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Da leggere con animo leggero, il sorriso sulle labbra. Non è niente di particolare.
Domanda: Non c'è il rischio, visto il grande numero di blog presenti, che il mio sia uguale a quelli già online?
Risposta. Sotto certi aspetti dovrebbe avere alcune caratteristiche comuni a tutti gli altri. Titoli capaci di attirare l'attenzione, paragrafi brevi, uno stile assolutamente tuo, il ricorso ad immagini appropriate, un tono di scrittura popolare senza mai scivolare nella sciatteria. E poi, il citare le fonti (sempre), il rispondere ai commenti...
Domanda. Ehi, ho una grande idea per un blog nuovo di zecca. Temo di non avere le competenze necessarie però.
Risposta. Allora non hai in mano niente. Se il tuo italiano zoppica, lascia perdere. Se controllare le fonti, informarti, chiedere per favore, ringraziare e verificare, per te è un attacco inaudito al tuo ego, lascia perdere. C'è una certa differenza tra l'essere ambiziosi (è un tuo diritto), ed essere sbruffoni.
Domanda. E' perciò meglio mantenere un profilo basso?
Risposta. Sempre. Prima di tutto, perché se le bugie hanno le gambe corte, sul Web le hanno anche più corte. Certo, magari scali le classifiche, entri nell'Olimpo delle Blogstar. Ma se non sei Steve Jobs, è inutile agire come lui. Inutile. Se sei te stesso, e hai qualche capacità, emergerai (un poco).
Domanda. Come faccio a rendere il mio blog interessante?
Risposta. Il problema di tanti blog è che parlano sempre delle stesse cose. Già questo è pessimo, adesso arriva il bello: le persone non hanno tempo, né voglia di ascoltare argomenti triti e ritriti. Lascia perdere per favore gli accessi: è alle persone che devi parlare, non collezionare numeri.
L'unico modo che hai di emergere (forse), è prendere atto di questa situazione, e ricorrere ad argomenti differenti e affrontarli con intelligenza e acume. Il che richiede lavoro e studio, si capisce.
Domanda: In quale maniera posso agire per far emergere rapidamente il mio blog?
Risposta. Rapidamente hai detto?
Credo che ci siano tre maniere per conseguire un obiettivo del genere. Il primo è essere amico di Guy Kawasaki o Robert Scoble, e farsi presentare da essi attraverso un post sui loro blog, con un chiaro invito a visitare il tuo.
La seconda è avere alle spalle esperienze e competenze che nessuno possiede, oppure sei uno dei pochi ad averle, e puoi giocarti la partita con un numero minimo di antagonisti.
La terza non esiste o meglio c'è, ma purtroppo richiede lavoro e tempo, e tu vuoi emergere rapidamente, ricordi?
Domanda. Modestamente sono una persona molto impegnata. C'è qualche controindicazione se affido il mio blog a terzi?
Risposta. Dipende da quello che vuoi ottenere. Solo visibilità, far sapere che tu sei alla moda, segui l'evoluzione, non vuoi farti sorprendere dal progresso? Almeno paga questi "terzi" il giusto, e poi assicurati che siano dei buoni interpreti del tuo pensiero.
Tuttavia, io credo si debba giocare senza rete, senza filtri: tu, e i lettori. Fine della storia.
Domanda. Come capisco che il blog non fa per me, e devo chiuderlo?
Risposta. Lo capirai prestissimo, non temere. Quando diventa duro aggiornarlo, quando il solo pensiero di doverlo fare ti farà venire il mal di testa, allora è il momento di mollare.
Il blog è un piacere, una passione: se lo fai per un altro motivo, magari per i soldi, il consiglio è: non iniziare nemmeno.
giovedì 19 novembre 2009
mercoledì 18 novembre 2009
Rispondi all'amico scomodo
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La produzione di contenuti è viziata, almeno secondo me, da una scarsa attenzione nei confronti del lettore.
Se quando prendi in mano la penna, o ti metti a premere i tasti sulla tastiera, immaginassi di avere a che fare con un amico scomodo, forse i lettori riuscirebbero a capire cosa dici.
Dal momento che tu decidi di scrivere, e nessuno te lo richiede, prova a raffigurarti qualcuno, l'amico scomodo appunto, che legge il frutto del tuo lavoro, e poi sorridendo ti dice:
"Quindi?".
E' un ottimo sistema per cercare di ottenere chiarezza, e regalare al lettore un'esperienza di lettura almeno interessante.
Lavorare sui contenuti non significa affatto aggiungere parole a quelle già presenti. Probabilmente ce ne sono già troppe, davvero.
Bensì, nel rappresentare con la dovuta nitidezza il tuo pensiero. Vale per un post su uno stupido blog; ma non solo.
Devi arrenderti ad un fatto: possedere una buona capacità di comunicazione, scritta ma non solo, ti sarà utile. Sempre di più.
Titoli di studio, master e quant'altro sono certamente utili e salutari per il tuo ego. Per fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), non bastano.
Lo studio è indispensabile, soprattutto perché offre (o dovrebbe farlo), disciplina e la possibilità di confronto. Con gli altri, professori o amici che siano, e coi libri.
Poi, tocca a te. E comunicare non è ammassare idee e pensieri, per darli in pasto al popolo affamato, e certamente grato della tua generosità. Sotto sotto, in tanti la pensano esattamente così: peccato.
Quello che ai tuoi occhi appare efficace, persino lampante, può in realtà essere criptico e scialbo. Fatti perciò un amico scomodo, capace di sorriderti e chiederti:
"Quindi?".
La produzione di contenuti è viziata, almeno secondo me, da una scarsa attenzione nei confronti del lettore.
Se quando prendi in mano la penna, o ti metti a premere i tasti sulla tastiera, immaginassi di avere a che fare con un amico scomodo, forse i lettori riuscirebbero a capire cosa dici.
Dal momento che tu decidi di scrivere, e nessuno te lo richiede, prova a raffigurarti qualcuno, l'amico scomodo appunto, che legge il frutto del tuo lavoro, e poi sorridendo ti dice:
"Quindi?".
E' un ottimo sistema per cercare di ottenere chiarezza, e regalare al lettore un'esperienza di lettura almeno interessante.
Lavorare sui contenuti non significa affatto aggiungere parole a quelle già presenti. Probabilmente ce ne sono già troppe, davvero.
Bensì, nel rappresentare con la dovuta nitidezza il tuo pensiero. Vale per un post su uno stupido blog; ma non solo.
Devi arrenderti ad un fatto: possedere una buona capacità di comunicazione, scritta ma non solo, ti sarà utile. Sempre di più.
Titoli di studio, master e quant'altro sono certamente utili e salutari per il tuo ego. Per fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista), non bastano.
Lo studio è indispensabile, soprattutto perché offre (o dovrebbe farlo), disciplina e la possibilità di confronto. Con gli altri, professori o amici che siano, e coi libri.
Poi, tocca a te. E comunicare non è ammassare idee e pensieri, per darli in pasto al popolo affamato, e certamente grato della tua generosità. Sotto sotto, in tanti la pensano esattamente così: peccato.
Quello che ai tuoi occhi appare efficace, persino lampante, può in realtà essere criptico e scialbo. Fatti perciò un amico scomodo, capace di sorriderti e chiederti:
"Quindi?".
martedì 17 novembre 2009
Partire col piede giusto
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Il motto per chi gioca con le parole dovrebbe essere: "Interesso, quindi sono".
Catalizzare l'attenzione, indurre le persone a investire la loro risorsa più importante (non i soldi, bensì il tempo), dovrebbero essere i tuoi scopi.
Di tutto il resto nessuno serberà mai il ricordo.
Andare al sodo, usare parole appropriate, con uno stile personale e un tono adeguato, sono le poche carte che si hanno a disposizione. Soprattutto "andare al sodo" è ciò che il lettore vuole al primo colpo.
Dopo, potrai anche raccontare la storia del mondo. Ma prima, presenta il cuore del tuo discorso in maniera chiara e concisa.
Molti sono persuasi che gli altri non abbiano niente di meglio da fare che leggere o ascoltare le loro incredibili avventure. Quindi costruiscono un'impenetrabile foresta di chiacchiere, certi che la sua lussureggiante vitalità, sarà capace di sbalordire l'individuo.
No. In realtà funziona in maniera differente.
Nessuno, a meno che non sia matto da legare, si infila in una foresta in compagnia di uno sconosciuto (saresti tu lo sconosciuto).
Ecco la ragione per cui devi essere conciso: dichiara il tuo pensiero. I tuoi obiettivi. E' il minimo sindacale.
E' pericoloso evitare di essere cristallini all'inizio, perché se esiste una cosa che le persone odiano è chiedersi: "Questo tizio dove vuole andare a parare?".
Nessuno ti conosce: perché rischiare di perdere quei pochi lettori che magari ti incontrano per puro caso?
Perciò qualunque sia lo scopo del tuo blog, chiarisci immediatamente cosa fai. Idem per il post.
Immagina che le persone si chiedano: "Per quale stramaledetto motivo costui ha pubblicato questa roba?".
Lo so, non è quello che ti aspetti, e forse non è nemmeno quello che pensa davvero un lettore, almeno ufficialmente.
Perché ufficiosamente tutti noi reagiamo in questa maniera. Non parti in posizione di superiorità, o parità: ma di inferiorità. Perché devi vincere la ritrosia altrui a scoprire una nuova voce.
Spiegati subito, poi ascolteremo quello che hai da dire...
Il motto per chi gioca con le parole dovrebbe essere: "Interesso, quindi sono".
Catalizzare l'attenzione, indurre le persone a investire la loro risorsa più importante (non i soldi, bensì il tempo), dovrebbero essere i tuoi scopi.
Di tutto il resto nessuno serberà mai il ricordo.
Andare al sodo, usare parole appropriate, con uno stile personale e un tono adeguato, sono le poche carte che si hanno a disposizione. Soprattutto "andare al sodo" è ciò che il lettore vuole al primo colpo.
Dopo, potrai anche raccontare la storia del mondo. Ma prima, presenta il cuore del tuo discorso in maniera chiara e concisa.
Molti sono persuasi che gli altri non abbiano niente di meglio da fare che leggere o ascoltare le loro incredibili avventure. Quindi costruiscono un'impenetrabile foresta di chiacchiere, certi che la sua lussureggiante vitalità, sarà capace di sbalordire l'individuo.
No. In realtà funziona in maniera differente.
Nessuno, a meno che non sia matto da legare, si infila in una foresta in compagnia di uno sconosciuto (saresti tu lo sconosciuto).
Ecco la ragione per cui devi essere conciso: dichiara il tuo pensiero. I tuoi obiettivi. E' il minimo sindacale.
E' pericoloso evitare di essere cristallini all'inizio, perché se esiste una cosa che le persone odiano è chiedersi: "Questo tizio dove vuole andare a parare?".
Nessuno ti conosce: perché rischiare di perdere quei pochi lettori che magari ti incontrano per puro caso?
Perciò qualunque sia lo scopo del tuo blog, chiarisci immediatamente cosa fai. Idem per il post.
Immagina che le persone si chiedano: "Per quale stramaledetto motivo costui ha pubblicato questa roba?".
Lo so, non è quello che ti aspetti, e forse non è nemmeno quello che pensa davvero un lettore, almeno ufficialmente.
Perché ufficiosamente tutti noi reagiamo in questa maniera. Non parti in posizione di superiorità, o parità: ma di inferiorità. Perché devi vincere la ritrosia altrui a scoprire una nuova voce.
Spiegati subito, poi ascolteremo quello che hai da dire...
lunedì 16 novembre 2009
Non essere perfetto
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Quando si ha a che fare coi contenuti, molti commettono l'errore, antico quanto il mondo, di cercare la perfezione. Come se le persone l'amassero.
Sono spinti all'errore anche da molte risorse o guide che dir si voglia, che sul Web soprattutto spiegano come produrre il contenuto definitivo. Capace di mettere k.o. i concorrenti, e impressionare tutti; proprio tutti.
Liberati di questa sciocca idea. Le persone, non sanno cosa farsene della perfezione. Prima di tutto, perché nessuno lo è. Poi, perché se tu ci provassi, non saresti per niente simpatico. Forse utile. Ehi, ho scritto forse.
Il tuo obiettivo non è lavorare duro per raggiungere il top, ma per essere sincero e reale. Visto che sul Web è facile indossare maschere, vantare conoscenze e incredibili competenze, devi importi un cammino diverso.
Facciamo un esempio banale.
Le storie dei grandi Autori (Dickens, ma anche DeLillo), non sono perfette, anzi. Non parlo di errori ovviamente; ma di parti della storia deboli, incerte. Davvero credi che lo scrittore prima o poi non se ne sia reso conto? Non sia stato consapevole che quella scena, forse, poteva essere scritta in maniera differente?
D'altra parte, non posso fare l'elogio totale ed esclusivo della sincerità, del cuore e della passione; pure importanti, certo.
Perché correrei il rischio di far intendere che siano sufficienti queste qualità per produrre contenuti meritevoli di attenzione. Così non è.
Ricorda questo: l'interesse prima di ogni altra cosa. Devi essere capace di presentare qualcosa che attiri, scateni l'interesse del lettore. Sei al suo servizio, in fondo. E lui non ti desidera perfetto.
Probabilmente per raggiungere questo traguardo, la pratica è un'ottima disciplina. Ma senza un'adeguata passione per l'umanità, per se stessi, per l'insieme di pregi e difetti che si possiedono (per l'imperfezione, esatto), stai solo perdendo del tempo. Oltre che annoiarci...
Quando si ha a che fare coi contenuti, molti commettono l'errore, antico quanto il mondo, di cercare la perfezione. Come se le persone l'amassero.
Sono spinti all'errore anche da molte risorse o guide che dir si voglia, che sul Web soprattutto spiegano come produrre il contenuto definitivo. Capace di mettere k.o. i concorrenti, e impressionare tutti; proprio tutti.
Liberati di questa sciocca idea. Le persone, non sanno cosa farsene della perfezione. Prima di tutto, perché nessuno lo è. Poi, perché se tu ci provassi, non saresti per niente simpatico. Forse utile. Ehi, ho scritto forse.
Il tuo obiettivo non è lavorare duro per raggiungere il top, ma per essere sincero e reale. Visto che sul Web è facile indossare maschere, vantare conoscenze e incredibili competenze, devi importi un cammino diverso.
Facciamo un esempio banale.
Le storie dei grandi Autori (Dickens, ma anche DeLillo), non sono perfette, anzi. Non parlo di errori ovviamente; ma di parti della storia deboli, incerte. Davvero credi che lo scrittore prima o poi non se ne sia reso conto? Non sia stato consapevole che quella scena, forse, poteva essere scritta in maniera differente?
D'altra parte, non posso fare l'elogio totale ed esclusivo della sincerità, del cuore e della passione; pure importanti, certo.
Perché correrei il rischio di far intendere che siano sufficienti queste qualità per produrre contenuti meritevoli di attenzione. Così non è.
Ricorda questo: l'interesse prima di ogni altra cosa. Devi essere capace di presentare qualcosa che attiri, scateni l'interesse del lettore. Sei al suo servizio, in fondo. E lui non ti desidera perfetto.
Probabilmente per raggiungere questo traguardo, la pratica è un'ottima disciplina. Ma senza un'adeguata passione per l'umanità, per se stessi, per l'insieme di pregi e difetti che si possiedono (per l'imperfezione, esatto), stai solo perdendo del tempo. Oltre che annoiarci...
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