervista che appare sulle colonne del quotidiano "Il Secolo XIX", dove Trevor afferma (giustamente), il valore della lentezza nella scrittura.

Sarebbe ridicolo da parte mia pretendere di dire qualcosa di "intelligente" a questo proposito; però mi piace ricordare questo.
Balzac e Dostoevskij spesso scrivevano sotto l'assillo dei debitori, o il ricatto di editori senza scrupoli.
Dickens produceva racconti quasi a getto continuo.

Non significa affatto che Trevor abbia torto, e la lentezza sia un difetto.
Circostanze, capacità individuali e inclinazioni varie, producono però risultati variabili e per certi versi imprevedibili.

Io stesso ho dichiarato più volte in passato che lo scrivere a mano, anziché sulla tastiera di un computer, dovrebbe essere almeno provato da chi produce contenuti. Proprio perché esiste il pericolo che clic e Internet, spingano a accelerare un processo creativo che spesso ha bisogno di tappe per rafforzarsi.

Tuttavia, non è certo questo l'unico metro per giudicare la qualità di uno scritto. La letteratura è lì a ricordarci come non esistano regole ferree.
Simenon sedeva alla scrivania, e come un solerte impiegato creava le storie del suo commissario Maigret.

Le qualità di un individuo, sono uniche; quale maniera scelgano per manifestarsi non è semplice da spiegare.
Di sicuro anche la lentezza deve essere rivalutata in un panorama che celebra la velocità, l'immediatezza.
Ma non è il lievito capace di far fermentare il contenuto sino alla massa (qualità), voluta. Occorrono altre caratteristiche...

domenica 25 ottobre 2009

Snow Leopard, la guida

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Come si può notare anche dando un'occhiata, distratta, alla colonna a destra, è in vendita il mio ultimo ebook su Snow Leopard.
Costa 7,90 Euro, un po' più di 200 pagine.

Piacerà?

giovedì 22 ottobre 2009

Malintesi

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I cattivi contenuti nascono da una serie di malintesi piccoli, sparpagliati e sottovalutati; ma che messi assieme, producono un piccolo disastro.

Il contenuto è re ma...

Senza regno, che razza di sovrano è?
Il lettore non è un servo della gleba di cui puoi disporre a tuo piacimento. E' il vero signore che ti permette di agire, crescere, migliorare. Se i tuoi contenuti boccheggiano, tossiscono e non interessano, è perché sei pieno di presunzione. Badi troppo a te stesso, credi che tutto ti sia dovuto.
Forse una volta, ora le cose sono cambiate...

Ruoli non rispettati

Non sei interessante perché scrivi. Lo sei solo se il tuo contenuto cattura curiosità, attenzione, ed è in grado di conservare queste qualità sino alla fine. Più o meno.

Scrivi quello che vuoi (ci mancherebbe altro!), ma che sia capace di colpire il lettore, e che ci sia lui al centro del mondo. E' un lavoraccio, ma non esiste altra soluzione, spiacente.

Il lettore è sempre migliore di te

Lo so bene che a volte non è così. Ma se osservi con attenzione, scoprirai che la maggior parte dei contenuti sono costruiti per tenere a bada le persone. Tanto, ci penseranno altri a far girare bene le cose, vero?

Imponiti piuttosto di considerare i lettori come persone speciali. Per prima cosa, sono disposti a regalare il loro tempo al tuo contenuto: senza nemmeno conoscerti, il più delle volte. Ma non solo: per questo genere di individui non puoi confezionare contenuti copiati in giro, all'insegna della superficialità.

Se agisci così hai una bassa stima di essi, e di te. Su di te, c'è ben poco da aggiungere; essi viceversa, si sposteranno altrove.

venerdì 16 ottobre 2009

giovedì 15 ottobre 2009

Il bello del blog

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Il blog non è né bello e neppure interessante, almeno finché tu non decidi di renderlo qualcosa di particolare, capace di mostrare che tu sei una persona che parla, non chiacchiera.

Non seguire l'onda

Semplice vero? Eppure in giro si trovano post, o meglio interi blog, che si limitano a ribadire, riscrivere, ripetere le medesime cose di sempre.
Già che sciocco, lo fanno per seguire l'onda del successo, per stare sulla notizia, e via discorrendo.

Sono persuasi che agendo in questo modo cresceranno e avranno grande avvenire.
A parte il fatto che sul "grande avvenire" ho qualche perplessità. Ma sarebbe interessante capire per quale ragione invece di seguire la propria passione, si preferisca seguire e replicare quella altrui.
Misteri della mente umana.

Lascia perdere il PageRank

Credi ancora a Babbo Natale, agli elefanti rosa, e che nell'Area 51 ci sono rave party con gli omini verdi? Allora di sicuro ti berrai anche questa: il PageRank di Google (o qualunque altra classifica), è importante.

Invece intrecciare nuove relazioni, conoscere persone interessanti, sfruttare la Rete per allargare competenze e interessi, no. Continua a credere alle favole allora; poi però, non sorprenderti se dopo sei mesi di blog non hai più voglia di scrivere nulla.

Scrivi per parlare, non per fare rumore

Lo so che fai fatica a crederci: ma qui interessa la tua voce, non quanti post sei in grado di produrre al giorno.
Fermati un attimo e rifletti su cosa ti piace. Osserva bene come l'argomento viene trattato (se viene trattato), da altri. Poi, provaci. Non aspettarti niente di particolare, ma per una volta cerca di sorprendere te stesso con qualcosa di inedito.

Impara a spegnere Internet

Il bello di Internet è che c'è tutto, ma ha un punto debole: sei tu. Che non sai cosa vuoi. Quindi se devi produrre qualche contenuto, impara a staccarti dalla Rete e ritaglia ad ogni costo uno spazio per te solo. Per la tua scrittura. Sii inflessibile. O sarai un numero buono solo per le statistiche.

mercoledì 14 ottobre 2009

Accrescere il valore

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Esiste un sistema per migliorare la propria scrittura? Certo, come tutte le cose che hanno a che vedere con le attività umane, anch'essa cambia e migliora. Prima, un paio di elementi che devono essere il cardine del tuo lavoro con le parole.

Per cosa batte il tuo cuore

Vale a dire, ti piace davvero? Sei appassionato? Perché al di là della qualità della scrittura, esiste un indice riconosciuto e riconoscibile, l'unico davvero in grado di indicare se quello che fai (che scrivi), ti sta a cuore, oppure...

Se sei mai entrato in un appartamento da ristrutturare, oppure appena ristrutturato, lo trovi bello solo perché tu andrai ad abitarlo.
Le pareti spoglie, la polvere, l'assenza di quel calore, della simpatia che verranno solo di lì a qualche mese, lo rendono un ambiente triste e mediocre. Solo tu lo salverai (forse).

Lo stesso accade alla tua scrittura.
Se non dimostri che ti piace, nessuno verrà a trovarti in casa tua. Attento, ho scritto la tua. Non scimmiottare o imitare. Deve essere il riflesso della tua personalità, della tua voce. Richiede tempo, certo; almeno su questo non lesinare.

La tua testa

Prima ho parlato della tua voce, della personalità individuale. Non è un dettaglio che può essere tranquillamente ignorato.
E' qui che si gioca la differenza tra individuo (cioè una testa che ragiona, si confronta e decide), e un numero.
A quest'ultimo si richiede di stare al suo posto; altri decideranno di volta in volta, dove deve andare, e a combinare cosa.

Il primo viceversa, è una persona che accresce il valore della comunità umana.
Successo?
Fama?
Denaro?
A ognuno la sua scelta, si capisce. Non sono pochi quanti hanno ignorato questo genere di argomenti, e se li sono trovati come compagni di viaggio. Più spesso, il loro è stato un percorso entusiasmante anche senza di essi.

martedì 13 ottobre 2009

Molto più delle parole

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La scrittura non è solo buttare giù parole, ma cercare (riuscire), a creare con il lettore un rapporto di simpatia e complicità.

Credo di avere già affrontato l'argomento in passato, scrivendo di quanto sia importante il concetto di spazio libero. E' quello che devi creare esclusivamente per il lettore.

Non ci sono regole fisse, adatte a qualsiasi cosa. Piuttosto, credo che come per la costruzione degli edifici, valgano certe regole generali, anche se i tuoi obiettivi sono piuttosto specifici.

La qualità. A parte l'assenza di errori, che mi sembra il minimo, di qualità deve essere anche l'argomento che tratti. Il mondo è pieno di storie, perché incaponirsi a raccontare sempre le medesime?
Anche se lo fai in maniera azzeccata ed elegante, non aggiungi nulla, ma togli alle persone la voglia di fidarsi di te.

Il coraggio. Se scrivere è per fortuna alla portata di tutti, raggiungere il lettore è in realtà un lavoraccio che pretende appunto coraggio. Di essere se stessi, smettendo di usare stampelle e trucchi, e provando a tracciare un percorso differente.
Non è alla portata di tutti, ecco la ragione per cui non trovi molto materiale interessante in giro.

Questo dovrebbe renderti felice: se decidi di essere differente, non avrai molta concorrenza...

L'umiltà. Molti credono che la scrittura ponga la persona su di un piedistallo. Può darsi. L'aspetto divertente è che molti scrivono proprio per quel piedistallo, così come studiano per il diploma, o la laurea, il master e il posto di lavoro... E poi?

Qualunque sia il tuo scopo, ricorda che i traguardi non ti mettono al riparo da un bel nulla. Piuttosto, aumentano i tuoi doveri nei confronti degli altri, anche se spesso e volentieri si tende a dimenticarlo.

L'ascolto dovrà essere sempre il tuo tratto distintivo. I tuoi diplomi e carte, dicono solo: "Mi impegnerò a imparare. Sempre".

lunedì 12 ottobre 2009

Ogni cosa insegna

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In realtà il problema non è mai stato la difficoltà di pubblicare i contenuti.
Questo ha rappresentato un alibi per non lavorare duro sulla qualità della scrittura. Se l'orco cattivo ce l'ha con me, che ci posso fare? Io sono tanto bravo, per questo mi ostacola.

Adesso che le barriere sembrano (sembrano), essersi dissolte, sei faccia a faccia con te stesso. E in mano probabilmente hai lo stesso pugno di mosche di sempre.
L'orco è la Rete perché nessuno ti legge, e apprezza.

Non puoi pretendere di emergere in un mare di milioni di voci. In più come aggravante, tu usi i medesimi argomenti, gli stessi toni degli altri. 
Non hai mai lavorato per distinguerti, e vorresti che ti si notasse?
E per quale ragione, di grazia?

Gli ostacoli sono parte del gioco. Se tu non li ami, non li sopporti, è perché non hai sufficiente umiltà per cercare di imparare qualcosa da essi.
Perché magari ti stanno raccontando qualcosa su di te, che non vuoi ascoltare.

Per esempio che non hai capacità, e devi lavorare duro per migliorare. Che migliorare poi non garantisce affatto il consenso, o successo che dir si voglia.
Forse alla fine della fiera, avrai solo imparato qualcosa di utile, o divertente, ma comunque capace di renderti una persona differente.
Non più numero, massa: ma individuo.

Differente (così sgomberiamo il campo da ogni dubbio), non significa "acclamato". "Intervistato". "Ricco".

E se tutto questo ti sembrerà inutile, vorrà dire che hai ancora tanto cammino da percorrere...

giovedì 8 ottobre 2009

Perché devi impegnarti, poi scrivere

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Il fatto è che lo scrivere (come la lettura), è considerato appannaggio di pochi. Anzi no: la lettura è per una ristretta minoranza, ma la lettura è un esercizio che tutti praticano con estrema disinvoltura (e scarsa cura, visti i risultati).

Peccato.
Il problema è che il singolo immagina se stesso come troppo impegnato per imparare (vedi: "leggere"), ma purtroppo scova sempre il tempo per scrivere.

Non è neppure questo il punto della situazione, altrimenti questo post sarebbe la solita lagna su chi scrive senza possedere l'umiltà di imparare (per tutta la vita).
L'essere originale, unico, viene considerato una stramberia: ecco il problema.

Quando si pensa a se stessi come ad una fotocopia, quello che si produce inevitabilmente sarà mediocre. Il risultato di questa idea (che nessuno confessa a se stesso: "Io scrivo, diamine, come posso essere mediocre?"), è in una quantità gigantesca di contenuti sul Web, tirati via (nella migliore delle ipotesi).

Non c'è a monte, alcuno studio dei propri talenti. Neppure la determinazione, una volta scovati, di coltivarli. Si scrive e si pretende ascolto solo per il gesto che si compie. Il non possedere alcuna voce non disturba, o meglio: si è persuasi di averne una, e pure potente, solo perché "scrivo".

Solo quando si volge lo sguardo a se stessi come ad un essere unico e irripetibile si percepisce quasi fisicamente, la differenza che possiamo fare. Non si tratta di diventare il nuovo Tolstoj o Zola.
Bensì di decidere di non essere una copia.

Devi prendere esempio da costoro: impegno e costanza nel tempo.
Studio
.
Non per il successo, ma per esaltare quelle qualità che possiedi, che sono uniche, e attendono solo che tu decida di dire addio alla massa.
Per diventare persona.

mercoledì 7 ottobre 2009

L'onore dimenticato

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Scrivere anche per quattro gatti dovrebbe essere considerato un onore e un privilegio. Per un mucchio di ragioni, ma credo che la prima dovrebbe essere: scommetterò sulla tua curiosità.
Ti dimostrerò che sei più interessante di quanto immagini.

In fondo non c'è nulla di meglio di questo: credere che le persone siano degne di avere qualcosa di interessante e di qualità. La delusione poi è dietro l'angolo, ma anche la sorpresa.
Forse è per questo che si continua a raccontare storie, e a volerne sempre di nuove.

Poi succede sempre qualcosa che mina questa idea; e diventa un esercizio stanco e ripetitivo.
Eppure al di là delle idee che si leggono o sentono in giro, sedersi ad una scrivania e scribacchiare, rimane una condizione di privilegio inaudita.
Non per il potere o i soldi che se ne ricava
.

Se in testa ti frullano queste idee stai sbagliando tutto. E probabilmente immagini che conversazione e relazioni, siano parole buttate lì tanto per fare impressione. Una specie di corollario al nulla che avanza.
Peccato.

Il Web amplifica questo onore e privilegio. Ti offre l'opportunità di entrare in contatto con persone che altrimenti non potresti mai incrociare.

Lo riscrivo: lascia perdere i sogni di gloria. So bene che in poco tempo si possono ottenere bla bla bla bla.

L'unica gloria da perseguire è quella che più o meno recita: "Fuggì il pregiudizio e la massa, per cercare intelligenza e persone".

Non ti sembra abbastanza impegnativo?

martedì 6 ottobre 2009

La prossima volta

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La prossima volta, prima di pubblicare il tuo post, prova a leggerlo ad alta voce. E al suo interno, cerca di scovare:

1) La conversazione

Rammenta che romanzi, racconti o blog, funzionano se riescono a stabilire con il lettore proprio una conversazione. Altrimenti rischi solo di fornire un altro monologo. E per questo ti ricordo che c'è già la televisione: ci basta, grazie.

2) La relazione

Forse tu pensi al lettore, che io mi stia riferendo a questo. No.
Lo scrittore non ha lettori, quelli appartengono all'elenco telefonico.

Il bravo artigiano della parola crea relazioni con le persone, stabilisce con esse un rapporto difficile e per certi versi persino magico. In realtà, scrive qualcosa di interessante e di qualità. Sembra facile...

3) Un orizzonte diverso

Quando hai a che fare con le parole, è facile correre il rischio di arrendersi al panorama, e diventare piazzisti. Di chiacchiere.
E' quello che trovi su buona parte del Web; se è questo il tuo obiettivo, accomodati, non sarò certo io a dirti di non farlo.

Peccato: in fondo hai la rivoluzione in casa (Internet), e continui a svolgere il tuo bravo compitino da impiegato. E poi, per conto di chi? Mah!

4) La forza di riscrivere

In fondo, giocare con le parole significa possedere terminare di scrivere qualcosa, esserne soddisfatti, e avere allora la determinazione di gettare via tutto e ricominciare. Perché il prossimo sarà sicuramente migliore.
Se farai così, avrai iniziato il tuo personale percorso di uscita dalla massa.

lunedì 5 ottobre 2009

Non temere di imparare ancora

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Non riesci a compiere il primo passo.
Sei lì davanti al foglio di carta (o allo schermo), e non succede niente.
Capisci al volo il senso nemmeno tanto recondito, della frase: non cavare un ragno dal buco.

Anche perché nemmeno si vede, il buco.

Sei quasi certo di non avere più idee. Sei pervaso da un timore sottile e insistente, quello di non riuscire neppure a scrivere due righe per il tuo blog. Forse, non ti diverti più.

Non è mai un cattivo segno, questo.
Le crisi sono benefiche perché ti inducono a riflettere su cosa ti spinge a confrontarti quasi ogni giorno con un foglio bianco (anche se elettronico).

Ti aiutano a capire se la tua voce, unica e inconfondibile, è ancora lì, o si sta smorzando. La soluzione però non è ricominciare a scrivere qualunque cosa (o meglio: non può essere l'unica).
Credo invece che tu debba rivedere il tuo approccio alla scrittura.

Spesso si crede che se una persona scrive più o meno bene, è brava per sempre. Non si riesce a comprendere come non sia sufficiente solo l'esercizio, o la lettura. Bensì è indispensabile immaginarsi sempre in evoluzione.

Persino questo sciancato blog è cambiato. Se getti un'occhiata distratta ai vecchi post noterai (spero!) un'evoluzione nello stile, e nella forma. Niente di stratosferico, certo. Dettagli.
Ma sono le cose minime, gli elementi secondari che puntellano e rafforzano il cammino della tua scrittura.

Smetti di credere che quantità, volumi e numeri siano il criterio guida.
Impara a vedere e soprattutto a rivedere: parole, frasi, post. Non avere paura di cambiare, di migliorare.
Sii umile, e coraggioso.

giovedì 1 ottobre 2009

Il piacere del foglio

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Alla fine chi legge è portato a credere che stia esagerando con questa idea della scrittura a mano. E' possibile.
Così come è possibile che tra qualche anno sia "normale" creare tutto senza far ricorso agli strumenti più classici: carta e penna, appunto.

Però non ne sono affatto convinto.

La mano che scorre sul foglio, mentre si scrive, o si traccia un disegno, mantiene l'individuo teso ad un obiettivo ben chiaro. Conseguire qualcosa.
Il computer in fondo rappresenta un buon alibi, perché anche se navighi per ore e ore (combinando nulla), alla fine riesci quasi sempre a scovare una giustificazione al tempo passato.

"Sai, ero su Wikipedia a cercare una cosa...".

Il foglio racconta la verità, non bugie.
Se pieno di pensieri sconclusionati, o intonso, svela cosa hai combinato.

Tranquillo, mica affermo che il computer deve essere gettato via. Ma tra reti sociali, chat e contatti i più diversi, il rischio è di perdersi in un torrente disordinato di emozioni e pensieri che ci separano da noi stessi.

Viceversa il foglio, ci svela come abbiamo usato il tempo a nostra disposizione: a scuola per esempio. O su Internet, certo. Letture (o non letture), si danno appuntamento su quel rettangolo bianco, e ci rivolgono una domanda sola:

"Quindi?".

Cerca di trovare una risposta decente. Sarebbe imbarazzante battere in ritirata su Internet per non dover fare i conti con la verità. Con se stessi.