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lunedì 26 ottobre 2009

Lento ma non solo

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Leggo un articolo dedicato allo scrittore irlandese William Trevor, scrittore irlandese di cui non ho mai letto nulla. Si tratta di un'intervista che appare sulle colonne del quotidiano "Il Secolo XIX", dove Trevor afferma (giustamente), il valore della lentezza nella scrittura.

Sarebbe ridicolo da parte mia pretendere di dire qualcosa di "intelligente" a questo proposito; però mi piace ricordare questo.
Balzac e Dostoevskij spesso scrivevano sotto l'assillo dei debitori, o il ricatto di editori senza scrupoli.
Dickens produceva racconti quasi a getto continuo.

Non significa affatto che Trevor abbia torto, e la lentezza sia un difetto.
Circostanze, capacità individuali e inclinazioni varie, producono però risultati variabili e per certi versi imprevedibili.

Io stesso ho dichiarato più volte in passato che lo scrivere a mano, anziché sulla tastiera di un computer, dovrebbe essere almeno provato da chi produce contenuti. Proprio perché esiste il pericolo che clic e Internet, spingano a accelerare un processo creativo che spesso ha bisogno di tappe per rafforzarsi.

Tuttavia, non è certo questo l'unico metro per giudicare la qualità di uno scritto. La letteratura è lì a ricordarci come non esistano regole ferree.
Simenon sedeva alla scrivania, e come un solerte impiegato creava le storie del suo commissario Maigret.

Le qualità di un individuo, sono uniche; quale maniera scelgano per manifestarsi non è semplice da spiegare.
Di sicuro anche la lentezza deve essere rivalutata in un panorama che celebra la velocità, l'immediatezza.
Ma non è il lievito capace di far fermentare il contenuto sino alla massa (qualità), voluta. Occorrono altre caratteristiche...

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