martedì 30 giugno 2009

La scrittura è anche ascolto

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Si crede che riempire di contenuti un blog, un sito, anche le pagine bianche di un quaderno (in attesa che diventi libro?), sia relativamente semplice.
In realtà dovresti immaginare il tuo contenuto come se fosse un blocco di argilla: chi diavolo vuoi che si fermi a dargli un'occhiata?
E' solo un blocco di argilla!

Perché assuma una qualche forma di interesse agli occhi altrui, occorre lavorarlo. Trasformarlo da un informe blocco senza senso né scopo, in un oggetto capace di attirare la curiosità, l'attenzione dei lettori.
Per prima cosa, devi conoscerne qualità, caratteristiche, pregi e difetti.

Tutto questo richiede però tempo, e determinazione. Al di là delle affermazioni generiche, delle ricette miracolistiche, creare un contenuto (quindi, estrarre qualcosa dal blocco di argilla), richiede un impegno che molti sottovalutano.
La scrittura infatti è una pratica che adora i tempi lunghi, e che spesso non ama nemmeno essere sotto i riflettori.

Può succedere il contrario, ci mancherebbe altro; ma meno di quanto si creda. E di solito capita sempre agli altri.

Quello che parecchi evitano con cura di prendere in seria considerazione, è che spesso è possibile scrivere senza ottenere in cambio un bel nulla. Non è dimostrato che questo processo conduca con sé fama, successo, denaro. Queste cose capitano in genere dopo che lo scrittore è morto.

Succede anche che questa legge venga smentita, certo. Ma nessuno dovrebbe mai imbarcarsi in questa avventura (la scrittura), avendo come scopo il successo e il premio Viareggio.

Sii più coraggioso e pratico.
Usa la scrittura per creare relazioni, conoscenze e competenze. Esci dal circolo della chiacchiera (sovrappopolato, sopravvalutato, e noioso), e migliora le tue frequentazioni. Non devi temere di essere fuori dai circoli più "in"; ben altri devono essere le tue paure.

Impara ad ascoltare gli altri; questo è il cuore della scrittura, l'ascolto.
I migliori blogger (e non è detto che siano anche i più popolari, anche se succede), gli scrittori più celebri e acclamati, sono coloro che hanno l'umiltà di tendere l'orecchio agli altri. Tacciono, e ascoltano senza sognarsi di pontificare o giudicare.

Prova a osservare quello che hai prodotto sino ad adesso: sul blog per esempio. Oltre le frasi, dietro le parole, esiste limpida come l'acqua la tua capacità di ascolto. Se non la percepisci, molla tutto ed esci.
Ti stai perdendo il meglio, e il meglio non è sul Web, ma là fuori.

lunedì 29 giugno 2009

La strategia di Google per l'Africa

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Si parte con l'Uganda, in collaborazione con la Grameen Foundation.

Via Google.

Scrivere a mano è importante

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Fai qualcosa di nuovo. Prova a scrivere a mano. Lo so che sei un tipo impegnato; per fortuna non sei affatto il solo. Un mucchio di persone davvero importanti, più impegnate di te, presso Google o Apple, quando deve creare qualcosa procede solo in un modo.

Spegne il computer, e ricorre al vecchio metodo: carta e penna. Pennarello e post-it. Insomma: questo modo di procedere ha un nome preciso, e si chiama priorità.

Vale a dire: quello che crei è la cosa più importante che fai in quel momento. E non importa se si tratta di un rivoluzionario dispositivo, di un servizio Web capace di sbancare la concorrenza, o di un post per il tuo blog. Non sono consentite distrazioni, e nemmeno ti puoi permettere di dedicargli solo un poco del tuo tempo.

Sei a completa disposizione di quanto stai facendo: rendere migliori le cose, ricordi?

Se il tuo scopo è questo (non le chiacchiere), devi assolutamente badare al sodo. Ripulire il tuo orizzonte da ogni elemento inutile o secondario. Niente è più importante del tuo contenuto, se davvero è nelle tue intenzioni proporre qualcosa di differente. Non essere un impiegato della parola; sii un artigiano.
A volte, è il primo passo verso l'arte...

venerdì 26 giugno 2009

L'ossessione di Apple

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“They don’t communicate. It’s a total black box,”


Il resto è sul NewYorkTimes.

Nel libro "Revolution In The Valley" Andy Hertzfeld, una delle figure chiavi nello sviluppo del Macintosh, ricorda della preoccupazione di Steve Jobs quando permise a Microsoft di sviluppare per prima applicazioni per il nuovo computer (1983).

L'accordo tra le due aziende prevedeva che Bill Gates non presentasse alcun software capace di usare un mouse almeno sino ad un anno dopo l'uscita del Macintosh.

Lo stesso Hertzfeld ricorda come lo sviluppatore incaricato di curare Multiplan e Chart, iniziò a fare domande su dettagli del sistema che poco avevano a che fare con quanto doveva realizzare. Jobs fu avvisato, ma si mostrò stranamente tranquillo, ritenendo Microsoft incapace di realizzare qualcosa di decente.

Nel 1983 Microsoft annunciò Windows al Comdex di Las Vegas. Sarebbe arrivato solo nel 1985, e non si può dire che fosse sbalorditivo.

Tuttavia questo può spiegare in parte l'ossessione per le voci di corridoio, i "rumors", e la guerra che Jobs&Co. hanno dichiarato ad ogni tipo di indiscrezione.

Non sottovalutare la scrittura

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La scrittura è un po' come un muscolo; occorre cura, e pratica. Non è poi detto che tutto quello che scrivi debba essere pubblicato e quindi condiviso.

Ricorda che l'improvvisazione costa. E dietro a certe storie di successo "fresco e improvvisato" ci sono in realtà mesi e mesi di studio, fatica, prove.

Dal momento che scrivere è tornato a essere un elemento chiave per capire con chi ho a che fare (in attesa di conoscerlo e stringergli la mano), impara a farlo. Bene, per favore.

Le gerarchie fatte di carte e diplomi scricchiolano; non dico che non serviranno più, o che sono destinate a lasciare il campo ad altro.
Affermo che ormai sono usate per tenere a bada molte persone di talento. Molti individui capaci.

Credo sia importante avvertirti. Sii pronto, preparato, disposto a imparare e a condividere. Ricorda cosa sei, da dove vieni, ma impedisci a queste cose (e alle persone), di ingabbiarti, di pretendere di sapere cosa è bene per te. Il Web è composto anche di individui che sono usciti dalla gabbia, perché hanno capito che il pastone servito loro ogni giorno, non era affatto "il bene".
Era narcotico.

Ma tutto quello che potrai realizzare, parte dalla tua scrittura. Dalla parola. Riprenditela, è tua di diritto. Non quella che si vede in giro, che si perpetua e tenta di sopprimere il silenzio. Perché il silenzio spesso, è l'anticamera della riflessione. Della definizione: di sé. Della critica: del mondo, delle cose che ci circondano.
Tutte brutte cose, per certa gente. Ma tu non vuoi essere come "certa gente", vero?

giovedì 25 giugno 2009

Crea il tuo blog

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Creare un blog richiede tre minuti; agire perché sia davvero il tuo, e non la fotocopia di altri 65 blog sparsi in Rete è un lavoro che porta via molto tempo. Per fare in modo che si riesca ad ottenere qualcosa, occorre determinare rotta e scopi.

Immagina il tuo blog come un'azienda; lo so che non vuoi vendere nulla, e non sarò io a dirti di iniziare a farlo adesso. Quello che affermo è un'altra cosa: devi imparare a usare una mentalità in grado di far emergere la tua creatura Web dal gregge, e farla diventare qualcosa di bello. Probabilmente questo è possibile ponendosi alcune domande.

1) Che cosa farò per distinguermi dall'omologazione?

2) Perché per degli sconosciuti dovrebbe essere importante la mia presenza sul Web?

3) Dove desidero arrivare?

4) Come posso rendere migliori le cose?

Da un pezzo cerco di affrontare questi argomenti; ma credo che quanti gestiscono un blog debbano porsi questo genere di domande.
Se non lo hanno fatto prima di iniziare, forse farebbero bene a farlo adesso. Soprattutto puntando forze, energie e attenzione al quarto punto.

Blaterare è da tutti, e purtroppo non costa nulla.
Avere come obiettivo rendere migliori le cose è roba cui pochi dedicano il loro tempo. Eppure riscrivere le regole, oppure chiedersi il motivo per cui si agisce in un certo modo anziché in un altro, ha permesso all'umanità di progredire.

Il blog è la tua occasione: puoi definire in modo conciso e coinvolgente quello che desideri combinare. Puoi emergere, a condizione che chi ti incontra capisca che sei differente dagli altri, e la direzione che intendi imboccare. Ed emergere non significa avere un seguito adorante: bensì delle persone accanto.
Riesci a cogliere la sottile differenza?

mercoledì 24 giugno 2009

MySpace taglia, per andare dove?

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Quando un'azienda taglia, gli analisti seri provano a capire. Se cioè nella decimazione si è tagliato anche la polpa, oppure solo la ciccia inutile.
Quando la faccenda tocca MySpace, le cose tendono però a complicarsi.
Dov'è la polpa, e dove la ciccia inutile?

E soprattutto: c'è la polpa?

Sii audace per il bene del tuo blog

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La spinta che forse un bel giorno ti spinge ad aprire un blog, e a riempirlo di contenuti, dovrebbe essere una sufficiente dose di audacia. Dico: "dovrebbe" perché so bene che non accade quasi mai. Purtroppo.
E così ti perdi un mucchio di ottime occasioni per rendere differente il mondo.

Si potrebbe obiettare che sto caricando di eccessivo valore un mucchio di parole su uno schermo di un computer. Può darsi; ma sono le parole che spingono in avanti l'umanità.

Osserva da vicino quello che accade nelle strade di Teheran. Giovani e meno giovani pensano che il loro Paese abbia bisogno anche di essi; da protagonisti però. Non come scenografia a uso e consumo di un manipolo di persone che decidono per tutti.

Torniamo ora al cuore della questione: tu e il tuo blog.
Non si tratta solo di frasi e titoli ad effetto; bensì della scelta di fondo da compiere. O imiti e sopravvivi, oppure decidi di eccellere.
In quest'ultimo caso i tuoi concorrenti non saranno i primi cento blog del Paese. Ma i tuoi standard di qualità, ovviamente elevati, perché tu hai scelto di non accontentarti. Un po' come i giovani iraniani: se prendi in mano le redini della tua vita non la puoi condurre in un recinto, a belare.

Se cominci ad avere alti obiettivi, probabilmente sarai terrorizzato, perché buona parte di quello che trovi in giro ti sembrerà mediocre.
Tranquillizzati: è mediocre.

La seconda fase, dopo il terrore, sarà la consapevolezza di non avere carburante (contenuti), di qualità per il tuo blog.
Ottimo.
Sul serio.

Stai facendo i giusti passi nella direzione migliore. L'eccellenza non nasce da formule magiche o alchimie strane racchiuse in e-book a 88,00 Euro (il suo prezzo sarebbe 688,00 Euro, ma sei un tipo simpatico, e allora scatta lo sconticino).

L'eccellenza è fatica, studio e passione.
Se qualcuno ti propone altre vie per conseguirla, sappi che è solo una scorciatoia. Destinazione gregge.

martedì 23 giugno 2009

Vedere le cose in maniera differente

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E' sempre un piacere leggere l'inserto dedicato ai libri del quotidiano "Le Monde". Lo acquisto per tenere un poco allenata la conoscenza della lingua dei cugini d'Oltralpe. Dopo aver speso gli anni della scuola a disprezzarla, ho imparato ad amarla; malamente, ma è meglio di niente.

In quello di venerdì c'era un'intervista alla scrittrice iraniana Zoya Pirzad (non credo che esistano traduzioni in italiano delle sue opere. Se mi sbaglio, fammelo sapere).

Si accenna all'Iran (vorrebbe essere a Teheran, anziché a Parigi), alla sua passione per il videogioco online World Of Warcraft ("Non è abbastanza chic" ammettere questo genere di passatempi), ma si parla di scrittura, eccome.

"Sono senza pietà". Afferma; tutto quello che non è indispensabile lo taglia.
Rivela di essersi privata di interi capitoli dove tutto era perfetto.
Il motivo di tanta ferocia?
Non annoiare il lettore.

Infine, svela quello che fa la differenza tra lo scribacchino in cerca di gloria, e lo scrittore, in cerca del lettore.
Lo scrivere non ha nulla a che vedere con la scrittura. Essere uno scrittore è vedere le cose in maniera differente.
"Les voir, tout court".

Chiaro, conciso. Non importa se tu gestisci un blog e non pensi a scrivere racconti. Non puoi permetterti di annoiare chi per caso finisce sulle tue pagine.
E tra la conoscenza della grammatica, e l'esercizio della scrittura, metti un po' di osservazione. Usa gli occhi. Impara a non soffermarti alle apparenze, ma studia i dettagli, le sfumature e i colori. Delle foglie. Degli abiti.

Vedere le cose, non solo guardare.

lunedì 22 giugno 2009

Una lingua per unire

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Spesso il ricorso all'inglese è l'espediente di chi parla a se stesso, e nella conversazione non vuole coinvolgere altri. Ovviamente mi riferisco a quelle realtà che usano la lingua non come uno strumento per intrecciare relazioni, bensì come un mezzo per separare. Da questo si comprende come anche l'italiano possa essere usato per dividere; ma certi termini anglosassoni si prestano meglio.

Ricordati questo. Anche se il Web è un mezzo differente rispetto a quelli tradizionali, questo non ti autorizza a riscrivere la lingua, oppure a imboccare la strada dell'inglese.

Ti ricordi il Natale?
L'apertura dei luccicanti pacchi colorati, coi fiocchi e i nastri. Per arrivare al regalo dovevi per forza passare attraverso la fase dello spacchettamento, non c'erano alternative.
Sul Web fiocchi e carta da regalo extralusso non importano a nessuno. Le persone vogliono informazioni, e quando al loro posto tu fornisci loro espressioni strane e termini criptici, li aiuti non poco nella scelta. Di escluderti per sempre dalle loro future navigazioni.
Bravissimo!

E non è solo per via della scarsa conoscenza della lingua inglese.
Ti svelo un segreto.

In genere le persone sui motori di ricerca non vanno a caccia di termini di cui ignorano il significato. Frasi arzigogolate, o espressioni inglesi non attirano né traffico, né molta curiosità.
L'individuo parte sempre da un suo bisogno, una sua necessità. Purtroppo per te, in entrambi i casi sono espressi nella lingua di Dante Alighieri.

Come dici?
Tu effettui ricerche in maniera differente, e usi proprio espressioni inglesi, oltre a quelle booleane?
Ho una brutta notizia da darti.
Tu non sei l'utente medio, come non lo sono neppure io. Siamo una minoranza, probabilmente pure noiosa e poco interessante.

Se vuoi fare affari sul Web, è necessario curare tono e parole, e non avere paura di usare un buon italiano, elegante.
Ricorda che "fare affari" non vuol dire solo vendere: ma creare un clima di fiducia e simpatia, in grado di convincere gli sconosciuti a darti una possibilità.

E' di questo che in fondo si tratta: di possibilità. Sprecarle per celebrare quello che si è realizzato in passato, ti garantirà solo delusioni. Ma sarà colpa tua, non del Web.

venerdì 19 giugno 2009

Forse il Web non fa per te

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Uno degli aspetti del Web spesso sottovalutato, da aziende e individui, è che siamo solo le parole dentro il navigatore Web.
Nient'altro.

Se sei un'azienda che sta nascendo, non puoi nemmeno contare sul tuo nome: non ce l'hai ancora, ricordi?
Se al contrario sei la grande azienda, userai il tuo altisonante nome come alibi per confezionare contenuti inutili. Qualcuno potrebbe osservare che la fiducia, la credibilità (perché è di questo di cui sto parlando), sono concetti che sul Web offrono il fianco a molte storture.

So bene che in molti fingono, o lasciano intendere chissà cosa, vantando competenze e conoscenze. E la Rete è perfetta per questo genere di tipi, verso i quali spesso è sufficiente esercitare la difficile arte del buonsenso. Non intendo sminuire la faccenda: è un problema dannatamente serio. Di sicuro la soluzione non è un contenuto scritto di fretta, oppure roboante. Meglio allora nessun contenuto: cioè stai lontano dal Web.

In via Pia a Savona esiste il negozio "Pastore", la cui insegna recita: Dal 1866.
Nella sua essenzialità semplice, anzi banale, quelle parole parlano di più di tanti siti prestigiosi che capita di incontrare sul Web. Il negozio fisico inoltre, ha almeno un altro vantaggio. Si varca la soglia e si parla con una persona; spesso chi lo gestisce.

Sulle Rete si trovano siti che di sé non raccontano nulla, e alla legittima curiosità dell'utente rispondono proponendo un minuzioso formulario da riempire in ogni sua parte.

La curiosità non deve essere vista come una minaccia, da stroncare con una specie di corsa ad ostacoli. Prova semplicemente a soddisfarla. E se ti stai domandando perché qualcuno desideri saperne di più della tua azienda, forse non sei pronto. Il Web non fa per te.

mercoledì 17 giugno 2009

3 motivi per scrivere bene offline

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Qualcuno potrebbe pensare che scrivere bene sia prerogativa di scrittori, oppure di quegli sciagurati che sul Web creano contenuti.
Errore.
Buona parte dei nostri contatti con gli altri si stabiliscono almeno in principio proprio con la scrittura. Non ci credi? Anche oggi tre buoni motivi (tra i tantissimi), per curare la scrittura.

Il tuo curriculum

Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ragazzi in Honda o Suzuki e vestiti all'ultima moda, con difficoltà a tracciare una firma. E non sto esagerando.
Giovani alla ricerca di un nuovo lavoro presentare dei curriculum vitae agghiaccianti. Nessuno chiede che tu sia il Giacomo Leopardi del XXI secolo; io non lo sono di certo, ma mi sono dato da fare.
Un giorno mi sono reso conto che non sapevo niente, ero profondamente ignorante, e ho iniziato a leggere come un matto.
Spero con qualche risultato.

Il tuo curriculum però parlerà al posto tuo; e lo farà con dei perfetti sconosciuti. Che almeno sia in italiano corretto. Se aspiri a qualcosa di meglio, cura la lingua, non il taglio dei capelli.

Le tue idee

Un buon italiano scritto esiste, e si manifesta, se in quella protuberanza sopra il collo (per gli amici: "testa"), c'è qualcosa. Vale a dire idee, opinioni, punti di vista. Ma roba tua, non riciclata e rimasticata un milione di volte.

La scrittura dovrebbe essere un rito se non quotidiano, almeno settimanale. Un sistema facile, economico, per capire la nostra evoluzione come persone. Per misurare la distanza dal gregge. Già, hai mai notato che il gregge è bravissimo a belare, mentre incontra qualche difficoltà a scrivere? Chissà come mai.

La tua vita sul Web

Non ci si fa caso, ma la propria vita spesso è regolata da cosa scriviamo e come lo facciamo. Prima ho citato il curriculum vitae, certo. Avrei potuto parlare della scuola, ma preferisco invece spostare la mia (e la tua), attenzione sul Web.

Qui sarà la scrittura a fare da tramite tra te e gli altri. La sua qualità sarà la cartina di tornasole della tua personalità. Certo, è possibile raggirare e darla a bere anche per molto tempo.
Ricorda solo che errori gravi e inganni perpetrati sulla Rete, avranno ripercussioni anche offline. E che il Web sarà sempre più importante nella tua vita lavorativa; quindi cura il tuo profilo online, se vuoi avere qualche carta in più da giocarti offline.

martedì 16 giugno 2009

3 motivi per scrivere bene

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Sono una valanga i motivi che dovrebbero indurre le persone a scrivere bene sul Web, ma anche altrove. Tra i moltissimi, provo a elencare quelli che secondo me devono essere tenuti in altissima considerazione. Qui, sulla Rete.

Spiega cosa troverà il lettore

Di solito chi scrive ama "menare il can per l'aia". Scrive per non dire, riempie la pagina di parole riuscendo a irritare il lettore. Che in questo modo si ricorderà di te: perché si guarderà bene dal tornare a visitarti. E tu non sei affatto indispensabile, sei solo uno dei tanti, non scordartelo.

Sin dall'inizio spiega che cosa vuoi dire. Scopri le tue carte migliori, subito ; nasconderle per il lettore vuol dire due cose.
In mano non hai un bel niente, e sei un bluff. Oppure hai qualcosa, ma sei troppo presuntuoso. Di solito il lettore opta per la prima ipotesi, e ti ritrovi con un lettore di meno. Se non sei Paris Hilton può essere un problema, non credi?

Adotta gli standard

Lo sai perché tutti o quasi, continuano a ripetere: scrivi titoli cattura-attenzione; i post devono essere brevi; cita la fonte (quando è il caso); eccetera eccetera?
Perché desiderano che tu adotti gli standard.

Gli standard permettono al lettore di occuparsi dei tuoi contenuti, di concentrarsi sulla lettura; invece di perdere tempo a capire di cosa parli, e magari decifrare il senso del tuo scritto annegato su uno sfondo giallo.
Far perdere tempo sul Web significa che non hai voglia di presentare qualcosa con un minimo di ordine e pulizia. Che non ti interessa condividere, né tanto meno adeguarti a semplici regole realizzate a beneficio del lettore. Ed io dovrei perdere tempo con te?
Ciao ciao...

Non rischiare di perdere delle opportunità

Il Web ti offre l'opportunità di creare attorno a te, alla tua azienda (o idea di azienda), interesse e curiosità. Ma non puoi (non devi), pretendere che il lettore abbia la pazienza (il tempo, e la voglia), di scavare sotto quella montagna di parole per capire che sei davvero un tipo interessante.

Dichiarati sin dall'inizio, e sii sempre conciso ed elegante. Elegante: solo in questo modo lascerai un segno, fisserai la tua presenza nella mente del lettore. Se non credi che scrivere sia anche una questione di eleganza, allora devi sapere la verità. Hai tanto da imparare...

lunedì 15 giugno 2009

Sei quello che non scrivi

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Non si scrive più.
Si pubblica qualunque cosa passi per l'anticamera del cervello.
Se non si ha un blog, si pretende che la casa editrice pubblichi tutto quello che noi scriviamo, esattamente come noi lo vogliamo.

Nessun compromesso.

Soprattutto nessun dubbio sulla qualità dei nostri contenuti.

Se nella vita reale esiste l'argine della casa editrice che per nostra fortuna, fa appunto da diga, il Web garantisce a tutti un posticino: nel dimenticatoio, certo.
Ma spesso è sufficiente per farci sentire "liberi", e editori di noi stessi.

Non ho alcuna intenzione adesso di scrivere qualcosa contro la scarsa qualità dei contenuti che si trovano sulla Rete: mi sembra di averlo già fatto in passato e non ho molta voglia di ripetermi.

Per chi non lo sapesse: questo blog è molto teorico (troppo?). Nel senso che non trovate alcun trucco per scalare classifiche, essere invitati a Matrix o NPD, o fare soldi a palate. Anche perché (te lo devo confessare), quelle guide me le sono lette praticamente tutte pure io.

Sono di una noia mortale.

Quindi ho provato a spostare la mia attenzione proprio sulla scrittura. Che prima di essere un gesto pratico (battere le dita su una tastiera, o scrivere su carta), è teoria.

Se un giorno pubblicassi una guida per entrare nella classifica dei blog più popolari in Italia, non aggiungerei una sola oncia di valore a questo blog (ammesso che ne abbia di valore!).
Avrei un mucchio di visite, si capisce; mi garantirei pure del materiale per scrivere ulteriori post (del tipo: "Come avere più lettori semplicemente" oppure: "Aumenta il traffico del tuo blog in tre semplici mosse").
Ma poi?

La scelta che noi compiamo di non avventurarci in determinati territori è capace di spiegare meglio di cento post quello che siamo davvero. All'inizio è difficile, certo, e anche di seguito non è semplice perseverare.

Dall'altra parte abbiamo invece blog che si sono infilati in un vicolo troppo definito, e ora si limitano a ripetere sempre gli stessi concetti.
Il che è inevitabile, certo. Gli scrittori non scrivono forse la medesima storia? Non parlano in fondo degli stessi argomenti, attraverso la loro più o meno sterminata produzione letteraria?

Ti confesso che mi sono trovato a non sapere come riuscire a trovare una risposta decente. E così un bel giorno mi sono posto una domanda:

Se quelle persone anziché pubblicare le loro strategie non lo avessero fatto, quale sarebbe stato il loro impatto sui lettori?

Non ho niente contro costoro, sia chiaro. Probabilmente hanno fatto fortuna, e condividono l'esperienza maturata coi loro lettori: che sono pure moltissimi, a differenza di quelli che bazzicano da queste parti.

Però la questione da porsi è: incrino lo status quo? Il resto sono chiacchiere.

Proporre di entrare nell'Olimpo delle blogstar non è innovazione: ma omologazione.
Garantire benessere e ricchezza col blog è un'illusione, almeno in questo Paese.

Idee. Visioni nuove. Progetti inediti.
Misurarsi con questi argomenti ha molto a che fare con la teoria, e di sicuro genera valore.
L'unico ingrediente di cui il tuo blog ha davvero bisogno.

venerdì 12 giugno 2009

Quanto è duro scrivere

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Se hai paura che non ti capiscano, annegali con le parole.

Sembra essere questa l'idea che muove chi scrive e pubblica sul Web.
Da una parte siamo circondati da strumenti che promettono di semplificarci la vita. Pensa ad esempio al "Sense and Semplicity" di Philips. Non è poi detto che l'impegno venga effettivamente conseguito, ma almeno esiste come obiettivo teorico.

Con la scrittura tutto questo non vale; probabilmente perché perseguire la semplicità è uno sporco lavoro. Richiede tempo, passione (per la scrittura, le persone), studio.
Aspetti che non sono presi in considerazione da chi preme i tasti di una tastiera, mosso dall'idea di scrivere.

La semplicità è il punto di arrivo di una strategia che parte da molto lontano, e si costruisce con un impegno quotidiano e complesso. Quello che spinge a ottenerla è il desiderio di consegnare agli altri una soluzione ad un bisogno. Ma a volte anche una speranza. Oppure, un'idea per affrontare in maniera differente una sfida.

Non sto tessendo le lodi della semplificazione, spesso becera, che capita di incontrare un po' ovunque.
Parlo invece di studiare la complessità, i problemi della vita quotidiana per proporre delle soluzioni innovative e coinvolgenti.

Esempio scemo:

"Vivi in un posto isolato e hai Internet? Apri un blog e diventa ricco grazie alla mia guida!".
(Tipico caso di semplificazione, vero?).

"Vivi in un posto isolato e hai Internet? Apri un bed and breakfast, pubblicizzalo sul Web e potresti ottenere una nuova fonte di reddito per tutto l'anno".
(Tipico caso di semplicità).

La differenza dei due approcci?
Nel primo caso si abbaglia; nel secondo si coinvolge, si induce all'azione.
Non si promettono risultati perché tutto dipende dall'utente, visto come soggetto che agisce, non che subisce qualcosa (la mia guida).

Mica facile, nonostante le apparenze.

giovedì 11 giugno 2009

Immagina il tuo blog come un viaggio

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Molte persone sono alla ricerca del modo giusto per rendere il blog (la comunicazione), eccellente. Non ci sono ricette o trucchi di sorta, anche se a dare un'occhiata in giro tutto sembra dire il contrario.

Il blog è una specie di percorso, di viaggio. E il primo passo nella giusta direzione è (tieniti forte): osservare.
Scendere dal piedistallo e osservare da vicino come le persone vivono, e cosa vivono. Quindi, provare a proporre loro non l'ovvio, bensì il nuovo, l'inedito.

Soprattutto, è essenziale ricordare come noi abbiamo imparato; parlo di un tempo lontano lontano, che tendiamo a dimenticare, per celebrare il nostro status di "esperti". Che spesso ci rinchiude in un recinto pieno di altri "esperti" anch'essi senza memoria. Si finisce col parlare tra simili la medesima lingua, mentre le persone se ne stanno lontane.

Prova a smettere di andare a caccia della ricetta giusta per diventare quello che in fondo non vuoi: e impegnati a diventare straordinario.
Giorno dopo giorno.

So bene che ovunque, si tende a dipingere come straordinari solamente i geni dell'umanità. Non affermo affatto che tu sia il nuovo Leonardo; piuttosto, credo che tu debba cercare il meglio dentro di te, non al di fuori.
Tutto è già in te: devi solo metterlo in luce, aiutarlo a emergere, a crescere e a svilupparsi.

Invece di inseguire il messia di turno, persegui un obiettivo: rende migliore la tua vita (non solo professionale).
Lascia perdere quello che è stato, e apri gli occhi su quello che sarà. Lì ci sarà spazio anche per te. E il blog ti potrà dare una mano, sul serio...

mercoledì 10 giugno 2009

Misura il tuo valore

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Che cosa stai scrivendo?

Di che cosa parli?

Sei certo di conversare? E su quali argomenti?

Smetti di pubblicare tutto quello che ti capita a tiro.
Inizia a scartare, scartare scartare.
Non aggiornare il tuo blog per una settimana intera.

Poi, immagina che sia un marchio, e guarda se esso è davvero capace di parlare di te, delle tue qualità, del tuo valore.
Controlla la sua forza, la sua capacità di parlare anche attraverso il silenzio.
Potresti avere delle sorprese. Belle, brutte: chissà.

martedì 9 giugno 2009

Meno marketing più blog

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Diciamo la verità: c'è un colossale errore che impedisce al blog di scatenare il suo potenziale. Ed è questo a parere mio: lo si ritiene un mezzo per raggiungere un certo agio economico. Questo è un errore: c'è urgenza in realtà di idee e visioni, invece che di chiacchiere e strategie.

Lo so, lo so: sarebbe bello se...
(aggiungi tu quello che più desideri).

Ma sposta la tua attenzione e le tue energie verso la produzione di buoni contenuti. Lascia sullo sfondo tutto quello che si legge in giro. Ormai siamo (credo), alla saturazione: più ci sono difficoltà, e crisi, e maggiore è il numero di persone che si danno da fare come dei matti per scovare modi per avere denaro in maniera rapida e veloce.

Forse immagini che a scrivere questo sia un milionario? Errore. E c'è almeno un altro errore e questo lo commetti tu.
A parte una minoranza, le persone sul Web sono a caccia di soluzioni, non di sistemi per rendere il blog una miniera d'oro.
Hanno bisogni, necessità, desideri: e purtroppo per te questi spesso e volentieri non combaciano affatto coi tuoi. Anzi, sono in rotta di collisione.

Piuttosto che continuare a biascicare le solite notizie e argomenti, usa la tua legittima ambizione per creare qualcosa di diverso. Smetti di usare te stesso come soggetto delle tue domande, e metti al centro delle tue riflessioni gli altri.

Che cosa rende migliori le persone?

Che cosa impedisce loro di lavorare meglio?

Perché non percepiscono le opportunità che hanno a portata di mano?

Come posso aiutarle a investire in loro stesse, invece che nel saltimbanco di turno?

Mi rendo ben conto che io sono matto, e che quelli che invece scrivono di come diventare ricchi col blog hanno più buonsenso del sottoscritto.
D'altra parte voglio ricordare che alcuni ci sono riusciti sul serio, ed è giusto che condividano la loro esperienza.

Ma le domande che pongo hanno una serie di vantaggi non da poco.
Il primo: ti costringono a pensare senza badare ad un immediato tornaconto. Forze e competenze sono al contrario indirizzate verso sfide ben più impegnative.

Altro vantaggio più o meno immediato: se decidi sul serio di scovare delle risposte, rassegnati a spendere un mucchio di tempo prima di trovarne una decente. E anche allora non apparirà molto convincente, e la tentazione di "badare al sodo" tornerà a far sentire la sua voce.
Sarà il momento della verità: sei un tipo da "massa", da "omologazione", oppure sei un individuo? Una persona che vuole contare o un numero perso in un oceano di altri numeri?

Inoltre, ci sono ottime possibilità che la soluzione, la via d'uscita, le risposte insomma, siano ben lontane dal computer.
Non è fantastico? Non è un ottimo motivo per iniziare a porsele? E allora muoviti: spegni il computer ed esci.

lunedì 8 giugno 2009

Una rapida lezione di SEO

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Quanto rapida? Rapidissima, sul serio.

Da utente Apple, cerco sempre di tenere d'occhio il buon Guy Kawasaki. Costui ha ovviamente il suo simpatico blog , e un mucchio alto così di altre attività.
Ma mi ero completamente perso un'intervista dello scorso anno. C'è una sua risposta decisamente illuminante a proposito di SEO.

Il buon Guy confessa di non capirci nulla, e di limitarsi a scrivere del buon materiale. Fine della storia.

Certo, quello che forse non sfuggirà a chi legge, è che chi afferma queste cose non è esattamente uno sconosciuto dalle parti della Silicon Valley.
Parliamo di un imprenditore pieno di conoscenze, contatti, che di recente per fare un esempio, se ne è stato per 24 ore sulla portaerei Nimitz, ospite della marina militare degli Stati Uniti d'America.

Ma è indubbio che questo aiuta a mettere nella giusta luce cosa è importante, e cosa lo è meno, quando si pubblica sul Web.

Cura la lingua

Prova a leggere ad alta voce quello che scrivi, e magari impara a fare la pace con i segni d'interpunzione. Punti, punti e virgola e via discorrendo. Se la pace per te è troppo, che ne dici di una tregua? Magari su una grammatica...

Sì, so bene che io stesso mi prendo molta libertà quando scrivo questi post. Se il mio professore di italiano delle medie passasse da queste parti, immagino che qualcosa da ridire la troverebbe di certo. Eppure non pubblico mai nulla senza aver lasciato passare delle ore tra la stesura, e appunto la pubblicazione.
Tu ed io non ci incontreremo mai forse; non è un buon motivo per creare tra di noi delle cattive impressioni, giusto?

Sorprendimi, ti prego

Produci qualcosa di tuo, e che sia inedito.
Non dire sciocchezze: è falso che tu non puoi produrre nulla di eccezionale perché non hai i mezzi, ma se solo li avessi...
Smettila di considerare la tua condizione un handicap, e trasforma i tuoi limiti in opportunità di crescita. Ci sono un mucchio di realtà grosse e pesanti che tirano a campare: eppure avrebbero i mezzi per rendere migliori le cose.
Non ne sono capaci.

Tu sei libero, hai un mucchio di strumenti gratis per cambiare e rendere differenti idee e condizioni di vita. Quello che spinge avanti il mondo parte sempre da polvere e sudore, quasi mai forzieri di banche e centri di bellezza.

Non ti infarcire la testa di cose che non ti riguardano

Se il tuo obiettivo è cambiare il mondo, renderlo migliore, che te ne fai di conoscere e scoprire i segreti dei SEO? Saranno i motori di ricerca a scovarti e a darti quello che cerchi: popolarità, che vorrà dire la possibilità di indicare agli altri una nuova direzione.

Se invece ti limiti a copia&incollare, invecchierai a star dietro a tutti i maghi, trucchi e strategie inedite per scalare le classifiche.

Dimmi un po': ma davvero la tua vita conta così poco, da spenderla dietro a queste sciocchezze?

venerdì 5 giugno 2009

Usa Facebook col cervello

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L'aspetto positivo delle reti sociali come Facebook, o MySpace, è che possono essere una bella esperienza per condividere gusti e opinioni e conoscere altre persone.
Il risvolto negativo è che a volte, se gestite con leggerezza, possono scottare.

Come fare per evitare sgradite sorprese?
E' possibile conoscere come tenere sotto controllo dati e privacy?

La risposta non può che essere un categorico: Sì!

Come sai (se lo ignori te lo dico io), ho scritto nelle scorse settimane delle brevissime guide per offrire agli inesperti le informazioni giuste per evitare spiacevoli sorprese. Il Web può essere un'ottima esperienza: e allora perché guastarlo con comportamenti superficiali o sciocchi?

Per prima cosa leggi con attenzione le condizioni d'uso di Facebook. Lo so, non lo fa nessuno perché sono lunghe e noiose, ma ti propongo di darci un'occhiata veloce veloce.

Presta la massima attenzione alle password perché se ne scegli di troppo facili rischi davvero di esporti a rischi inutili. Spendi perciò un po' del tuo tempo per crearne una complessa e difficile da rubare.

Anche su Facebook sta iniziando ad apparire il fenomeno del phishing; ancora limitato ma c'è. E' bene quindi iniziare a dare del tu a questo pericolo, prima che esso ci prenda cose che ci appartengono.

Niente paura: è possibile difendersi con relativa facilità. Basta usare il buonsenso in quantità massiccia, ed evitare di avere troppa fiducia: soprattutto in chi non si conosce.

E non lasciarti prendere dal panico: se il tuo account è stato violato ecco come agire. L'importante è farlo in fretta!

Alla prossima!

giovedì 4 giugno 2009

Trova la tua solitudine

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Può apparire ridicolo, eppure l'impegno di scrivere un semplice e stupido post ogni giorno, alla lunga ti fa capire quanto sia importante fare un passo indietro. Per ritrovare forse la cosa più preziosa, il tesoro più autentico che nessuno ci può sottrarre: la propria solitudine.

Un piccolo posto pieno di bella gente

Ci sono alcuni errori a proposito della solitudine. Per prima cosa non è affatto detto che sia necessario scegliere un posto privo dei propri simili.

Cercati piuttosto un luogo differente. Non il solito ufficio, o l'altrettanto solita scrivania dove trascorri ore e ore davanti allo schermo del computer.

Spesso abbiamo bisogno di circondarci di suoni e odori che spezzino la monotonia della nostra giornata. Ciascuno di noi è metodico probabilmente: compie cioè le medesime azioni, in rigoroso ordine (beh, più o meno!)

Bene: sorprendi te stesso, e le tue stanche cellule celebrali con qualcosa di completamente nuovo. La primavera è tra noi (beh, quasi), e può essere una buona occasione per munirsi di carta e penna (o di un libro?), per spostarsi ad esempio sulla passeggiata.
Non abiti vicino al mare? Allora in un bar, scegliendo però quello adatto, tranquillo.
Una biblioteca, o una mostra d'arte.

Quello che devi capire è che la solitudine non fa a pugni con gli altri. A volte diventa semplicemente urgente respirare aria nuova. Riempire la propria testa di volti, colori e panorami inediti. Rilassarsi. Il Web è bello, ma passeggiare, sedersi da qualche parte e osservare, rende un enorme servizio a noi stessi e alla nostra piccola creatività.

Un luogo lontano lontano

Poi viene il momento in cui sentiamo la necessità di distaccarci. Non è più il bisogno di qualcosa di inusuale, bensì occorre immaginare, scovare risposte a certe domande, andare a caccia di soluzioni inedite. E per ottenere qualcosa di questo genere diventa urgente proprio compiere un passo indietro.
La solitudine, appunto.

Le cose da fare sono sempre tante, troppe; gli altri nei nostri confronti hanno aspettative, e richieste. In più la bella stagione è sul davanzale della nostra finestra che ammicca.

Proprio per questo dobbiamo imparare a ritagliarci ad ogni costo degli spazi solo ed esclusivamente per noi. Non importa un accidente se siamo "solo" dei padri di famiglia, o top manager. E' la nostra responsabilità che richiede e pretende che ci si dedichi a se stessi, ogni tanto.

Non parlo di tagliare i ponti; di dire addio. Di sbattere porte in faccia e di ritirarsi, orgogliosamente, sul monte.
Parlo di rispettare un bisogno che ciascuno ha, e che la vita quotidiana, la sua frenesia, tende a farci dimenticare.

mercoledì 3 giugno 2009

Salva il lettore

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Sì, ormai è una specie in via di estinzione, almeno a vedere alcuni blog che distribuiscono contenuti che paiono fotocopie.

Come diventare ricchi col blog.

55 strategie sicure per diventare ricchi col blog.

8 buone ragioni per far diventare il tuo blog un pozzo di petrolio.

Lo so, lo so. Ciascuno scrive (e legge) quello che vuole. Eppure credo che appaia evidente anche alle pietre che bombardare il lettore di trucchi, strategie, dritte per accumulare denaro allontana proprio chi si vorrebbe avvicinare. Soprattutto, inocula l'idea che il blog sia utile solo se produce soldi.

Ti propongo una piccola rivoluzione. Mettere in atto una serie di misure per far sì che al centro torni il lettore: la persona. Non l'essere da sedurre con trucchi e trucchetti.
Eccole le mie.

Postare poco

E' inutile pubblicare ogni giorno tre o quattro post. E' fatica sprecata, e spesso a subirne le conseguenze è la qualità dei post (e quindi il lettore, che alza le tende e se ne va. Ammesso che abbia mai piantato le tende). Cura quello che scrivi, e pubblica solo se sei certo della qualità di quanto prodotto. E ricorda questo: a volte sei più interessante quando taci, che quando pubblichi.

Niente Feedburner in home

Molti espongono il numero dei loro sottoscrittori in bella vista. Consiglio molto spiccio: lascia perdere.
E' solo un modo per spingere chi arriva per la prima volta sulle loro pagine a unirsi alla compagnia. Una specie di: "Siamo in tanti, come fai a non voler esserne parte?"

In realtà quel numero non prova nulla, sul serio. Al massimo, che sei solo in cerca di prede da sventolare, con cui farti bello. E i tuoi contenuti?
Ti voglio venire incontro, perché pensi che io sia matto: lo sono.

Allora diciamo che potrai esporre il tuo FeedBurner se arrivi a 10.000 sottoscrittori; come capirai, hai molto lavoro davanti a te.

Sii serio: divertiti

E' inutile: anche se il Web rigurgita di guide su Come diventare ricchi in 12 comode lezioni da 120.00 euro cadauna (e lo riscrivo perché è molto professionale: cadauna), una delle prime regole è cercare di essere divertente. Smetti l'abito funereo che indossi e fai piazza pulita di quel tuo modo molto professorale tanto di moda.
Già ci sono io che faccio il serioso; in due il Web anche se grande, diventa troppo pesante. Dal momento che dobbiamo rendere il mondo migliore, cerchiamo di farlo con un sorriso sulle labbra.
Per favore.


Leggi di più

No, non mi riferisco solo ai post, alle recensioni. Parlo proprio di quella roba stampata su carta (sì, si usa ancora davvero), e che si chiamano "Libri".
Alcuni "Libri" contengono "Romanzi" (in genere sono quelli con tante pagine).
Altri, racchiudono "Racconti" (questi invece hanno meno pagine).

Impara quindi a vedere come lo scrittore costruisce la storia, la sviluppa, presenta i personaggi, le loro psicologie. Cosa fanno? Come parlano?
Non ti piacciono i classici? Stephen King va benissimo. Non cercare scuse: leggi di più, grazie.

Devi arrenderti ad un'idea: non c'è bisogno di imbonitori o stregoni (almeno sul Web, certo). Qui possiamo combinare qualcosa di buono; però ci devi credere. Soprattutto iniziando a pensare al lettore come ad un individuo, non come ad una carta di credito. O una preda.

lunedì 1 giugno 2009

Ecco Bing

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Come saprai, Microsoft ha lanciato la beta di Bing, un nuovo motore di ricerca "made in Redmond".

Una riflessione, banale.
Quando arrivò Google, fu lampante sin da subito che la facilità d'uso di questo motore di ricerca sarebbe stata alla lunga vincente. La concorrenza offriva home page troppo cariche di cose inutili, e chi di Web non capiva nulla, si trovava immediatamente a proprio agio. Il vantaggio era sotto gli occhi, e gli occhi ringraziavano.

Osservando l'home page di Bing mi sono chiesto: "Se uso Google, perché dovrei abbracciare Bing di Microsoft? Dov'è il vantaggio tangibile, percepibile ad una prima occhiata?"

Non lo so, davvero.

Certo, il modo di indicizzare è diverso rispetto a Google: ma a chi importa?

Un motore di ricerca si usa perché è utile per scovare informazioni; come queste arrivino a noi è importante solo per i SEO e pochi altri.

Quanti sono quelli che in queste ore hanno indagato su come Bing indicizza le pagine, e poi le presenta agli utenti? Qual è il numero di coloro che hanno confrontato i risultati di Google e Bing? Attenzione: non parlo di esperti in motori di ricerca, bensì di utenti normali. Per capirci al volo: quelli di Facebook.

Bing non è un cattivo prodotto, anzi.
Ma l'utente abbraccia il nuovo se questo è superiore a quanto usa quotidianamente: e lo deve essere in maniera evidente. Altrimenti sceglie quello che conosce, si sdraia sull'abitudine, e al momento questa risponde al nome di Google.

La soluzione si chiama Yahoo!; la speranza è che questo motore di ricerca e Microsoft approdino finalmente ad un accordo. Bing è un primo passo nella giusta direzione, verso una reale concorrenza nel campo dei motori di ricerca. Ma il secondo passo Microsoft non lo può fare da solo; altrimenti dovrà accontentarsi.