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Un articolo ricorda i 10 sistemi operativi che non sono più tra noi, ma che hanno lasciato un segno.
E che segno...
Via Haiku-OS Italia.
martedì 31 marzo 2009
Quali strumenti usare per un blog?
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Risposta rapida: quelli che garantiscono una curva di apprendimento vicino al livello zero.
Ho già illustrato cosa uso, e il motivo che mi spinto ad adottarlo (cioè ad acquistarlo). Perciò non è mia intenzione ripetermi ancora.
Però desidero condividere qualche ideuzza sparsa che ad un certo punto ha iniziato a frullarmi per la testa. A proposito di quello che utilizziamo ogni giorno per aggiornare i nostri blog.
La scrittura è un affare troppo serio per permettere ad un'applicazione di piazzarsi tra noi e lei, e pretendere tempo e attenzioni per apprendere funzioni, e funzionamenti strani.
Più il tempo passa, e più aumenta la mia perplessità verso software potenti come Word, oppure OpenOffice.org.
Ecco il motivo per cui io scrivo a mano, su carta. E poi ovviamente, mi rivolgo a qualcosa di semplice, immediato.
Svelo un piccolo segreto: ci sono parecchie funzioni in MacJournal che ho iniziato a usare davvero solo di recente. Alcune, minori, le ho scoperte parecchio tempo dopo averlo comprato. Sono fatto male? Non lo escludo...
Se scrivere è un piacere, tutto quello che ha a che fare con questo gesto così poco naturale (almeno secondo me), deve amplificarlo, non spostarlo in secondo piano. Nè tanto meno, deve rimandarlo a dopo che avremo capito come ottenere certe cose.
Questione di lana caprina? Per nulla.
La scrittura è "lana caprina" se chi l'affronta la considera qualcosa di poco importante.
In fondo rappresenta la nostra chiave di lettura del mondo.
"Mondo" è eccessivo? Può darsi: di certo è sempre stato lo strumento più potente (e per questo temuto, e osteggiato), per rendere le persone protagonisti della loro vita. Non devo ricordare ai miei lettori di come l'istruzione obbligatoria in questo Paese sia una conquista abbastanza recente. Che in larghe zone del mondo, alle donne sia preclusa la scrittura, e la lettura.
E che adesso, da tempo, si faccia passare con ostinazione l'idea che curare lo scritto, badare ai dettagli, tenere nella massima considerazione il lettore, e studiare, e imparare, e migliorarsi, sia roba per pochi eletti.
Perciò, se decidete di scrivere, sarete anche chiamati a scegliere proprio quale strumento adottare. Il criterio che io consiglio, è di una semplicità disarmante.
Scrivete a mano, prima di tutto.
Poi, per pubblicare, affidatevi a qualcosa che non pretenda da voi più di un minuto di attenzione, e apprendimento. Dovete scrivere, mica diventare esperti di software...
Risposta rapida: quelli che garantiscono una curva di apprendimento vicino al livello zero.
Ho già illustrato cosa uso, e il motivo che mi spinto ad adottarlo (cioè ad acquistarlo). Perciò non è mia intenzione ripetermi ancora.
Però desidero condividere qualche ideuzza sparsa che ad un certo punto ha iniziato a frullarmi per la testa. A proposito di quello che utilizziamo ogni giorno per aggiornare i nostri blog.
La scrittura è un affare troppo serio per permettere ad un'applicazione di piazzarsi tra noi e lei, e pretendere tempo e attenzioni per apprendere funzioni, e funzionamenti strani.
Più il tempo passa, e più aumenta la mia perplessità verso software potenti come Word, oppure OpenOffice.org.
Ecco il motivo per cui io scrivo a mano, su carta. E poi ovviamente, mi rivolgo a qualcosa di semplice, immediato.
Svelo un piccolo segreto: ci sono parecchie funzioni in MacJournal che ho iniziato a usare davvero solo di recente. Alcune, minori, le ho scoperte parecchio tempo dopo averlo comprato. Sono fatto male? Non lo escludo...
Se scrivere è un piacere, tutto quello che ha a che fare con questo gesto così poco naturale (almeno secondo me), deve amplificarlo, non spostarlo in secondo piano. Nè tanto meno, deve rimandarlo a dopo che avremo capito come ottenere certe cose.
Questione di lana caprina? Per nulla.
La scrittura è "lana caprina" se chi l'affronta la considera qualcosa di poco importante.
In fondo rappresenta la nostra chiave di lettura del mondo.
"Mondo" è eccessivo? Può darsi: di certo è sempre stato lo strumento più potente (e per questo temuto, e osteggiato), per rendere le persone protagonisti della loro vita. Non devo ricordare ai miei lettori di come l'istruzione obbligatoria in questo Paese sia una conquista abbastanza recente. Che in larghe zone del mondo, alle donne sia preclusa la scrittura, e la lettura.
E che adesso, da tempo, si faccia passare con ostinazione l'idea che curare lo scritto, badare ai dettagli, tenere nella massima considerazione il lettore, e studiare, e imparare, e migliorarsi, sia roba per pochi eletti.
Perciò, se decidete di scrivere, sarete anche chiamati a scegliere proprio quale strumento adottare. Il criterio che io consiglio, è di una semplicità disarmante.
Scrivete a mano, prima di tutto.
Poi, per pubblicare, affidatevi a qualcosa che non pretenda da voi più di un minuto di attenzione, e apprendimento. Dovete scrivere, mica diventare esperti di software...
Aggiornato MacJournal
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Non parlo mai dei software che uso (anche perché sono ancora affezionato alla carta e alla penna: incredibile vero?).
Però da parecchio tempo mi avvalgo di MacJournal, per pubblicare i miei post. Ora sul sito del produttore sono pure presenti dei video tutorials per scoprirne le funzioni.
Io lo adoro per una ragione tanto banale che più banale non si può: questa.

Un clic e entra in azione lo schermo pieno. Tolgo poi il volume al Mac, e resto a tu per tu con le parole.
Ci si creda o no, questa funzione è stata fondamentale nella scelta dell'acquisto dell'applicazione. La possibilità di isolarmi da tutto, per concentrarmi su quello che in fondo, ricopio dalla carta, per me è impagabile.
Il computer è un utile alleato, che tuttavia è bene imparare a tenere a debita distanza. Sempre.
Non parlo mai dei software che uso (anche perché sono ancora affezionato alla carta e alla penna: incredibile vero?).
Però da parecchio tempo mi avvalgo di MacJournal, per pubblicare i miei post. Ora sul sito del produttore sono pure presenti dei video tutorials per scoprirne le funzioni.
Io lo adoro per una ragione tanto banale che più banale non si può: questa.

Un clic e entra in azione lo schermo pieno. Tolgo poi il volume al Mac, e resto a tu per tu con le parole.
Ci si creda o no, questa funzione è stata fondamentale nella scelta dell'acquisto dell'applicazione. La possibilità di isolarmi da tutto, per concentrarmi su quello che in fondo, ricopio dalla carta, per me è impagabile.
Il computer è un utile alleato, che tuttavia è bene imparare a tenere a debita distanza. Sempre.
lunedì 30 marzo 2009
Invito al ministro Brunetta
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Visto che questo uomo ci crede, e si impegna come un matto, mi sembra doveroso offrirgli dal basso della mia posizione, un aiuto.
Non è una questione di destra o di sinistra: ma di trasparenza, di benessere. Di ragionare su come avere una pubblica amministrazione migliore. Per il bene di tutti, appunto.
Visto che questo uomo ci crede, e si impegna come un matto, mi sembra doveroso offrirgli dal basso della mia posizione, un aiuto.
Non è una questione di destra o di sinistra: ma di trasparenza, di benessere. Di ragionare su come avere una pubblica amministrazione migliore. Per il bene di tutti, appunto.
Come migliorare la scrittura del blog
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Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Quanto troverete qui di seguito, avete ottime probabilità di scovarlo in giro.
Mi sembra tuttavia un buon sistema per fare chiarezza: in primis per me. Per raccogliere le idee e cercare di rendere sempre migliore la propria scrittura.
La ragione? Si chiama "lettore": quell'essere che dovrebbe perdere il suo tempo a leggere quanto scriviamo sul nostro blog. Una volta che uscite allo scoperto, che iniziate a giocare con le parole, il lavoro non finisce affatto: comincia.
Non si arriva da nessuna parte
Chi fa clic, e pubblica un nuovo post (o il primo post), del proprio blog, è sicuro di avere raggiunto un grande obiettivo.
Sarà perché molti, con i cassetti che rigurgitano di racconti, o addirittura romanzi che nessun editore (giustamente), pubblicherà mai, sono persuasi di aver segnato una tappa importante della loro vita.
Se nessun editore non vi ha mai pubblicato nulla, ha le sue ottime ragioni. Credetemi: se foste un genio della scrittura, il nuovo Stieg Larsson sarebbero sotto casa vostra a supplicarvi di firmare il loro contratto.
D'accordo, esagero.
Ma il vostro problema è che non accettate critiche o consigli. Dietro il "No" vedete una congiura, un complotto. Se invece si nascondesse la consapevolezza che il livello della vostra scrittura è mediocre? Oppure: non è mediocre, ma inadatta?
Il blog è un'opportunità e un rischio: mi soffermo su quest'ultimo. Avere qualche lettore, o trovare "carino" quello che pubblicate non significa niente.
Aggiornate pure con regolarità il vostro blog, fatevi un nome. E che il vostro nome sia sinonimo di "voglia di imparare".
Davvero pensate che Ken Follett non impari più nulla solo perché vende libri a vagonate? O che Scoble tiri i remi in barca perché guadagna soldi a palate col suo blog?
Scrivete popolare
In realtà avrei dovuto intitolare il paragrafo "Scrivete robaccia": ma di qualità. Non sto affatto affermando che quanto sino ad adesso ho tentato di inculcarvi, è sbagliato.
L'obiettivo resta sempre quello: cambiare il mondo. Non si scappa. Se avete in mente fare i soldi, o lo spider Alfa Romeo, spiacente, le nostre strade si dividono qui.
Il fatto è che molti inorridiscono, e fanno male, perché immaginano che "popolare" faccia rima con "mediocre". Sbagliate.
Il blog è conversazione, nessuno sopporta chi usa le parole per rimarcare la sua superiorità. Siate superiori nella conoscenza, e popolari nel divulgare quanto sapete.
La massa in genere non sa niente, ignora tutto, e perciò parla di tutto.
Viceversa chi sa, ama rendere alla portata di tutti ciò che conosce.
Date voce a quello che scrivete
In che senso?
Nel senso che spesso, quello che scrivete non regge la prova della lettura ad alta voce.
Sulla pagina (analogica o digitale che sia), tutto è così meraviglioso: Zola, chi era costui?
Viceversa, se la meraviglia appena composta viene letta ad alta voce (consiglio spiccio, avvisate coinquilini, o vicini prima di iniziare), balzano all'occhio (o meglio all'orecchio), nefandezze inenarrabili.
D'un tratto, nella vostra mente appare chiaro che quei strani segni chiamati "d'interpunzione" hanno una funzione che deve essere rivalutata. In fretta.
Non solo quelli.
Periodi lunghi non hanno futuro: sia su un blog, che in un racconto qualunque.
In genere la lunghezza è la scorciatoia adottata da chi non "bada al sodo", ha le idee confuse, e crede in questo modo di dire qualcosa.
Non dire qualcosa
Avete notato? Tutti dicono qualcosa: purtroppo. E' tipico della massa: tacere, non partecipare al coro viene visto come un gesto di cattiva educazione. E così, per fare una buona impressione, si finisce col non fare alcuna impressione.
Scegliete i vostri tempi. Lasciate perdere quello che leggete in giro a proposito di quando aggiornare.
Se il vostro obiettivo è unirvi al coro, non sarò io a impedirvelo.
Se invece desiderate cambiare le cose, scoprirete quanto sia importante partecipare alla conversazione, e portare un contributo valido.
La parola è il ponte che ci unisce agli altri. Imparate a usarla con la testa, invece che con la lingua, o la tastiera.
Sarà un successo.
Beh, quasi...
Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Quanto troverete qui di seguito, avete ottime probabilità di scovarlo in giro.
Mi sembra tuttavia un buon sistema per fare chiarezza: in primis per me. Per raccogliere le idee e cercare di rendere sempre migliore la propria scrittura.
La ragione? Si chiama "lettore": quell'essere che dovrebbe perdere il suo tempo a leggere quanto scriviamo sul nostro blog. Una volta che uscite allo scoperto, che iniziate a giocare con le parole, il lavoro non finisce affatto: comincia.
Non si arriva da nessuna parte
Chi fa clic, e pubblica un nuovo post (o il primo post), del proprio blog, è sicuro di avere raggiunto un grande obiettivo.
Sarà perché molti, con i cassetti che rigurgitano di racconti, o addirittura romanzi che nessun editore (giustamente), pubblicherà mai, sono persuasi di aver segnato una tappa importante della loro vita.
Se nessun editore non vi ha mai pubblicato nulla, ha le sue ottime ragioni. Credetemi: se foste un genio della scrittura, il nuovo Stieg Larsson sarebbero sotto casa vostra a supplicarvi di firmare il loro contratto.
D'accordo, esagero.
Ma il vostro problema è che non accettate critiche o consigli. Dietro il "No" vedete una congiura, un complotto. Se invece si nascondesse la consapevolezza che il livello della vostra scrittura è mediocre? Oppure: non è mediocre, ma inadatta?
Il blog è un'opportunità e un rischio: mi soffermo su quest'ultimo. Avere qualche lettore, o trovare "carino" quello che pubblicate non significa niente.
Aggiornate pure con regolarità il vostro blog, fatevi un nome. E che il vostro nome sia sinonimo di "voglia di imparare".
Davvero pensate che Ken Follett non impari più nulla solo perché vende libri a vagonate? O che Scoble tiri i remi in barca perché guadagna soldi a palate col suo blog?
Scrivete popolare
In realtà avrei dovuto intitolare il paragrafo "Scrivete robaccia": ma di qualità. Non sto affatto affermando che quanto sino ad adesso ho tentato di inculcarvi, è sbagliato.
L'obiettivo resta sempre quello: cambiare il mondo. Non si scappa. Se avete in mente fare i soldi, o lo spider Alfa Romeo, spiacente, le nostre strade si dividono qui.
Il fatto è che molti inorridiscono, e fanno male, perché immaginano che "popolare" faccia rima con "mediocre". Sbagliate.
Il blog è conversazione, nessuno sopporta chi usa le parole per rimarcare la sua superiorità. Siate superiori nella conoscenza, e popolari nel divulgare quanto sapete.
La massa in genere non sa niente, ignora tutto, e perciò parla di tutto.
Viceversa chi sa, ama rendere alla portata di tutti ciò che conosce.
Date voce a quello che scrivete
In che senso?
Nel senso che spesso, quello che scrivete non regge la prova della lettura ad alta voce.
Sulla pagina (analogica o digitale che sia), tutto è così meraviglioso: Zola, chi era costui?
Viceversa, se la meraviglia appena composta viene letta ad alta voce (consiglio spiccio, avvisate coinquilini, o vicini prima di iniziare), balzano all'occhio (o meglio all'orecchio), nefandezze inenarrabili.
D'un tratto, nella vostra mente appare chiaro che quei strani segni chiamati "d'interpunzione" hanno una funzione che deve essere rivalutata. In fretta.
Non solo quelli.
Periodi lunghi non hanno futuro: sia su un blog, che in un racconto qualunque.
In genere la lunghezza è la scorciatoia adottata da chi non "bada al sodo", ha le idee confuse, e crede in questo modo di dire qualcosa.
Non dire qualcosa
Avete notato? Tutti dicono qualcosa: purtroppo. E' tipico della massa: tacere, non partecipare al coro viene visto come un gesto di cattiva educazione. E così, per fare una buona impressione, si finisce col non fare alcuna impressione.
Scegliete i vostri tempi. Lasciate perdere quello che leggete in giro a proposito di quando aggiornare.
Se il vostro obiettivo è unirvi al coro, non sarò io a impedirvelo.
Se invece desiderate cambiare le cose, scoprirete quanto sia importante partecipare alla conversazione, e portare un contributo valido.
La parola è il ponte che ci unisce agli altri. Imparate a usarla con la testa, invece che con la lingua, o la tastiera.
Sarà un successo.
Beh, quasi...
La sofferenza della stampa
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Last year was the worst on record for the U.S. newspaper industry.
Si sapeva: ora ci sono i dati ufficiali. Quello che forse sfuggiva:
The rate of decline in online revenues also seems to be accelerating .Online revenues were $778 million, which was 8 percent lower than the year before.
La solita conclusione facile facile.
Il declino di cui sopra arriva se l'informazione fa intrattenimento. Quando torna alla sua funzione, si hanno le basi per costruire un solido avvenire.
Via TechCrunch.
Last year was the worst on record for the U.S. newspaper industry.
Si sapeva: ora ci sono i dati ufficiali. Quello che forse sfuggiva:
The rate of decline in online revenues also seems to be accelerating .Online revenues were $778 million, which was 8 percent lower than the year before.
La solita conclusione facile facile.
Il declino di cui sopra arriva se l'informazione fa intrattenimento. Quando torna alla sua funzione, si hanno le basi per costruire un solido avvenire.
Via TechCrunch.
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domenica 29 marzo 2009
Dove passa la fortuna di Chrome
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Una parte non piccola della fortuna del browser di Google "Chrome" passa (anche), per la vecchia Europa.
Via (nientepopodimenoche) Financial Times.
Una parte non piccola della fortuna del browser di Google "Chrome" passa (anche), per la vecchia Europa.
Via (nientepopodimenoche) Financial Times.
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motore di ricerca,
web
sabato 28 marzo 2009
Un esempio di passione
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Il buon Jeff Bezos di Amazon mantiene le vecchie abitudini. Per una settimana non è raggiungibile per interviste e/o altre richieste del genere, perché sta lavorando nel Kentucky, in un centro di distribuzione della sua azienda.
A 3.000 miglia lontano da casa.
Questa si chiama passione.
Via BusinessInsider.
Il buon Jeff Bezos di Amazon mantiene le vecchie abitudini. Per una settimana non è raggiungibile per interviste e/o altre richieste del genere, perché sta lavorando nel Kentucky, in un centro di distribuzione della sua azienda.
A 3.000 miglia lontano da casa.
Questa si chiama passione.
Via BusinessInsider.
venerdì 27 marzo 2009
I punti deboli di Google
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Panoramica (ancora una volta nella lingua dei cugini d'Oltralpe), sui punti deboli del motore di ricerca più celebrato.
Nulla di sconvolgente, e davvero inedito. Utile per ricordare come la fortuna di un'azienda di quel livello dipenda dalla visione che poche persone, nei posti giusti, le sanno dare.
Panoramica (ancora una volta nella lingua dei cugini d'Oltralpe), sui punti deboli del motore di ricerca più celebrato.
Nulla di sconvolgente, e davvero inedito. Utile per ricordare come la fortuna di un'azienda di quel livello dipenda dalla visione che poche persone, nei posti giusti, le sanno dare.
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Di che cosa parlare
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Mica facile, decidere l'argomento di un post.
La prima regola, facile facile, è:
se non hai niente da dire (o scrivere), stai zitto (non scrivere).
Il che significa: non insistere. Non è necessario occupare il tempo dei tuoi lettori con parole superflue.
Non c'è bisogno di più roba: ma di meno.
Non di tante parole: solo di quelle giuste.
Non è questione di vita o di morte riempire ogni spazio: piuttosto è meglio lasciare del vuoto.
Le buone parole non si impongono, non urlano, non vogliono occupare tutto. Con educazione, chiedono di essere parte della vita del lettore. Parte, non tutto.
Quando invece si arrogano il diritto di essere tutto, allora c'è un problema.
Mica facile, decidere l'argomento di un post.
La prima regola, facile facile, è:
se non hai niente da dire (o scrivere), stai zitto (non scrivere).
Il che significa: non insistere. Non è necessario occupare il tempo dei tuoi lettori con parole superflue.
Non c'è bisogno di più roba: ma di meno.
Non di tante parole: solo di quelle giuste.
Non è questione di vita o di morte riempire ogni spazio: piuttosto è meglio lasciare del vuoto.
Le buone parole non si impongono, non urlano, non vogliono occupare tutto. Con educazione, chiedono di essere parte della vita del lettore. Parte, non tutto.
Quando invece si arrogano il diritto di essere tutto, allora c'è un problema.
giovedì 26 marzo 2009
W3C ridisegna il sito
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Al momento si tratta di una versione beta del sito del World Wide Web Consortium.
Tutti possono aiutare magari guardando prima il video ( sottotitolato in italiano).
Ad un'occhiata superficiale (mia), direi che ci siamo...
Via W3C.
Al momento si tratta di una versione beta del sito del World Wide Web Consortium.
Tutti possono aiutare magari guardando prima il video ( sottotitolato in italiano).
Ad un'occhiata superficiale (mia), direi che ci siamo...
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web
Perché scrivere significa creare?
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Molti pensano che scrivere bene sia una faccenda troppo seria per essere alla portata di chiunque. Non solo: è diffusa l'idea che ci si possa "arrangiare", e che pretendere la qualità (se non si è scrittori o giornalisti), sia fuori luogo.
E' sufficiente "cavarsela". Credo di dovervi dare una brutta notizia: "cavarsela" non basta più. Affacciatevi alla finestra, date un'occhiata a un quotidiano, accendete la televisione. Accontentarsi non funziona più, soprattutto perché ciascuno di noi può ottenere di più, e meglio, se si impegna seriamente.
Se siete arrivati a leggere fin qui, probabilmente vi state domandando: "Bene, dimmi che cosa significa impegnarsi!".
Buona domanda, bravi.
La risposta veloce alla domanda è: creare.
Qui so bene di scontrarmi con un problema mica da ridere. Mi riferisco all'idea che insegnanti, e in genere buona parte degli educatori, trasferiscono in blocco a noi medesimi quando capitiamo loro a tiro. Non ho mai incontrato nella mia mediocre carriera di studente qualcuno che mi dicesse:
"Ehi, ma lo sai che scrivere è creare?".
Se adesso siete qui, lo avete appena scoperto.
Non dovete immaginare che solo il conte Tolstoj possa definirsi creatore, e quindi scrittore. Certo, raggiungere quei livelli non è alla portata di tutti; probabilmente siamo alle prese con un genio.
Quello che dovete invece prendere in seria considerazione è che la scrittura è un atto creativo che nasce da voi, e che per sopravvivere necessita degli altri come il pesce ha bisogno dell'acqua. Per vivere, muoversi e migliorarsi.
La forza della parola non declina perché tutti sanno scrivere (come alcuni potrebbero immaginare). Declina perché quando si prende in mano una penna, o si digita su una tastiera, non si ha alcuna percezione di essere sul punto di creare.
La mediocrità di tanta scrittura nasce dalla mancanza di questa consapevolezza. Si copia&incolla, producendo alla fine un pastone illeggibile e dei contenuti squallidi.
La creazione prevede invece responsabilità: quella che spinge ad avere cura del lettore, perché con le nostre parole gli proporremo un viaggio.
Nessuno può essere davvero tanto sciocco dall'organizzare un viaggio senza un briciolo di cura, di attenzione a particolari e ai dettagli. Senza fare appello alla propria fantasia per renderlo particolare, unico, indimenticabile. Anche se si tratta di una gita fuori porta, certo.
Creare è questo: non che una cosa prima non c'era, e adesso c'è.
Ma che quella cosa accanto a noi ci parlava, ed eravamo troppo indaffarati per badarci. Finché una parola, non ci ha preso per mano, e ci ha sussurrato: "Guarda".
Se scrivete, e riuscite a ottenere un simile risultato, siete sulla strada giusta. Quindi, scrivetemi e svelatemi il segreto...
Molti pensano che scrivere bene sia una faccenda troppo seria per essere alla portata di chiunque. Non solo: è diffusa l'idea che ci si possa "arrangiare", e che pretendere la qualità (se non si è scrittori o giornalisti), sia fuori luogo.
E' sufficiente "cavarsela". Credo di dovervi dare una brutta notizia: "cavarsela" non basta più. Affacciatevi alla finestra, date un'occhiata a un quotidiano, accendete la televisione. Accontentarsi non funziona più, soprattutto perché ciascuno di noi può ottenere di più, e meglio, se si impegna seriamente.
Se siete arrivati a leggere fin qui, probabilmente vi state domandando: "Bene, dimmi che cosa significa impegnarsi!".
Buona domanda, bravi.
La risposta veloce alla domanda è: creare.
Qui so bene di scontrarmi con un problema mica da ridere. Mi riferisco all'idea che insegnanti, e in genere buona parte degli educatori, trasferiscono in blocco a noi medesimi quando capitiamo loro a tiro. Non ho mai incontrato nella mia mediocre carriera di studente qualcuno che mi dicesse:
"Ehi, ma lo sai che scrivere è creare?".
Se adesso siete qui, lo avete appena scoperto.
Non dovete immaginare che solo il conte Tolstoj possa definirsi creatore, e quindi scrittore. Certo, raggiungere quei livelli non è alla portata di tutti; probabilmente siamo alle prese con un genio.
Quello che dovete invece prendere in seria considerazione è che la scrittura è un atto creativo che nasce da voi, e che per sopravvivere necessita degli altri come il pesce ha bisogno dell'acqua. Per vivere, muoversi e migliorarsi.
La forza della parola non declina perché tutti sanno scrivere (come alcuni potrebbero immaginare). Declina perché quando si prende in mano una penna, o si digita su una tastiera, non si ha alcuna percezione di essere sul punto di creare.
La mediocrità di tanta scrittura nasce dalla mancanza di questa consapevolezza. Si copia&incolla, producendo alla fine un pastone illeggibile e dei contenuti squallidi.
La creazione prevede invece responsabilità: quella che spinge ad avere cura del lettore, perché con le nostre parole gli proporremo un viaggio.
Nessuno può essere davvero tanto sciocco dall'organizzare un viaggio senza un briciolo di cura, di attenzione a particolari e ai dettagli. Senza fare appello alla propria fantasia per renderlo particolare, unico, indimenticabile. Anche se si tratta di una gita fuori porta, certo.
Creare è questo: non che una cosa prima non c'era, e adesso c'è.
Ma che quella cosa accanto a noi ci parlava, ed eravamo troppo indaffarati per badarci. Finché una parola, non ci ha preso per mano, e ci ha sussurrato: "Guarda".
Se scrivete, e riuscite a ottenere un simile risultato, siete sulla strada giusta. Quindi, scrivetemi e svelatemi il segreto...
Troppo severi con Facebook
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Leggo il severo commento di Michael Arrington a proposito della decisione di Facebook di ascoltare le lamentele dei suoi utenti.
Per chi si fosse perso per strada, l'home page del sito è stata ridisegnata in modo vigoroso (dicono, io nemmeno l'ho vista), e questo ha scatenato una minuscola rivolta. L'azienda ora pare decisa a tornare sui suoi passi.
Il fatto è che si è caricato Facebook di eccessive aspettative.
Non è Apple: questa, è un'azienda guidata con pugno di ferro da Steve Jobs, che per sopravvivere ed espandersi ha fatto dell'innovazione, della creatività, la sua ragione di vita. In un caso del genere ascoltare gli utenti sarebbe stato fatale. Nessun utente Mac avrebbe voluto passare alla piattaforma Intel: è accaduto.
Se poi avesse svolto un'indagine di mercato del tipo "Ehi, lo volete un lettore mp3 bello, semplice da usare, più costoso dei trappoloni che si svendono nei supermercati?": quale sarebbe stata la risposta?
No.
Facebook non ha di queste necessità. Non è Microsoft, o Apple, e non lavora nell'ambito dell'informatica, dove o innovi, o sparisci.
Il suo business (se mai riuscirà a farlo diventare tale), saranno gli inconsapevoli utenti che usano i suoi strumenti. Quindi è fondamentale gettare un orecchio a quello che un milione di essi (su oltre 150 milioni di iscritti), dice.
Certo, qualche maligno potrebbe affermare che se si arriva ad ascoltare una così piccola percentuale di persone, forse non si hanno le idee molto chiare su quale sarà la direzione di Facebook. Dove per direzione qui si intende: utili.
Ma questa in realtà non è una notizia: mi pare un dato di fatto...
Leggo il severo commento di Michael Arrington a proposito della decisione di Facebook di ascoltare le lamentele dei suoi utenti.
Per chi si fosse perso per strada, l'home page del sito è stata ridisegnata in modo vigoroso (dicono, io nemmeno l'ho vista), e questo ha scatenato una minuscola rivolta. L'azienda ora pare decisa a tornare sui suoi passi.
Il fatto è che si è caricato Facebook di eccessive aspettative.
Non è Apple: questa, è un'azienda guidata con pugno di ferro da Steve Jobs, che per sopravvivere ed espandersi ha fatto dell'innovazione, della creatività, la sua ragione di vita. In un caso del genere ascoltare gli utenti sarebbe stato fatale. Nessun utente Mac avrebbe voluto passare alla piattaforma Intel: è accaduto.
Se poi avesse svolto un'indagine di mercato del tipo "Ehi, lo volete un lettore mp3 bello, semplice da usare, più costoso dei trappoloni che si svendono nei supermercati?": quale sarebbe stata la risposta?
No.
Facebook non ha di queste necessità. Non è Microsoft, o Apple, e non lavora nell'ambito dell'informatica, dove o innovi, o sparisci.
Il suo business (se mai riuscirà a farlo diventare tale), saranno gli inconsapevoli utenti che usano i suoi strumenti. Quindi è fondamentale gettare un orecchio a quello che un milione di essi (su oltre 150 milioni di iscritti), dice.
Certo, qualche maligno potrebbe affermare che se si arriva ad ascoltare una così piccola percentuale di persone, forse non si hanno le idee molto chiare su quale sarà la direzione di Facebook. Dove per direzione qui si intende: utili.
Ma questa in realtà non è una notizia: mi pare un dato di fatto...
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mercoledì 25 marzo 2009
Buone notizie
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Solo per comunicare a chi non ha proprio niente da fare, e segue questo blog, che Google mi ha recuperato tutti i post che avevo pubblicato sino a sabato. E che io avevo cancellato sbadatamente.
Piano piano procederò a ripubblicarli tutti.
E approfitto per ringraziare Google e Cristian P. per l'aiuto e la competenza dimostrata.
Solo per comunicare a chi non ha proprio niente da fare, e segue questo blog, che Google mi ha recuperato tutti i post che avevo pubblicato sino a sabato. E che io avevo cancellato sbadatamente.
Piano piano procederò a ripubblicarli tutti.
E approfitto per ringraziare Google e Cristian P. per l'aiuto e la competenza dimostrata.
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Fate del blog una leva
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Per cambiare le cose, si capisce.
Immaginate. Il vostro blog, piccolo e sconosciuto, deve servire le persone. Quindi il lavoro si dovrà concentrare su come realizzare qualcosa di significativo, invece che replicare il rumore di fondo della blogosfera.
Chi fa così? Chi agisce in questo modo? Nessuno. Perché nessuno coglie nel mezzo che sta adottando il potenziale di nuovo che racchiude.
A essere pignoli, la novità non è (solo) nel mezzo: bensì nell'individuo, nelle sue potenzialità che possono raggiungere livelli impensabili un secolo fa. Se viceversa fate un giretto sul Web, provate a dare un'occhiata agli argomenti più popolari.
Probabilmente troverete:
- successo;
- denaro;
- bla bla bla.
Visto le difficoltà a conseguire i primi due obiettivi, la maggior parte si concentra sul terzo. Con risultati scarsi.
Tornate ora a immaginare le parole che mettete nel vostro blog come una risposta ad un bisogno. Non vostro, ma degli altri.
Sareste capaci di formulare una frase in grado di identificare il vostro lavoro di scrittura? Una sorta di slogan che distingua il vostro blog.
Scommetto di no.
L'omologazione non ama che ci si distingua. Che si creda talmente tanto nelle proprie capacità, dal sentire il bisogno di separarsi, e di rendere questa separazione chiara e visibile con uno slogan. Da riempire poi di senso, scopo e tanto lavoro, certo.
Quindi smettete di scrivere per un po'. Costruite il vostro slogan, e poi tornate sul Web. Ci si creda o no, c'è un sacco di lavoro da portare avanti, e le parole faranno da architrave.
Buone parole.
Ti aspettiamo...
Per cambiare le cose, si capisce.
Immaginate. Il vostro blog, piccolo e sconosciuto, deve servire le persone. Quindi il lavoro si dovrà concentrare su come realizzare qualcosa di significativo, invece che replicare il rumore di fondo della blogosfera.
Chi fa così? Chi agisce in questo modo? Nessuno. Perché nessuno coglie nel mezzo che sta adottando il potenziale di nuovo che racchiude.
A essere pignoli, la novità non è (solo) nel mezzo: bensì nell'individuo, nelle sue potenzialità che possono raggiungere livelli impensabili un secolo fa. Se viceversa fate un giretto sul Web, provate a dare un'occhiata agli argomenti più popolari.
Probabilmente troverete:
- successo;
- denaro;
- bla bla bla.
Visto le difficoltà a conseguire i primi due obiettivi, la maggior parte si concentra sul terzo. Con risultati scarsi.
Tornate ora a immaginare le parole che mettete nel vostro blog come una risposta ad un bisogno. Non vostro, ma degli altri.
Sareste capaci di formulare una frase in grado di identificare il vostro lavoro di scrittura? Una sorta di slogan che distingua il vostro blog.
Scommetto di no.
L'omologazione non ama che ci si distingua. Che si creda talmente tanto nelle proprie capacità, dal sentire il bisogno di separarsi, e di rendere questa separazione chiara e visibile con uno slogan. Da riempire poi di senso, scopo e tanto lavoro, certo.
Quindi smettete di scrivere per un po'. Costruite il vostro slogan, e poi tornate sul Web. Ci si creda o no, c'è un sacco di lavoro da portare avanti, e le parole faranno da architrave.
Buone parole.
Ti aspettiamo...
Un nome nuovo
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Invece di 2.0, o 2.5, o ancora 3.0: potremmo semplicemente provare a chiamarlo The Next Web Conference.
Invece di 2.0, o 2.5, o ancora 3.0: potremmo semplicemente provare a chiamarlo The Next Web Conference.
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martedì 24 marzo 2009
Cultura occitana a Savona
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L'appuntamento è per il 2 aprile (giovedì), alle ore 21.00 presso il Nuovo Filmstudio di Savona.
Ingresso gratuito.
Se mi ricordo ci faccio un salto...
L'appuntamento è per il 2 aprile (giovedì), alle ore 21.00 presso il Nuovo Filmstudio di Savona.
Ingresso gratuito.
Se mi ricordo ci faccio un salto...
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savona
Giornalisti in arresto
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Le tecnologie cambiano, si evolvono, avvicinano le persone e se usate bene, le rendono persino migliori.
I regimi, invece, non cambiano.
Le tecnologie cambiano, si evolvono, avvicinano le persone e se usate bene, le rendono persino migliori.
I regimi, invece, non cambiano.
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un mondo in salita
Qualcuno ha visto Marco Freccero?
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Dal momento che molti mi hanno scritto (Grazie!), chiedendo cosa fosse successo al mio blog, ribadisco e racconto la mia avventura.
Non l'ho chiuso perché non sono diventato ricchissimo. Facevo degli esperimenti, e ho aperto un altro blog per un'ideuzza che mi è venuta.
Quando poi ho deciso di cancellarlo, non ho affatto badato alla finestra di avvertimento di Google, e tutto è andato perduto.
Che dite, si ricomincia?
Dal momento che molti mi hanno scritto (Grazie!), chiedendo cosa fosse successo al mio blog, ribadisco e racconto la mia avventura.
Non l'ho chiuso perché non sono diventato ricchissimo. Facevo degli esperimenti, e ho aperto un altro blog per un'ideuzza che mi è venuta.
Quando poi ho deciso di cancellarlo, non ho affatto badato alla finestra di avvertimento di Google, e tutto è andato perduto.
Che dite, si ricomincia?
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sabato 21 marzo 2009
Doppler
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Acquistato oggi il libro di Erlend Loe.
Se poi interessa (ne dubito), adesso sono pure su Anobii.
Acquistato oggi il libro di Erlend Loe.
Se poi interessa (ne dubito), adesso sono pure su Anobii.
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tempo libero
mercoledì 4 marzo 2009
Se il blog fosse un prodotto
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C'è una domanda che implicitamente il lettore formula a chi produce contenuti. Assomiglia a qualcosa del tipo:
"Tu che cosa produci?"
Ad alcuni sembrerà sciocco perché si tratta in maniera palese di un approccio buono per un'azienda che deve posizionarsi sul mercato (si dice così?). Quindi, fuori luogo.
In realtà credo che questa logica sia di qualche utilità proprio per chi vuole (o forse lo vuole, ma ancora non lo sa), rompere i ponti con la massa.
Quindi immaginate i vostri contenuti come un prodotto che deve affrontare un mercato, ed emergere. E se non volete restare fieri paladini dello status quo provate a :
Essere importanti
Pochi o tanti che siano i vostri lettori, liberatevi per prima cosa dell'idea che solo la quantità autorizzi a pensare in grande, e differente. Non ha mai funzionato in questa maniera.
Chi vi legge deve percepire che quanto fate (e scrivete) aiuta a rendere le cose migliori. O almeno, permette di osservarle da una prospettiva insolita, nuova, che fa a pugni con l'omologazione.
Il lettore, il lettore!
Molti producono contenuti per celebrare se stessi; e il peggio si verifica quando costoro trovano chi li segue, e in grande numero. Pazienza.
Anche qui, cambiate, rivoluzionate: non cercate di diventare qualcuno a tutti i costi. Provate a far diventare qualcuno chi al contrario vive nella massa. Non vi sembra questo un obiettivo più eccitante?
Siate i migliori
In una parola, ancora e sempre qualità. Spesso si ritiene che non sia adatta a comunicare freschezza e spontaneità nei contenuti. Storie.
Forse la qualità è davvero un vezzo di pochi quando le cose vanno bene, o molto bene. Quando viceversa la sorte benigna diventa maligna, chi ha risparmiato su questo aspetto si trova a sostenere costi ben maggiori di quanti invece, l'hanno sempre perseguita. Con tenacia, certo.
Perché troverete comunque brave persone che tenteranno di convincervi con ottimi argomenti, a lasciare perdere. Liberi di pensarla così certo, e voi di seguirli o inseguirli.
Ma la qualità è lo strumento perfetto perché dice di voi e su di voi più di quanto sembri. Spiega che non siete qui (sul Web) per caso, o perché così fanno tutti: ma ci credete.
Comunica a chi legge cura, attenzione, e desiderio di condividere e migliorare.
Mostra che credete nell'individuo, nel suo valore, nella sua capacità di essere protagonista di qualcosa; alla faccia di titoli o convenzioni.
C'è una domanda che implicitamente il lettore formula a chi produce contenuti. Assomiglia a qualcosa del tipo:
"Tu che cosa produci?"
Ad alcuni sembrerà sciocco perché si tratta in maniera palese di un approccio buono per un'azienda che deve posizionarsi sul mercato (si dice così?). Quindi, fuori luogo.
In realtà credo che questa logica sia di qualche utilità proprio per chi vuole (o forse lo vuole, ma ancora non lo sa), rompere i ponti con la massa.
Quindi immaginate i vostri contenuti come un prodotto che deve affrontare un mercato, ed emergere. E se non volete restare fieri paladini dello status quo provate a :
Essere importanti
Pochi o tanti che siano i vostri lettori, liberatevi per prima cosa dell'idea che solo la quantità autorizzi a pensare in grande, e differente. Non ha mai funzionato in questa maniera.
Chi vi legge deve percepire che quanto fate (e scrivete) aiuta a rendere le cose migliori. O almeno, permette di osservarle da una prospettiva insolita, nuova, che fa a pugni con l'omologazione.
Il lettore, il lettore!
Molti producono contenuti per celebrare se stessi; e il peggio si verifica quando costoro trovano chi li segue, e in grande numero. Pazienza.
Anche qui, cambiate, rivoluzionate: non cercate di diventare qualcuno a tutti i costi. Provate a far diventare qualcuno chi al contrario vive nella massa. Non vi sembra questo un obiettivo più eccitante?
Siate i migliori
In una parola, ancora e sempre qualità. Spesso si ritiene che non sia adatta a comunicare freschezza e spontaneità nei contenuti. Storie.
Forse la qualità è davvero un vezzo di pochi quando le cose vanno bene, o molto bene. Quando viceversa la sorte benigna diventa maligna, chi ha risparmiato su questo aspetto si trova a sostenere costi ben maggiori di quanti invece, l'hanno sempre perseguita. Con tenacia, certo.
Perché troverete comunque brave persone che tenteranno di convincervi con ottimi argomenti, a lasciare perdere. Liberi di pensarla così certo, e voi di seguirli o inseguirli.
Ma la qualità è lo strumento perfetto perché dice di voi e su di voi più di quanto sembri. Spiega che non siete qui (sul Web) per caso, o perché così fanno tutti: ma ci credete.
Comunica a chi legge cura, attenzione, e desiderio di condividere e migliorare.
Mostra che credete nell'individuo, nel suo valore, nella sua capacità di essere protagonista di qualcosa; alla faccia di titoli o convenzioni.
martedì 3 marzo 2009
Controllare i controllori
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Ottima idea quella di osservare l'evoluzione (o involuzione?) delle leggi Internet.
Via Webgol.
Ottima idea quella di osservare l'evoluzione (o involuzione?) delle leggi Internet.
Via Webgol.
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Come avviare bene un blog
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Se si osserva il panorama dei bloggers, pochi sono quelli che hanno davvero qualcosa da dire, mentre in tanti non fanno altro che perpetrare all'infinito il discorso portato avanti dai migliori.
Questi personaggi non sono diventati celebri e riconosciuti perché il pubblico è formato da allocchi: ci sanno fare. Il che significa conoscere bene l'argomento di cui parlano; esporlo nel modo migliore; creare e mantenere fedele la nicchia di lettori che hanno creato. Sì, sono dei fuoriclasse; ma se siete stufi delle chiacchiere, e vi domandate come usare al meglio gli strumenti (semplici), per rendere migliori le cose forse (forse), esistono delle regole da seguire.
Usate quello che avete
In alternativa, avrei potuto scrivere "Usate quello che siete"; più o meno è la medesima cosa. Sprecate tempo a imitare gli altri; sprecate tempo a inseguire argomenti, temi, discorsi che non vi interessano. Perciò, staccatevi dal Web e fate l'inventario di quello che possedete. Rammentate che ne avete fin sopra la testa dei soliti discorsi, e volete cambiare. Per riuscire davvero, dovete rivolgervi a voi stessi, a quello che possedete: cultura, talenti, passione. E' il vostro tesoro, magari nascosto, troppo nascosto. Usatelo, prima che marcisca e tocchi a voi di gettarlo.
Certo, le cose si complicano maledettamente se mancate di passione, se per voi la cultura è noiosa e non sapete cosa siano i talenti. In questo caso la massa è il vostro habitat prediletto; auguri, ma non vi invidio affatto.
Voi, prima di tutto
Non vi sto dicendo che dovete essere, o diventare, egocentrici. Piuttosto, imparate a rimettere in primo piano quello che conta: e voi contate.
Per quale motivo ad un certo punto alcune persone si distaccano dalla massa, e diventano degli individui ammirevoli? Per rendere migliore questo baraccone chiamato mondo, certo, ma non solo.
La molla che li spinge a osare, a spezzare l'omologazione, lo status quo, è che osservano se stessi, e comprendono il proprio valore. Soprattutto, comprendono come sia loro dovere usarlo al meglio, invece che accontentarsi. Utilizzarlo per creare qualcosa di meglio, invece che piegare il capo a quanto già esiste. Nel momento stesso che accettano questa verità, e iniziano a lavorare per renderla qualcosa di tangibile e visibile, cambiano la loro vita, e quella degli altri.
Usate la testa
Ma fatelo sul serio. In fondo, la tecnologia vi offre la possibilità di arrivare un po' ovunque, di intrecciare relazioni impensabili sino a dieci anni fa. Se dovete perciò combinare qualcosa di nuovo, dovete seriamente iniziare a usare quella protuberanza sopra il collo. Vale a dire, osservare da vicino questo, o quello (mettete al posto di "questo" o "quello" il termine che preferite), e desiderarlo differente.
Non si cambiano le cose (nell'economia o altrove), tornando sui propri passi, ridisegnando le regole o scrivendone di nuove. Occorre cambiare drasticamente il gioco; anzi, creare un gioco nuovo.
Immaginate qualcosa di grande
Non avrete tanto presto un'occasione così ghiotta. Potete osare: molti crolleranno il capo certo, perché ne hanno viste a sufficienza di cose, e tutte erano iniziate in un certo modo per poi concludersi mestamente, in un altro.
Badate quindi: se uscite dal seminato per qualcosa di grande, vi prendete un impegno mica da ridere.
Non dovrete solo fare i conti con la massa; piuttosto con il cinismo, la disaffezione che contagia le persone inducendole a credere che niente cambia. Per questo motivo dovete lavorare duro, dimostrare che l'omologazione non è protezione, ma solo una subdola trappola dove far marcire i talenti migliori.
Se si osserva il panorama dei bloggers, pochi sono quelli che hanno davvero qualcosa da dire, mentre in tanti non fanno altro che perpetrare all'infinito il discorso portato avanti dai migliori.
Questi personaggi non sono diventati celebri e riconosciuti perché il pubblico è formato da allocchi: ci sanno fare. Il che significa conoscere bene l'argomento di cui parlano; esporlo nel modo migliore; creare e mantenere fedele la nicchia di lettori che hanno creato. Sì, sono dei fuoriclasse; ma se siete stufi delle chiacchiere, e vi domandate come usare al meglio gli strumenti (semplici), per rendere migliori le cose forse (forse), esistono delle regole da seguire.
Usate quello che avete
In alternativa, avrei potuto scrivere "Usate quello che siete"; più o meno è la medesima cosa. Sprecate tempo a imitare gli altri; sprecate tempo a inseguire argomenti, temi, discorsi che non vi interessano. Perciò, staccatevi dal Web e fate l'inventario di quello che possedete. Rammentate che ne avete fin sopra la testa dei soliti discorsi, e volete cambiare. Per riuscire davvero, dovete rivolgervi a voi stessi, a quello che possedete: cultura, talenti, passione. E' il vostro tesoro, magari nascosto, troppo nascosto. Usatelo, prima che marcisca e tocchi a voi di gettarlo.
Certo, le cose si complicano maledettamente se mancate di passione, se per voi la cultura è noiosa e non sapete cosa siano i talenti. In questo caso la massa è il vostro habitat prediletto; auguri, ma non vi invidio affatto.
Voi, prima di tutto
Non vi sto dicendo che dovete essere, o diventare, egocentrici. Piuttosto, imparate a rimettere in primo piano quello che conta: e voi contate.
Per quale motivo ad un certo punto alcune persone si distaccano dalla massa, e diventano degli individui ammirevoli? Per rendere migliore questo baraccone chiamato mondo, certo, ma non solo.
La molla che li spinge a osare, a spezzare l'omologazione, lo status quo, è che osservano se stessi, e comprendono il proprio valore. Soprattutto, comprendono come sia loro dovere usarlo al meglio, invece che accontentarsi. Utilizzarlo per creare qualcosa di meglio, invece che piegare il capo a quanto già esiste. Nel momento stesso che accettano questa verità, e iniziano a lavorare per renderla qualcosa di tangibile e visibile, cambiano la loro vita, e quella degli altri.
Usate la testa
Ma fatelo sul serio. In fondo, la tecnologia vi offre la possibilità di arrivare un po' ovunque, di intrecciare relazioni impensabili sino a dieci anni fa. Se dovete perciò combinare qualcosa di nuovo, dovete seriamente iniziare a usare quella protuberanza sopra il collo. Vale a dire, osservare da vicino questo, o quello (mettete al posto di "questo" o "quello" il termine che preferite), e desiderarlo differente.
Non si cambiano le cose (nell'economia o altrove), tornando sui propri passi, ridisegnando le regole o scrivendone di nuove. Occorre cambiare drasticamente il gioco; anzi, creare un gioco nuovo.
Immaginate qualcosa di grande
Non avrete tanto presto un'occasione così ghiotta. Potete osare: molti crolleranno il capo certo, perché ne hanno viste a sufficienza di cose, e tutte erano iniziate in un certo modo per poi concludersi mestamente, in un altro.
Badate quindi: se uscite dal seminato per qualcosa di grande, vi prendete un impegno mica da ridere.
Non dovrete solo fare i conti con la massa; piuttosto con il cinismo, la disaffezione che contagia le persone inducendole a credere che niente cambia. Per questo motivo dovete lavorare duro, dimostrare che l'omologazione non è protezione, ma solo una subdola trappola dove far marcire i talenti migliori.
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lunedì 2 marzo 2009
Non disperdere il tuo blog
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Quando si inizia a produrre contenuti il problema è (udite udite), evitare la dispersione. E' questo infatti uno dei difetti del Web: occorre insomma lavorare duro per non ritrovarsi a chiacchierare di tutto, e a parlare di niente.
Sfuggire a questo rischio significa che avete a cuore quello che volete realizzare: anche se si tratta di un blog. Non c'è un vero motivo per credere che se una cosa è piccola, limitata, spesso gratuita (come il blog appunto), allora può essere affrontata in maniera superficiale e dilettantesca.
Al contrario: in qualunque campo vi cimentiate, imparate sin da subito ad essere seri e professionali. Questo vale il doppio se lavorate con le parole.
Non nascondetevi dietro il vecchio alibi secondo cui questa è una regola che vale solo per i professionisti: sono sciocchezze.
Per prima cosa, il professionista non è tale perché c'è nato: lo è diventato. Ha incontrato problemi e difficoltà come tutti quanti, ma ogni volta ha badato ad offrire un'immagine di sé appunto professionale.
Anche nell'errore: non si cercano giustificazioni. Si offrono magari spiegazioni, ma si evita con cura di minimizzare, o ignorare quanto combinato.
Se producete contenuti vi esponete: e dovete agire in modo che chi vi legge, abbia chiaro almeno l'obiettivo che intendete raggiungere.
A nessuno interessa che siate, o diventiate, dei geni poliedrici: prima di tutto perché ce ne sono davvero pochi, e voi potreste non esserlo affatto. Ho ferito il vostro orgoglio? Pazienza.
Poi, perché anche se lo foste, dovete per forza fare i conti con un pubblico (cioè dei lettori), difficile da raggiungere: e per questo è indispensabile adottare una strategia e dei modi che permettano a essi (a essi ho scritto, non a voi), di essere a loro agio quando vi leggono.
Guardate allora ai vostri contenuti come ad un patrimonio, che non diventa maggiore se si sperpera in mille rivoli, inseguendo cento argomenti, e mille discorsi. Per prima cosa, dovete comprendere alla svelta il loro valore, crederci davvero, e poi una volta che questo vi è ben chiaro, agire per sfruttarlo al meglio.
E' la qualità che vi farà emergere, non quanto chiasso producete.
Quando si inizia a produrre contenuti il problema è (udite udite), evitare la dispersione. E' questo infatti uno dei difetti del Web: occorre insomma lavorare duro per non ritrovarsi a chiacchierare di tutto, e a parlare di niente.
Sfuggire a questo rischio significa che avete a cuore quello che volete realizzare: anche se si tratta di un blog. Non c'è un vero motivo per credere che se una cosa è piccola, limitata, spesso gratuita (come il blog appunto), allora può essere affrontata in maniera superficiale e dilettantesca.
Al contrario: in qualunque campo vi cimentiate, imparate sin da subito ad essere seri e professionali. Questo vale il doppio se lavorate con le parole.
Non nascondetevi dietro il vecchio alibi secondo cui questa è una regola che vale solo per i professionisti: sono sciocchezze.
Per prima cosa, il professionista non è tale perché c'è nato: lo è diventato. Ha incontrato problemi e difficoltà come tutti quanti, ma ogni volta ha badato ad offrire un'immagine di sé appunto professionale.
Anche nell'errore: non si cercano giustificazioni. Si offrono magari spiegazioni, ma si evita con cura di minimizzare, o ignorare quanto combinato.
Se producete contenuti vi esponete: e dovete agire in modo che chi vi legge, abbia chiaro almeno l'obiettivo che intendete raggiungere.
A nessuno interessa che siate, o diventiate, dei geni poliedrici: prima di tutto perché ce ne sono davvero pochi, e voi potreste non esserlo affatto. Ho ferito il vostro orgoglio? Pazienza.
Poi, perché anche se lo foste, dovete per forza fare i conti con un pubblico (cioè dei lettori), difficile da raggiungere: e per questo è indispensabile adottare una strategia e dei modi che permettano a essi (a essi ho scritto, non a voi), di essere a loro agio quando vi leggono.
Guardate allora ai vostri contenuti come ad un patrimonio, che non diventa maggiore se si sperpera in mille rivoli, inseguendo cento argomenti, e mille discorsi. Per prima cosa, dovete comprendere alla svelta il loro valore, crederci davvero, e poi una volta che questo vi è ben chiaro, agire per sfruttarlo al meglio.
E' la qualità che vi farà emergere, non quanto chiasso producete.
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