venerdì 31 luglio 2009

Non chiamatelo Tablet-Mac

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Sul prossimo prodotto che Apple potrebbe (dovrebbe), presentare, si scatenano idee e fioriscono ipotesi.
Voglio provare piuttosto a riflettere sull'azienda, sul suo modo di lavorare, per segnalare alcuni errori che (secondo me) si commettono quando si ha a che fare con l'azienda di Steve Jobs.

Per prima cosa, è sbagliato chiamarlo "Tablet-Mac", errore che molti commettono. Forse desiderano semplificare, farsi capire al volo dalle masse.
D'accordo, masse, ascoltate questo.

Apple non ha mai amato entrare in un settore, e imitare gli altri. Qualunque prodotto sarà presentato, dovrà per forza essere un punto di riferimento capace di fare da spartiacque.
O sarà un fiasco.

L'iPod era un lettore musicale? Ad uno sguardo superficiale, sì. Se lo fosse stato sul serio però, non avrebbe cambiato l'industria discografica, che infatti sottovalutò l'idea di Apple; salvo poi alzare la voce per avere una fetta più grande della torta.

L'iPhone è un telefono? In realtà è ben altro; serve anche a telefonare, ma rappresenta un dispositivo che d'un tratto ha reso molte aziende produttrici di telefonini, vecchie e prive di idee. Eccole allora alla corte di Google, per avere il suo Android. Ecco Palm, che crea il Pre, ma se lo tiene stretto, certo.

Secondo punto.

Molti ipotizzano le funzioni che avrà, cosa permetterà di fare, arrivando addirittura ad affermare che non potrà avere successo alcuno per come è stato concepito. Segnala il fatto John Gruber.

Stanno parlando di un prodotto che nessuno ha visto, né provato: straordinario vero? Chi scrive in questa maniera ama farsi chiamare "professionista"; ma lasciamo perdere.

La capacità di Apple è di proporre dispositivi che modificano il "come" ottenere le cose; non il numero di funzioni, o la potenza. Non sono questi i cardini su cui amano lavorare a Cupertino. Ma rendere semplici compiti e processi. Non aggiungere, ma togliere: è la lezione che l'azienda di Cupertino da anni propone. Soprattutto, lavorare per rendere quello che resta, invisibile.

Perché il migliore dispositivo è quello che quando lo usi, non te ne rendi conto: perché in un certo senso, si fa da parte per lasciare campo libero alle tue cose.
La gestione della posta; degli appuntamenti; dei contatti, eccetera. Nessuna stramba istruzione da tenere a mente per ottenere questo; nessun salto mortale con doppio avvitamento per conseguire quello. Tu, e la gestione delle tue cose: fine.

Ecco il fine della tecnologia buona: sparire. Lo scopo di quella cattiva: sommergerti di manuali, upgrade, 300 funzioni che non userai mai, e quelle che ti servono (10?), difficili da utilizzare.

Infine: si afferma che questo dispositivo sarà radicalmente nuovo. Dipende da cosa intende con il termine "nuovo".

In realtà nell'ambito dell'informatica, è dimostrato che la scelta migliore è riutilizzare (o riciclare), idee e prodotti presentati anni fa.
Quindi se osservo la cronologia di Apple degli anni '90, mi imbatto nel PowerBook Duo.
Lo so: quello era un computer, eccetera eccetera. Ma se quello che arriverà (a ottobre o il prossimo anno), sarà il discendente di questo, non scivolerei certo dalla sedia...

giovedì 30 luglio 2009

Il blog secondo me

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E' quasi impossibile trovare qualcuno che se ne vada in giro con carta e penna, così come è raro trovare qualcuno che legga.
Nell'era del Web, dei social network, ha davvero senso e futuro chi scrive puntando alla qualità?

Non si legge, si scannerizza: dicono.
Se tutto è liquido, è ovvio che scorra via senza lasciare alcuna traccia di sé; deve essere leggero, fresco e rinfrescante.
Un titolo per acchiappare l'attenzione, l'attenzione puntata su una manciata di argomenti (sempre gli stessi): voilà. Dicono.

Se si considera il lettore un povero essere da imbonire, tutto questo è vero e reale. E accade quando si guarda al blog come ad un fine per ritagliarsi qualcosa, da offrire in pasto al proprio ego affamato di successo.

Dico a te, ora: usa gli occhi per osservare, ogni tanto. E impara.

Nella natura, non esiste nulla di superfluo; quello che non serve viene eliminato, e anche allora si trova un modo per farne qualcosa di buono. Tutto è realizzato per funzionare al meglio, senza spreco alcuno: eppure questo meccanismo spietato, che pare senza cuore, ha infiniti gradi di bellezza.

E' capace di ispirarci.
Un paesaggio alpino; una spiaggia. Le dune del deserto libico o gli spietati ghiacci della Groenlandia: ciascuno di noi in questi, e altri esempi, troverà un motivo di ammirazione. Sappiamo che a governare gli elementi è qualcosa di inflessibile, feroce; eppure davanti a noi c'è solo la bellezza.

Anche il blog dovrebbe avere la stessa durezza della natura: niente di superfluo.
Bello, ed efficace.
Appropriato, e interessante.
Buono, senza alcuna piaggeria.
Se desideri aprire un blog, inizia a fare i conti con questi concetti: sono quelli che ti porteranno lontano.
Forse.

mercoledì 29 luglio 2009

A proposito di Yahoo!

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Si spegne la luce di Yahoo!, che finisce, come c'era da attendersi, nelle braccia di Microsoft. Di questa storia preferisco riflettere su un fatto forse marginale: non basta essere geniali per condurre un'azienda.

Jerry Yang col suo amico David Filo aveva fondato nel 1994 quella che poi sarebbe diventata un'icona del Web. Ma un conto è avere una visione, saperla tratteggiare con mano ferma, poi lavorare duro per renderla viva e reale.

Un conto è dirigerla: avere le capacità di condurla, gestire il personale, intuire dove vanno gli utenti, creare (o reinventare) servizi, proporre funzioni, e le giuste alleanze.
Jerry Yang è stato bravissimo nella prima fase, deludente nella seconda.

Credo (credo), che il suo errore più grande sia stato quello di non essersi circondato di collaboratori migliori di lui.
Steve Jobs in questo campo è formidabile.

Per scrivere, ottimizza la solitudine

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© PhotoXpress.com

Quando non hai alcuna idea di cosa scrivere, il computer diventa il centro della tua attenzione. Sei lì, premi i tasti, cancelli e riscrivi; consapevole che non ne esci, e non ne uscirai tanto presto. Eppure rimani, nella speranza che arrivi l'illuminazione.

Al contrario, quando hai chiaro cosa scrivere, e sei consapevole della sua qualità, qualsiasi strumento, compreso il tuo bel computer da 1500,00 Euro, diventa un dettaglio quasi trasparente.
Scompare.

Il tuo computer dovrebbe sempre sparire. O meglio: cerca di renderlo quello che in realtà è, per cui è nato: uno strumento che ti mette in contatto con gli altri.
Fine della storia.

So bene che non sempre è possibile attuare quello che spesso scrivo qui. Ma considera con attenzione questo. Nessuna macchina aggiungerà mai alcun valore a te, o ai tuoi scritti.
Se non riesci a scrivere è perché non hai nulla da dire.

Semplice vero?

Quello che tu devi imparare a proposito della scrittura, è che l'idea (per un post, o qualunque altra cosa), arriva spesso quando sei distante da tutto ciò che "ottimizza".
In realtà quello che davvero devi ottimizzare, è la solitudine che ti devi ritagliare, ogni tanto.
E' in quei momenti che l'ispirazione, o idea che dir si voglia, scocca e ti sorprende. Quello di cui abbiamo bisogno non è di ulteriori strumenti sociali; ma di una differente gestione del nostro tempo.

Impara quindi a usare il tempo lontano dal computer, o dal lavoro, come una risorsa dedicata a te. Evita di riempirla di cose da fare. Cerca invece di non fare nulla, ma apri gli occhi e guarda.
Osserva.
Impara a percepire come ogni gesto, o persona che ti sta accanto, siano cariche di senso e scopo.

Se vuoi, porta con te carta e penna. La solitudine non è uscire dal mondo, ma entrarvi per imparare, anziché per insegnare. In questo modo cogli le sue forze migliori; quelle di cui hai bisogno, quando d'un tratto, non riesci a scrivere più niente.

martedì 28 luglio 2009

L'umorismo salverà il blog

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In questo Paese nessuno legge, e tutti scrivono.
E quei poveri quattro gatti che leggono, snocciolano con sufficienza le loro letture di altissimo livello.
Solo classici è ovvio; alcuni poi ammettono di leggere i best-seller, ma con qualche sforzo e spesso sotto ricatto.

Nessuno o quasi ha il coraggio di affermare di possedere tra le proprie letture preferite, libri umoristici.
Io amo Jerome K. Jerome; poi anche i grandi classici, certo.

Chissà perché l'uso dell'umorismo, della battuta intelligente, è bandito nella scrittura di contenuti, perché considerato "poco serio", e indice di nessuna professionalità. Credo sia un tipico esempio di scarsa capacità di comunicare. Immaginare di essere interessanti, senza prendersi un po' in giro, vuol dire annoiare i lettori che presto faranno le valigie per non tornare più da noi.

Mancare di senso dell'umorismo è la prova della nostra incapacità di affrontare sfide e difficoltà con la leggerezza che occorre.
Potresti osservare che c'è ben poco da ridere, oggigiorno.
La mia replica: anche ieri e ieri l'altro era così.

Mantenere, oppure coltivare la capacità di prendersi in giro, è il mezzo più efficace per entrare in contatto con persone intelligenti. Vale a dire con quelle che sanno affrontare col piglio giusto i rovesci del destino. Non che siano in grado di superarli con una risata: ci mancherebbe altro.

Intendo affermare che la risata può introdurre nel meccanismo perfettamente oliato della sventura, quel sassolino capace di incepparlo. E dimostrare così agli altri che non è invincibile, ma se ne può fermare il cammino.

I blog: omologati o superficiali.
Pochi quelli capaci di non prendersi troppo sul serio.
Se ne gestisci uno, impara a immettere nei tuoi contenuti una risata. La massa sghignazza, fa rumore e deride volentieri: se stessa in primo luogo, poi gli altri. E fa tutto questo per serrare meglio le fila e rendere più compatto il gruppo.

La risata è la risorsa migliore per chi ha deciso di uscire dal gregge; all'inizio forse otterrai il plauso di tutti, indistintamente. Quando noterai che il loro numero scende, è allora che dovrai tenere duro. E continuare.

lunedì 27 luglio 2009

Perché scrivere elegante ha la sua importanza

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L'eleganza è un elemento che le persone lasciano volentieri da parte, quando scrivono; anzi, nemmeno lo prendono in considerazione. Mi sai indicare una sola guida che tratti questo argomento? Io non ne conosco una.
Si sente ripetere che occorre invece produrre contenuti interessanti, coinvolgenti, ispiratori. Tutto vero ed esatto, eppure c'è un ma. C'è sempre un ma, vero?

Il concetto di eleganza non bisogna applicarlo solo quando facciamo ricorso a certe espressioni, magari in occasioni eccezionali. Ma deve diventare la tranquilla compagna delle nostre parole; ti deve distinguere.

In un mondo che riscopre l'importanza della parola, è un errore immaginare che semplicità, interesse e brevità (i cardini di qualunque contenuto un poco ambizioso), siano sempre e comunque in grado di raggiungere l'obiettivo di comunicare.

Prova piuttosto a immaginare questo: se le tue parole devono motivare le persone a prendere una posizione, ad agire e reagire, non potrai solo affidarti alla scelta delle parole più opportune. Ad esse dovrai anche delegare il difficile compito di evocare concetti e immagini capaci di esaltare i tuoi concetti chiave.

Ricordati che la comunicazione è ben altro che dar fiato alla voce, o riempire le pagine di parole. E' proiettare le idee su persone abituate solo alla mediocrità e alla pesantezza.

Scrivere invece in maniera elegante vuol dire creare uno spazio capace di aiutare la persona a rendere riconoscibile un cammino diverso.

Osserva ad esempio come la vita quotidiana sia incredibilmente piena di cose ovvie, uguali e prodotte in serie.

Sposta poi il tuo sguardo al Web, ai suoi contenuti: non è la stessa cosa?
Stile, buongusto, eleganza, rispetto per l'intelligenza altrui, sono volentieri messi da parte.
Sciatteria e cattivo gusto, assieme alla superficialità, sono i comandamenti di tanta scrittura.

Le buone parole sono quelle che mentre le leggi, inducono il pensiero a rincorrere qualcosa di meglio: un luogo, una speranza.
Quelle mediocri, confermano i tuoi peggiori sospetti.

sabato 25 luglio 2009

Scrivere, un'alternativa a Word per Mac

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Chi scrive, più o meno seriamente, è sempre alla ricerca del programma di videoscrittura perfetto. Che ovviamente non esiste affatto; basterebbe qualcosa che si avvicini alla semplicità e flessibilità, due caratteristiche essenziali (secondo me almeno), per chi gioca con le parole.

Non ho menzionato la "potenza", perché questo di solito è un concetto che ci porta una montagna alta così di MB.

Mettendo quindi in un angolo Word per Mac, NeoOffice e OpenOffice.org (non me ne vogliano i sostenitori delle due soluzioni Open Source), cosa resta?

Un'alternativa a Word per Mac (almeno ci prova), è Pagehand, l'ultimo arrivato: meno di 10 MB, e un insieme di icone originali nella barra degli strumenti

(Clicca per ingrandire)

pagehandicone

I controlli per la formattazione del testo e del paragrafo sono piazzati verticalmente a sinistra, e con un clic, collassano.

(Un clic per ingrandire)

finestrapagehand

La barra degli strumenti si adatta in base a quello che è presente sulla pagina: inserendo una tabella per esempio, le icone scorrono via per fare largo ai nuovi comandi. Un clic sulla pagina, e i comandi torneranno a fare spazio alle icone.

Non abbiamo bisogno di barre degli strumenti barocche e divoratrici di spazio; e questa mi sembra la soluzione più intelligente di quelle viste in giro.

Nessun nuovo formato proprietario per salvare i documenti: Pagehand usa il PDF come scelta predefinita, o l'XML. Non male come idea.

La creazione di un nuovo modello appare differente dal solito; ogni documento salvato di fatto è un modello. Niente suffissi come in Word che usa il .dot. Per particolari esigenze basta rivolgersi al comando "Save As Document Style" (i modelli sono chiamati Document Style da Pagehand), ed è fatta.

Peccato che sia alla versione 1.0, e non sia localizzato in italiano. Ma la bellezza dell'interfaccia, la sua semplicità, e soprattutto i futuri sviluppi (secondo me promettenti), lo rendono un software molto interessante.
Costa 39,95 Dollari.

venerdì 24 luglio 2009

E' colpa mia se non trovo le informazioni

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Giustamente molti puntano la loro attenzione sul nuovo portale Italia.it.
Brevemente sono andato a dare un'occhiata sul sito della Regione Liguria. Ho girovagato un po', quindi ho cliccato sul link per accedere al sito Turismo in Liguria.

Mi è stato comunicato che ho il blocco delle finestre pop-up installato.
E' vero, le odio come buona parte degli utenti Web. Qualunque scalcinata guida all'usabilità del Web sconsiglia di ricorrere ad esse.

Ho tolto il blocco delle finestre pop-up.
Il sito Turismo in Liguria si è offerto a me: quasi. Mi è stato comunicato che non ho installato nel mio browser il player Flash.

Ehi, magari desidero solo dare un'occhiata. Oppure cercare informazioni; perché mi viene proposto di fare dell'altro? Non sanno che stanno pericolosamente giocando con la mia pazienza? E che l'utente-tipo, ha meno pazienza del sottoscritto?

Mi collego al sito di Adobe, e scarico il player di Flash. Che ha un pregio straordinario, perché l'installer mi invita a chiudere i due browser che ho funzionanti. Anche il mio lettore di feed RSS deve essere chiuso. Magari la prossima versione, pretenderà anche il riavvio del computer.

Io sono un tipo paziente. Chiudo anche queste tre applicazioni. Il mio pensiero va all'iPhone su cui non gira Flash, e penso: "Apple, tu vedi giusto!".

Installo, e torno sul sito dove trovo ad accogliermi questa schermata (clicca per vederla meglio):

turismoinliguria

Premo il link in basso, avendo già installato il player; e ottengo questo (clicca per lustrarti gli occhi):



Desisto.
E' sicuramente colpa mia.
Possiedo un computer (il Mac), che è minoranza.
Un browser (Firefox), usato dal 20% degli utenti a livello mondiale.
L'aggravante definitiva: cerco solo informazioni, mentre per chi concepisce e realizza questi siti, dovrei usare il Web solo per perdere del tempo.

Facebook e le notifiche via mail

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Le cronache dei giornali si occupano con una certa regolarità dei presunti danni che Facebook arreca alla produttività aziendale. Questo spesso ha portato alla decisione (draconiana), di impedire l'accesso al social network più celebre.
Vero è che può essere molto dispersivo frequentare Facebook; ma con un po' di buonsenso, e avendo le idee chiare su cosa si vuole, è possibile in realtà impiegarlo al meglio.

Facebook è uno strumento potente per un mucchio di cose utili (oltre alle solite che non starò qui ad elencare: le conosci meglio di me). Ricerca di lavoro; un mezzo per mantenere i contatti con colleghi o team; un luogo dove cercare soluzioni, porre domande, e scovare risposte. E altro ancora.

Ma se viene bloccato sul posto di lavoro, come agire per non essere tagliati completamente fuori dal flusso della conversazione?
Ecco la soluzione.

Le notifiche via email

Banale vero?
Facebook invia tramite email delle notifiche ogni volta che qualcuno scrive sulla tua bacheca, oppure fa qualcosa che ti riguarda. Basta spostarsi nelle Impostazioni>Impostazioni account, e quindi cliccare su "Notifiche".

notifichefacebook

Attraverso il tuo programma di posta elettronica preferito, riceverai le mail ogni volta che accadrà qualcosa di nuovo alla tua bacheca.

Alla prossima.

giovedì 23 luglio 2009

Cosa fai per il lettore?

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Non rispondere: "Tanto"; lo fanno tutti.
In realtà non esiste una risposta univoca, e questo è per te una buona notizia. Vuol dire che il tuo approccio può essere, contro ogni logica, quello giusto. Ma a parere mio, devi tentare di capire cosa stai combinando, e lo puoi fare solo fermandoti, e ponendo a te stesso queste domande.

1) I contenuti che offri sono comprensibili e interessanti?

2) Riesci a fornirli con una voce tua, unica e riconoscibile?

3) Sei puntuale nel replicare ai commenti?

4) Incoraggi le persone ad andare oltre l'ovvio?

5) Riesci a basare la competizione sulla qualità, invece che sulla quantità (di post)?

6) Citi le fonti delle tue informazioni?

7) Sei in grado di ammettere gli errori commessi?

8) Sei certo che un nuovo lettore percepisca con chiarezza lo scopo del tuo blog?

Potrebbero essere di più le questioni; anche di meno. Se riesci a rispondere ad alcune di esse in maniera schietta, avrai una buona base per costruire un buon blog.
Ma è la fortuna quella che può fare davvero la differenza.

mercoledì 22 luglio 2009

Come avere un pubblico di qualità

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Immagina questo.
Scrivi un post niente male, che viene segnalato da un blog prestigioso, e in quel giorno è festa. Accessi alle stelle, con tanto di commenti.
Il giorno seguente gli accessi non replicano la prestazione del giorno prima; nonostante un altro post buono.
E il giorno dopo ancora? Meglio non parlarne: il tracollo è completo, e ritorni al solito tran tran quotidiano.

Che cosa diavolo succede? Perché accade?
La risposta è di una semplicità sconcertante: prima di tutto, è impossibile comprendere il lettore.
Lo so: ci sono un mucchio di guide e una montagna di trucchi per sedurlo. Di solito sono pure a pagamento, ma lasciamo questo dettaglio da parte; in fondo che c'è di male se qualcuno prova a vendere qualcosa?

I lettori che arrivano su indicazione altrui non sono tuoi; non intendo dire che non lo possano diventare. Anche perché alcuni di essi resteranno fedeli a te, sarai una gradita scoperta. Ma il grosso, torna alla base.
Probabilmente, nemmeno il numero dei tuoi sottoscrittori sarà aumentato in maniera considerevole, giusto?

Se vuoi creare un pubblico di qualità che segua il tuo blog, non avere fretta alcuna. Sii soddisfatto di aver prodotto qualcosa che è stato apprezzato e segnalato, ma evita di credere che "ora è tutto in discesa". Non è mai così.

Dovrai sviluppare una tua strategia, basata sulle tue sole forze e capacità, e questo richiede tempo. E fortuna.
Il primo elemento può giocare a tuo favore, mentre il secondo è possibile che nemmeno si faccia vedere.
Cioè non avrai mai un pubblico degno di un tale nome. Lo so: nessuno lo dice (quasi) mai. Ma funziona così.

Se decidi di andare a trovare i tuoi lettori, e legarli a te, per prima cosa smetti di sognare che la soluzione sia essere segnalato da altri.
Il blog è un elemento tra i più strani che vi siano sul Web. Impastato di parole e passione, cresce e attira a sé le persone solo se queste trovano soddisfatte una serie di elementi che spesso si tralasciano.

Per esempio: è dimostrato che scrivere di guide dedicate ai principianti su argomenti in apparenza ovvi (ovvi per te, ma sul Web arrivano sempre nuove leve, affamate di sapere!), sia estremamente gradito. Ma accanto a questo è indispensabile produrre materiale di qualità, inedito, e dannatamente interessante.

Riesci a scorgere cosa intendo dire? Tempo: non dico sia un lavoro gestire un blog, ma credere che sia sufficiente scrivere, adottare qualche trucco, e attendere, è una pia illusione. A questa strana creatura devi dedicare un pezzo della tua giornata, e quasi mai gli scarti, ma possibilmente le energie migliori.
Le parole in fondo sono così: in apparenza facili, a portata di mano, pretendono il massimo.

E anche se riesci a costruire qualcosa di davvero buono, nessuno può garantirti alcunché...

Sfuggire alla tentazione

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Alla fine può piacere, può non piacere. Sto parlando del portale Italia.it incaricato di dare forma organica a tutto (o buona parte), di quello che ruota attorno al turismo nel nostro Paese.

A me non piace per esempio.

Eppure la redazione risponde. Forse è il minimo sindacale, ma ci si è spesso scontrati (e poi ci si è giustamente lamentati), di troppe istituzioni, o aziende, sorde e superficiali. Blindate nella loro torre d'avorio, a celebrare chissà cosa.

Su Friendfeed esiste un gruppo che ha l'ambizione di criticare ma in maniera costruttiva quanto è stato fatto, quanto resta da fare.

E' una beta: un buon motivo per sfuggire alla tentazione di stroncare.

martedì 21 luglio 2009

Scegliere ogni giorno la libertà

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Alla lunga, come già detto e scritto persino da queste parti, e non solo qui, spariscono i blog che non avevano da dire nulla, però si impegnavano parecchio, erano aggiornati con scrupolo e puntualità.
Noci vuote: erano solo questo. Megafoni che non hanno mai desiderato condividere qualcosa, oppure iniziare una qualunque conversazione; a meno che non avesse come oggetto il loro ombelico.

Poi la scoperta dei social network. Dove l'ombelico spesso regna sovrano; e celebrarlo è meno faticoso dell'aggiornare un blog. I risultati sono ugualmente modesti, come prima. Basta non farci caso.

L'aspetto forse più interessante è la cecità di quanti passano dall'uno all'altro, senza riuscire a scorgere le opportunità che stanno perdendo.
Sono le loro, e le stanno sprecando: adesso.

Sia Twitter che Facebook possono aiutare l'individuo a crescere, scommettendo sulla sua voglia di scoprire e imparare. Purtroppo, per riuscire nello scopo diventa necessario l'impegno.
Si potrebbe osservare che ciascuno agisce come meglio crede: ma invecchiare online non è agire.

Il cuore di questo baraccone che chiamiamo Web è un concetto che spaventa ancora molto. E' la libertà.
Al di là delle mode, dei nuovi strumenti, la Rete ci permette (no, non ce la promette affatto), la libertà. Che deve essere costruita ogni giorno, non appena usciamo di casa, e andiamo a combinare qualcosa.
Ecco: combinare qualcosa. Scegliere la parte dove stare, decidere che è tempo di immaginare altri scenari, darsi un obiettivo e perseguirlo con tenacia e coraggio.

Twitter, blog, Facebook e via discorrendo, possono fare molto per ciascuno di noi.
E tu stai lì, a guardarti l'ombelico?

lunedì 20 luglio 2009

GNOME pensa differente

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Alcuni prevedono il Web come piattaforma.

Altri, al contrario, immaginano qualcosa di diverso.

(Per sapere cos'è GNOME, leggi qui).

Se non riesci a scrivere

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Uno degli elementi che aiuta a mantenere il blog aggiornato con contenuti di qualità è l'immaginazione. Sul serio.
Molte persone pensano che riempire di parole il blog sia la prova che di immaginazione ne hanno da vendere.
Aggiornare più volte al giorno? Super-immaginazione!

E' un errore piuttosto grossolano.

Costoro credono per esempio che il loro nemico numero uno sia la pagina bianca; in realtà è l'alleato più prezioso che hanno a disposizione. Peccato che non lo sappiano, e ne abbiano un terrore quasi sacro.

Un altro alleato davvero importante di chi produce contenuti, e bada alla loro qualità, oltre alla pagina bianca, è il silenzio.
E' questo il segreto che permette all'individuo di scrivere contenuti interessanti. Il silenzio infatti conduce alla riflessione.
E' come se la mente smettesse di lavorare, e attendesse paziente che quanto osservato, imparato, condiviso, dia i suoi frutti. Qui è inutile avere fretta: anche perché se ci arrivi, avrai compreso quanto la fretta sia un pessimo consigliere.

Agli occhi altrui, quelli che badano alla produttività, starai perdendo del tempo: prezioso, certo. Non ti curare di essi: hanno così poca stima di se, che sono incapaci di immaginarsi migliori di quanto siano. La loro ossessione per il tempo, è paura di dover fare i conti con quanto hanno condiviso, imparato, ascoltato. Dal momento che non hanno combinato nulla di tutto questo, ne stanno alla larga.

Se non riesci a scrivere, non prendertela con la pagina bianca; col caldo (anche se questo è un elemento spesso nocivo, soprattutto se soffri di pressione bassa!). O con qualunque altro soggetto esterno.

Impara piuttosto a prendertela con te stesso solamente. Nessuno è davvero in grado di evitare pause e distacchi; se cerchi di farlo, se badi a ottimizzare ogni momento della tua giornata di lavoro, vuol dire che ti stai riducendo ad una macchina macina-post.

Sei la gioia del motore di ricerca, che così ha qualcosa da mettere sotto i denti.
Ma sotto i suoi denti ci finiscono proprio le tue qualità migliori. E queste traggono linfa vitale dai silenzi, dalle riflessioni che sarai capace di importi.
Di importi, ho scritto.

domenica 19 luglio 2009

Se la memoria ha un futuro

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«Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno e grande coraggio, dedicando ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la proterva sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Nonostante le continue e gravi minacce, proseguiva con zelo ed eroica determinazione il suo duro lavoro di investigatore, ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio dei più alti ideali di giustizia e delle Istituzioni.»

Via Wikipedia

Il titolo del post è di un libro di Leonardo Sciascia.

sabato 18 luglio 2009

Un grande fratello chiamato Amazon

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Si viene a sapere che Amazon ha eliminato dal proprio catalogo, l'edizione elettronica di un paio di libri di George Orwell. Si tratta de "La fattoria degli animali" e di "1984".

Non solo: li ha cancellati remotamente dai Kindle su cui risiedevano, dopo essere stati regolarmente acquistati.

Tu acquisti, qualcuno cambia idea, e ciò che ti appartiene scompare.

Via Autoritratto con mele.

La prospettiva di Google

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Scovo questa presentazione di Google a proposito di "cloud computing". Non solo per spiegare di che cosa si tratti, ma soprattutto per indicare quali sono le prospettive secondo il motore di ricerca più popolare del mondo.
E' dello scorso gennaio, ma mi pare comunque attuale.

Il browser è l'applicazione più usata in assoluto. Averne una propria significa fornire agli utenti (che ancora non lo sanno), la chiave giusta per sfruttare tutti i servizi che Google ha intenzione di ospitare sulla nuvola.

Non si tratta solo di navigare: ma di un diverso approccio allo storage, all'uso delle applicazioni, alla condivisione dei documenti. Tutto questo e molto altro grazie a Chrome. E in quel "molto altro" c'è anche Chrome OS certo; peccato che se ne sappia così poco...

venerdì 17 luglio 2009

Office 2010 e la killer application che manca

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Prosegue l'abitudine di annunciare l'arrivo di qualcosa (Office 2010), che sarà disponibile solo tra parecchi mesi (primo semestre del prossimo anno).
E se questo ha senso in una moglie che annuncia al marito di essere in dolce attesa (se non altro perché dopo qualche mese qualcosa sporge), nel campo dell'informatica lo si fa e basta. E pazienza se alla fine chi ne parla finisce con l'apparire una specie di ufficio stampa poco professionale.
Come il sottoscritto, esatto.

All'appello (del cloud computing), manca forse l'antagonista più agguerrito di Office, vale a dire OpenOffice.org che nel nostro Paese viene scaricato con una media giornaliera di oltre 22.000 download.

L'utente che si barcamena tra sistema operativo e Web, si starà (forse), domandando la ragione di tanto interesse per il cloud computing da parte delle aziende. E osserva perplesso.

Ti svelo un piccolo segreto.
Qualunque società (Microsoft, Google o Apple che sia), ha un sogno proibito. Trovare (o ritrovare) la "killer application"; vale a dire il servizio, l'applicazione, in grado di rendere la concorrenza, preistoria, e la propria azienda il punto di riferimento in grado di ridisegnare il panorama.

Tutto questo vuol dire denaro a palate, esatto, e la speranza di avere in breve tempo un procedimento da parte del Dipartimento della Giustizia statunitense per abuso di posizione dominante.
Non è vero che sia una iattura; è l'obiettivo di qualunque azienda della Silicon Valley, credimi.

Apple ci riuscì col Macintosh e PageMaker, il primo programma di impaginazione professionale. I computer Mac costavano quanto una sciabolata in faccia, ma quello che offrivano era un robusto taglio dei costi, e un flusso di lavoro rivoluzionato e facile da gestire. Valevano quei soldi.

L'application killer di Microsoft si chiama Office; e chi passa al Mac chiede sempre se c'è Word anche all'ombra della mela, ignorando le alternative gratuite.

I tempi passano, Bill Gates se ne va, e nuovi territori si aprono alla conquista: ma di chi?
Come riuscire a rendere il cloud computing seducente per l'utente (tu che stai leggendo)?

Google da un po' propone le sue Applicazioni; anche Apple ci prova con iWork.com.
Microsoft tira a lucido la sua suite, e la propone sulla nuvola: non si sa mai.
Ma poi, chi può dire che il cloud computing diverrà davvero popolare, superando la diffidenza degli utilizzatori?

Il bello è che un mucchio di persone usa servizi basati sul cloud computing (Flickr, per esempio): senza saperlo.

Ci vorrebbe... già, ci vorrebbe una killer application!

giovedì 16 luglio 2009

L'etica del blogger, questa sconosciuta

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Sto cercando di appassionarmi alla vicenda raccontata su TechCrunch (di cui non fornisco il link apposta: mossa ridicola la mia, non importa). Ma non ci riesco proprio.
Ricapitolando.

Un pirata informatico sottrae (ruba), dei documenti confidenziali (circa 310), su Twitter, le sue strategie future, e i suoi impiegati, quindi li invia ad alcuni blog affinché li pubblichino. Cosa che alcuni fanno.

Il file arriva anche a Michael Arrington (fondatore di TechCrunch), che però è più scaltro della concorrenza. Sulla faccenda infatti scrive un post per condividere con la blogosfera il suo dilemma.

Pubblicare o no?

Domanda retorica, perché lo scopo del post mica è quello.

E infatti Arrington inizia a pubblicare qualcosa di quei documenti.

Che occasione persa.

Era l'occasione per distinguersi, per mostrare che il grande sito o blog che sia, bada sì a fare i soldi e gli accessi. Sino ad un certo punto però.
Da qualche parte ci deve essere un limite chiaro, netto. Il rispetto, se non della legge, almeno delle regole civili.
Che recitano più o meno: non partecipare ad un reato.

Rispetta i tuoi lettori (ed evita il teatrino del "Mi aiutate a decidere?").

Invece no.

Arrington poteva scrivere un post e confessare: abbiamo cestinato quella roba, perché trafugata, e preferiamo coltivare la fiducia dei nostri lettori, e degli sponsor, piuttosto che dare in pasto alla curiosità altrui qualcosa che non ci appartiene.

Sarebbe stata una bella lezione di etica.
Ha vinto la voglia di fare numero. Ad ogni costo, a tutti i costi.

La condotta del blogger

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Essere audace, umile, e capace di creare contenuti interessanti non deve far mai dimenticare che le parole sono uno specchio rivelatore della propria condotta.

Non si tratta solo di pensieri, o frasi ad effetto, da pubblicare a tamburo battente perché altrimenti scivoliamo dalla testa della classifica dei più letti e celebrati.
Bensì della rotta che intendiamo intraprendere grazie al Web. Che deve essere coerente, e rispettosa.

La Rete spesso incoraggia comportamenti contraddittori, superficiali, persino infantili. Ma questo non accade (non dovrebbe accadere), se chi scrive ha come punto di riferimento il lettore.
In un certo senso, nel momento stesso che costui decide di dedicarti il suo tempo, ti impegni anche a tutelarlo. Allora mi pare evidente che trasparenza, etica e senso della misura devono diventare i punti fermi del tuo operare.

So bene che alcuni potrebbero trovare questo modo di operare bislacco. Probabilmente, sono gli stessi che amano pensare al lettore come ad un semplice numero, e che si commuovono solo se è dannatamente alto.
Quello che molti faticano a capire è che il Web permette un formidabile scatto in avanti, ma del lettore.

Nessuno dice che deve essere il tuo dittatorello; ma impara a considerarlo una persona. Non perché può lasciarti un commento sgradevole, o essere un tuo concorrente producendo contenuti migliori dei tuoi.
Il cuore di questo formidabile mezzo che stiamo usando, senza nemmeno sfruttarne appieno le potenzialità, ha bisogno di collaborazione, e intelligenza. Non solo la tua.

mercoledì 15 luglio 2009

L'audacia è merce rara

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I blog che non sono in grado di concepire e immaginare un modo alternativo nel realizzare le cose, saranno destinati a perire.
Non solo per leggi e leggine messe in campo da legislatori troppo pieni di sé, per chiedere e domandare ad altri cosa sia il Web.

Ci sono buone possibilità che per molto tempo ancora vedremo altri tentativi di regolamentare un mezzo, il Web, che già ha ottime strumenti per essere regolato. E infatti, nonostante stampa e televisioni amino banalizzare, non è il covo del male dipinto da certi "esperti".

Veniamo a te, caro blogger.
Trascorri molto del tuo prezioso tempo a inseguire i temi più popolari; non c'è nulla di male in questo, sul serio. Ciascuno è libero di agire come meglio crede.
Il problema è che non dici nulla di nuovo. Non hai immaginazione, senso del futuro, quindi tutto quello che riesce a scrivere è minestra riscaldata.

Probabilmente hai ottime capacità. Talento. Però hai imboccato la scorciatoia per rastrellare presto e bene un po' di utenti. E poi?

Credo di conoscerti, sul serio.
Sei un tipo che si accomoda, e aspetta che i fatti (magari sgradevoli), passino. Mentre potresti tranquillamente agire per fare in modo che quei fatti cambino; oppure, crearne di nuovi. Ma occorre essere audaci, osare, osservare con estrema attenzione come funzionano le cose, e poi lavorare duro per renderle differenti. Migliori.

L'audacia è merce rara, richiede ricerca e studio: costa. Tempo, energia. L'omologazione viceversa, è per tutti. Ed è gratis.

martedì 14 luglio 2009

Il senso di questa giornata

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Non avevo mai scritto così tanti post in una giornata sola. Non so se sia davvero servito a qualcosa, ma mi auguro che i contenuti prodotti (da tutti coloro che in un modo o nell'altro hanno partecipato) siano di aiuto a chi di blog, Web e condivisione non sa nulla, o molto poco.

Quello che io ho provato a fare (e non solo io ovviamente), è mostrare come uno stupido blog possa essere qualcosa di più della celebrazione del proprio ego malato. E' uno strumento semplice, persino potente, ma che scatena la sua forza solo quando usi buone parole.

Parole capaci di unire, ragionare, riflettere e andare alla ricerca di altre parole, magari differenti, ma pur sempre disposte a mettersi in discussione.

Spesso si urla, si insulta, e anche il Web non è immune da queste derive. Ma credo con forza che questa giornata che va a concludersi, abbia mostrato a chi vuole capire, prima di giudicare, cosa può essere un blog.

Un mezzo per confrontarsi e ritrovarsi. Non dirmi che ti sembra poco.

Non solo protesta

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In realtà quello che si sta provando a portare avanti oggi, non è solo un protestare contro una legge che non sa, o contro un legislatore che non vuole conoscere e imparare.

Si tratta di un proposta rivolta a quanti usano il Web maldestramente. Credo di poter affermare che il silenzio sia più difficile da spiegare a chi di certi argomenti non sa niente.
Parlare, discutere, offrire i link giusti per farsi un'idea è il modo migliore per rendere le persone meno oggetti e più protagonisti.

Non ti costa nulla verificare; potresti ribattere che il tuo tempo ha un valore. Perfetto: allora usalo al meglio tenendo d'occhio quello che succede. Non si tratta di una scelta contro qualcuno (anche se molti hanno deciso di agire in modo differente dal nostro, ma fa parte del gioco).

Non lo facciamo mossi da chissà quali interessi. Se per esempio dai un'occhiata al post di Gigi Cogo, vedrai sì una sfilza di blog che più o meno, aderiscono all'iniziativa contro il decreto Alfano.

Ma nessuno di loro lo fa per difendere la pagnotta. Tutti gestiscono blog senza alcun tornaconto economico, e se esiste un tornaconto, questo viene da altro. Dall'aver costruito competenze e relazioni grazie al blog. Dall'avere già professionalità che il blog ha solo ampliato.

Insomma, tutta questa gente potrebbe tranquillamente chiudere il blog, e continuare a campare felicemente, sul serio.

Però il Web ci piace, sappiamo delle sue opportunità e dei suoi rischi; di sicuro le prime sono maggiori dei secondi. E non desideriamo che venga interpretato male da una legge che non ne tiene conto le peculiarità.

Pochi o tanti non importa

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Pochi o tanti che siano ad abbracciare l'iniziativa odierna, non importa. L'essenziale è che si capisca come il Web aggiunge valore a chi non si accontenta. E che le posizioni demagogiche, frettolose e superficiali, forse sulla stampa avevano un certo credito.
Sulla Rete, no.

Perciò puoi iniziare a dare un'occhiata a quello che c'è su FriendFeed. Forse non ti piace perché ti pare troppo confuso?
Allora puoi leggere l'articolo su Apogeo. Già allora si esprimevano dubbi e perplessità, ma spesso per passare all'azione occorre tempo.

L'essenziale è capire che più il tempo passa, più il Web, malgrado le nostre pigrizie e nonostante fantasiosi disegni di legge, sta entrando nella nostra vita. E che questo mezzo premia chi si informa, cerca di capire con la sua testa.

Hai tutto a portata di mano: perché credere a me, oppure al padrone del vapore? Usa la testa, usa il Web: non ci interessano i napoleoni, e neppure la claque. Ma le persone.

Servono idee e parole

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Probabilmente non è importante partecipare o meno a questo genere di iniziativa. Il valore di essa, e di quelle simili, è indurre il povero blogger a porsi una domanda piuttosto semplice:

Che cosa sto combinando di buono?

Ogni nuovo media per lungo tempo non viene compreso; direi che è quasi inevitabile. Il che non significa che io debba accettare ogni decisione sballata del politico di turno. Piuttosto sarebbe bene interrogare se stessi, e quello che si è fatto, per capire se la mia presenza aggiunge valore, è valore, oppure chiacchiericcio.

Ciascuno agisce come meglio crede; non mi stancherò mai di ripeterlo, di scriverlo. Ma continuerò anche a ripetere che il Web è un'opportunità fantastica per le persone; occorrono idee, fantasia, desiderio di immaginare qualcosa di differente.
E tutto questo lo si può fare anche senza alcun investimento milionario: sono sufficienti idee, e parole. Devi avere idee e parole.
Non è bellissimo?

Il gregge tace

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Questo genere di iniziative possono piacere oppure meno, essere condivise o no; di sicuro sono un piccolo, sciocco test per dimostrare il grado di credibilità della tua creatura. Il blog, si capisce.

Se sei omologato avrai la palma della vittoria da parte di tanta gente omologata; li avrai spinti ad accontentarsi di quello che sono e di quello che possiedono. Qualora tu decida qualcosa di diverso, potresti trovarti in seria difficoltà; hai abituato male i tuoi lettori, e adesso costoro fanno fatica a seguirti.
Non ti capiscono.

L'aspetto che molti tendono a ignorare è proprio qui. Per qualche lettore in più, per finire nella lista dei più celebrati, ci sono ottime possibilità che ci si riduca ad essere un megafono. Quando però questo prova a sposare un'idea diversa, si crea tra pubblico e blog una frattura.

E' un'ottima cosa, certo. Peccato solo che in genere le persone compiuto il primo passo, non facciano mai il secondo; ma tendano con una certa fretta a tornare sulle posizioni che li avevano visti "trionfanti".

Neppure l'istinto di sopravvivenza li induce a un sussulto. Qualcuno potrebbe osservare: "Ma non sei contento?".

Non si tratta di essere o meno contenti di certi atteggiamenti da gregge: piuttosto è l'ennesima prova di dove conduca il desiderio di piacere a tutti e a tutti i costi.
A un gregge che bela quando non c'è niente da dire; che tace quando c'è qualcosa di cui parlare.

lunedì 13 luglio 2009

NeoOffice Mobile per il testing

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So bene che Microsoft ha presentato Office 2010; ma per questo genere di cose ci sono già molti post in giro (peccato che pochi aggiungano valore al comunicato stampa di Redmond).

Io adesso preferisco segnalare la pre-versione di NeoOffice Mobile. Per gli utenti Mac che lo ignorano, NeoOffice è la suite burocratica da ufficio Open Source (l'alternativa a Office per Mac), mentre l'oggetto di questo post è la versione per i dispositivi mobili. Esatto: anche il solito e onnipresente iPhone.

Quei ragazzacci stanno facendo un buon lavoro...

Il Web costruisce relazioni

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Qualunque sia il tuo scopo sul Web, scrivere contenuti di buon livello, capaci di produrre interesse, è il mezzo più semplice per avere consenso.
E nonostante i tuoi inevitabili errori riuscirai a conseguire i tuoi obiettivi.

Un sacco di gente si impegna a distribuire consigli e strategie vincenti per trasformare la tua creatura Web, da scorfano, a qualcosa di irresistibile.
Ti svelo un segreto di Pulcinella: se i tuoi contenuti fanno pietà, nemmeno Napoleone redivivo riuscirebbe a salvarli.

Se dobbiamo parlare di consenso, di successo, ricordati che tutto quello che interessa, che le persone seguono e apprezzano nasce esclusivamente da un'idea differente, e dalla volontà di arrivare a destinazione.
Nient'altro. Quindi sbaglierai, mostrerai le tue debolezze, ma sarai in grado comunque di generare attorno a te, alle tue idee, interesse e consenso.

Se al contrario ti muove l'omologazione, il desiderio di piacere a tutti, dovrai prestare attenzione a tutto, perché ogni sbaglio sarà frustrante e duro da assorbire.

Sinceramente non credo esistano delle ricette da consigliare; in fondo quando si parla di produrre contenuti di rilievo, ci si riferisce a elementi abbastanza ovvi.
Se scrivi, bada di farlo bene.
Rileggi quanto hai scritto, magari ad alta voce.
Non pubblicare tutto e subito: non sei un'agenzia di stampa, e il tuo unico punto di riferimento è la qualità.

Ma soprattutto sii umano. Il Web è una macchina formidabile capace di cambiare le cose, sul serio. Il problema è che molti usandolo, si trasformano anch'essi in macchine. O forse già lo erano, solo attendevano l'ingranaggio più grande per cui lavorare. Costoro sono privi di umorismo, distanti, glaciali, e le loro parole sembrano urlare: "Stai alla larga da me!".

Il Web costruisce relazioni; se sino ad ora non ci sei riuscito, probabilmente stai sbagliando tutto.

venerdì 10 luglio 2009

Chrome OS, qualche considerazione

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Semplici considerazioni su Chrome OS, il sistema operativo di Google inizialmente previsto per i netbook, e che sbarcherà tra di noi nel secondo semestre del 2010.

Per capire la direzione, è sufficiente leggere il comunicato di Google, in particolare dove scrive:

"For application developers, the web is the platform".

Tradotto in italiano (beh, quasi!), significa cloud computing.
Vale a dire applicazioni e documenti saranno ospitati su una nuvola (cloud in inglese), composta da un insieme di server e computer accessibili via Internet, e collegati tra di loro.
Quindi il Web è la piattaforma.

Questo genera due tipi di obiezioni, mi pare.

La prima: le applicazioni "serie" (Cinema 4D di Maxon tanto per fare un grosso nome), non sono affatto "cloud computing".

Vero; è per questo che Google agli inizi fornirà il suo OS solo per netbook. E' suo desiderio installare il proprio sistema operativo su una fascia di utenza che vuole prodotti spartani, e software capaci di girare bene su hardware modesto.

Ma forse la sua mossa mira a ricordare (e ricordarci), come buona parte degli utenti (quelli che sono su Facebook in questo momento), non hanno bisogno di processori così potenti, e GB di RAM per svolgere i loro riti quotidiani.

Buona parte di essi naviga (ecco Chrome, con 30 milioni di utilizzatori, una base destinata a crescere).

Scarica la posta elettronica (voilà GMail e le sue funzioni di chat).

Ha bisogno di scrivere? Di creare presentazioni? Di tenere traccia dei conti mensili?
Nessun problema: sono disponibili le Applicazioni di Google, composte di un programma di videoscrittura, uno per le presentazioni, un foglio di calcolo.

Vogliamo scordarci di Google Wave?

Tutte applicazioni rigorosamente cloud computing, che non hanno affatto bisogno di aggiornamenti: si lavora sempre sull'ultima versione disponibile. Niente da scaricare, installare, con i rischi che si possono verificare, di incompatibilità. O funzionamenti bizzarri.

Velocità, semplicità e sicurezza sono le parole d'ordine di Google. Cosa c'è di più semplice e veloce di un insieme di applicazioni raggiungibili (quasi) con un clic? Basta avere un computer, e una connessione Web: fine della storia.

Sulla sicurezza viceversa, c'è molto da fare, e infatti l'azienda di Mountain View promette di lavorarci partendo da zero.

L'altra obiezione al cloud computing è il fatto che non sono poi moltissimi gli utenti sparsi nel mondo con una connessione Web davvero veloce.
Ma il lavoro che Google ha fatto con Gears ci dice che "essi" lo sanno. Gears permette di lavorare offline con le applicazioni di Google, e poi procedere ad aggiornare dati e documenti quando la connessione ci sarà.

Forse la novità è tutta qui. Piccoli computer dal costo accessibile, con applicazioni cui si accede tramite il navigatore Web (Chrome), e un sistema operativo che risiede sulla "nuvola".
Resta da vedere se e come gli utenti (quelli di Facebook appunto), reagiranno a questa proposta di Google.

Le mie sono considerazioni semplici, che lasciano molti aspetti fuori da questo rapido giro d'orizzonte.
I mesi futuri ci diranno quanto c'è di buono, di geniale e fattibile in quello che Google propone.

Piccola critica rivolta al motore di ricerca: ha senso un annuncio tanto anticipato? Le prime macchine le vedremo tra un anno, signore e signori.
Il codice sorgente entro la fine dell'anno; ma le esigenze di marketing (cioè: fare i dispetti a Microsoft che deve annunciare qualcosa di rivoluzionario, la prossima settimana), impongono queste mosse.

Da utente Mac, spero che questa mossa induca Apple a distogliere lo sguardo ormai fisso sull'iPhone, per tornare a occuparsi come davvero sa, di hardware e software.

giovedì 9 luglio 2009

Scrivere per scovare le persone

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La mediocrità di tanta scrittura nasce dall'idea che il mondo è fatto da persone eccezionali, e poi da tutti gli altri. La realtà è un poco più complessa.

So bene che tu non sei un genio come Dante Alighieri; ma il problema è che hai permesso al giudizio altrui di chiuderti in un angolo. Questo giudizio ovviamente è basato sull'assenza di diplomi e lauree, o sulla frequentazione di scuole mediocri; come se volontà, determinazione fossero cose che non hanno alcun valore.
Come se tu fossi uno dei tanti.

Non sto affermando che la scrittura funziona solo se ci sono dei diplomi, e la frequentazione di circoli culturali. Direi delle sciocchezze.
Quello che rende una persona interessante è il suo modo di affrontare il mondo, le sue sfide, e la sua condotta nei confronti degli altri.
Tutto il resto è secondario.

Ecco il motivo per cui il Web appare spesso come un mezzo per nascondere e sviare.
Davanti allo schermo, a pigiare i tasti della tastiera ci deve essere non il cavaliere mascherato, bensì una persona che desidera condividere e conoscere. Ha perciò un approccio alla tecnologia sano, perché la percepisce come un mezzo per immaginare scenari un poco differenti.

Non importa il numero dei lettori; ma la loro qualità. Chi non si fa strangolare da pregiudizi, o vecchi diplomi strappati via per pura fortuna, sa che il bello è nelle relazioni nuove che Internet può garantire.
E' nel confronto, nel dibattito che si crea e si sviluppa attraverso i tanti strumenti che la Silicon Valley mette a disposizione.

I laureati dall'alto delle loro cattedre affermano di scorgere solo alienazione; in certi casi è vero. Ma costoro dimenticano la prima lezione che ogni buon libro offre: non c'è bianco o nero. Ma persone; e la tua scrittura in fondo, dovrebbe aiutarti a scovarle.

14 luglio, io ci sarò

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A piccoli passi, ci si prepara. Su Friendfeed è stato creato un gruppo apposito il cui scopo è di tenere traccia di quello che già ora si sta combinando, in vista della data del 14 luglio.
Non solo.

Per un punto di vista completo conviene leggere (o rileggere), l'articolo a proposito del decreto Alfano a firma di Elvira Berlingeri, apparso il 12 giugno scorso su ApogeoOnLine.

Anche se l'intera faccenda la percepisci distante, prova a dargli un'occhiata.
Impara a documentarti senza credere a quello che scrivo io, ma non eccedere in troppa fiducia neppure negli altri.

Prova a capire con la tua testa. Il bello del Web è che si tratta di un mezzo che non ti vuole spettatore: ma protagonista.

mercoledì 8 luglio 2009

Chrome OS smuoverà le acque?

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Dopo l'annuncio, e prima di vedere qualcosa di tangibile, la speranza che il nuovo sistema operativo di Google porti una ventata di novità in un settore fermo, di fatto, al 1984.

Ma è solo una speranza, sia chiaro. Lo scrivo qui perché già sento la delusione salire le scale, tra poco busserà...

Perché preferire NeoOffice

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Un'immagine vale più di tante parole:



Un clic e non ci pensi più.

NeoOffice

Scrivere è fare spazio all'altro

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Ci sono al mondo poche cose più popolari della scrittura; eppure rappresenta una dei compiti più difficili da portare a termine.
La lista della spesa, un biglietto di auguri per qualche evento particolare; tutti scriviamo, e spesso con discreti esiti. Cosa c'è di difficile in questa pratica che ciascuno di noi impara sin dalla più tenera età?

Un po' ho già tentato di rispondere in passato. Per esempio occorre disciplina, ma anche coraggio.

Come si distingue l'opera di un imbrattatele da quella di un pittore? Vediamo: il primo probabilmente cercherà di copiare gli stili in voga, i soggetti più richiesti.
Nella sua smania di piacere a tutti, e a tutti i costi, riempirà il suo quadro di elementi inutili, sgraziati, che non di rado finiscono col soffocare chi si trova a che fare con le sue opere.

L'artista sa che deve creare uno spazio per qualcuno di importante: tu. Ha passato molto del suo tempo a trovare il proprio stile, il suo modo di esprimersi; ma non lo ha trasformato in un moloch da adorare come fa di solito l'imbrattatele.
Ha badato e bada che faccia da ponte tra quello che ha da dire, e il senso di curiosità dell'individuo per il nuovo, il differente.

Lo stesso pur con le sue differenze, vale per la scrittura.
Quanto scrivo raggiunge l'utente?
Gli permette di percepire il proprio valore, e di sentirsi protagonista?
E' questa la durissima lezione che gli scrittori lasciano a chi è capace di comprendere. Alcuni pensano che siccome Tolstoj scriveva romanzi di 800 pagine, allora non esiste una ragione valida per tagliare, per eliminare.

Al di là dello stile dello scrittore, e del periodo storico in cui ha vissuto, è bene ricordare che sono più le cose gettate, che quelle poi consegnate alla stampa; vale anche per lo scrittore russo, certo. E' una verità che il dilettante non vuole capire.

Se scrivi, non avrai chi ti ascolta solo perché li bombardi di parole: non essere un piazzista delle chiacchiere. Per quello, c'è già la televisione, ricordi?
La scrittura ha a che fare con elementi quali futuro e speranza. Innestali nella tua vita; e poi taglia, taglia, taglia. Soprattutto quello che ti sembra davvero riuscito.
Se è di valore, tornerà a te migliore; altrimenti nel giro di un'ora non ne avrai più alcun ricordo.

martedì 7 luglio 2009

Hai impegni per il 14 luglio?

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Per quale motivo una domanda del genere?

Per rispondere occorre leggere per avere le idee chiare.
Nessuno pretende che tu segua alcunché: per questo ho scritto che devi leggere. Documentati. Non dare per scontato mai nulla. Fidati, ma sempre con un briciolo di sana diffidenza.

Non credo che riuscirò nell'impresa (per me titanica), di scrivere 10 post per quella giornata. Di sicuro scriverò qualcosa.

Il Web è prezioso se parla. Facciamolo parlare di più.

lunedì 6 luglio 2009

La disciplina nello scrivere

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Il fatto che scrivere sia bello, per molti è una motivazione più che sufficiente per farlo.
Non è così.
Prima di tutto perché non è affatto gradevole; e se tu che leggi trovi che sia proprio così, sappi che probabilmente o sei un genio, oppure un incapace. Direi la seconda...

Anche scrivere per avere traffico, notorietà e altre sciocchezze del genere non è affatto una motivazione valida.

Secondo me quello che induce a scrivere è un certo amore per la disciplina.
La scrittura anche di un post impone a chi lo fa di compiere delle scelte.
Per esempio andare a caccia di un titolo capace di attirare l'interesse. Spesso, il titolo che piace a chi scrive può essere troppo lungo, vago, per nulla pertinente.

Scegliere significa sottoporsi ad una disciplina per amore del lettore; 10 o 1000 che siano, poco importa. Il suono di certe parole, rischia di non essere apprezzato da chi legge.
Via con le forbici.

Anche il gusto per la lunghezza dello scritto deve passare sotto le forche caudine della disciplina; e pagare spesso un dazio oneroso.

Quando si inizia a giocare con le parole, è facile lasciarsi trascinare dall'entusiasmo, che spesso è un consigliere non cattivo, ma frettoloso. Ci piacciono le pagine zeppe di parole nostre, che ci hanno strappato tempo e preteso attenzione e fatica; e noi dovremmo decapitarle?
Sì.

La pagina pretende: vuole che occhi e testa e mani siano solo per lei. Non desidera spartirti con nient'altro, e se tu lo fai, alla fine avrai qualcosa che piacerà solo al tuo narcisismo.
Perché il tuo nemico non è l'editore che non ti pubblica; o gli altri che sul Web non ti capiscono.
Sei tu, e basta.

domenica 5 luglio 2009

Venezia, la luna, il wireless

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Improvvisamente, Internet diventa qualcosa di tangibile. Non per chi, bene o male ci bazzica. Ma per tutti.

Accade che Venezia, dimostra la sua capacità di innovazione, grazie anche ad una classe politica attenta. Un investimento che va non a consolidare vecchie tecnologie di dinosauri sfiatati e sclerotici.
Neppure a difendere monopoli o strutture che spinte dalla disperazione, fanno argine a tutto quello che percepiscono come una minaccia allo status quo di cui sono i rappresentanti.

Perché Wi-Fi gratuito, accessibile nel prossimo futuro in altre zone cittadine, significa inoculare nell'organismo della burocrazia, della politica, dell'industria, una formidabile scarica di adrenalina.
Qualcuno ne farà un uso modesto; perché gli è stato insegnato a essere modesto. E ad un certo punto avrà deciso che essere modesto è la scelta migliore.

Anche ad altri sarà stato insegnato a restare coi piedi per terra: la modestia su tutto. Però anche costoro ad un certo punto della loro vita avranno deciso di non essere più modesti. E anche una rete Wi-Fi diventa un punto di svolta.

Per alcuni sarà solo demagogia; invece parcheggiare le persone davanti ad un televisore che passa al digitale terrestre, quella si chiama innovazione. Organizzare eventi a Roma per spiegare alle persone che potranno continuare a invecchiare davanti allo schermo televisivo, però avendo più canali a disposizione, diavolo, anche quello è innovazione.

Non ero a Venezia, da cui manco da oltre vent'anni. Ci andai in gita scolastica quando frequentavo senza alcun successo il liceo classico Gabriello Chiabrera di Savona. Ma è stata una festa, perché l'individuo torna a essere protagonista; all'inizio smanettando col suo portatile, poi, appena comprenderà la posta in gioco, cambierà anche i suoi obiettivi. Diventeranno più alti.

Per esempio, rimetterà mano alla sua persona, per troppo tempo in balia di mode e chiacchiere. Ecco perché è stata una festa: le redini della tua vita possono tornare in mano tua, è questo il messaggio che Venezia manda al Paese. Non è un buon motivo per tirare un sospiro di sollievo?

sabato 4 luglio 2009

Il Marocco che non ti aspetti

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Studio 2M è una specie di X Factor.

Dedicato a chi pensa che l'Africa è solo guerre e fame, e il mondo arabo pieno di matti.

venerdì 3 luglio 2009

Cosa puoi fare con Facebook?

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© PhotoXpress.com

Facebook ti permette di:

1) Ritrovare vecchi amici;

2) Trovarne di nuovi;

3) Sapere cosa stanno facendo/dicendo/pensando;

4) Condividere con essi foto/video, link e tutto quello che si trova sul Web;

5) Invitarli a eventi/party eccetera eccetera;

6) Creare Gruppi e/o Pagine attorno cui possono ritrovarsi persone con i medesimi interessi;

7) Usare applicazioni (per la maggior parte inutili, a dire il vero) che permettono di giocare, inviare "regali", conoscere compleanni, onomastici, sottoporre quiz o test e molto altro ancora.

Tutto questo formidabile arsenale di attività deve essere in qualche modo controllato dall'utente (un brutto nome per indicare chi sta leggendo queste parole: tu, insomma).

Come?

Da una parte ti consiglio di rileggere i post che ho scritto per metterti in guardia. Facebook è utile, ma se lo usi mali potresti davvero trovarti in situazioni spiacevoli.
Privacy, protezione dei dati, virus non sono argomenti di cui ignorare con cura le implicazioni (spesso dolorose). Inoltre, imparare a controllare i propri dati sensibili, proteggerli, è meno difficile di quanto possa sembrare.

Non solo. Facebook purtroppo viene usato per promuovere iniziative in apparenza benefiche, oppure innocue. In realtà spesso nascondono secondi fini; per fortuna i mezzi per difendersi non mancano di certo.
Proprio su Facebook esiste un gruppo chiamato Le Bufale su Facebook: Non Cascateci che aiuta proprio a capire di che cosa bisogna fidarsi, e cosa invece è bene evitare.

giovedì 2 luglio 2009

Per scrivere immagina un futuro diverso

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Dal punto di vista strettamente tecnico, se così si può dire, la scrittura non è difficile. Pensavo proprio questo qualche sera fa.

Devi scrivere un post? Benissimo: inizia dalla conclusione e mettila in cima al post. Fai in modo che si sappia immediatamente quale sia la posta in gioco. Lascia perdere giochetti e trucchi. Sii trasparente e leale.

Un bel titolo, mi raccomando. Seducente, evocativo.

Il tono, poi. Cerca di non prenderti troppo sul serio: un po' di ironia non ha mai ammazzato nessuno (senza esagerare, e che abbia te come oggetto), mentre la noia non ha ingolfato i cimiteri. Ma ha reso molti blog deserti.

Sono questi, all'incirca, gli strumenti necessari per produrre dei buoni contenuti. Li hai stesi sul tuo tavolo di lavoro: ma cosa manca perché riescano a emergere? Non solo la cultura ovviamente. Se bastassero diplomi e lauree per rendere migliori le cose, da un pezzo ci saremmo lasciati alle spalle recessioni, ingiustizie, e tutto il resto.

Scrivere impone anche di immaginare un futuro diverso. In un certo senso, è una sorta di atto di fede in quello che saremo (o saranno?) in grado di produrre. Malgrado noi, e i nostri limiti. Nonostante le storture prodotte.

Quindi al di là del tuo grado di cultura, cerca di trovare la risposta a questa semplice questione:

Sono in grado di proporre qualcosa di nuovo?

Torna a immaginare la scrittura non come un gesto meccanico, da ripetere ogni giorno, più volte al giorno (altrimenti il PageRank di Google ti castiga).
Ma piuttosto come una missione. Non temere certe parole: missione. Fa paura, ma solo perché ti è stato detto quello che devi fare: la comparsa.

Il solo modo che hai a disposizione per essere interessante è spingere il tuo sguardo oltre. Il tuo sguardo: quella cosa che molti monopolizzano, ti rapiscono per convincerti che il gregge è salute. Che le cose sì vanno male, ma per fortuna c'è il salvatore della patria. O se non c'è, sta arrivando. Che il recinto, l'omologazione, è tutto per il tuo bene. E che non ti devi preoccupare del tuo bene: anche qui, c'è chi ci pensa al posto tuo. Non è fantastico?

No. E secondo te?

mercoledì 1 luglio 2009

Caro studente, lo sai perché copiare è sbagliato?

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Te lo dice uno che ha praticato spesso questa strategia. E si capisce: mica studiavo.
Ma adesso lascia che ti sveli un segreto.

Buona parte della scuola pubblica ha sempre sfornato persone pronte per l'officina. Io ero una di quelle. Ricordo ancora il consiglio della mia insegnante di matematica delle medie.

"Freccero, iscriviti ad un istituto professionale se proprio vuoi continuare a studiare. Almeno troverai un lavoro".
E aveva ragione (e per questo NON seguii il consiglio).

Ma il mondo corre, non cammina più. Una volta c'erano fabbriche e officine pronte ad accoglierti, e tu ingurgitavi l'amaro calice, magari con la morte nel cuore; era meglio di niente. Adesso il loro numero si è ridotto, e il "niente" è cresciuto in maniera esponenziale. Ecco il segreto: crescerà ancora.

Almeno nel nostro Paese la scuola non è mai stata un mezzo per promuovere la crescita sociale. Ha piuttosto fornito il minimo indispensabile per campare. Ma questo non basta più.
E tu pensi ancora di cavartela copiando?

L'unico modo che hai di sopravvivere (in attesa che "Lorsignori" se ne accorgano), è studiare.

Usa Internet, non per ammazzare il tempo, ma per imparare una lingua. Poi, vai nel Paese dove viene parlata, e cresci. Smetti di invecchiare scaricando roba piratata, e piuttosto crea qualcosa di nuovo.
Rendi il mondo migliore usando i suoi strumenti migliori, anziché perdere tempo a barare.
Crea qualcosa di cui essere fiero, capace di rendere la vita delle persone più degna, piuttosto che nasconderti dietro uno schermo a combinare nulla di rilevante.
Tu puoi qualunque cosa, ma dipende solo da te.

E' inutile immaginare trucchi e strategie per riuscire. D'ora in avanti ci sono buone possibilità che chi se la cava, sia condannato alla mediocrità. Tradotto in italiano: stipendi bassi, e soprattutto altissima frustrazione.

Sei disposto a trascorrere una vita intera in queste condizioni? E allora datti da fare. O finirai sotto la ruota: magari "Made in China".