lunedì 31 agosto 2009
Se il blog è il nuovo
Se il blog è il nuovo, liberati delle vecchie idee.
Ogni individuo è un caso a sé, quindi anche il suo blog non sfugge a questa legge.
Quello che fingiamo di ignorare è che il blog produce spesso indifferenza oppure noia; se non palese fastidio.
Se desideri comunicare davvero (quindi interessare, essere elegante, comprensibile e leale), devi mettere da parte quello che viene considerato "normale".
Il tuo obiettivo non deve essere altro che produrre qualcosa di chiaramente diverso; non ogni tanto, ma sempre.
Se possibile.
Quello che tu dovresti fare, è inserire nel tuo processo di produzione di contenuti, alcuni elementi cardine.
Assieme ad essi garantirai a te stesso, ai tuoi lettori, un'esperienza diversa.
Non importa poi molto se tu scrivi guide, o commenti i fatti del giorno.
Nemmeno se sei un'azienda che si affaccia sul Web per capire il vento che tira: lealtà, passione e cura devono rappresentare le regole cui ispirare i tuoi contenuti.
Ho sempre visto il blog anche come uno strumento per cambiare il modo di fare comunicazione.
Attenzione però: non credo affatto che nasca un nuovo metodo per promuovere prodotti, buone cause oppure te stesso. Il nuovo molto spesso si limita a rendere straordinariamente vecchio quello che si usa per abitudine, pigrizia, paura. Quello che funzionava, smette di funzionare: ma non accade perché qualcosa si è rotto.
Era già rotto, ma non esistevano le alternative. Quando queste si sono presentate, hanno spopolato.
Ma non c'è niente di nuovo sotto il sole.
venerdì 28 agosto 2009
Dove risiede il bello del blog
Già, dove risiede il bello del blog? Nei soldi, oppure nel numero di utenti che ci seguono, o in cos'altro ancora? Non credo sia da scovare in queste cose, anche se esse possiedono un indubbio fascino. E ci riflettevo sopra poco più di un annetto fa.
Ultimo post di quelli che ho scovato nella cantina; da lunedì dovrei iniziare a pubblicare qualcosa di nuovo.
Il bello del blog non è nel PageRank di Google.
Non risiede nel numero dei visitatori.
Non è nel numero degli abbonati al Feed RSS e tantomeno nei soldi che si raccolgono con la pubblicità (soldi, quali soldi ?).
No, neppure nel numero dei link che conducono al vostro blog.
Non sto scrivendo che queste cose sono da evitare, o non hanno alcun valore. Sto solo ricordando (a me stesso prima di tutto), che tutto nasce, ha origine, e poi si sviluppa da fattori distanti anni luce da un beneficio immediato e concreto.
Il bello del blog è nel sottile piacere di riscoprire come le parole siano sempre capaci di smuovere e muovere. E come ve ne sia un gran bisogno: soprattutto oggi.
giovedì 27 agosto 2009
Quali sono i doveri di un blogger
Ebbene sì, ho persino riflettuto sui doveri di un blogger, invitando me stesso in primo luogo, e poi chi mi legge, ad spingersi un poco oltre il "qui e ora". E riuscire a dare un'occhiata differente alla propria creatura Web.
Senza avere la pretesa di diventare immortali, è possibile confezionare dei contenuti tali da non sfigurare se per esempio venissero riletti dopo qualche mese? Alla domanda cercavo di rispondere proponendo alcuni punti fermi, utili, secondo me, a creare contenuti in grado di durare per un po'.
Ah, il post è del 2008.
Nessuna pretesa di dettare legge, state tranquilli; solo una riflessione.
Scrivere per il futuro
Se tra un anno rileggessi i tuoi post, quale sarebbe la tua reazione? Sarebbero in grado cioè di superare lo scorrere del tempo, o sarebbero ovvi, datati, e irrimediabilmente vecchi, vecchi, vecchi, e non perché sono trascorsi 365 giorni.
Ma perché la scrittura è vecchia, le idee sono vecchie, e l'età non c'entra un bel niente. Il punto è che non si hanno aspirazioni o sufficiente immaginazione per delineare qualcosa di meglio.
Confeziona contenuti di cui essere fiero tra un anno; anche un solo post ma che sia in grado tra dodici mesi di sorprendere e colpire il lettore che ci capita sopra per caso.
Non assillare i lettori
Non importa quanti siano, ma rispettali. Se apri un blog in realtà ti prendi un impegno: non di molestarli con post inutili a getto continuo, ma sorprenderli con contenuti interessanti e di qualità. Quindi evita di postare sempre, di rimasticare notizie note, o per nulla interessanti.
Il niente ha tanti adepti; così tanti che nessuno sa il nome di uno di essi. Se vuoi far parte di loro, accomodati; ma annoierai, e presto nessuno ti riconoscerà autorevole, ma solo "puntuale sulla notizia". E a questo punto mi chiedo: valeva la pena di aprire un blog per essere quasi scambiato per un orologio?
La fretta uccide i contenuti
Vuoi che IO non lo sappia? Un clic e via, è in realtà una raffinata trappola per assassinare i contenuti. Non bisogna mai farsi possedere dal demone della fretta. Non sei un'agenzia di stampa che deve bruciare la concorrenza; e persino i quotidiani online iniziano a comprendere che i loro lettori non sanno cosa farsene delle "Ultim'ora!" Se un giornale riflette su questo, e medita di cambiare, chi sei tu, o prode blogger, per continuare imperterrito sulla tua strada.
Coltiva la pazienza, e impara a cesellare quello che scrivi. Il che significa che sei animato dalla passione, e credi con fermezza in quello che fai. E i lettori queste cose le percepiscono lontane un miglio.
E' sempre la prima volta
Sarà per la concorrenza (nuovi blog continuano a nascere); sarà per il fatto che tutti quelli che un anno fa erano dei perfetti dilettanti, e dei magnifici sconosciuti, hanno studiato e imparato. E adesso dicono la loro con autorevolezza e proponendo contenuti interessanti. Qualunque sia il contesto in cui il blog vive (e tenta di prosperare), mai credere che "ormai è fatta", solo perché il Pagerank sale. Bisogna rassegnarsi a capire che l'autorevolezza non è in quello che si è fatto ieri, ma che si costruisce oggi, e si disfa stanotte.
Terribile? No: diverso. Chi lo comprende avrà qualcosa da dire sempre.
Sbrinare il frigorifero
E questo cosa significa? Che attorno a noi non ci sono solo router, computer e dischi rigidi. Ma un piccolo mondo di doveri che niente e nessuno (soprattutto nessuna tecnologia), può cancellare. E con questa galassia di cose da fare, di impegni da rispettare, di doveri da adempiere, noi non dobbiamo mai smettere di avere a che fare. Perché siamo umani, e non dobbiamo mai scordare che abbiamo bisogno dell'altrui compagnia come dell'aria.
E poi, secondo voi, cosa stavo facendo mentre pensavo a questo post? Esatto...
mercoledì 26 agosto 2009
I media nella botte
Media e blog: qualcuno vuole ancora aggiungere qualcosa? In questi anni è stato detto praticamente tutto. Si sono sviscerati limiti e difetti degli uni, e dell'altro, finendo poi immancabilmente per collaborare.
Giusto, sbagliato, o inevitabile che sia, anche io non persi occasione un paio di anni fa per dire la mia su questo, e anche su altro. Lo spunto una poesia.
Buona lettura.
C'è una poesia dello statunitense Edgar Lee Masters, il cui titolo "Griffy il bottaio" può essere utile per raffigurare la condizione di larga parte dei mezzi di comunicazione di massa, oggi.
Per farla breve, il bottaio comprende che il proprio mestiere è stato la metafora perfetta della propria vita: piccina, priva di slanci, di orizzonte. Come imprigionata in una delle botti che costruiva, e perciò incapace di guardare oltre il bordo.
Per chi lo ignorasse, Griffy parla da morto, come tutti i protagonisti del libro di Lee Masters (intitolato: Antologia di Spoon River).
Una volta i media si erano dati come scopo quello di riflettere, ed aiutare a riflettere, su quello che accade nel Mondo.
Ma ora?
Buona parte di essi hanno abdicato alla loro funzione, e quello che è più grave è che impediscono a tanti di guardare a cosa accade oltre.
Offrono una visione che si ferma all'interno della botte, mentre là fuori il Mondo (anche grazie al Web, certo), sta costruendo, piaccia a Lor signori o no, una nuova fisionomia.
Che essi dovrebbero esporre, segnalandone le possibilità e i rischi, invece di continuare a fare scarabocchi sulla parete della botte, spacciandoli poi come fedeli ritratti di quello che accade là fuori.
A questo punto qualcuno potrebbe gioiosamente concludere che il blog, è lo strumento ideale per frantumare la botte, e mostrare alle persone cosa accade. Spiegare ad ognuno che siamo alla vigilia (o ci siamo già dentro?), di una evoluzione in cui a fare la differenza non saranno solo le chiacchiere, o i soldi.
Ma la conoscenza, il sapere, la curiosità.
Tuttavia, non sono così folle da caricare il blog di una tale responsabilità; senza contare i limiti che possiede (che poi sono del blogger, in primis). Mi basta concludere con questo: noi (quelli che hanno qualcosa da dire), siamo in una posizione privilegiata per comprendere e spiegare.
Perché quella botte l'abbiamo almeno fatta a pezzi.
Noi.
martedì 25 agosto 2009
Yahoo parla un po' arabo
Via TechCrunch.
Uno dei più popolari portali Web del mondo arabo, è stato acquistato da Yahoo! Si chiama Maktoob.
Tre domande per conquistare il pubblico
Sono solo tre le domande che l'utente Web si pone, ogni volta che arriva su un sito Web o su un blog. Nel 2007 provavo a ricordarlo, nel tentativo (non so quanto riuscito), di riportare l'attenzione sui contenuti.
Molto spesso ci si lascia andare a discussioni sui massimi sistemi, quando invece le persone, nell'oceano della Rete, desiderano avere risposte a solo tre questioni.
Dove sono capitato?
Tu chi sei?
Che cosa ci ricavo a leggerti?
Quelli che ho appena elencato sono (secondo la mia semplice esperienza), gli aspetti più importanti che chi produce contenuti sulla Rete (per blog o per siti), deve tenere sempre presente.
Si tratta delle domande che ciascun navigatore (magari a livello inconscio), si pone quando sbarca per la prima volta su una pagina Web.
Mi sta a cuore soprattutto il terzo (ma degli altri due darò comunque spiegazione).
Il contenuto deve possedere un valore agli occhi dell'utente-cliente; solo in questo modo tornerà, diventerà un abituale frequentatore delle nostre parole.
Non è solo di informazione che abbiamo fame, bensì di analisi, approfondimenti, idee. Per offrire questo occorre possedere (e avere anche la capacità di tradurlo in pratica, cioé in parole), esperienza (sull'argomento che decidiamo di trattare), e una personalità in grado di offrire un punto di vista limpido e autorevole.
Non deve sembrare fuori dal mondo quanto dico.
Tu scrivi per delle persone.
Tu sei una persona.
In un mondo (quello del Web), dove i motori di ricerca hanno e avranno un ruolo sempre più essenziale, emergere sarà possibile solo a chi ha conoscenze; e una grande capacità di incrinare il conformismo generando idee e punti di vista potenzialmente innovativi.
Perciò torno indietro e riscrivo:
non è di informazione che abbiamo fame, bensì di analisi, approfondimenti, idee, e di persone. In genere l'utente-cliente apprezza questo modo di agire, e sarà spinto a proseguire a modo suo nella ricerca, nella riflessione.
Il primo interrogativo (Dove sono capitato?), deve rispondere, come appare ovvio, alla curiosità del navigatore.
Un motore di ricerca lo porta sul tuo sito (o blog). Bene.
Quanto adesso ho da dire ferirà forse il tuo amor proprio: ma tu non sei Il Nuovo Mondo, e il navigatore non è Cristoforo Colombo, con un mucchio di tempo a disposizione per esplorare e capire dove diavolo è capitato.
Fai in modo di spiegare in modo limpido ed onesto di cosa parli, cosa offri, e rammenta che hai poco tempo a tua disposizione. E una concorrenza spietata ad un clic di distanza.
Immagina di vendere prodotti; anzi, tu vendi prodotti, anche se impagini solo parole su parole. Chi capita sulla tua pagina deve capire di quali prodotti ti occupi.
Non provare a vendere quello che non hai. Sarebbe sciocco, e alla lunga dannoso per te. Tra il consenso, e la sua perdita ci passa un soffio: non scordartelo mai.
Il secondo interrogativo (Tu chi sei?), viene spesso lasciato da parte.
Siccome dell'utente-cliente non conosciamo nulla, allora lui non deve sapere nulla neppure di noi. E' un errore.
Non devi raccontare la storia della tua vita; ma di certo qualche informazione in più su cosa combini, magari accompagnata da una foto, rende il tuo servizio più facile da ricordare, più "memorabile".
Alla fine si torna su certi siti o blog anche se non hanno soddisfatto le nostre attese; ma sono riusciti a comunicare un punto di vista, un'idea, che sovrasta il grande mare della chiacchiera.
lunedì 24 agosto 2009
Scrivere e incantare
Scrivere, scrivere, scrivere. Cosa c'è dietro questa semplice attività che tutti, al giorno d'oggi, desiderano svolgere? Probabilmente c'è della magia; e quello che distingue un imbrattacarte da uno scrittore è la capacità di incastonare dettagli, sfumature, particolari nella narrazione. Sciocchezze, a prima vista, ma solo se siamo dei cattivi lettori, che non vogliono imparare.
Quando viceversa a guidarci alla scrittura è la passione, allora si intuisce e percepisce ogni cosa. Avverbi, aggettivi, pause nella narrazione, sono i tasselli della storia, ciascuno con un ruolo, ognuno con la sua responsabilità. Ne parlavo in questo post del 2008: recente, e spero ancora attuale. Buona lettura, e buon lunedì!
"Uno dei due aprì la porta con una chiave ed entrò, seguito da un giovanotto che si tolse il berretto con gesto imbarazzato"
Tratto da Martin Eden di Jack London
Chi come il sottoscritto, ogni tanto scribacchia un post, si trova sempre in difficoltà quando si imbatte nelle opere degli scrittori importanti.
Non perché il mezzo che uso (il blog), sia inferiore al libro; ma perché questo genere di letture sono in grado di farci incontrare i dettagli, la loro bellezza discreta e essenziale.
Qualunque sia il settore di attività (non solo la scrittura dunque, ma anche la gestione dell'azienda), è sempre una questione di attenzione alle piccole cose.
"Con gesto imbarazzato", scrive London.
Potrebbe tralasciare di inserire questo elemento, perché in seguito ci sarà tempo e spazio per farlo. Eppure mentre leggiamo non ci badiamo affatto, o meglio: la sua presenza è talmente azzeccata da risultare perfetta.
Quando prendiamo in mano un libro, è come se entrassimo in possesso di una mappa. Forse andiamo alla scoperta di un tesoro, forse è un viaggio al termine del quale ad attenderci non ci sarà alcun tesoro. Ed io ho sempre pensato che questo tipo di libri siano i migliori: nessun forziere, solo il piacere di essere presi per mano da un grande incantatore.
Al giorno d'oggi, "incantare" è sinonimo di raggiro; anche per questo motivo la scrittura sembra essersi liberata velocemente di questa qualità. Infatti, o urla, oppure avvilisce. In minima parte, denuncia.
Ognuno è libero di scegliere come meglio agire. Ma è bene considerare questo.
Incantare (scrivere), non è stordire le persone con storie; è trarle fuori dal guscio di pregiudizi e convenzioni per indicare loro che esiste di meglio. Questo meglio può essere la bellezza, una visione, una passione. Tutte cose intangibili: per questo indispensabili.
La scrittura è diventata talmente popolare da essere ridotta al rango di una merce qualsiasi. Merendine, mozzarelle, scrittura. Si studia il mercato, le sue dinamiche, gli obiettivi da raggiungere, e si confeziona un prodotto perfetto o quasi, che risponde alle esigenze del consumatore.
Il paradosso è intuibile: Omero si muoveva in un mondo ostile, che grondava violenza e sangue. Forse i signori della guerra Achei erano cinici, e lui solo un abile profittatore; ma le sue storie rispondevano al bisogno di quegli uomini di abbandonarsi a qualcosa di meglio. Per sperare.
Oggi Omero vive in un mondo dove ottimizzare significa spogliare la scrittura di ogni slancio capace di distogliere lo sguardo dal "Qui ed Ora". Le parole ammaliano, seducono, ma raramente prendono per mano la persona per accompagnarla in un luogo differente.
Al massimo, la cacciano in un centro commerciale...
sabato 22 agosto 2009
Thinking Space
"The Economist" vuole entrare in contatto con gli opinion leaders d'Europa per sapere un po' di più su dove raccolgono le loro idee. Il loro "Thinking Space", appunto.
Che tu ci creda o meno, è stato proposto anche a me di fornire un contributo. Eccolo.
Ringrazio Matteo Starri per avermi offerto questa opportunità, senza neppure conoscermi. Se avesse immaginato a cosa sarebbe andato incontro, non avrebbe corso un tale rischio...
Not matter where you were born, what schools you attended. But the choices you make every day.
Some people choose to live without taking care of others.
Some people agree that it is possible to create something better.
For example: make the world a better place.
Internet has been a turning point, for me. I'm a self-taught, and I opened this blog because I believe in the Internet. I wanted to tell as many people as possible all the opportunities that they have now.
For the first time in history, we have a technology easy to use, powerful; and everybody can improve it.
Just be curious, despise the status quo. Remember this: you're important, you're not a cog in the wheel.
You can make a difference. Make money it's easy. Let's try something's different: change the world!
To write post for my little blog, I need a pen, a paper, and my iMac: period.
My "Thinking Space" is far away from my computer. This kind of image helps me to have new ideas. I'm living in a small town near the sea, but I like the mountains.
The mountains for me means solitude, and solitude is a need for me. The best friend of your mind it's alonetime. Others are important, because inspire us, help us to find the meaning about world and life. But we need also quiet time to achieve clarity.

There are many sites that inspire me: Seth Godin, Presentation Zen, are the best, probably.
But every day I read many blogs, and web sites, and I found always interesting things.
Also the music of Beethoven, Mozart, Bob Dylan, the works of Charles Dickens and Cormac MacCarthy inspire me.
There are a lot of good teachers, and good lessons in the world. We just have to listen, and learn.
When I write my ebooks dedicated to the Mac platform (sorry, no paper and pen in this case), I have only one purpose in my mind. Offer the best way to get the most from your computer.
Computers are extraordinary, but we must learn to use them in the best way.
In the past, Steve Jobs talked about the potential of computers, and compared this tool with a bike for our mind. I agree.
They exist to create new ideas, to expand our capabilities, to discover smart people. Thanks to Internet, obviously.
There's a lots of things to change: let's go.
venerdì 21 agosto 2009
La lezione di un blog
Ma certo, anche un blog ha qualcosa da insegnare. A chi lo gestisce, a chi lo legge, persino a chi non ne ha uno e ne legge pochi (o li evita come la peste), ha qualcosa da offrire. Ci riflettevo nel 2007.
In passato avevo già spiegato che avere un blog, non significa affatto che una volta creato, si può procedere sicuri nella propria rotta, senza prendere in considerazione una sua modifica. Anche radicale.
Ci sono diversi aspetti di cui tenere conto, e sui quali basare la propria condotta; almeno secondo me.
Il primo: divertirsi.
Lo so: detto così sembra una sciocchezza; ma dal momento che nessuno ci obbliga ad aprire un blog, e che tutto nasce da una libera decisione, credo sia bene avere in testa l'idea del divertimento.
Quando iniziai questo blog (grazie ad Alessandro Palmisano), mi resi conto dopo pochi giorni che non mi stavo affatto divertendo.
Dovevo cambiare completamente il mio argomento; qualcosa che fosse per me nuovo e stimolante. Dovevo in poche parole scovare il mio giacimento di petrolio e sfruttarlo: senza fretta. Ma divertendomi, esatto. Per far diventare la scrittura di ogni post un appuntamento importante, quasi da far accadere il prima possibile.
Il secondo aspetto: le persone
Per molti, colui che scorre le righe di questa post, in questo momento, è solo un pezzo di mercato.
Per piacere: dimentichiamoci di queste cose.
E' una persona: quando si comprende questo, allora e solo allora si inizia davvero a comunicare. A stabilire una conversazione.
Il terzo aspetto: il suono della comunicazione
Tutti comunicano e tutti noi siamo inondati da questa marea di parole. Ma la comunicazione autentica (efficace potrei scrivere), è quella che trasmette un suono personale. Forse libri e consigli possono essere utili per ottenere questo effetto; ma credo di aver imparato questo.
Il blog è essenzialmente una buona opportunità per creare una conversazione con gli altri. Se questa non è animata dalla passione, dalla voglia di scuotere, o almeno di indurre a riflettere chi ci legge ebbene: trucchi, libri e tecniche varie che si possono trovare sul Web o altrove, sono inutili.
Quarto aspetto: essere veri
Buona parte della comunicazione con cui abbiamo a che fare ogni giorno è fasulla. E la falsità nasce dall'idea che chi ci ascolta è stupido.
Occorre invece essere intelligenti come coloro che ci leggono; essere interessanti come chi ci ascolta; essere unici, come unico è ciascuno di noi.
Tutte cose che tendiamo a dimenticare, vero?
mercoledì 19 agosto 2009
Ti ricordi di Italia.it?
Ti ricordi di Italia.it? Il portale del turismo italiano, esatto.
Su FriendFeed resiste la discussione, a cui poi Marco Dal Pozzo ha dato una forma più ordinata e compiuta.
In realtà, c'è spazio per le revisioni, che saranno accolte entro il 6 settembre.
Sì è agosto, fa caldo. Però tutti possono partecipare attivamente.
martedì 18 agosto 2009
Il futuro legato a un biglietto
Contro tutte le tentazioni, e le follie, ho acquistato ben 2 biglietti della lotteria della locale pubblica assistenza. Si spende 1 Euro e si permette a dei volontari di continuare a svolgere il loro lavoro.
Intanto il Paese rincorre la vincita più alta d'Europa. E' un fenomeno che in tanti commentano e giudicano e io non potevo esimermi dal seguire la corrente. Con un post ad alto tasso di demagogia.
Il fatto è questo. Il superenalotto fotografa alla perfezione l'idea che la propria vita possa cambiare solo grazie ad un evento esterno.
Impegnarsi?
Studiare?
Sbagliare e riprovarci ancora?
Rischiare?
Niente di tutto questo. Meglio inseguire la fortuna, tentare, anche se buonsenso e matematica sono lì a suggerirci di lasciar perdere.
A questo occorre aggiungere anche che l'Italia è forse una delle nazioni dove gli "ascensori sociali" (la scuola per esempio), o non funzionano, o funzionano male. Quindi se i tuoi sono operai, farai l'operaio, come i tuoi figli. E sei stato così stolto da non nascere da un avvocato, o notaio, come puoi pretendere che lo Stato ti aiuti?
Cosa dici? Ah, la Costituzione da qualche parte recita che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli, eccetera eccetera?
Ci sono libri dove è scritto che gli elefanti sono rosa: mica gli dai retta, giusto?
Mi raccomando, non credere a chi ti dice che il Web può cambiare le cose. Per esempio permetterti di imparare (gratis), il cinese. O un linguaggio di programmazione, e diventare un programmatore. O ancora di diventare esperto di un programma Open Source per la modellazione 3D.
Soprattutto, non cadere schiavo dell'ideuzza che le redini della tua vita siano in mano tua. Che da domani, se lo desideri, puoi dare ai tuoi giorni un nuovo corso.
Eppure basta volerlo: devi solo pianificare ogni cosa, darti un obiettivo, verificarlo, non cadere preda di illusioni o chimere, e lavorare duro. Anche cambiare idea, ma lavorare duro comunque.
Lascia perdere queste cose, non fanno per te.
Mettiti in fila a comprare il tuo biglietto vincente: come una brava pecorella. Mica devi belare. Basta che continui a immaginarti così: senza prospettive, senza speranze, senza un futuro, e tutte queste cose legate malamente ad un biglietto.
lunedì 17 agosto 2009
Gli occhi sul lettore
Settembre è lontano, agosto col suo caldo è tra di noi. Come avrai notato vado ripescando nella cantina di questo blog quei post che a distanza di tempo mantengono un certo valore (almeno spero). Sì anche questo è del 2007, ma come gli altri che vado recuperando, mi pare che conservino la medesima capacità di far riflettere, nonostante siano passati gli anni.
Buona lettura!
Uno degli errori che commettiamo in tanti, è credere che una buona scrittura sia privilegio di pochi.
Rafforzare questa credenza (e accade, eccome se accade), significa indurre la maggior parte delle persone a produrre contenuti sciatti e ripetitivi.
Una minoranza riesce invece a scrivere in modo appropriato, comunicando al lettore una sensazione di naturalezza, di facilità nel costruire frasi e assemblare concetti anche aspri, da suscitare ammirazione.
Come ci si riesce?
Al di là della risposta ovvia (occorre pratica ed esperienza, lavorando sulla forma, e sulla tecnica, e leggendo i migliori), credo che si debba tenere conto di un altro fattore lasciato in disparte.
Scrivere è un atto sociale che rare volte confina con l'arte; ma ciascuno di noi lo dovrebbe rendere sempre piacevole e interessante.
Questo può accadere se eliminiamo dalla nostra testa quello che rappresenta un'idea errata di scrittura.
Quindi provo a pescare dalla mia piccola esperienza e scrivo:
No alla perfezione
Un po' tutti, almeno agli inizi, siamo a caccia di trucchi, consigli, dritte su come confezionare il contenuto capace di fare: "BANG". E per riuscirci deve essere perfetto. Di più: tutto deve essere perfetto. La piattaforma, il programma, l'argomento e via discorrendo.
Al diavolo la perfezione. Se la si raggiunge, poi non c'è più niente da imparare. Se non c'è nulla da imparare, dov'è il divertimento?
Scendere dal piedistallo
Anche se siamo piccoli, brutti e cattivi, spesso la scrittura ci fa sentire importanti, molto importanti.
Mi permetto di consigliare questo: scendiamo dal piedistallo, e piuttosto cerchiamo di essere noi il piedistallo per idee fresche, nuove, innovatrici.
Di gente che si pavoneggia in giro ne abbiamo già a sufficienza. Cerchiamo di costruire un'oasi dove sia bandito il nostro egocentrismo malato e magari pure moribondo: creiamo piuttosto uno spazio dove condividere, imparare, migliorare.
Il prossimo sarà migliore
Non bisogna mai essere soddisfatti di quello che si è confezionato. Una volta che si è pubblicato, mentre gli occhi scorrono la nostra "fatica", promettiamo a noi stessi:
"Il prossimo sarà migliore"
E mettiamoci all'opera con lo stesso entusiasmo della prima volta.
Credo (ma è solo la mia opinione), che tenendo conto di questi semplici consigli, si sarà compiuto il primo passo nella giusta direzione: una scrittura con uno sguardo fisso sul lettore.
venerdì 14 agosto 2009
La parola esperto
Siamo tutti esperti sul Web, non è vero? Un po' di tempo fa ho riflettuto su questo prodigio confezionando un post veloce veloce. A quei tempi (2007), avevo l'abitudine di scrivere in maniera concisa; poi ci si monta la testa e si inizia a scrivere di tutto e di più.
Mi chiedo cosa sia un esperto. Non lo faccio perché ho la presunzione di esserlo io; piuttosto, mi pare che ve ne siano così tanti in circolazione, da far sorgere una domanda del genere, con annessa una qualche risposta.
Ma cercando cercando, non ho trovato niente di meglio che questo.
Si è esperti solo della propria ignoranza; tutto il resto (ed è tantissimo), è lì che attende di essere conquistato dalla nostra voglia di conoscere, di sapere, di imparare.
Non è meraviglioso?
giovedì 13 agosto 2009
Scrivere significa eliminare
C'è una regola vecchia quanto il mondo (della scrittura). E che più o meno recita: scrivere significa eliminare. Ne parlavo pure io sempre nel lontano 2007; da lì recupero questo lieve post.
Molti difendono i loro corposi scritti affermando che Tolstoj, Zola...
Giù la maschera, compare.
Se nessun editore serio ti ha proposto di pubblicare il tuo mirabolante libro. O se il tuo piccolo blog non lo legge nessuno, e ha una credibilità a livello zero, un motivo ci sarà. Sei tu il problema. Procurati quindi un'ascia, e elimina, elimina, elimina...
Scrivere non è quasi mai scegliere quali parole usare, ma accettare che ve ne siano molte da eliminare.
Il bravo divulgatore, e lo scrittore capace, conoscono questa regola e l'applicano.
Gli eterni dilettanti, no.
martedì 11 agosto 2009
Curare ogni parola
Non devi mai immaginare che se devi aggiornare ogni giorno il tuo blog, allora ti saranno perdonati errori, e imprecisioni. Non buttare fuori qualunque cosa ti venga in mente, perché nel mucchio che produci, qualcosa di buono ci sarà pure. Ricorda che l'utente non ha voglia di fare il cercatore d'oro: vuole la qualità, e al primo sguardo. Per questa ragione, impara a curare ogni parola che scrivi. Pensa che il post che ho qui riesumato è del 2007... Buona lettura allora!
Si dice che uno dei punti di forza del blog, è (o dovrebbe essere), la grande attenzione che diamo all'utente-cliente.
Il blog permetterebbe di "cesellare" i contenuti, di edificare la propria nicchia con precisione e cura certosina.
Lo so: non è sempre così. Ma immaginiamo che lo sia: non costa nulla e soprattutto, mi permette di procedere.
In che modo affrontiamo il nostro contenuto poco prima di pubblicarlo? Parlo della mia esperienza, nella speranza che qualcuno là fuori, trovi di qualche utilità quello che scrivo.
Ho imparato a guardare a quello che scrivo in modo differente rispetto al passato.
Prima rileggevo due/tre volte il testo, e se "funzionava" era fatta; ora accanto a questo (ci deve pur essere un "filo rosso" che cementa il proprio post, dandogli una struttura ordinata, comprensibile e finita), ho adottato un altro sistema.
M'impegno a considerare ogni parola come un individuo: da curare e rispettare.
Prendiamo l'esempio dei tasti del pianoforte. Il pianista quando esegue la musica, propone al suo pubblico un'armonia di suoni che scaturisce dal contributo di ciascun tasto. Non importa quanto un tasto venga "suonato". Importa che ogni tasto svolga bene il proprio compito.
Lo stesso vale per le parole, per ogni parola. Ciascuna di esse è un importante "mattone" nell'edificazione del processo di dialogo che col blog, il sito o il videoblog decidiamo un bel giorno di iniziare.
Non credo che una tale condotta sia possibile sempre, in ogni circostanza. Di certo, dovrebbe essere uno degli impegni che ci si prefigge, quando decidiamo di giocare con le parole...
lunedì 10 agosto 2009
La pagina bianca
La pagina bianca: prima o poi tutti o quasi, ci troviamo ad affrontare questo momento. E' davvero terribile? Oppure è il nostro modo di affrontare l'ostacolo a rendercel insormontabile?
Nel 2007 affrontai questo argomento: non fu l'ultima volta, ovviamente!
La pagina bianca viene sempre definita da chi scrive (per scherzo come faccio io, o per lavoro), come un nemico. Una trappola terribile in cui si precipita, e da cui non è affatto semplice uscire.
A questo scopo esistono un'infinità di consigli su come venirne a capo, spezzandone l'abbraccio che soffoca la propria creatività.
Non darò consigli (fai questo, prova quello). Piuttosto, esporrò la condotta che ho adottato; ciascuno potrà valutare se valida, oppure no.
In genere accade questo: tutto quello che frantuma le nostre care abitudini, in poco tempo assume ai nostri occhi i connotati del "nemico".
Nel mio caso, questo nemico ha iniziato a dominarmi, a rendere la scrittura non un processo spontaneo e immediato, ma un'impresa titanica. Ed era assurdo: non comprendevo come accadesse, ma accadeva.
Non capivo da dove traesse la sua forza (noia? Stanchezza?), ma ne percepivo con chiarezza il potere.
Finché mi sono reso conto di questo: la forza del nemico, spesso risiede nella nostra debolezza.
Stavo permettendo alla pagina bianca di spadroneggiare perché non avevo fiducia nella mia creatività. Non la consideravo un processo, con le sue fasi, le sue pause; la immaginavo invece come uno stato, fisso e immutabile, al quale potevo accedere quando mi pareva più opportuno e comodo.
La pagina bianca ha perso i connotati del nemico, per divenire quello che davvero è (secondo me, ovvio).
E' il passaggio stretto che conduce a nuove idee, nuovi contenuti, nuove sfide.
A ennesima riprova che comunicare non è pestare una tastiera, ma impegno, studio, riflessione, silenzio.
Silenzio.
venerdì 7 agosto 2009
Primi passi
Ebbene sì, un altro: post. Vecchio ma spero utile.
Che tu ci creda o meno, lo faccio per me stesso. Cerco di capire la direzione in cui questo blog si sta muovendo, accettando anche l'eventualità che non si muova affatto. In fondo non si fa altro che scrivere degli argomenti che più piacciono e stanno a cuore. Spesso, ripetendosi e ripetendoli. E' un male?
Senza pretendere di essere chissà chi, ti ricordo che gli scrittori non fanno altro che riscrivere la stessa storia. Silone, affermava che avrebbe desiderato volentieri non separarsi mai dai suoi romanzi, e lavorarci, lavorarci, lavorarci.
Ora basta chiacchiere. Ti lascio alla lettura di questo post: anno 2007.
Prova a immaginare questo: chi naviga sul Web è alla ricerca di buoni motivi per non leggere quello che scrivi.
Provo allora di indicare quali dovrebbero essere i punti su cui lavorare; senza avere la pretesa di scoprire chissà cosa, ovviamente.
Niente illusioni
Non funziona così: apro un blog ed è fatta. Funziona così: apro un blog e non succede niente.
In questo caso (il più comune), non domandarti "Perché", ma "Come".
Non "Perché nessuno mi vuole"; bensì "Come faccio a diventare utile per l'utente-cliente?"
Porsi la seconda domanda vuol dire spostare il centro dell'attenzione da se stessi, agli altri.
Non devi pensare a scrivere: quello lo fanno i dilettanti. Scrivi per essere letto.
Fissare lo scopo
In principio sarà già molto se riuscirai a comunicare "qualcosa". Non tutto, esatto. Se ti pare poco, renditi conto che in realtà è già moltissimo. Stiamo parlando di un mezzo che ogni giorno produce contenuti a getto continuo.
Comunicare "qualcosa" significa che sei riuscito ad emergere, a dimostrare che possiedi la capacità di distinguerti dagli altri. Bravo: hai raggiunto uno scopo mica da ridere. Non è tutto, ma è qualcosa su cui lavorare. Duro.
La cura
Aprire un blog significa impegno certo, non nel senso che pensi tu però.
Il tempo è una risorsa importante, e tu non sei importante (anche se hai un blog). Dovresti darti un obiettivo, nobile e alto (e anche un po' fuori moda): non far perdere tempo a chi ti legge.
Impegnati ad aggiornare solo se hai qualcosa da dire.
Contenuti per durare
Il Web offre mezzi semplici e potenti per pubblicare rapidamente i propri contenuti. Un clic, e sono online.
Questo potrebbe innescare l'idea che quanto si scrive un domani sarà dimenticato, ignorato, magari addirittura negato.
Credo che questa facilità racchiuda tuttavia un rischio; perché la parola viene considerata come qualcosa "usa&getta".
Impara piuttosto a scrivere contenuti come se li affidassi alla pietra: quindi devono durare, e a lungo. E per durare, devono essere di qualità: ma devo davvero scriverlo?
Non si finisce mai
Se poi ottieni che qualcuno ti fa il favore di citare un tuo post, e/o di linkarti, per prima cosa ringrazia. Poi rimettiti al lavoro. Considera il loro aiuto per quello che è: una scommessa. E rammenta che le scommesse si possono anche perdere...
giovedì 6 agosto 2009
Le parole verranno
Continua l'opera di recupero di vecchi post. Questo risale al 2007, e tanto per cambiare mi ero appoggiato alla lezione di un grande del passato, per riflettere sull'oggi. Allora come adesso, puntavo la mia attenzione sulla semplicità, sulla chiarezza. Invitavo a rimandare l'appuntamento con l'ottimizzazione, e la frenesia di essere i primi in classifica a dopo. E se mancherai a quell'appuntamento: pazienza...
"Abbi ben chiara la cosa da dire: le parole verranno".
Mi sono chiesto cosa ci possa essere in questa frase di Catone il censore, di buono per noi; provo ad avventurarmi in una interpretazione del pensiero di questo lontano uomo.
Mi sembra di scorgervi qualcosa che ha a che vedere con l'autorità; non solo perché la frase pare pronunciata senza voler ammettere repliche.
Colgo in questa sentenza, tesa a far piazza pulita di tanti libri e discorsi e trucchi su come comunicare in modo efficace, l'invito a parlare (e io aggiungo a scrivere, a divulgare) con autorità.
Si tratta di un termine che gode di scarsa fortuna ed è un guaio, a mio modo di vedere.
Autorità significa prima di ogni altra cosa parlare in modo chiaro.
Ce lo siamo dimenticati, vero?
A forza di pensare all'ottimizzazione, alle parole chiavi, a tutta quella sarabanda di espedienti per rendere il nostro contenuto indimenticabile, ci siamo scordati che con l'utente-cliente siamo chiamati a creare una relazione.
Ecco uno degli scopi delle nostre parole, del nostro scrivere.
La vera strategia è avere come punto di partenza l'utente-cliente, e come punto di arrivo la persona.
Tutto il resto, è musica di sottofondo: gradevole se davanti ai nostri occhi scorre materiale interessante; terribilmente irritante se al contrario quello che l'occhio scorge è una babele di concetti confusi.
Ecco perché diventa cardinale quella qualità che Catone il censore invitava a perseguire: la chiarezza.
mercoledì 5 agosto 2009
Il fattore Fortuna
Post del 2007, per ricordare che oltre alla capacità, alla qualità, occorre molta fortuna per riuscire a combinare qualcosa di buono: sul Web, e non solo a dire il vero. Anzi, a volte basta solo la fortuna, per arrivare. Prima di lasciarti prendere dallo sconforto, prendi atto che il successo può anche non essere il fine del tuo blog, anzi. Il bello è qui: puoi raggiungere ottimi traguardi senza per forza di cose diventare una celebrità.
Per creare attorno alla propria creatura Web un minimo di consenso occorre:
Scegliere in quale campo operare (e credere nella fortuna).
A meno che tu non decida di dedicare al tuo progetto (qualunque sia), tutto te stesso, è bene cercare di fissare dei paletti.
Traccia un confine oltre il quale non andrai: il che non esclude che tu poi, possa decidere di spostare quei paletti un poco più in là. Ma agli inizi, scegli di cosa vuoi parlare, e tratta solo quell'argomento con tutta la competenza e passione che hai. Potrai sempre decidere in futuro, di allargare la sfera degli interessi, e quindi quella degli argomenti da trattare.
In fondo, sei il padrone di te stesso, ricordi?
Lavorare sodo (e sperare nella fortuna);
Non significa che se lavori duro per 12 ore filate, otterrai un buon risultato. Forse, stai solo organizzando male il tuo tempo.
Voglio invece dire che il tuo approccio deve essere serio, teso a produrre qualcosa di qualità. Capace di stimolare nell'utente un'idea, una riflessione, la voglia di sapere, di capire. Magari, anche di agire.
Dimostrare di essere flessibili (per acchiappare la fortuna);
Flessibilità è in questo caso sinonimo di umiltà. Occorre possederne una buona scorta, perché sul Web, entri a far parte di una serie di dinamiche imprevedibili nel loro sviluppo. Se resti ancorato alla tua visione, ai tuoi desideri, rischi di essere tagliato fuori.
Se scendi nell'arena del Web, preparati ad adattare stile, forma e contenuti ai bisogni degli utenti.
Non intendo dire che devi compromettere le tue idee per avere un poco di consenso.
Amo definire questo processo "sintesi": da una parte le tue idee, dall'altra una folla di persone affamate di contenuti di qualità (a volte senza nemmeno rendersene conto, ma questo è un altro discorso). Se le tue idee sono davvero buone, perché vuoi tenerle solo per te?
A ben vedere, anche i ponti sono "sintesi": dal momento che i crepacci hanno qualche difficoltà a unire i loro bordi, costruiamo appunto i ponti, giusto?
Concentrarsi sul fine (chissà che la fortuna non ci baci in fronte);
Per quale motivo fai quello che fai? Quale obiettivo intendi raggiungere? Perché hai aperto un blog, o un sito? Probabilmente, per comunicare, per vendere, per creare una rete di relazioni basate sulla fiducia, sul rispetto, sulla condivisione di idee, sull'azione (un pozzo in Africa). Sono queste alcune delle qualità del Web: a me non paiono bazzecole.
Ci sarebbero ancora altre cose da dire, ma mi fermo qui. Accetta questo: anche se osserverai con scrupolo le mie pallide riflessioni, è possibile che tu non riuscirai mai a raggiungere alcun tipo di consenso.
Perché per quello occorre davvero una buona dose di fortuna. Ora che lo sai, regolati di conseguenza.
martedì 4 agosto 2009
lunedì 3 agosto 2009
VeneziaCamp 2009
E' partito da pochi giorni, eppure sta già marciando a pieno vapore. Segno della bontà dell'iniziativa, della voglia (tanta), di immettere un po' di vitamine nell'organismo stanco della Rete italiana.
Il programma è in continuo divenire, ma a grandi linee occorre segnalare già da ora l'incontro tra gli sviluppatori di applicazioni per iPhone, e un altro dedicato a chi sviluppa per Facebook.
Potete tenere d'occhio l'evoluzione quasi giornaliera del tutto, andando a questa pagina.
I remi in barca
E' arrivato agosto (non è uno scoop, lo so). Ma come tutti gli anni rallento l'aggiornamento di questo blog. Sarò sempre nei dintorni, e ogni tanto pubblicherò qualcosa.
A chi parte, buone ferie.
A chi resta (come il sottoscritto), buon lavoro!
domenica 2 agosto 2009
La crescita del mobile in Tanzania
Oltre 800.000 sottoscrittori nuovi di zecca in Tanzania ai servizi di telefonia mobile. Nel primo quarto dell'anno.
Hai presente quell'informazione (che perde lettori), che continua a scrivere: "Africa, un continente di violenza, fame, guerra, eccetera, eccetera"? Ecco: basterebbe un poco di curiosità per scoprire che non è proprio così.
L'Africa è più grande dei nostri pregiudizi.
Via TheCitizen Newspaper.
Qualche idea sui blog
Vecchio post del 2007, che ha il pregio di ricordare in modo ruvido (forse), cosa devi combinare con il blog.
Ricorda che non devi dimostrare di essere il numero uno. Lascia perdere questi sogni di gloria. Bada a produrre contenuti interessanti.
Non preoccuparti mai di quante visite realizzi. Mica sei Domenica in. Sei un blogger, bellezza, e la tua forza non è la quantità ma la qualità. Cosa significa?
Che non devi trovare dei lettori, ma piuttosto creare attorno al tuo blog, una comunità di persone che condividano il tuo viaggio. Quindi non devi affogarli con 22 post giornalieri.
Liberati dalla convinzione che se non leggono ogni giorno i tuoi luminosi post, sbatteranno la testa contro lo spigolo del primo muro che gli capiterà a tiro.
Non sei indispensabile, sei solo utile (forse).
Rammenta sempre questo: usi la parola, e che tu ci creda o no, la parola rende libere le persone, ne scatena la voglia di sapere, conoscere e informarsi.
Offri ai tuoi lettori questa opportunità di crescere e migliorarsi, smuovi la loro intelligenza, il loro desiderio di partecipare. In genere, funziona.
Evita come la peste l'omologazione. Cosa voglio dire? Non trattare gli argomenti di moda quali:
- iPhone: sono un utente Mac e non ne ho parlato, incredibile vero?;
- i filmati di YouTube (guarda che tutti ne conoscono l'esistenza, e non hanno bisogno della tua guida per trovare qualcosa di divertente);
- Windows Vista (secondo te c'è qualcuno cui interessa davvero?).
Vai a caccia di argomenti che senti tuoi, vicini alle corde del tuo cuore. Non devono essere per forza popolari, ma interessare.
Cura il tuo stile, e preoccupati solo di essere unico. Davvero differente.
Te la immagini un'orchestra di soli violini? No: la sua bellezza è nella varietà degli strumenti, ciascuno dei quali porta all'esecuzione della musica la sua peculiarità. E pazienza se suoni solo i piatti.
Il Web è una colossale orchestra che tracolla se tutti scrivono le stesse cose. Non è nato per essere una vetrina, ma per offire a persone di valore l'opportunità di agire e contribuire.
Rassegnati a sembrare antipatico, supponente, e anche insipido ad una non piccola parte dei lettori.
Non è che sei hai un blog, allora sarai simpatico a tutti.
sabato 1 agosto 2009
Venezia scalda i motori

Appuntamento a ottobre nella città lagunare per una tre giorni che si preannuncia ricca di eventi e piena di persone interessanti.
Il programma è in via di definizione, ma se vuoi partecipare è bene segnarsi già ora i giorni: 23/24/25 ottobre.