sabato 31 gennaio 2009

venerdì 30 gennaio 2009

La posta in gioco

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Da seguire con attenzione.
Sarà interessante vedere se i rappresentanti di questo Paese (i giudici), riusciranno a cogliere davvero la posta in gioco, o preferiranno affermare che in fondo, non sta succedendo nulla di nuovo, e il Web è solo una televisione più grande.

Primi passi di un blog

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Come sempre non esistono regole, se non quelle di impiegare nella scrittura del proprio blog, un buon italiano. Ovviamente pestare le dita su una tastiera non dimostra nulla, ma non è questo l'argomento del post.

Prima quindi di scrivere rammentate alcuni consigli che possono essere ignorati, si capisce. Ma facendolo credo che vi trovereste in mezzo al guado, senza sapere più se andare avanti o indietro.

Di che cosa parliamo?

Sembra una sciocchezza, ma è questa la forza distintiva di un blog, rispetto agli altri. Molti siccome vedono che gli altri scrivono di questo o quello, scrivono di questo e/o quello. Che fantasia. Un po' d'impegno, forza: non siamo scesi dall'albero milioni di anni fa solo per imitare i propri simili.
La scelta dell'argomento è una delle tappe regolarmente disattesa, e questo spiega perché molti blog finiscono con lo spegnersi dopo i primi 6/8 mesi di attività.

Ovviamente non posso consigliare niente, ma lanciare un avviso, sì. Qui stiamo provando a condurre una conversazione, e purtroppo non basta aprire bocca per essere ammessi. Organizzatevi, studiate, provate e sperimentate. Evitate l'imitazione, e perseguite con tenacia l'innovazione. Magari fallirete, ma almeno potrete essere orgogliosi di aver fallito osando, non fotocopiando.

La promessa

Siccome tutti scrivono, l'idea è che sia facile aprire un blog e mantenerlo interessante. La prima azione in effetti non porta via tempo; ma la seconda pretende energia e tempo.

Sono molti i manoscritti che giacciono nelle case editrici, e l'unica luce che vedranno è quella che precede di poco il momento del macero. Alcuni hanno un buon inizio, ma poi si perdono per strada. Non mantengono la promessa, esatto. Per i motivi più diversi: di solito ci si è imbarcati in un'impresa coraggiosa certo, ma anche figlia di un entusiasmo per forza di cose passeggero.
Oppure si immaginava che fosse sufficiente "essere ispirati" per ottenere un contenuto di qualità. Ma l'ispirazione deve essere sorvegliata da quel severo gendarme che è lo stile. Piaccia o no, è proprio lui che regola e modula la forza delle parole, attenua gli impeti a favore di un approccio più riflessivo e maturo.
Sia chiaro: potete sempre seguire l'ispirazione, mica ve lo proibisco; ma non è possibile che essa sia davvero capace di guidarvi con mano sicura per molto tempo. Alla fine diventa per forza di cosa uno stanca parodia di se stessa. E voi forse avrete perso una buona occasione di costruire qualcosa capace di mantenersi a lungo.

Lo stile

Eccolo, appunto: il severo gendarme dello scrivere. Lo si costruisce col confronto, lo studio e la lettura di chi è meglio di noi (e il mondo è pieno di persone migliori di noi, garantito). Se pensate di non averne bisogno, probabilmente è perché non avete alcun bisogno di lettori.

Lo stile è il riconoscimento delle proprie qualità, e dei propri limiti. Chi lo raggiunge sa cosa può offrire e non si sogna di offrire quello che ignora. E porta sempre con sé quel piccolo pregio che è l'umiltà; quindi la consapevolezza che gli altri hanno qualcosa da condividere. Da questo si capisce come sia forse la cosa più difficile da raggiungere, perché non nasce sui libri, e forse neppure dal confronto con gli altri.
Bensì dalla scelta che un giorno si compie, nei confronti degli altri: quando si decide se meritano fiducia, oppure no.

mercoledì 28 gennaio 2009

Scrivere significa apprezzare i limiti

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La grande illusione è che l'assenza di limiti e costrizioni renderà tutti i contenuti in Rete godibili e interessanti. Degni quindi di uno sguardo attento, e non solo di un'occhiata frettolosa.

Eppure, i bravi artigiani del ferro, o del legno, sono tali non perché usano le ultime tecnologie.
Bensì perché utilizzano quanto hanno a disposizione senza curarsi (a prima vista), dei limiti che gli utensili impongono loro. Sono ben consci che l'ultimo ritrovato della tecnica non aggiunge alla loro perizia nulla di davvero rivoluzionario. Di certo toglie qualcosa: per esempio la cura per i dettagli, l'attenzione al particolare.

Spesso il nuovo è solo rumore che sovrasta e sommerge la nostra voce.
La "libertà" promessa dalla tecnologia conduce nello stesso spazio dove si trovano già un mucchio di altre persone: la massa, esatto. Lì, brucherete la stessa erba dello stesso pascolo.

Se la persona ha qualcosa di interessante da dire, troverà del tutto naturale rivolgersi non agli strumenti più potenti e all'ultimo grido. Ma a quelli che fanno spazio alle sue idee.
Il che significa fare i conti con tutta una serie di piccole e grandi costrizioni il cui scopo non è impedire alla nostra voce di emergere.
Sono proprio essi che permettono di conservare lo sguardo fisso sul contenuto. Quindi, sul lettore.

E' sbagliato immaginare che nel mondo di oggi si emerga grazie a soluzioni complesse. Non interessano a nessuno.
Date un'occhiata in giro, ma fatelo sul serio.
Spostate gli occhi dal vostro ombelico, e scoprirete un mondo di persone che non sanno cosa farsene delle opzioni e scelte. Sul serio.

Desiderano chiarezza, e bellezza.

Vogliono capire e condividere.

Pretendono cura e attenzione.

Sono proprio questi gli ingredienti in grado di attirare i lettori; sceglierli e quindi amalgamarli richiede una buona dose di fiducia in se stessi.
Siete capaci di raccogliere la sfida?

mercoledì 21 gennaio 2009

Se decidete di scrivere

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Se decidete di scrivere (anche su uno stupido blog, si capisce), ricordate che vi state costruendo l'opportunità di essere differenti. Metodi, stili, argomenti: l'unica regola che vi dovete imporre, oltre ad un italiano corretto, è essere interessanti.

Immaginate di non dover scrivere un post, ma una storia. Il che non significa dover sviluppare il vostro scritto in lungo e in largo. Ma di certo una storia per essere letta e apprezzata, deve possedere un contenuto tale da sorprendere.
Chiedetevi sempre: perché quello che scrivo è importante? Fa la differenza rispetto a quello che c'è già in giro? Quanto conta per chi legge?

Se tutte queste domande non ve le siete mai poste, è perché il vostro approccio alla scrittura è sbagliato, sul serio.
Probabilmente voi partite dal presupposto che seguendo orme non vostre, battendo percorsi "sicuri" otterrete quello che desiderate. E anche qualcosa di più.

Può darsi.

In realtà non sapete cogliere l'occasione che vi si presenta, e cavalcate quella degli altri, creandovi l'illusione di "riuscire". Non fate altro che raccontare storie che non vi appartengono. Non avete la forza, il coraggio di investire in voi, nelle vostre capacità.

Eppure la regola à semplice: il futuro o sarà vostro, oppure su di esso metteranno mano altri. Ma non addossate la responsabilità al fato; bensì alla sfiducia nelle vostre qualità. In genere essa si manifesta con un mucchio alto così di: "Sì, ma..."; oppure: "E se...".

Raccontare storie vuol dire assumersi dei rischi, ci si creda o no. In primo luogo quello di sbagliare. Arrendetevi alla verità: l'errore è parte del gioco, il rischio vi attende non appena mettete il naso fuori dalla massa.

Tutto quello che vi spetta di diritto è già in voi, e da nessun' altra parte.

sabato 17 gennaio 2009

A cosa serve il sapere

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Un convegno con relativa mostra.

Presso la sede della Provincia di Savona.

La risposta? Ha 40 anni, ma mi sembra sempre azzeccata: serve solo per darlo.

venerdì 16 gennaio 2009

Far crescere la scrittura

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Il blog è il terreno perfetto per esercitare la piccola arte della scrittura.
Poi basta dare un'occhiata meno superficiale in giro, e ci si rende conto di come molti, sono talmente impegnati a ingrassare i loro accessi, da stritolare la parola.

Mi rendo ben conto che aggiornare con una certa regolarità non è semplice. Se dopo i primi tre mesi siete ancora sulla vostra piattaforma di blog preferita, vi sarete resi ben conto di come battere le dita su una tastiera, linkare, caricare video, richieda molto tempo.
E anche le parole, ogni virgola, ha un suo scopo e un ruolo preciso.

A questo punto si deve riconoscere come la scrittura abbia necessità di una cura, e un'attenzione anche superiore a quella che riservate al layout. Perché questo, potete affidarlo ad un amico, conoscente, o perfetto estraneo.

Ma la scrittura riguarda voi: mica potete pagare qualcuno perché lo faccia a nome vostro...

Scrivere richiede tempo

Sì lo so, è una banalità. Magari VOI in 10 minuti riuscite a produrre due post: e allora? Scrivete, oppure dovete battere qualche record di velocità? Balzac riusciva a scrivere capolavori assillato dai debiti, e in condizioni precarie: beato lui.

Ma i vostri capolavori, dove sono?
Toglietevi dalla testa i sogni di gloria, e abbiate il coraggio di essere un affidabile artigiano della parola, in grado di usare con perizia virgole e due punti.

Non dovete limitarvi a fornire informazioni: ma interessare. Incantare.
Mi rendo conto che si tratta di un verbo fuori moda, eppure solo lo stupore che riuscirete a produrre, vi renderà unici, e davvero interessanti. Da leggere. Essere sulla notizia, è un obiettivo ormai alla portata di tutti. Io invece, vi prospetto qualcosa di meglio: abbagliare il lettore.

Scrivere richiede personalità

Buona parte dei blog sono "Bla Bla Bla". Chiedi loro qualcosa e come risposta ottieni un ulteriore, confortante "Bla Bla Bla". Però scrivono, potrebbe osservare qualcuno, e hanno successo.

A ben vedere anche la tastiera del mio computer ha un enorme successo: la uso per molte ore al giorno, e senza di lei non saprei come fare. Però, come dire, è un po' piatta.

Occorre dimostrare di avere a cuore quello che si combina, perché ogni parola possiede una forza che se ben indirizzata, arriva all'obiettivo di incrinare le sicurezze delle persone. E la forza la si conosce e comprende quando l'individuo agisce come se ogni giorno, dipendesse proprio da lui: ed è proprio così.
Ma questo accade se ci si lascia alle spalle la massa, e si diventa appunto una persona che sceglie, ascolta, decide.

Scrivere da professionisti

L'unico mezzo per emergere, è affrontare la scrittura come se fosse un affare dannatamente serio: e lo è.
Non cadete nella trappola della fretta, che vi fa pubblicare tutto e subito; anche se non siete dei professionisti, scrivete come se lo foste. Perderete delle occasioni, è molto probabile, e alcune di esse potrebbero essere davvero importanti.

Tutto quello che non dovete mai perdere è l'impegno che vi siete presi con i vostri lettori: 14 o 140.000 che siano, pretendono da voi un testo non solo curato nella forma, ma dal cuore squillante, capace di svegliare dal torpore quanti nella massa credono di aver trovato il futuro.

giovedì 15 gennaio 2009

Creare o fare

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Cambiate sguardo: che sia aperto non agli scopi (accessi, successo), bensì alle opportunità.

Nel primo caso la sfida è un affare privato vostro: non può interessare più di tanto, spiacente.
Nel secondo, la sfida è ben presente, ma coinvolgente.

Ricordate questo: le opportunità che un nuovo mezzo riserva, spesso, vengono sfruttate esclusivamente per riaffermare il passato, e riscrivere un presente privo di slanci, di voglia di nuovo.

Immagino che sia proprio questo l'utilizzo del blog più comune. Esso viene ridotto ad una sorta di rifugio, di non-luogo che fa tesoro solo dell'esperienza del passato, senza scommettere sul presente, sulle sfide che lancia proprio al passato. E una domanda che sonnecchia in sottofondo: cosa tenere, e cosa gettare.

Si galleggia, e per questo si è molto ammirati; ma quali rischi vi prendete?

Raramente il blog viene visto come percorso, quindi come un elemento aperto alle idee, agli spunti e alle riflessioni esterne. E' sottovalutato, certo, perché l'essere umano è sottovalutato. Gli viene insegnato che essere se stessi, osare, affidarsi alla parola, è roba per pochi spiriti.

Così quando sulla scena appare qualcosa di nuovo, l'unico pensiero nella testa di molti non è cosa creare.
Ma cosa fare.

mercoledì 14 gennaio 2009

Ci sono sempre

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Lo so, non importa a nessuno.

Io comunque vi osservo, e vi leggo. Faccio spazio alle storie degli altri, creo silenzio e mi applico alla riflessione.

Tacere è una piccola arte che conduce in un luogo lontano: dentro se stessi.

domenica 11 gennaio 2009

lunedì 5 gennaio 2009

Ascolta la passione non la paura

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Per quest'anno, cercate di rendere la passione il motore del cambiamento.

La vostra passione, si capisce, per il vostro cambiamento.
Qualche sera fa in chat parlavo con un amico. I soliti discorsi di questo periodo.
Mi diceva della crisi, o recessione che dir si voglia, assieme al desiderio di cambiare e l'assoluta mancanza di idee sul come rendere concreto questo desiderio.

Volete una ragione in più per sfuggire alla massa? Eccola: a forza di imitare la condotta altrui, di imporre a se stessi pensieri e mode concepite da altri, ci si ritrova con niente in mano. Soprattutto quando le cose iniziano a girare male.
Peccato che le cose di per sé non siano né bene né male: è il singolo, la sua debolezza, che lo rendono incredibilmente prone alle avversità.
In questi casi, l'unica vera calamità è non avere più slancio, passione.

Eppure tutto può cambiare. Occorre coraggio e determinazione; soprattutto è indispensabile credere che niente dipende da altri, ma tutto è in mano nostra. Non ci sono maghi o stelle da cui dipende la nostra sorte.
Bisogna tornare ad avere uno sguardo più benigno verso noi stessi: se seguiamo la massa, è perché in realtà non abbiamo fiducia alcuna nelle nostre qualità, nei nostri talenti.
Allora, imitiamo.

C'è bisogno di novità, di cambiamento. Ci crediate o no, voi avete una voce importante da unire al nuovo che tra le macerie, si sta facendo largo. Non lo vedete, e lo sguardo si arresta solo sulle macerie?

In genere questo accade quando al centro di tutto non si pone la propria passione; bensì la paura. E ci sono un mucchio di ottime ragioni per ascoltare quello che ci intimorisce, e poche per porgere orecchio a quanto ci infiamma il cuore.

Ma alla fine i nodi vengono al pettine. E ci tocca decidere. Spesso la crisi viene usata come alibi per continuare a dimorare felicemente nella massa.
Da alcuni viene considerata l'occasione ideale per abbandonare il mucchio, e tornare ad ascoltare la propria voce.

Datevi un obiettivo: per esempio, un blog vero, capace cioè di rendere la vostra voce portatrice di una visione diversa.
Invece di fare il megafono di mode il cui scopo è spargere paura, e idiozie, provate a credere in un mondo dove il meglio deve ancora venire, è davanti a noi, e ci aspetta.
Magari pure a braccia aperte.

Non diventerete ricchi, ma voi stessi. Forse è lì la vera ricchezza...







giovedì 1 gennaio 2009

Se lo dice lui

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The place where expectations are lowest: leadership. Everyone expects you to get in line and follow, not lead.

In fondo fa piacere vedere come questo sgangherato blog scriva di cose che altri, meglio del sottoscritto, divulgano.

Via Seth Godin.