Permalink
Dal punto di vista strettamente tecnico, se così si può dire, la scrittura non è difficile. Pensavo proprio questo qualche sera fa.
Devi scrivere un post? Benissimo: inizia dalla conclusione e mettila in cima al post. Fai in modo che si sappia immediatamente quale sia la posta in gioco. Lascia perdere giochetti e trucchi. Sii trasparente e leale.
Un bel titolo, mi raccomando. Seducente, evocativo.
Il tono, poi. Cerca di non prenderti troppo sul serio: un po' di ironia non ha mai ammazzato nessuno (senza esagerare, e che abbia te come oggetto), mentre la noia non ha ingolfato i cimiteri. Ma ha reso molti blog deserti.
Sono questi, all'incirca, gli strumenti necessari per produrre dei buoni contenuti. Li hai stesi sul tuo tavolo di lavoro: ma cosa manca perché riescano a emergere? Non solo la cultura ovviamente. Se bastassero diplomi e lauree per rendere migliori le cose, da un pezzo ci saremmo lasciati alle spalle recessioni, ingiustizie, e tutto il resto.
Scrivere impone anche di immaginare un futuro diverso. In un certo senso, è una sorta di atto di fede in quello che saremo (o saranno?) in grado di produrre. Malgrado noi, e i nostri limiti. Nonostante le storture prodotte.
Quindi al di là del tuo grado di cultura, cerca di trovare la risposta a questa semplice questione:
Sono in grado di proporre qualcosa di nuovo?
Torna a immaginare la scrittura non come un gesto meccanico, da ripetere ogni giorno, più volte al giorno (altrimenti il PageRank di Google ti castiga).
Ma piuttosto come una missione. Non temere certe parole: missione. Fa paura, ma solo perché ti è stato detto quello che devi fare: la comparsa.
Il solo modo che hai a disposizione per essere interessante è spingere il tuo sguardo oltre. Il tuo sguardo: quella cosa che molti monopolizzano, ti rapiscono per convincerti che il gregge è salute. Che le cose sì vanno male, ma per fortuna c'è il salvatore della patria. O se non c'è, sta arrivando. Che il recinto, l'omologazione, è tutto per il tuo bene. E che non ti devi preoccupare del tuo bene: anche qui, c'è chi ci pensa al posto tuo. Non è fantastico?
No. E secondo te?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)



2 commenti:
"Spingere il tuo sguardo oltre" è un bellissimo concetto ed anche un ottimo consiglio!
Semplice affermazione, di difficile applicazione. Come hai sottolineato, il nostro sguardo è "quella cosa che molti monopolizzano, ti rapiscono per convincerti che il gregge è salute".
Vorrei aggiungere qui alcune riflessioni che ho scritto nel mio ultimo post e che riguardano i metodi di comunicazione: nell'attuale mondo della comunicazione, le risposte arrivano prima delle domande e la verità viene mostrata in modo diverso, come un abito da indossare, secondo il protagonista e l'occasione.
Non esistono due verità e un fatto accade in un modo solo. Attengono alla verità le modalità di presentazione ed interpretazione del fatto accaduto.
Verità che non è intellegibile ad una osservazione superficiale o ad uno sguardo distratto: serve un'analisi: tesi, antitesi e sintesi.
Sempre meno portati verso questo percorso e sempre più invitati a prendere posizioni frettolose sui fatti che avvengono intorno a noi, può interessarci la riflessione di Carlo Maria Martini che "nessuna persona può insegnare alcunchè a un'altra", e spingerci ad affrontare più di frequente uno sforzo di ricerca individuale.
Mi scuso se il mio commento è forse un poco lungo, ciao
Grazia
@ pheqof:
I commenti non si misurano in base alla loro lunghezza, ma alla qualità che dimostrano. E il tuo va nella giusta direzione ;-)
"Serve l'analisi" è esattamente quello che serve per avere a che fare con delle persone. Che sia difficile non mi pare una novità; se non erro anche Socrate invitava a questo genere di impegno. Cercare. Ragionare. Confrontarsi. Tutti verbi che hanno a che fare con l'essere umano. La loro negazione ci porta altrove; un brutto altrove.
Ciao!
Posta un commento