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Con le chiacchiere non si combina niente. E i blog sono chiacchiere.
L'importante sul Web è "sembrare".
Il bello è che puoi scrivere di qualunque cosa, e per tutti sarai sempre un grande esperto.
Non perdere tempo a curare la forma. Devi arrivare per primo.
Studiare, condividere? Cosa c'entra questa roba col Web?
Dal momento che sei così bravo su Web e compagnia, non ti dispiacerà darci una mano. Gratis.
Ma quale valore della scrittura! Aggiorna e basta!
Il valore delle persone si misura sulla loro capacità di spesa.
L'utente è un animale che va solleticato.
Non dare troppa importanza alla Rete. In fondo è un passatempo.
Prendi senza chiedere il permesso. Se protestano, dovrebbero vergognarsi: regaliamo loro un po' di visibilità.
Offrire punti di vista differenti può essere rischioso. Meglio percorrere le solite strade.
mercoledì 30 settembre 2009
martedì 29 settembre 2009
Il giusto alleato
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Qualunque cosa tu voglia realizzare, non perdere tempo a fare l'inventario di ciò che hai e di quello che ti manca; non domandarti se possiedi tutti gli strumenti migliori per renderla fattibile.
Piuttosto, chiediti se hai passione.
Se ti manca hai un problema; se ce l'hai, dalla tua parte puoi vantare un potente alleato.
Qualunque cosa tu voglia realizzare, non perdere tempo a fare l'inventario di ciò che hai e di quello che ti manca; non domandarti se possiedi tutti gli strumenti migliori per renderla fattibile.
Piuttosto, chiediti se hai passione.
Se ti manca hai un problema; se ce l'hai, dalla tua parte puoi vantare un potente alleato.
lunedì 28 settembre 2009
Riguardo al merito
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Di questi tempi si parla spesso e volentieri di scuola e merito, e alla fine pure io provo a rifletterci sopra. In fondo ho una certa esperienza al riguardo, modestamente.
Nei miei otto anni di scuola dell'obbligo, sono andato per 3 volte vicino alla bocciatura: me la meritavo. Ma poi accadeva sempre che i professori decidessero di graziarmi.
A fare giustizia ci pensò poi il liceo classico, ma questa in fondo non è una storia interessante.
In un mondo perfetto, applicare il merito agli alunni sarebbe la soluzione per eccellenza. Purtroppo, siamo ben lungi dalla perfezione. E confesso che quando la scuola parla di "merito", io associo a questa parola anche quell'altra: l'esclusione. Per quale motivo?
La categoria del "merito" si applica con estrema facilità quando i giocatori partono tutti dallo stesso livello.
Se davvero crediamo che nel nostro Paese gli studenti siano tutti uguali, probabilmente siamo dei marziani.
Esatto: parlo di differenze sociali. Lo so, è demagogia allo stato puro. Io scorgo però una scuola che non spinge lo sguardo fuori dalla propria soglia, e ragiona con freddezza su quello che deve gestire. E' la scuola del merito, esatto.
Non le interessa conoscere cosa si consuma là fuori: preferisce credere che se uno non studia, merita la bocciatura. E basta.
Che se non ha voglia di leggere, merita la bocciatura. Fine delle chiacchiere.
Sul perché accada questo, meglio non indagare, non ci interessa. Che poi questo succeda (guarda caso) soprattutto con alcune categorie sociali, è un dettaglio. Che ci trasciniamo da almeno 40 anni, e che nessun Governo ha desiderato risolvere.
Se al posto del merito, mettessimo la parola "inclusione", avremmo comunque una scuola di eccellenza. Il lavoro di una istituzione del genere dovrebbe concentrarsi proprio su chi merita la bocciatura.
La sua funzione, lo scopo per cui è divenuta obbligatoria, è ridurre in maniera drastica il carico di diversità con cui ogni alunno si presenta. Invece di sottolinearlo, quasi con compiacimento.
Di questi tempi si parla spesso e volentieri di scuola e merito, e alla fine pure io provo a rifletterci sopra. In fondo ho una certa esperienza al riguardo, modestamente.
Nei miei otto anni di scuola dell'obbligo, sono andato per 3 volte vicino alla bocciatura: me la meritavo. Ma poi accadeva sempre che i professori decidessero di graziarmi.
A fare giustizia ci pensò poi il liceo classico, ma questa in fondo non è una storia interessante.
In un mondo perfetto, applicare il merito agli alunni sarebbe la soluzione per eccellenza. Purtroppo, siamo ben lungi dalla perfezione. E confesso che quando la scuola parla di "merito", io associo a questa parola anche quell'altra: l'esclusione. Per quale motivo?
La categoria del "merito" si applica con estrema facilità quando i giocatori partono tutti dallo stesso livello.
Se davvero crediamo che nel nostro Paese gli studenti siano tutti uguali, probabilmente siamo dei marziani.
Esatto: parlo di differenze sociali. Lo so, è demagogia allo stato puro. Io scorgo però una scuola che non spinge lo sguardo fuori dalla propria soglia, e ragiona con freddezza su quello che deve gestire. E' la scuola del merito, esatto.
Non le interessa conoscere cosa si consuma là fuori: preferisce credere che se uno non studia, merita la bocciatura. E basta.
Che se non ha voglia di leggere, merita la bocciatura. Fine delle chiacchiere.
Sul perché accada questo, meglio non indagare, non ci interessa. Che poi questo succeda (guarda caso) soprattutto con alcune categorie sociali, è un dettaglio. Che ci trasciniamo da almeno 40 anni, e che nessun Governo ha desiderato risolvere.
Se al posto del merito, mettessimo la parola "inclusione", avremmo comunque una scuola di eccellenza. Il lavoro di una istituzione del genere dovrebbe concentrarsi proprio su chi merita la bocciatura.
La sua funzione, lo scopo per cui è divenuta obbligatoria, è ridurre in maniera drastica il carico di diversità con cui ogni alunno si presenta. Invece di sottolinearlo, quasi con compiacimento.
giovedì 24 settembre 2009
Decidi per il meglio
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Credo che produrre contenuti debba anche rispondere ad un altro obiettivo (tra i tanti, persino troppi, che si leggono in giro). Non solo diventare ricchi, consolidare il proprio status di blogstar, e via discorrendo.
Piuttosto, quello di indicare una via d'uscita, adombrare una speranza, indurre ad una riflessione.
A ben guardare, quello che si scorge in giro a proposito della scrittura, spesso non corrisponde affatto a questo genere di cose. Osserva con attenzione: noterai che tutti o quasi, consigliano un certo approccio molto concreto, e rapido. Perché sul Web non si legge ma si scansiona eccetera eccetera.
Tutto vero.
Ora però cerca di andare un poco oltre, per favore. Se non cerchi di coniugare la natura nuova della Rete, e quello che impone a chi gioca con le parole, con lo scopo della scrittura (infondere speranza), alla fine avrai un mucchio di parole ineccepibili.
Ma inutili.
La forza della parola non risiede solo nella qualità (quindi, un buon italiano), ma soprattutto in una lettura non rassegnata della realtà.
Da una parte la consapevolezza che le cose non vanno, non funzionano.
Dall'altra, la tenacia nel volerle migliori.
Per molti, queste che scrivo sono solo sciocchezze: me ne rendo conto. Però, tutto quello che ha spinto in avanti l'umanità, è sorto dalle parole di chi non si è arreso all'andazzo, e ha immaginato qualcosa di meglio. Tu, hai in mano il potere di rendere il viaggio sorprendente, e differente.
Rifletti sull'occasione che hai, e poi decidi. Possibilmente per il meglio.
Credo che produrre contenuti debba anche rispondere ad un altro obiettivo (tra i tanti, persino troppi, che si leggono in giro). Non solo diventare ricchi, consolidare il proprio status di blogstar, e via discorrendo.
Piuttosto, quello di indicare una via d'uscita, adombrare una speranza, indurre ad una riflessione.
A ben guardare, quello che si scorge in giro a proposito della scrittura, spesso non corrisponde affatto a questo genere di cose. Osserva con attenzione: noterai che tutti o quasi, consigliano un certo approccio molto concreto, e rapido. Perché sul Web non si legge ma si scansiona eccetera eccetera.
Tutto vero.
Ora però cerca di andare un poco oltre, per favore. Se non cerchi di coniugare la natura nuova della Rete, e quello che impone a chi gioca con le parole, con lo scopo della scrittura (infondere speranza), alla fine avrai un mucchio di parole ineccepibili.
Ma inutili.
La forza della parola non risiede solo nella qualità (quindi, un buon italiano), ma soprattutto in una lettura non rassegnata della realtà.
Da una parte la consapevolezza che le cose non vanno, non funzionano.
Dall'altra, la tenacia nel volerle migliori.
Per molti, queste che scrivo sono solo sciocchezze: me ne rendo conto. Però, tutto quello che ha spinto in avanti l'umanità, è sorto dalle parole di chi non si è arreso all'andazzo, e ha immaginato qualcosa di meglio. Tu, hai in mano il potere di rendere il viaggio sorprendente, e differente.
Rifletti sull'occasione che hai, e poi decidi. Possibilmente per il meglio.
mercoledì 23 settembre 2009
Il lavoro ben fatto
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Quello che emerge da quanto il Presidente Obama afferma, a proposito dei blog (e non solo), al di là delle impressioni superficiali, è di una semplicità disarmante.
Occorre fare vera informazione.
Controllare le fonti.
Verificare.
Rischiare.
Non c'è nulla di nuovo sotto il sole, in fondo, giusto?
Peccato che questi verbi siano sconosciuti anche e soprattutto ai giornali.
Buona parte dei blog hanno vissuto (male) di questa sorta di "libertà" sino ad oggi. Di più: c'è una parte del Web (non piccola), che si vanta quasi di riciclare, riutilizzare e poi pubblicare materiale pescato qui e là.
Ma l'informazione, quella seria, da anni adotta il medesimo comportamento; e stai pure tranquillo che alla fine della fiera (come si dice dalle mie parti), quando cioè avrà scovato il sistema per sopravvivere, continuerà esattamente in questa maniera.
La conclusione?
A essere maligni si potrebbe dire che battendo i piedini, frignando, qualcosa si ottiene (se sei già grande e ben sviluppato, ovvio).
Gli editori che hanno dissanguato le testate giornalistiche per farne rotocalchi da rimpinzare con pubblicità, e annoiati impiegati della carta, alla fine otterranno qualcosa. Soldi. La fiducia dei lettori, dopo, con calma, se ci sarà tempo.
Chi ha creduto nell'informazione sa già da ora che la misura del consenso non la fanno gli aiuti dello Stato, o i generici appelli al ruolo fondamentale della stampa. Bensì la sua passione per il lavoro ben fatto.
Il lavoro ben fatto: di questi tempi, una merce rara.
Quello che emerge da quanto il Presidente Obama afferma, a proposito dei blog (e non solo), al di là delle impressioni superficiali, è di una semplicità disarmante.
Occorre fare vera informazione.
Controllare le fonti.
Verificare.
Rischiare.
Non c'è nulla di nuovo sotto il sole, in fondo, giusto?
Peccato che questi verbi siano sconosciuti anche e soprattutto ai giornali.
Buona parte dei blog hanno vissuto (male) di questa sorta di "libertà" sino ad oggi. Di più: c'è una parte del Web (non piccola), che si vanta quasi di riciclare, riutilizzare e poi pubblicare materiale pescato qui e là.
Ma l'informazione, quella seria, da anni adotta il medesimo comportamento; e stai pure tranquillo che alla fine della fiera (come si dice dalle mie parti), quando cioè avrà scovato il sistema per sopravvivere, continuerà esattamente in questa maniera.
La conclusione?
A essere maligni si potrebbe dire che battendo i piedini, frignando, qualcosa si ottiene (se sei già grande e ben sviluppato, ovvio).
Gli editori che hanno dissanguato le testate giornalistiche per farne rotocalchi da rimpinzare con pubblicità, e annoiati impiegati della carta, alla fine otterranno qualcosa. Soldi. La fiducia dei lettori, dopo, con calma, se ci sarà tempo.
Chi ha creduto nell'informazione sa già da ora che la misura del consenso non la fanno gli aiuti dello Stato, o i generici appelli al ruolo fondamentale della stampa. Bensì la sua passione per il lavoro ben fatto.
Il lavoro ben fatto: di questi tempi, una merce rara.
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martedì 22 settembre 2009
Quelli che
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Quelli che "Ti spiego io come funziona il Web, una roba da ridere".
Quelli che "Li faremo fuori tutti, dal Corriere alla Rai" (mettiamoci pure Mediaset).
Quelli che "Sono diventato ricco grazie al blog. Se vuoi ti spiego come ho fatto: pagandomi".
Quelli che "Il trucco è essere sull'argomento del giorno".
Quelli che "Google Adsense è formidabile".
Quelli che "Anche Obama usa il Web per diventare presidente".
Quelli che "Questo widget aumenterà il numero di accessi del 125% in tre-giorni-tre".
Quelli che "Se non ti legge nessuno è tutta una questione di layout".
Quelli che "Devi integrare meglio i Social Network se vuoi sfondare. Una roba da due secondi".
Quelli che "Se i tuoi contenuti non sono virali, dove vai?".
Quelli che "Non bastano i contenuti virali per emergere".
Quelli che "Google Adsense è una porcata".
Quelli che "Vi annuncio ragazzi, che inizierò a collaborare con Canale 5/Repubblica/Pippo Baudo. Un successo che ho costruito grazie a voi".
Quelli che "E' impossibile diventare ricchi con il blog".
Quelli che "Gli Stati Uniti sono un altro pianeta".
Quelli che "Chiudo il blog non perché nessuno lo trova interessante, ma perché sono un tipo curioso che ama esplorare le cose nuove. Vieni a trovarmi su Facebook!".
Sì insomma: quelli che dicono tutto, e il contrario di tutto.
Quelli che "Ti spiego io come funziona il Web, una roba da ridere".
Quelli che "Li faremo fuori tutti, dal Corriere alla Rai" (mettiamoci pure Mediaset).
Quelli che "Sono diventato ricco grazie al blog. Se vuoi ti spiego come ho fatto: pagandomi".
Quelli che "Il trucco è essere sull'argomento del giorno".
Quelli che "Google Adsense è formidabile".
Quelli che "Anche Obama usa il Web per diventare presidente".
Quelli che "Questo widget aumenterà il numero di accessi del 125% in tre-giorni-tre".
Quelli che "Se non ti legge nessuno è tutta una questione di layout".
Quelli che "Devi integrare meglio i Social Network se vuoi sfondare. Una roba da due secondi".
Quelli che "Se i tuoi contenuti non sono virali, dove vai?".
Quelli che "Non bastano i contenuti virali per emergere".
Quelli che "Google Adsense è una porcata".
Quelli che "Vi annuncio ragazzi, che inizierò a collaborare con Canale 5/Repubblica/Pippo Baudo. Un successo che ho costruito grazie a voi".
Quelli che "E' impossibile diventare ricchi con il blog".
Quelli che "Gli Stati Uniti sono un altro pianeta".
Quelli che "Chiudo il blog non perché nessuno lo trova interessante, ma perché sono un tipo curioso che ama esplorare le cose nuove. Vieni a trovarmi su Facebook!".
Sì insomma: quelli che dicono tutto, e il contrario di tutto.
lunedì 21 settembre 2009
Il tempo del riposo
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Quando non hai idee per i tuoi contenuti non devi essere preoccupato. E' solo il momento di tirare fiato, e riflettere. Che cosa hai prodotto sino a questo momento?
Se ne percepisce la qualità?
La riflessione su quanto è alle nostre spalle, permette di capire se il tuo piccolo cammino personale è davvero tale, o se invece si tratta solo di un girotondo privo di meta. Perciò è importante affrontare le secche dell'immaginazione, la stanchezza, con assoluta tranquillità. Non è un dramma, non deve esserlo.
Prima di tutto, non è richiesto a nessuno di essere importante, o di diventare famoso. Piuttosto, di essere leale coi tuoi lettori, e reale.
Se conosci un poco i meccanismi del Web, dovresti ben sapere che diventare "star" o celebri, è qualcosa che è ben al di là delle capacità del singolo. Non è impossibile, certo: ma vista la quantità di contenuti, l'unico modo che hai di emergere (emergere, non di diventare famoso), è adottare un tipo di condotta differente da quella usata dalla maggioranza.
Oppure di ricorrere ai trucchi, alle strategie, si capisce.
Rallentare il passo, riflettere, viene inteso come un'inutile perdita di tempo. Lo è solo se non sai cosa fare, e se sei qui perché ci sono (quasi), tutti.
Quando il tuo obiettivo è creare valore, la produzione massiccia e continua di contenuti per te non sarà mai importante.
Costruire relazioni, condividere, vuol dire creare un habitat capace di accogliere diverse opinioni in grado di confrontarsi e provare a crescere assieme. Il tempo del riposo in questa ottica, diventa parte del meccanismo.
Solo chi produce rumore ha il terrore di fermarsi.
Quando non hai idee per i tuoi contenuti non devi essere preoccupato. E' solo il momento di tirare fiato, e riflettere. Che cosa hai prodotto sino a questo momento?
Se ne percepisce la qualità?
La riflessione su quanto è alle nostre spalle, permette di capire se il tuo piccolo cammino personale è davvero tale, o se invece si tratta solo di un girotondo privo di meta. Perciò è importante affrontare le secche dell'immaginazione, la stanchezza, con assoluta tranquillità. Non è un dramma, non deve esserlo.
Prima di tutto, non è richiesto a nessuno di essere importante, o di diventare famoso. Piuttosto, di essere leale coi tuoi lettori, e reale.
Se conosci un poco i meccanismi del Web, dovresti ben sapere che diventare "star" o celebri, è qualcosa che è ben al di là delle capacità del singolo. Non è impossibile, certo: ma vista la quantità di contenuti, l'unico modo che hai di emergere (emergere, non di diventare famoso), è adottare un tipo di condotta differente da quella usata dalla maggioranza.
Oppure di ricorrere ai trucchi, alle strategie, si capisce.
Rallentare il passo, riflettere, viene inteso come un'inutile perdita di tempo. Lo è solo se non sai cosa fare, e se sei qui perché ci sono (quasi), tutti.
Quando il tuo obiettivo è creare valore, la produzione massiccia e continua di contenuti per te non sarà mai importante.
Costruire relazioni, condividere, vuol dire creare un habitat capace di accogliere diverse opinioni in grado di confrontarsi e provare a crescere assieme. Il tempo del riposo in questa ottica, diventa parte del meccanismo.
Solo chi produce rumore ha il terrore di fermarsi.
giovedì 17 settembre 2009
Il posto adatto per scrivere
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Dal punto di vista fisico, scrivere a mano è qualcosa di strano.
Mentre quando sei davanti al computer giocherelli con la tastiera, e osservi quello che lo schermo ti propone, il gioco cambia, eccome, nel momento in cui sei alle prese con carta, e penna.
Impugnare, dirigere e fissare su carta i tuoi contenuti, è qualcosa impegnativo: perché scorciatoie e dritte (gentilmente offerte dal computer, dalla Rete), svaniscono.
Come ho già scritto, sei tu alle prese con te stesso.
Per prima cosa, trova il posto adatto a te, ai tuoi tempi. Non devi farlo sempre, ma hai bisogno di un confronto franco con quanto sei diventato, e stai costruendo.
Crescere, imparare e condividere sono tre verbi che sempre di più in futuro diventeranno necessari. Se desideri per te qualcosa di buono, per esempio emergere dalla massa, non potrai cullarti nell'illusione di essere "arrivato".
Diplomi e/o lauree sono solo il segno che si è giunti ad un certo punto. Che bravo: ma il percorso non finisce certo con queste cose, ma continua.
Non pensare che sia una maledizione, rifletti che in fondo è un privilegio a dir poco inaudito.
Probabilmente i tuoi nonni, o antenati che fossero, non hanno mai preso in mano un libro in tutta la loro esistenza. Oppure, sapevano a malapena far di conto, e scrivere il loro nome. Che cosa preferisci: questo, o quella vita?
Prima parlavo del posto adatto. Può essere un tavolo in una stanza davanti ad una finestra, o al parco cittadino, sotto il sole e senza vento. Devi sentirti a tuo agio: come quando indossi un paio di scarpe nuove.
Non badare a cosa dicono gli altri, o a come ti giudicheranno. Sei alle prese con qualcosa di importante: scrivere. E se non lo capiscono, è un loro problema.
Dal punto di vista fisico, scrivere a mano è qualcosa di strano.
Mentre quando sei davanti al computer giocherelli con la tastiera, e osservi quello che lo schermo ti propone, il gioco cambia, eccome, nel momento in cui sei alle prese con carta, e penna.
Impugnare, dirigere e fissare su carta i tuoi contenuti, è qualcosa impegnativo: perché scorciatoie e dritte (gentilmente offerte dal computer, dalla Rete), svaniscono.
Come ho già scritto, sei tu alle prese con te stesso.
Per prima cosa, trova il posto adatto a te, ai tuoi tempi. Non devi farlo sempre, ma hai bisogno di un confronto franco con quanto sei diventato, e stai costruendo.
Crescere, imparare e condividere sono tre verbi che sempre di più in futuro diventeranno necessari. Se desideri per te qualcosa di buono, per esempio emergere dalla massa, non potrai cullarti nell'illusione di essere "arrivato".
Diplomi e/o lauree sono solo il segno che si è giunti ad un certo punto. Che bravo: ma il percorso non finisce certo con queste cose, ma continua.
Non pensare che sia una maledizione, rifletti che in fondo è un privilegio a dir poco inaudito.
Probabilmente i tuoi nonni, o antenati che fossero, non hanno mai preso in mano un libro in tutta la loro esistenza. Oppure, sapevano a malapena far di conto, e scrivere il loro nome. Che cosa preferisci: questo, o quella vita?
Prima parlavo del posto adatto. Può essere un tavolo in una stanza davanti ad una finestra, o al parco cittadino, sotto il sole e senza vento. Devi sentirti a tuo agio: come quando indossi un paio di scarpe nuove.
Non badare a cosa dicono gli altri, o a come ti giudicheranno. Sei alle prese con qualcosa di importante: scrivere. E se non lo capiscono, è un loro problema.
mercoledì 16 settembre 2009
La direzione del viaggio
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No, non è che dobbiamo tornare all'epoca degli amanuensi, stai tranquillo. Piuttosto, devi cercare di fare il punto della situazione. Come ho già scritto in passato, tutto quello che vedi, leggi e impari, deve prima o poi, trovare una collocazione nella tua vita. E che io sappia, la scrittura a mano è indicata proprio per questo genere di processo.
L'obiezione è facile: sei solo un nostalgico.
Oppure: tra qualche anno carta e penna saranno solo dei bambini; è ridicolo immaginare che siano più "creativi" di un computer.
Sono punti di vista interessanti, che in fondo conosco bene pure io. Lascia però che ti dica questo: il potenziale di uno strumento (secondo me), non è in quello che offre, bensì in quanto tu riesci a ricavare da esso.
Usando un esempio sciocco, ma efficace (spero): un'autovettura non ti conduce da nessuna parte. Sei tu che devi decidere la destinazione, il percorso, le soste, e ancor prima di intraprendere il viaggio, è indispensabile verificarne il corretto funzionamento.
Se non chiacchieri, se esci dal gregge, significa che hai deciso di percorrere vie, e tagliare altri traguardi. Il computer non indica alcuna direzione, ma semplicemente, si limita a illustrarne centinaia. Il rischio di essere travolti, e sepolti, esiste eccome: ecco perché è indispensabile una disciplina. E questa la troverai lontano dall'ammasso di plastica e silicio attraverso cui stai leggendo queste poche frasi.
Non sei ancora convinto? Mica devo riuscire a farti cambiare idea. Osserva lo sport però: non solo è salutare al fisico, ma tutti concordano che uno dei suoi punti di forza è indicare all'individuo una serie di norme da rispettare, e seguire.
Al di fuori di esso, c'è lo studio, il lavoro, la vita familiare; ma rappresenta soprattutto una scuola di vita dove il singolo impara comportamenti, e tattiche, che poi potrà utilizzare anche nella vita quotidiana.
In un certo senso, ci si spoglia di ruoli e attenzioni per imporre a se stessi un abito che non ci appartiene, eppure ci è necessario.
Qualunque azione tu abbia in mente di mettere in pratica, partirà da te, non dallo strumento. E il suo utilizzo sarà efficace e convincente quando imparerai a osservarlo con uno sguardo diverso.
Esso può ricavare da te quanto di migliore e utile ci può essere, questo è certo.
Eppure questo lo otterrai solo quando deciderai di concentrare energie e sguardo sui tuoi talenti. Ecco il tuo vero carburante...
No, non è che dobbiamo tornare all'epoca degli amanuensi, stai tranquillo. Piuttosto, devi cercare di fare il punto della situazione. Come ho già scritto in passato, tutto quello che vedi, leggi e impari, deve prima o poi, trovare una collocazione nella tua vita. E che io sappia, la scrittura a mano è indicata proprio per questo genere di processo.
L'obiezione è facile: sei solo un nostalgico.
Oppure: tra qualche anno carta e penna saranno solo dei bambini; è ridicolo immaginare che siano più "creativi" di un computer.
Sono punti di vista interessanti, che in fondo conosco bene pure io. Lascia però che ti dica questo: il potenziale di uno strumento (secondo me), non è in quello che offre, bensì in quanto tu riesci a ricavare da esso.
Usando un esempio sciocco, ma efficace (spero): un'autovettura non ti conduce da nessuna parte. Sei tu che devi decidere la destinazione, il percorso, le soste, e ancor prima di intraprendere il viaggio, è indispensabile verificarne il corretto funzionamento.
Se non chiacchieri, se esci dal gregge, significa che hai deciso di percorrere vie, e tagliare altri traguardi. Il computer non indica alcuna direzione, ma semplicemente, si limita a illustrarne centinaia. Il rischio di essere travolti, e sepolti, esiste eccome: ecco perché è indispensabile una disciplina. E questa la troverai lontano dall'ammasso di plastica e silicio attraverso cui stai leggendo queste poche frasi.
Non sei ancora convinto? Mica devo riuscire a farti cambiare idea. Osserva lo sport però: non solo è salutare al fisico, ma tutti concordano che uno dei suoi punti di forza è indicare all'individuo una serie di norme da rispettare, e seguire.
Al di fuori di esso, c'è lo studio, il lavoro, la vita familiare; ma rappresenta soprattutto una scuola di vita dove il singolo impara comportamenti, e tattiche, che poi potrà utilizzare anche nella vita quotidiana.
In un certo senso, ci si spoglia di ruoli e attenzioni per imporre a se stessi un abito che non ci appartiene, eppure ci è necessario.
Qualunque azione tu abbia in mente di mettere in pratica, partirà da te, non dallo strumento. E il suo utilizzo sarà efficace e convincente quando imparerai a osservarlo con uno sguardo diverso.
Esso può ricavare da te quanto di migliore e utile ci può essere, questo è certo.
Eppure questo lo otterrai solo quando deciderai di concentrare energie e sguardo sui tuoi talenti. Ecco il tuo vero carburante...
martedì 15 settembre 2009
Col computer spento e la penna in mano
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Il computer è alle tue spalle, spento. Tu invece sei alle prese con una serie di fogli e una penna in mano, e probabilmente ti stai chiedendo: Chi me lo fa fare?
La risposta: te stesso.
Quando impugni una penna e decidi di misurarti con la carta, almeno all'inizio ti senti a disagio. Perché in fondo devi provare che quello che sei, che hai costruito e prodotto, i tuoi talenti insomma, avevano uno scopo preciso. Non hai più l'ancora di salvataggio del computer: sei tu, la carta, e (anche se può apparire retorico), il mondo. Nient'altro.
La disciplina della penna è importante perché isola l'individuo, e lo spinge a comprendere dove è arrivato, e che cosa può combinare. E' in un certo senso il tempo del fare ordine, del provare dopo tanta teoria, a immaginare un cammino differente: personale. E ovunque tu voglia arrivare, hai bisogno di un punto di partenza.
Vale a dire quello che hai imparato, studiato, confrontato con gli altri.
Tutto questo rappresenta in un certo senso il carburante che ti può permettere di muovere i primi passi. Lascia per un attimo da parte la direzione (importante certo; ma al momento ancora superflua).
Quando parlo della disciplina della scrittura penso esattamente alla condotta che impone alla persona. Non è solo un voltar le spalle al computer, e nemmeno ritagliarsi uno spazio di silenzio tutto per sé (almeno, non è solo questo).
E' costruire parola dopo parola, la propria identità, sino a quel momento frutto di parole altrui, di giudizi esterni e spesso frettolosi.
Poi, può succedere (eccome se succede), che ci si trovi a non combinare nulla per un motivo molto semplice. Non hai mai investito in te stesso, e hai così permesso ai tuoi talenti di marcire. La foglia di fico del computer cade, e tu all'improvviso, non hai nulla da dire. Ah, già, le chiacchiere: io parlo però di altro...
In un caso del genere (meno raro di quel che si pensi: sono milioni in questo Paese le persone che non leggono, e sono persuase di avere molto da dire), devi iniziare da zero. Vale a dire studiare, studiare, studiare. Cioè, leggere.
Magari lo vediamo la prossima volta?
Il computer è alle tue spalle, spento. Tu invece sei alle prese con una serie di fogli e una penna in mano, e probabilmente ti stai chiedendo: Chi me lo fa fare?
La risposta: te stesso.
Quando impugni una penna e decidi di misurarti con la carta, almeno all'inizio ti senti a disagio. Perché in fondo devi provare che quello che sei, che hai costruito e prodotto, i tuoi talenti insomma, avevano uno scopo preciso. Non hai più l'ancora di salvataggio del computer: sei tu, la carta, e (anche se può apparire retorico), il mondo. Nient'altro.
La disciplina della penna è importante perché isola l'individuo, e lo spinge a comprendere dove è arrivato, e che cosa può combinare. E' in un certo senso il tempo del fare ordine, del provare dopo tanta teoria, a immaginare un cammino differente: personale. E ovunque tu voglia arrivare, hai bisogno di un punto di partenza.
Vale a dire quello che hai imparato, studiato, confrontato con gli altri.
Tutto questo rappresenta in un certo senso il carburante che ti può permettere di muovere i primi passi. Lascia per un attimo da parte la direzione (importante certo; ma al momento ancora superflua).
Quando parlo della disciplina della scrittura penso esattamente alla condotta che impone alla persona. Non è solo un voltar le spalle al computer, e nemmeno ritagliarsi uno spazio di silenzio tutto per sé (almeno, non è solo questo).
E' costruire parola dopo parola, la propria identità, sino a quel momento frutto di parole altrui, di giudizi esterni e spesso frettolosi.
Poi, può succedere (eccome se succede), che ci si trovi a non combinare nulla per un motivo molto semplice. Non hai mai investito in te stesso, e hai così permesso ai tuoi talenti di marcire. La foglia di fico del computer cade, e tu all'improvviso, non hai nulla da dire. Ah, già, le chiacchiere: io parlo però di altro...
In un caso del genere (meno raro di quel che si pensi: sono milioni in questo Paese le persone che non leggono, e sono persuase di avere molto da dire), devi iniziare da zero. Vale a dire studiare, studiare, studiare. Cioè, leggere.
Magari lo vediamo la prossima volta?
lunedì 14 settembre 2009
OpenOffice.org per i bambini
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scrivere
Fai pace con la carta e la penna
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L'ultima volta che hai preso in mano una penna, e che ti sei misurato con la carta, eri a scuola, ricordi? Non importa quale fosse, se università o liceo.
Poi hai acquistato il computer e hai trovato "naturale" pestare dei tasti e vedere comparire sullo schermo le tue idee, i tuoi pensieri.
Tutto questo ha generato in te la sensazione della libertà, perché ti sei affrancato dalla fatica di dover tenere in mano una penna, e guidarla sulla carta. Una piccola fatica, certo, e ti posso assicurare sulla base della mia esperienza che sono altre le fatiche.
Te ne sei liberato volentieri perché credevi (credi), che il tempo guadagnato ti permetterà di ottenere risultati non solo migliori, ma prima.
In parte è vero, e non sono certo così matto da credere che si stava meglio quando si stava peggio. Sono il tipo di discorsi che di solito confezionano gli anziani; e se io ormai non posso più essere annoverato tra i giovani, eviterò di cadere nella trappola della nostalgia. Che è affascinante, ma pur sempre una trappola.
Faccio uso di carta e penna per questi post, ma altrimenti anche io uso il computer.
Il fatto è che maggiore tempo a disposizione, maggiore libertà quindi, non è indice di migliore qualità dello scritto.
E' per questo che io consiglio sempre di riprendere in mano penna e carta, e spegnere il computer.
Almeno di tanto in tanto.
Cerca quindi un posto bene illuminato, può essere casa tua, il tuo studio, ma anche il parco cittadino.
Volta le spalle al tuo baldo computer coi sui 6 GB di RAM e i GHz. Lì non c'è niente che ti possa aiutare a essere migliore, più creativo, né ad aiutare i tuoi contenuti a diventare interessanti.
Quello di cui tu hai bisogno è te stesso, i tuoi talenti, la tua voglia di imparare e condividere.
Continua.....
L'ultima volta che hai preso in mano una penna, e che ti sei misurato con la carta, eri a scuola, ricordi? Non importa quale fosse, se università o liceo.
Poi hai acquistato il computer e hai trovato "naturale" pestare dei tasti e vedere comparire sullo schermo le tue idee, i tuoi pensieri.
Tutto questo ha generato in te la sensazione della libertà, perché ti sei affrancato dalla fatica di dover tenere in mano una penna, e guidarla sulla carta. Una piccola fatica, certo, e ti posso assicurare sulla base della mia esperienza che sono altre le fatiche.
Te ne sei liberato volentieri perché credevi (credi), che il tempo guadagnato ti permetterà di ottenere risultati non solo migliori, ma prima.
In parte è vero, e non sono certo così matto da credere che si stava meglio quando si stava peggio. Sono il tipo di discorsi che di solito confezionano gli anziani; e se io ormai non posso più essere annoverato tra i giovani, eviterò di cadere nella trappola della nostalgia. Che è affascinante, ma pur sempre una trappola.
Faccio uso di carta e penna per questi post, ma altrimenti anche io uso il computer.
Il fatto è che maggiore tempo a disposizione, maggiore libertà quindi, non è indice di migliore qualità dello scritto.
E' per questo che io consiglio sempre di riprendere in mano penna e carta, e spegnere il computer.
Almeno di tanto in tanto.
Cerca quindi un posto bene illuminato, può essere casa tua, il tuo studio, ma anche il parco cittadino.
Volta le spalle al tuo baldo computer coi sui 6 GB di RAM e i GHz. Lì non c'è niente che ti possa aiutare a essere migliore, più creativo, né ad aiutare i tuoi contenuti a diventare interessanti.
Quello di cui tu hai bisogno è te stesso, i tuoi talenti, la tua voglia di imparare e condividere.
Continua.....
giovedì 10 settembre 2009
La disciplina dello scrivere a mano
Permalink
Più di una volta ho scritto in passato della strana forza che risiede nello scrivere a mano. E' in realtà una straordinaria scuola di disciplina anche se a prima vista rappresenta una colossale perdita di tempo.
Perché star lì a scribacchiare con carta e penna, e poi dover riportare tutto su computer, quando proprio il computer ti permette di saltare un passaggio, dopotutto noioso?
La risposta a questa domanda non è in realtà semplice e netta; perché si tratta di riflettere ancora una volta sul rapporto che abbiamo col tempo.
Lascia che ti dica questo: se per te scrivere a mano è una superfluo, e inutile, forse hai un brutto rapporto con i minuti e le ore che scorrono.
Piuttosto che andare in giro a cercare trucchi e strategie su come diventare una celebrità sul Web, prova a creare le condizioni per offrire alla tua creatività le migliori opportunità di crescita.
Il primo passo secondo me, è proprio la scrittura a mano. Carta e penna.
Puoi anche non ricorrere sempre a questa straordinaria risorsa: ma impara a dare le spalle al computer. Meglio sarebbe spegnerlo, quindi spezzare il cordone che ti lega a lui, e a quello che contiene.
So bene che il Web è una risorsa inesauribile; ma tu dovresti conoscere questa piccola verità. E se non la conosci, te la svelo io.
E cioè che è indispensabile permette al flusso di informazioni, stimoli e idee che si riversano su ciascuno di noi, di essere organizzato, scelto, scartato e infine esaltato. E tutto questo avviene solo se ci fermiamo.
Ma non è sufficiente fermare il passo.
Anche lo stare apparentemente immobili, a far nulla, è invece una piccola arte che per dare i suoi frutti pretende (indovina un po'?), disciplina. Se questa non c'è, stai solo perdendo tempo (ehi, ricorre spesso questo concetto, hai notato?).
E ricorrere a carta e penna è quello che ti serve.
Cercherò di parlarne ancora in futuro.
Più di una volta ho scritto in passato della strana forza che risiede nello scrivere a mano. E' in realtà una straordinaria scuola di disciplina anche se a prima vista rappresenta una colossale perdita di tempo.
Perché star lì a scribacchiare con carta e penna, e poi dover riportare tutto su computer, quando proprio il computer ti permette di saltare un passaggio, dopotutto noioso?
La risposta a questa domanda non è in realtà semplice e netta; perché si tratta di riflettere ancora una volta sul rapporto che abbiamo col tempo.
Lascia che ti dica questo: se per te scrivere a mano è una superfluo, e inutile, forse hai un brutto rapporto con i minuti e le ore che scorrono.
Piuttosto che andare in giro a cercare trucchi e strategie su come diventare una celebrità sul Web, prova a creare le condizioni per offrire alla tua creatività le migliori opportunità di crescita.
Il primo passo secondo me, è proprio la scrittura a mano. Carta e penna.
Puoi anche non ricorrere sempre a questa straordinaria risorsa: ma impara a dare le spalle al computer. Meglio sarebbe spegnerlo, quindi spezzare il cordone che ti lega a lui, e a quello che contiene.
So bene che il Web è una risorsa inesauribile; ma tu dovresti conoscere questa piccola verità. E se non la conosci, te la svelo io.
E cioè che è indispensabile permette al flusso di informazioni, stimoli e idee che si riversano su ciascuno di noi, di essere organizzato, scelto, scartato e infine esaltato. E tutto questo avviene solo se ci fermiamo.
Ma non è sufficiente fermare il passo.
Anche lo stare apparentemente immobili, a far nulla, è invece una piccola arte che per dare i suoi frutti pretende (indovina un po'?), disciplina. Se questa non c'è, stai solo perdendo tempo (ehi, ricorre spesso questo concetto, hai notato?).
E ricorrere a carta e penna è quello che ti serve.
Cercherò di parlarne ancora in futuro.
mercoledì 9 settembre 2009
In difesa del lettore che non commenta
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Se ci fai caso, quasi tutti affermano che la forza e la bontà di un blog deriva dalla quantità e soprattutto dalla qualità dei commenti ai post. Se quindi un blog su questo punto è debole, questo è indice di cattiva salute.
Per questa ragione non mancano affatto le guide che svelano come rendere vitale questo elemento.
Trucchi e strategie per indurre il lettore a commentare. Tutte cose validissime, di cui ciascuno può e deve fare l'uso che crede.
Ora, è evidente che i commenti non possono che fare piacere a chi scribacchia post, e che il blog sia nato soprattutto per creare conversazioni (interessanti). Ma forse è necessario porre nella giusta luce chi non commenta (quasi) mai, e rilassarsi. Fare i conti con la propria coscienza (ehi, che parolone!), e accettare il lettore silente. Chi ha detto che è un male?
Perché credere a tutti i costi che una conversazione sia tale solo se le persone si armano di tastiera e mouse, e scrivono qualcosa in risposta al nostro post? Forse essa scorre anche per altri percorsi che non immaginiamo neppure. Non affermo affatto che tacere è la perfetta misura del successo di un blog: alcuni non hanno commenti perché sono scritti coi piedi.
Ma forse le persone hanno da fare.
O non hanno nulla da aggiungere a quanto tu hai pubblicato, perché conoscono meglio di te il valore della conversazione. E conversazione significa: apro la bocca se ho qualcosa da dire, altrimenti la tengo chiusa.
O ancora, quanto tu hai scritto li ha positivamente colpiti, e si ritirano a riflettere sulle tue parole, sul tuo punto di vista.
Come puoi capire, ci sono diverse chiavi di lettura (si dice così?), a proposito della mancanza di commenti ai tuoi post. L'essenziale è non cadere nella facile considerazione che la loro assenza significa scarsa qualità dei post.
Per fortuna il Web induce a rivedere idee e posizioni su un mucchio di cose. Che tu ci creda o meno, il silenzio nell'era dell'always on, non è poi malaccio.
Se quindi ti capita di incontrarlo, non farti prendere dal panico: piuttosto, cerca di ascoltarlo.
Se ci fai caso, quasi tutti affermano che la forza e la bontà di un blog deriva dalla quantità e soprattutto dalla qualità dei commenti ai post. Se quindi un blog su questo punto è debole, questo è indice di cattiva salute.
Per questa ragione non mancano affatto le guide che svelano come rendere vitale questo elemento.
Trucchi e strategie per indurre il lettore a commentare. Tutte cose validissime, di cui ciascuno può e deve fare l'uso che crede.
Ora, è evidente che i commenti non possono che fare piacere a chi scribacchia post, e che il blog sia nato soprattutto per creare conversazioni (interessanti). Ma forse è necessario porre nella giusta luce chi non commenta (quasi) mai, e rilassarsi. Fare i conti con la propria coscienza (ehi, che parolone!), e accettare il lettore silente. Chi ha detto che è un male?
Perché credere a tutti i costi che una conversazione sia tale solo se le persone si armano di tastiera e mouse, e scrivono qualcosa in risposta al nostro post? Forse essa scorre anche per altri percorsi che non immaginiamo neppure. Non affermo affatto che tacere è la perfetta misura del successo di un blog: alcuni non hanno commenti perché sono scritti coi piedi.
Ma forse le persone hanno da fare.
O non hanno nulla da aggiungere a quanto tu hai pubblicato, perché conoscono meglio di te il valore della conversazione. E conversazione significa: apro la bocca se ho qualcosa da dire, altrimenti la tengo chiusa.
O ancora, quanto tu hai scritto li ha positivamente colpiti, e si ritirano a riflettere sulle tue parole, sul tuo punto di vista.
Come puoi capire, ci sono diverse chiavi di lettura (si dice così?), a proposito della mancanza di commenti ai tuoi post. L'essenziale è non cadere nella facile considerazione che la loro assenza significa scarsa qualità dei post.
Per fortuna il Web induce a rivedere idee e posizioni su un mucchio di cose. Che tu ci creda o meno, il silenzio nell'era dell'always on, non è poi malaccio.
Se quindi ti capita di incontrarlo, non farti prendere dal panico: piuttosto, cerca di ascoltarlo.
martedì 8 settembre 2009
E' tutta una questione di tempo
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Non credere che essere professionale sia roba per i numeri uno: riguarda anche te.
Significa che hai a cuore i tuoi pochi lettori, e che conosci il valore di ogni parola che scrivi. Questo si racchiude dietro la parola: professionale. Non PageRank 6 o illustri lettori, bensì cura per i tuoi post, desiderio di condividere, passione per quello che scrivi.
Come vedi non si tratta (a prima vista), di un compito troppo difficile. A prima vista però: anche solo conoscere il valore di ogni parola pretende molto da te. Parliamo di tempo, dunque.
Lo so: ogni giorno sbuca una nuova applicazione o strumento fantastico, che ti permette di ottenere di più in meno tempo. Ammetto che è difficile resistere alla tentazione di provarli. Di certo, computer e Internet ci rendono la vita più semplice, ma la produzione di contenuti di qualità non è per questo diventata facile.
Rassegnati: scrivere richiede tempo. Strumenti e applicazioni ti possono aiutare, lo so bene. Ma alla fine ti troverai faccia a faccia con le parole, e sarai solo tu, e loro. Nessuno sarà in grado di aiutarti davvero, ma dovranno essere le tue sole capacità, i tuoi talenti, a condurti verso luoghi inediti, e spero almeno interessanti.
Ancora il tempo dunque.
Il tempo è fondamentale perché è grazie a lui che impari, accumuli esperienza, costruisci relazioni e infine proponi i tuoi contenuti. Quindi prima di aprire un blog, faresti bene a dare un'occhiata al rapporto che hai con il tuo tempo. Osservalo, cerca di comprendere quanto ne sprechi, impara a farne un uso migliore.
Alla fine avrai almeno imparato a concentrarti sulle cose davvero importanti: è qui che si distinguono i dilettanti, dai professionisti. Dal buon uso del tempo: e se il tuo blog non sarà un successo, pazienza...
Non credere che essere professionale sia roba per i numeri uno: riguarda anche te.
Significa che hai a cuore i tuoi pochi lettori, e che conosci il valore di ogni parola che scrivi. Questo si racchiude dietro la parola: professionale. Non PageRank 6 o illustri lettori, bensì cura per i tuoi post, desiderio di condividere, passione per quello che scrivi.
Come vedi non si tratta (a prima vista), di un compito troppo difficile. A prima vista però: anche solo conoscere il valore di ogni parola pretende molto da te. Parliamo di tempo, dunque.
Lo so: ogni giorno sbuca una nuova applicazione o strumento fantastico, che ti permette di ottenere di più in meno tempo. Ammetto che è difficile resistere alla tentazione di provarli. Di certo, computer e Internet ci rendono la vita più semplice, ma la produzione di contenuti di qualità non è per questo diventata facile.
Rassegnati: scrivere richiede tempo. Strumenti e applicazioni ti possono aiutare, lo so bene. Ma alla fine ti troverai faccia a faccia con le parole, e sarai solo tu, e loro. Nessuno sarà in grado di aiutarti davvero, ma dovranno essere le tue sole capacità, i tuoi talenti, a condurti verso luoghi inediti, e spero almeno interessanti.
Ancora il tempo dunque.
Il tempo è fondamentale perché è grazie a lui che impari, accumuli esperienza, costruisci relazioni e infine proponi i tuoi contenuti. Quindi prima di aprire un blog, faresti bene a dare un'occhiata al rapporto che hai con il tuo tempo. Osservalo, cerca di comprendere quanto ne sprechi, impara a farne un uso migliore.
Alla fine avrai almeno imparato a concentrarti sulle cose davvero importanti: è qui che si distinguono i dilettanti, dai professionisti. Dal buon uso del tempo: e se il tuo blog non sarà un successo, pazienza...
lunedì 7 settembre 2009
Internet battuta dalle merendine?
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E' una discussione che spesso ricorre, e ha come oggetto sempre Internet, e l'approccio che la maggior parte delle persone ha nei suoi confronti.
Di tanto in tanto i mass media affrontano malamente il problema, e ne esce una caricatura: non di Internet, anche se a prima vista pare di sì.
La caricatura se la fanno loro, sono i mass media che senza rendersene conto, dileggiano se stessi, e continuano così a percorrere con intatto vigore il declino che hanno abbracciato da tempo.
Televisione e giornali (nella maggior parte dei casi) hanno smesso di fare il lavoro per cui erano nati.
Cioè informare.
Se devi invece intrattenere (questo è il loro nuovo ruolo), riempire quindi il vuoto tra uno spot e l'altro, o tra una pagina (di giornale), e quella seguente, la semplificazione massacra qualunque argomento, rendendolo ridicolo e banale.
Non importa che tu stia parlando di un mezzo destinato a modificare tanta parte del nostro modo di lavorare, e di condividere. Alla fine una risata, o un frettoloso stringersi nelle spalle sarà il giudizio che riuscirai a produrre in chi ti ascolta, o legge.
Ma chi legge, o ascolta, in questo Paese?
E' un malessere che nasce da lontano, e che ricorda a ciascuno come leggere (l'istruzione insomma), sia roba non per tutti. Sì, la scuola è obbligatoria, ma a parte insegnare nozioni, non è riuscita quasi mai a impartire l'unica lezione per cui è nata. Vale a dire, che ogni persona è unica, e può combinare molto se solo mette a frutto i propri talenti.
Massificando, inglobando e infine uniformando, si ottiene una pigra folla di persone per cui il meglio, la bellezza, o la possibilità di cambiare il mondo (proprio grazie a Internet), è un lusso che non ci si può permettere.
Ma la merendina con il ricco montepremi, quello sì.
E' una discussione che spesso ricorre, e ha come oggetto sempre Internet, e l'approccio che la maggior parte delle persone ha nei suoi confronti.
Di tanto in tanto i mass media affrontano malamente il problema, e ne esce una caricatura: non di Internet, anche se a prima vista pare di sì.
La caricatura se la fanno loro, sono i mass media che senza rendersene conto, dileggiano se stessi, e continuano così a percorrere con intatto vigore il declino che hanno abbracciato da tempo.
Televisione e giornali (nella maggior parte dei casi) hanno smesso di fare il lavoro per cui erano nati.
Cioè informare.
Se devi invece intrattenere (questo è il loro nuovo ruolo), riempire quindi il vuoto tra uno spot e l'altro, o tra una pagina (di giornale), e quella seguente, la semplificazione massacra qualunque argomento, rendendolo ridicolo e banale.
Non importa che tu stia parlando di un mezzo destinato a modificare tanta parte del nostro modo di lavorare, e di condividere. Alla fine una risata, o un frettoloso stringersi nelle spalle sarà il giudizio che riuscirai a produrre in chi ti ascolta, o legge.
Ma chi legge, o ascolta, in questo Paese?
E' un malessere che nasce da lontano, e che ricorda a ciascuno come leggere (l'istruzione insomma), sia roba non per tutti. Sì, la scuola è obbligatoria, ma a parte insegnare nozioni, non è riuscita quasi mai a impartire l'unica lezione per cui è nata. Vale a dire, che ogni persona è unica, e può combinare molto se solo mette a frutto i propri talenti.
Massificando, inglobando e infine uniformando, si ottiene una pigra folla di persone per cui il meglio, la bellezza, o la possibilità di cambiare il mondo (proprio grazie a Internet), è un lusso che non ci si può permettere.
Ma la merendina con il ricco montepremi, quello sì.
venerdì 4 settembre 2009
Ancora su Italia.it
Permalink
Ho poco tempo ma provo di fretta, e quindi in maniera molto superficiale a scrivere due-righe-due su Italiait (il link porta al gruppo su FriendFeed).
La pausa estiva avrà indotto chi lo cura a un radicale ripensamento dei contenuti? Ad una loro più efficace proposta? Questo non si sa ancora, anche se forse avrebbero potuto cercare di rendere l'home page più dinamica in questi mesi. Di fatto, non è mai stata davvero aggiornata dopo la sua presentazione. Fornire qualcosa di nuovo, non è difficile, e soprattutto avrebbe spinto le persone a togliersi dalla testa l'idea che si tratta di un progetto senza futuro.
Sappiamo bene che il sito è stato creato per coprire il vuoto generato dall'esperienza precedente; ma poi è necessario dare dei segnali. Che sino ad oggi sono mancati.
Al documento che Marco Dal Pozzo ha redatto, riunendo i contributi di quanti hanno voluto scorgere nel portale Italia.it gli aspetti positivi, provo solo ad aggiungere questi pensieri sparsi.
Se vuole essere "Il" sito del turismo italiano, occorre un approccio più scanzonato. In fondo le persone che verranno in Italia, non hanno bisogno di sapere che siamo simpatici, che c'è il sole. Anche lo stato del Burambero vanta clima ottimo e gente ospitale. Purtroppo Italia.it appare come un blocco di cemento: pesante, difficile da avvicinare.
Serio, anzi serioso. Ricorda da vicino l'esperienza che si vive in certi uffici pubblici, dove il lavoro tocca al cittadino, non a chi sta dall'altra parte del vetro. Che peccato.
Il limite di questa creatura Web non è certo nei contenuti, ma nella volontà di offrirli esattamente come uno se li aspetta.
Se la Rete insegna qualcosa, è proprio nella possibilità di manipolare, trasformare, rendere bizzarro e interessante anche quello che crediamo di conoscere da vicino.
Niente ritmo, solo una stanca tiritera che celebra, e non sorprende affatto.
Al di là di monumenti, bellezze, clima e buona cucina, c'è un Paese vivo, vitale, popolato da persone diversissime, e di differenti culture.
Scorrendo il sito questa vitalità non c'è: è solo una stanca vetrina, anche sontuosa, che mira a mantenere tra chi osserva, e chi offre, una distanza certa e incolmabile.
Mi fermo qui: come vedi, il mio contributo non è niente di eccezionale, e il poco tempo che ho a disposizione non mi permette di fare di più. Purtroppo.
La speranza, dopo la pausa estiva, è che si riparta con novità davvero capaci di svecchiare l'immagine di un Paese che nel turismo, trova e troverà, risorse e benessere.
Ho poco tempo ma provo di fretta, e quindi in maniera molto superficiale a scrivere due-righe-due su Italiait (il link porta al gruppo su FriendFeed).
La pausa estiva avrà indotto chi lo cura a un radicale ripensamento dei contenuti? Ad una loro più efficace proposta? Questo non si sa ancora, anche se forse avrebbero potuto cercare di rendere l'home page più dinamica in questi mesi. Di fatto, non è mai stata davvero aggiornata dopo la sua presentazione. Fornire qualcosa di nuovo, non è difficile, e soprattutto avrebbe spinto le persone a togliersi dalla testa l'idea che si tratta di un progetto senza futuro.
Sappiamo bene che il sito è stato creato per coprire il vuoto generato dall'esperienza precedente; ma poi è necessario dare dei segnali. Che sino ad oggi sono mancati.
Al documento che Marco Dal Pozzo ha redatto, riunendo i contributi di quanti hanno voluto scorgere nel portale Italia.it gli aspetti positivi, provo solo ad aggiungere questi pensieri sparsi.
Se vuole essere "Il" sito del turismo italiano, occorre un approccio più scanzonato. In fondo le persone che verranno in Italia, non hanno bisogno di sapere che siamo simpatici, che c'è il sole. Anche lo stato del Burambero vanta clima ottimo e gente ospitale. Purtroppo Italia.it appare come un blocco di cemento: pesante, difficile da avvicinare.
Serio, anzi serioso. Ricorda da vicino l'esperienza che si vive in certi uffici pubblici, dove il lavoro tocca al cittadino, non a chi sta dall'altra parte del vetro. Che peccato.
Il limite di questa creatura Web non è certo nei contenuti, ma nella volontà di offrirli esattamente come uno se li aspetta.
Se la Rete insegna qualcosa, è proprio nella possibilità di manipolare, trasformare, rendere bizzarro e interessante anche quello che crediamo di conoscere da vicino.
Niente ritmo, solo una stanca tiritera che celebra, e non sorprende affatto.
Al di là di monumenti, bellezze, clima e buona cucina, c'è un Paese vivo, vitale, popolato da persone diversissime, e di differenti culture.
Scorrendo il sito questa vitalità non c'è: è solo una stanca vetrina, anche sontuosa, che mira a mantenere tra chi osserva, e chi offre, una distanza certa e incolmabile.
Mi fermo qui: come vedi, il mio contributo non è niente di eccezionale, e il poco tempo che ho a disposizione non mi permette di fare di più. Purtroppo.
La speranza, dopo la pausa estiva, è che si riparta con novità davvero capaci di svecchiare l'immagine di un Paese che nel turismo, trova e troverà, risorse e benessere.
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giovedì 3 settembre 2009
Promemoria su cosa sia un blog
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Da tempo sento dire:
"il blog sta bene";
"no, il blog sta male";
"il blog sta tirando le cuoia";
"ma cosa dici, sta deflagrando di salute" (questa non l'avevi ancora sentita, vero?)
che non so bene a che punto della discussione siamo arrivati.
Però credo vi siano alcuni concetti da ribadire, a proposito della natura del blog. Se si perdono di vista il rischio è che si prendano lucciole per lanterne. Vale a dire che si scambi questo mezzo per qualcosa di diverso, caricandolo di aspettative e ruoli che non ha.
Provo di seguito ad elencarli, sempre con l'avviso, per chi mi legge, che non si tratta di dogmi, ma opinioni.
1) Il blog è personale
Non è una scoperta che scuoterà il mondo, ma questo indica che deve essere la tua voce la protagonista del tuo blog. Non quella degli altri.
E anche se tu (giustamente), rivendichi il diritto di riempirlo dei contenuti che preferisci, almeno bada che siano interessanti. Non chiedo troppo: solo di evitare l'appiattimento, il brutto italiano, la superficialità. Non è possibile che tu non abbia una tua voce: voglio sentirla.
2) Il blog è anche la tua testa
D'accordo, scrivi e pubblichi. Bravo. Ma aggiornare il blog di parole non ti aiuterà a diventare una persona, solo ti renderà un numero nell'infinito mare delle ricerche sui nuovi media.
E se invece usassi quelle parole per qualcosa di differente?
Che tu ci creda o no le parole non servono a rompere il silenzio, ma a spingere avanti questo stanco mondo. Per riuscire nell'intento, sarebbe necessario procurarsi una testa: non la devi mozzare a qualcuno, ma cerca di riempire la tua di idee, ragionamenti, e rispetto.
In fondo il blog serve (anche) a definire la propria identità; perché in futuro sul Web si scriverà anche parte della tua storia personale. Che almeno quelle pagine contengano qualcosa di decente...
3) Il blog è attenzione
Quando si scrive, è facile non prestare molto peso alle parole, o essere imprecisi. Per questa ragione io ad esempio scrivo, e poi lascio che le scorie si depositino sul fondo.
Dopo un po' di tempo (possono essere 3 ore, o 2 giorni), torno a leggere, ed elimino. A volte sono solo avverbi, aggettivi superflui. Altre volte mi rendo conto che il tono usato non è adatto.
Tradotto in italiano, tutto questo significa avere cura del lettore. Rammentarsi del patto che abbiamo stipulato, e che spetta soprattutto a me rispettare e vigilare perché non si sciupi.
Mai dare l'impressione che si scrive tanto per fare qualcosa: il silenzio non è un ripiego, ma la più alta forma di rispetto che si possa avere per le persone.
Da tempo sento dire:
"il blog sta bene";
"no, il blog sta male";
"il blog sta tirando le cuoia";
"ma cosa dici, sta deflagrando di salute" (questa non l'avevi ancora sentita, vero?)
che non so bene a che punto della discussione siamo arrivati.
Però credo vi siano alcuni concetti da ribadire, a proposito della natura del blog. Se si perdono di vista il rischio è che si prendano lucciole per lanterne. Vale a dire che si scambi questo mezzo per qualcosa di diverso, caricandolo di aspettative e ruoli che non ha.
Provo di seguito ad elencarli, sempre con l'avviso, per chi mi legge, che non si tratta di dogmi, ma opinioni.
1) Il blog è personale
Non è una scoperta che scuoterà il mondo, ma questo indica che deve essere la tua voce la protagonista del tuo blog. Non quella degli altri.
E anche se tu (giustamente), rivendichi il diritto di riempirlo dei contenuti che preferisci, almeno bada che siano interessanti. Non chiedo troppo: solo di evitare l'appiattimento, il brutto italiano, la superficialità. Non è possibile che tu non abbia una tua voce: voglio sentirla.
2) Il blog è anche la tua testa
D'accordo, scrivi e pubblichi. Bravo. Ma aggiornare il blog di parole non ti aiuterà a diventare una persona, solo ti renderà un numero nell'infinito mare delle ricerche sui nuovi media.
E se invece usassi quelle parole per qualcosa di differente?
Che tu ci creda o no le parole non servono a rompere il silenzio, ma a spingere avanti questo stanco mondo. Per riuscire nell'intento, sarebbe necessario procurarsi una testa: non la devi mozzare a qualcuno, ma cerca di riempire la tua di idee, ragionamenti, e rispetto.
In fondo il blog serve (anche) a definire la propria identità; perché in futuro sul Web si scriverà anche parte della tua storia personale. Che almeno quelle pagine contengano qualcosa di decente...
3) Il blog è attenzione
Quando si scrive, è facile non prestare molto peso alle parole, o essere imprecisi. Per questa ragione io ad esempio scrivo, e poi lascio che le scorie si depositino sul fondo.
Dopo un po' di tempo (possono essere 3 ore, o 2 giorni), torno a leggere, ed elimino. A volte sono solo avverbi, aggettivi superflui. Altre volte mi rendo conto che il tono usato non è adatto.
Tradotto in italiano, tutto questo significa avere cura del lettore. Rammentarsi del patto che abbiamo stipulato, e che spetta soprattutto a me rispettare e vigilare perché non si sciupi.
Mai dare l'impressione che si scrive tanto per fare qualcosa: il silenzio non è un ripiego, ma la più alta forma di rispetto che si possa avere per le persone.
mercoledì 2 settembre 2009
Ancora sullo scrivere
Permalink
E' inutile illudersi o girarci attorno. Scrivere è davvero un'attitudine che nasce se e quando tu decidi di iniziare ad ascoltare.
Con l'avvento del Web, e dei blog soprattutto, sono molti quelli che hanno immaginato che fosse finita la dittatura di editori e compagnia cantante. Ma il risultato che ne è scaturito non è stato affatto la liberazione di talenti repressi: ma la proliferazione delle chiacchiere.
Attento però: con chiacchiere non mi riferisco solo a quanti per esempio, non fanno altro che riprendere argomenti triti e ritriti, tanto per seguire l'onda. E avere accessi e qualche clic sui banner.
Piuttosto penso a chi scrive mediamente bene, ma al suo stile manca il cuore. Capita, succede.
Leggi qualcosa che non è malaccio; eppure ne percepisci con nitidezza una stanchezza ossessiva che finisce col lasciarti deluso.
Lo sai perché?
Anche scrivere uno stupido blog come questo, richiede non solo impegno, ma anche una passione superiore per le parole. Ho scritto "superiore" mica a caso. Non deve essere solo qualcosa che ogni giorno, a tavolino, decidi di produrre.
Non è solo un discorso per quanti sono scrittori, mentre tutti gli altri possono guardare, e passare oltre. In realtà credo che se con le parole ci giochi seriamente (e il gioco è sempre un affare maledettamente serio), sai che riguarda anche te. Umile artigiano delle parole.
Direi che del tutto misteriosamente, ti rendi conto che hai una sorta di patto tra te e i celeberrimi (e mai abbastanza celebrati), 4-gatti-4 che ti leggono. Tu ed essi, sapete che non lo fai per i soldi, la gloria, ma perché forse il mondo ha bisogno anche delle tue parole.
Non so se per migliorare davvero, per distrarsi, o solo per immaginare qualcosa di diverso.
Ma ne ha bisogno.
E' inutile illudersi o girarci attorno. Scrivere è davvero un'attitudine che nasce se e quando tu decidi di iniziare ad ascoltare.
Con l'avvento del Web, e dei blog soprattutto, sono molti quelli che hanno immaginato che fosse finita la dittatura di editori e compagnia cantante. Ma il risultato che ne è scaturito non è stato affatto la liberazione di talenti repressi: ma la proliferazione delle chiacchiere.
Attento però: con chiacchiere non mi riferisco solo a quanti per esempio, non fanno altro che riprendere argomenti triti e ritriti, tanto per seguire l'onda. E avere accessi e qualche clic sui banner.
Piuttosto penso a chi scrive mediamente bene, ma al suo stile manca il cuore. Capita, succede.
Leggi qualcosa che non è malaccio; eppure ne percepisci con nitidezza una stanchezza ossessiva che finisce col lasciarti deluso.
Lo sai perché?
Anche scrivere uno stupido blog come questo, richiede non solo impegno, ma anche una passione superiore per le parole. Ho scritto "superiore" mica a caso. Non deve essere solo qualcosa che ogni giorno, a tavolino, decidi di produrre.
Non è solo un discorso per quanti sono scrittori, mentre tutti gli altri possono guardare, e passare oltre. In realtà credo che se con le parole ci giochi seriamente (e il gioco è sempre un affare maledettamente serio), sai che riguarda anche te. Umile artigiano delle parole.
Direi che del tutto misteriosamente, ti rendi conto che hai una sorta di patto tra te e i celeberrimi (e mai abbastanza celebrati), 4-gatti-4 che ti leggono. Tu ed essi, sapete che non lo fai per i soldi, la gloria, ma perché forse il mondo ha bisogno anche delle tue parole.
Non so se per migliorare davvero, per distrarsi, o solo per immaginare qualcosa di diverso.
Ma ne ha bisogno.
martedì 1 settembre 2009
Perché scrivere non è tutto
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Si tratta di una verità molto semplice che in genere le persone col pallino della scrittura evitano di perseguire con determinazione. Si cullano nell'idea di riuscire perché scrivono; ma il Web è una brutta bestia.
Non basta scrivere
Magari sai scrivere: bravo. Conosci però il funzionamento dei motori di ricerca? Come legge l'utente Web?
Sai proporre i tuoi contenuti su carta, bravo: ma su uno schermo di computer, e milioni di concorrenti ad un clic di distanza, credi che sia sufficiente?
Il Web è la tua vetrina
Non è che se acquisto un negozio con tanto di vetrina sulla pubblica via (molto trafficata, ovviamente), sono a cavallo. E' proprio allora che inizia il lavoraccio. Qualità: l'ingrediente giusto per la tua vetrina (e il tuo blog), è solo quello. Ah: "solo" per modo di dire...
Impara a scrivere
Se sei un drago in un campo, ricorda che qui (sul Web), devi esserlo nel campo della scrittura. Riuscire a comunicare interesse e passione non è semplice. Almeno evita di ritenerti bravo prima ancora di iniziare, solo perché hai un nome conosciuto, e sei un'autorità nel tuo campo.
Impara a leggere
Romanzi. Roba seria: con personaggi, intrecci, luoghi e situazioni.
Sono l'antitesi di come si deve scrivere sul Web (dove invece è necessario essere concisi, parlare chiaro, indicare già dall'inizio dove si vuole andare a parare).
Ma soltanto quando ti misuri con pagine, e storie coinvolgenti, inizi a percepire la forza della parola. La sua capacità di creare mondi, meglio ancora, universi vivi e indimenticabili. Solo allora potrai riavvicinarti alla scrittura con la giusta consapevolezza di maneggiare un'arma potentissima.
Si tratta di una verità molto semplice che in genere le persone col pallino della scrittura evitano di perseguire con determinazione. Si cullano nell'idea di riuscire perché scrivono; ma il Web è una brutta bestia.
Non basta scrivere
Magari sai scrivere: bravo. Conosci però il funzionamento dei motori di ricerca? Come legge l'utente Web?
Sai proporre i tuoi contenuti su carta, bravo: ma su uno schermo di computer, e milioni di concorrenti ad un clic di distanza, credi che sia sufficiente?
Il Web è la tua vetrina
Non è che se acquisto un negozio con tanto di vetrina sulla pubblica via (molto trafficata, ovviamente), sono a cavallo. E' proprio allora che inizia il lavoraccio. Qualità: l'ingrediente giusto per la tua vetrina (e il tuo blog), è solo quello. Ah: "solo" per modo di dire...
Impara a scrivere
Se sei un drago in un campo, ricorda che qui (sul Web), devi esserlo nel campo della scrittura. Riuscire a comunicare interesse e passione non è semplice. Almeno evita di ritenerti bravo prima ancora di iniziare, solo perché hai un nome conosciuto, e sei un'autorità nel tuo campo.
Impara a leggere
Romanzi. Roba seria: con personaggi, intrecci, luoghi e situazioni.
Sono l'antitesi di come si deve scrivere sul Web (dove invece è necessario essere concisi, parlare chiaro, indicare già dall'inizio dove si vuole andare a parare).
Ma soltanto quando ti misuri con pagine, e storie coinvolgenti, inizi a percepire la forza della parola. La sua capacità di creare mondi, meglio ancora, universi vivi e indimenticabili. Solo allora potrai riavvicinarti alla scrittura con la giusta consapevolezza di maneggiare un'arma potentissima.
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