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giovedì 8 ottobre 2009

Perché devi impegnarti, poi scrivere

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Il fatto è che lo scrivere (come la lettura), è considerato appannaggio di pochi. Anzi no: la lettura è per una ristretta minoranza, ma la lettura è un esercizio che tutti praticano con estrema disinvoltura (e scarsa cura, visti i risultati).

Peccato.
Il problema è che il singolo immagina se stesso come troppo impegnato per imparare (vedi: "leggere"), ma purtroppo scova sempre il tempo per scrivere.

Non è neppure questo il punto della situazione, altrimenti questo post sarebbe la solita lagna su chi scrive senza possedere l'umiltà di imparare (per tutta la vita).
L'essere originale, unico, viene considerato una stramberia: ecco il problema.

Quando si pensa a se stessi come ad una fotocopia, quello che si produce inevitabilmente sarà mediocre. Il risultato di questa idea (che nessuno confessa a se stesso: "Io scrivo, diamine, come posso essere mediocre?"), è in una quantità gigantesca di contenuti sul Web, tirati via (nella migliore delle ipotesi).

Non c'è a monte, alcuno studio dei propri talenti. Neppure la determinazione, una volta scovati, di coltivarli. Si scrive e si pretende ascolto solo per il gesto che si compie. Il non possedere alcuna voce non disturba, o meglio: si è persuasi di averne una, e pure potente, solo perché "scrivo".

Solo quando si volge lo sguardo a se stessi come ad un essere unico e irripetibile si percepisce quasi fisicamente, la differenza che possiamo fare. Non si tratta di diventare il nuovo Tolstoj o Zola.
Bensì di decidere di non essere una copia.

Devi prendere esempio da costoro: impegno e costanza nel tempo.
Studio
.
Non per il successo, ma per esaltare quelle qualità che possiedi, che sono uniche, e attendono solo che tu decida di dire addio alla massa.
Per diventare persona.

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